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Full text of "Biblioteca scelta di orazioni sacre ossia collezione completa di panegirici per le feste di nostro signore della B. Vergine e de' Santi tratte dai migliori scrittori ... volume 1. 25. Raccolta di panegirici per le feste dei Santi. Volume 2"

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BIBLIOTECA 

SCELTA 

DI ORAZIONI SACRE 


OSSIA 

COLLEZIONE COMPLETA DI PANEGIRICI 
PER LE FESTE 

DI NOSTRO SIGNORE 
DELLA B. VERGINE E DE’ SANTI 

TUÀTTE DAI MIGLIORI SCRITTORI 
DEDICATA 

all' U.LDSTIIISSI 1R0 > lEVBIlEBDISSIMO MOKSICHORB 

GIAMBATTISTA CASTELNÙOVO 

VESCOVO DI CO M-O 



IN COMO 


COI TIPI DI C. PIETRO OSTINELLI 
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Za presente Edizione è posta sotto la tutela delle Leg^, 

'{ essendosi adempiuto quanto esse prescrirone. 

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RACCOLTA 

DI PANEGIRICI 

PER LE FESTE 


DEI SANTI 

I 


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V 



IN COMO 

COI TIPI DI C. PIETRO OSHINELLI 
MX>cecxxTn. 


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PER 

LA FESTA 
DEL PATRIARCA 

SAN GIUSEPPE 


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ORAZIONE I 


7 


DI 

GIAMBATTISTA CAN AVERI 

PRETE DELL’ ORATORIO DI BOLOGNA 
DETTA addì 19 MARZO I796 
NELLA CHIESA DELLE M.M. RR. MM. DI S. GIUSEPPE 
DI CARIGNANO. 


F' ino d’ allora , quando il patriarca Giacobbe gra- 
ve d'anni e più grave ancor di meriti, rauuati in- 
torno al letto di sua morte i figli capi delle tribù 
Israelitiche, pieno di luce profetica predisse le epo- 
che del futuro Messia^ fin d’ allora fu detto, che la 
cessazione della secolar potenza in Israello esser 
dovea la caratteristica divisa del tempo, in cui ap- 
parso sarebbe il Messia consolator di tutte le gen- 
ti. Non più lo scettro allora nella tribù di Giuda, 
non più i sovrani duci delle vittoriose armate sor- 
ti sarebbero dalia discendenza di Giacob, non più 
alcun doniator di nazioni in Isdiaello. Altro ordin 


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8 S. GIUSEPPE 

di cose , altre massime, altri costumi succeder do- 
veano all’ abrogata legge, e laddove la potenza, le 
ricchezze , la gloria erano le speranze animatrici 
delle mosaiclie promesse, l’umiltà, la povertà, là 
fuga dei piaceri presentar doveano al mondo errante 
ed avvilito il modello di una altrettanto necessaria, 
quanto divina l’iforma. Clic l’ebrea gente abbia vo- 
luto illudersi, coll’ aspettazion di un Redentore , il 
quale tutta fomentasse 1’ avarizia c la mollezza de’ 
lor cuori, io non lo curo. Ciò era pur contrario a 
tutte le profezie più celebri^ nè saprei io ben de- 
cidere qual più prevalesse in quella nazione illusa 
o la cecità dell’intelletto, o la malizia del cuore. 
Non è perù meno evidente, che a sanar le piaghe 
profonde de’ cuori umani una serie richiedevasi di 
precetti c di esempli , i quali alla cori’uzion dell’u- 
man cuore si opponessero diametralmente. 

Per comprovjir questa massima, che la base for- 
ma di tutte le profezie non meno che dell’evangelica 
rivelazione, a me basta 1’ additarvi 1’ umil casa di 
Nazareth, a me basta di volger lo sguardo intorno 
a questo tempio , e vedere il cristiano affetto della 
divota cittadinanza, che quasi gareggiando in fervore 
colle Vergini Religiose, alle quali io ho l’ onor di 
parlare, concorse appiè di questo altare. Non è que- 
sto tempio sacro al nome del santo patriarca Giu- 
seppe / Non celebrate voi , Madri religiosissime, in 
quest’oggi la memoria dell’inclito vostro protettore? 
Non esigete voi oggi da me , o cittadini CarignancsI, 
che a consolar la vostra divozione io tessa un en- 
comio al merito, alla virtù, alla dignità di così gran 
Santo? Or volendo anch’io concorrei’e al fervoroso 
sforzo della vostra pietà, per quanto la mia mediocrità 


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ORAZIONE I. y 

mel consente, tutta mi jK>ngo avanti la mente la' 
serie dei secoli, che scorsero prima e poi della re- 
denzione del mondo , e ne’ disegni internandomi 
della sovrana providenza ragiono così colia più severa' 
precisione d’ idee c di espressioni. 

Dopo la caduta d’Adamo languivano gli uomi- 
ni nella corruzione di lor natura schiavi de’ sensi ^ 
dunque era d’ uojk) riformarli collo spirito. Nel ri- 
formare gli uomini voleva il Figliuol di Dio soddis- 
far per essi alla giustizia divina^ dunqne conveniva 
assumere la cai*ne umana. Ma nel vestirsi dell’uma- 
na carne non voleva il Verbo partecipare alla con- 
tagione de’ vizj umani ^ dunque nascer di una vergine. 
Ma questa vergine era pur dovere di sottrarla alla 
infamia di ogni impudica accusa; dunque darle uno' 
sposo. Ma tale sposo non dovea renderla incapace 
d’ esser madre di Gesù ; dunque Io sposo sia anch^ 
egli vergine, e quell’uomo, di cui sarà cosi neces- 
sario e sublime l’uffizio, ami la verginità in se 
stesso, custodisca la. verginità delia sposa, protegga* 
l’onor di Gesù' vergine anoh’esso. 

Cristiana aualisi è questa, che la vera destinazion’ 
di Giuseppe, ed il ' proprio carattere di sua giustizia' 
ci pone evidentemente solt’ occhi. Nessun perciò cre- 
desse, che io per vaghezza di calcare uno sentiere 
straordinario, per indirette vie cercassi l’argomento- 
del ragionare. Se Giuseppe fu sposo di Maria, uol' 
potè altrimenti ’ che coll’ esser- vei’gine: s’ egli fu pa-- 
dre di Gesù, non lo- fu altrimenti che coll’ esser 
vergine sposo di una vergine Madre. Dunque e la> 
dignità di. sposo, e l’autorità di -padre in Giuseppe- 
supponevano la verginità, tende vauo a custodir lav 
verginità , anniuiziavano al mondo nell’ umil casa i . 
fatteg. de' Santi VoL IL. l* 


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IO S. GIUSEPPE 

«li Nazareth il modello del celibato , «li un genere 
di vita, che sebbene contraddetto dalle usanze ebree, 
formato avrebbe nelP avvenire uno dei più bei pregi 
del vangelo di Gesù, ed uno dei caratteri distintivi 
della Chiesa cattolica: Giuseppe in somma amatore, 
custode , protettore della verginità cristiana. 

Eccovi la vaga ugualmente e interessante pro- 
spettiva , nella quale noi dobbiamo oggi ammirare 
la santità e le fatiche delP inclito vostro protettore S. 
Giuseppe. Già non parlo io in quesPoggi a queVomint 
animali, de’ quali diceva Paolo apostolo, che degra- 
dati dalle lor passioni incapaci sono d’ intendere le 
sublimi operazioni dello spirito di Dio. Parlo a voi , 
Vergini saggie, a voi Cittailini divoti, e ben mi con- 
furio a correr l’arduo sentiero col riflettere, che la 
vostra virtù saprà meglio intendere le cose divine, 
di quello che io saprò spiegarle. 

Sebbene la storia dei secoli , e delle nazioni alla 
mente presenti dell’ osservatore una catena perpetua 
d’ iniquità , che disonorano la generazione umana , 
non mi par tuttavia di errare, se di«x>, che il secolo 
di S. Giuseppe non fu secondo ad alcun altra nel- 
1’ orror del disordine, e nell’infamia de’ delitti. Or- 
mai non vedeasi più in Israello alcun’ osservanza 
della legge mosaica ^ alla soda pietà erasi sostituita 
una ridicola superstizione \ I’ avarizia dominava nel 
Sinedrio , e la negoziazione nel tempio ^ pervertita 
la santità dei giudizj, era la turpitudine dell’impu- 
dicizia ridotta in sistema ^ , conculcati i diritti degli 
innoconti , la religione ahcoir profanavasi per op- 
primerli più. arditamente^ avvilita la Sinagoga, uno 
scisma implacabile ardeva fra le tribù ebree ^ l’em- 
pietà baldahzQsa eretta ih profezia^ il crudel egoismo 
‘ . r : .'.7 I .. ... : 


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ORAZIONE I. I» 

simulante Pamor del ben pubblico*, invasa Tautorità 
del principato , gli &odi barbari , e le EIrodiadi 
scandalose sacridcavano impunemente T innocenza , 
la giustizia, il decoro...., la prepotenza iti somma, 
lo scandalo, T ingiustizia, P impudicizia , PiiTeligio- 
ne passeggiavano altere per quelle contrade istesse 
un di felicissime, nelle quali fiorito aveano gli Àbra- 
mi , gli Isacchi , i Giacoldti , i Davidi , gli Onta , i 
Maccabei, e tutto P illuminato coro de’ più zelanti 
profeti. Che se taPera la degradazione di un popolò 
che pur conosceva il vero Dio, immagini chi può, 
qual esser dovea la corruzione delle nazioni sepolte 
nelle tenebre delP idolatria. 

A risanar piaghe così profonde, a scuoter popoli 
di cervice sì dura, ad ammollirne i cuori incircon« 
cisi più non bastavano i profeti. Dio stesso dovea 
apparire fatt’uomo in mezzo agli uomini, ed egli 
solo potea colla dottrina e coll’esempio suo, Porror 
ispirando del vizio, e Pamor della virtù, richiamare 
gli uomini sul buon sentiero, e riformare il mondò. 
Dio il fece ^ che a farlo già tutte erano preparaté 
le vie del Signore, e tutta erósi pur troppo verifi.* 
cata la serie dei disordini , e delle disgrazie , che ì 
profeti aveano prcnunziato alla nazione ebrea. Piac- 
ciavi nondimeno di riflettere. Uditori, con quanto 
ammirabile sapienza Dio condusse la importante 
opera della rifoi'ma degli uomini. Per riordinare 
P uomo alla salute eterna , grande oggetto di tutta 
la creazione, era d’uopo rialzarlo iu prima dal fan- 
go delle passioni sensuali, che troppo lo riteuevauò 
attaccato stupidamente alla terra. 

L’ impudicizia è P ordinaria sorgente 'di tutti ì 
disordini j che sconvolsero la Chiesa, c la società ( 


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la S. GIUSEPPE 

e quaudo l’ impudicizia è giunta ad ottenere pub* 
blica impunità , allora dal degradato costume infal- 
libilmente amuinziasi la corruzion degli animi, e 
l’avvilimento di una nazione. Consentano o neghino 
i semidotti, i quali senza analizzare la natura del 
cuor umano pur si arrogano di decider franco su 
d’ ogni punto, non sarà men vero, cìie tal’è l’in- 
dole de’ cuori umani, c tal fu sempre l’osservazion 
costante di tutti i secoli. Perciò Iddio, che assai 
meglio de’ sapienti del mondo conosce il genio delle 
nazioni, ed I cuori umani dirige al bene fecondan- 
do quc’ semi d’ogni virtù, eh’ el pose nella più se- 
greta j>arte di ogni cuoi’e, volendo portare gli uomini 
ad una virtuosa riforma , lor presenta a dirittura 
r amahil prospettiva della verginità cristiana. Virtù 
amabile in vero, ed attissima a guadagnare i cuori: 
virtù che purificando l’ uomo di ogni sozzura di 
terreno fango alto il solleva da terra, e quasi ugua- 
gliandolo agli Angeli gl’ imprime nella parte più 
delicata dell’ anima un gusto soavissimo delle spiri- 
tuali cose e divine. Su questa base della verginità 
j)Osar dovea il prodigio dell’ Incarnazione , dalla 
verginità circondare coprire protegger si dovea il 
gran mistero. La madre, il padre, la persona stes- 
sa del Messia d’ illibatissima verginità doveano ri- 
splendere 

Già Isaia, il grande inlerpiele de’ sublimi mister) 
del futuro Messia , Isaia 1’ avea a chiare note pro- 
fetizzato , ed a’ regnanti di Giuda non luen che a 
tutto Israello , qual segno infallibile , a cui rico- 
noscere il Messia , avea annunziato altamente, che 
da più nobii origine che 1’ umana non sia , • . . che 
decorata di vcrginal candore sai’chbe stata la nascita 


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ORAZIONE I. 


i3 

di Ge^ù^ giacché solo una vei^ine poteva esser de- 
gna di concepire , e di presentare in terra il rifor- 
niator del mondo , il Dio fatt’ uomo pe;- amor degli 
uomini: Ecce Virgo concipiet^ et parìet Filiamo et 
vocabitur nomea ejus Einirumuel ( Isai. VII. i4- )• 
Già quella Vergine, che Isaia prenunziava, era di- 
segnata iic' consigli eterni di Dio , e prima ancor 
die l'onnipotente o i profondi abissi scavasse del- 
l'Oceano, 0 le estese catene de' monti altissimi sulla 
ttahil terra assodasse, era fissato, che Maria fra 
tutte le creature prescelta fofse all' alto onore di 
essere vergine e madre del Redentore ... A che tardo 
io più? Già in un umil angolo della Giudea era 
nata la felice Vergine, e rapidi volando gli anni, 
arvicinavasi il tempo, in cui ella .secondo la costu- 
manza ebrea sposar dovea un uomo della stessa tribù 
di Giuda , ond' ella traeva 1' origine. 

Sposare? Che dissi io mai? La verginal verecon- 
dia, e la malriinonial confidenza uon sono esse idee 
fra lor lontanissime? e come potrebbero esse com- 
binarsi colia rivelaziou d' Isaia, che di verginal nu- 
be candidissima velato annunziava il mistero della 
Incarnazione? Qual contraddizione è mai questa?... 
Non io vi negherò. Uditori, che tal vostra sospen- 
sione d'animo fondata non sia là dove umanamente 
ragionisi , e le ordiuai-ie leggi suppongausi della 
natura. Ma quando delle operazioni si tratta della 
onnipotente, mostransi al mondo certe anime gran- 
di, avanti alle quali rispettosa cede la natura, e 
tace. Maria doveva essere vergine insicnae, e madre 
di Gesù^ per questo appunto Dio voleva darle uno 
sposo., ma sposo tale, ciré vergine anch'egli fosse 
degno di tale sposa , e di tal matrimonio : perciò 


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,4 S. GIUSEPPE 

Giuseppe atnator della verginità fu prescelto da Dio 
ad esser sposo della vergiu Mai'ia , e padre del 
vergin Gesù. Io sento benissimo che parlo di cose 
magnifiche e sorprendenti , e tali , che i dotti del 
mondo le crederanno inintelligibili. Pur che importa? 
se elle superano le forze della natura, dunque sono 
divine: Aninialis homo non percipit ea, quce sunt 
spiritus Dei ( i. Cor. ii. i4-)‘ 

Tu, rispondeva un dì all’eretico Elvidio il mas- 
simo dottor della Chiesa S. Girolamo, tu dici, che 
Maria non fu sempre vergine ^ or vedi ciù , che io 
assai più pretendo. Io pretendo, che non Maria so- 
lamente, ma Giuseppe ancor fu vergine per mezzo 
di Maria , affinchè dal verginale connubio potesse 
nascer un vergiu Figlio : Tu dicis Marìam virginem 
non permansisse : ego mihi plus vindico, etiam ipsum 
Joseph virginem fuìsse per Mariarn, ut ex virginali 
connubio virgo Tilius nascerelur. Dicano pure i Giu- 
liani del secolo decimottavo, come lo dissero i Giu- 
liani del quinto, che quella fu una simulazione di 
matrimonio, se Giuseppe era risoluto di consci'varsi 
vergine marito di una vergine sposa ^ ripeteremo 
aneli’ oggi la risposta , con cui il grande Agostino 
rintuzzava l’orgoglio degli oppositori, che Giuseppe 
non pur la sostanza, ma la perfezione ebbe di tutti 
i beni, che nascono dal matrimonio^ giacché a co- 
stituire un vero matrimonio tre cose richieggonsi , 
il vincolo cioè della fede , il bene della prole , la 
perpetuità del sacramento: Urtine nuptiarum bonuin 
impleturn est in parentibus Christi , fldes^ proles , 
sacramentum. Or quando mai fuvvi tra due sposi 
più intatta la fede, più felice la prole, più costante 
la convivenza? A dir vero quello fu uu maUimonio 


ORAZIONE I. i5 

tanto più perfetto, quanto Dio più vi concorreva colla 
sua onnipotenza a santificarlo , c rimosso ogni più 
lieve spruzzolo di fango terreno, e gli animi, e i 
corpi all’ amor consecrava di fervorosa verginità. 

. Iiifatti così robusta era 1’ operazione della grazia 
in Giuseppe, che infusogli un amor vivissimo della 
verginàl candidezza , gli avea sì fattamente sgombro 
il cuore d’ogni gravezza umana, che egli non avreb» 
be consentito a divenire sposo , se un lume celeste 
non gli avesse fatto conoscere . il verginàl proponi- 
mento della illibata Vargine, che egli dovea sposare^ 
Trionfo illustre fu questo della verginità , cui fu 
dato, di éOBsecrare un matrimonio miracolosamente 
fecondò, e per cui Giuseppe fu tanto più degno di 
entrare a parte dei grande arcano dell’ incarnazion 
del Verbo, quanto più iu ogni tempo della sua vita 
avea deciso di conservare in se intatto il verginàl 
candore , di cui il cielo gli aveva ispirato 1’ amore, 
ed accordata la grazia. 

. Non io vorrei ora , Uditori , che voi così inten- 
deste, quasi Giuseppe per mal inteso amore di ver- 
ginità volesse ad ogni modo opporsi alla volontà di 
Dio , che lo destinava a! matrimonio , ma sì che 
Iddio 1’ amor della più virtuosa illibatezza avcagli 
radicato in cuore, ^>erchè egli servisse ai disegni di 
sua previdenza nella rifoimia dei eostuini > umani. 
Non sol la madre dovea esser vergine, nja vw-gine 
ancor quell’uomo, che i doveri adempiendo di pa- 
dre, nella prima di lui infanzia sarebbe eosì sovente 
sottentrata alla vergin Madre nelle perpetue atten- 
zioni di una educazione amm’osa. Così ra^onava il 
santo cardinale Pier Damiani , e coeì ragionando assi- 
curava di non allontanarsi dalla J generai persnaslon» 


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iS S. GIUSEPPE 

della Chiesa. Mollo meno io vorrei , che alcuno si 
immaginasse , che Giuseppe molto avansalo negli 
anni s' associasse alla Vergine, quasi che il candor 
de'coslumt fosse per lui una necessità piuttosto, che 
un' inclinazion generosa di cuor verginale. Son fa» 
Tole de’ pittori , diceva il grande Cardinal Baronio^ 
il dipingerlo ottuagenario marito di una vergin fan- 
ciulla, 1’ onor della quale con sì disugual matrimo- 
nio non sarebbe stato coperto dalia malignità degli 
Ebrei accusatori. Ah! nell’incarnazion del Verbo, e 
nella formazion della Chiesa tutto è mirabile, tutto 
è divino. Qual si forma Gesù nella Chiesa cattolica 
una sposa monda ed intatta, la quale sebben dive- 
nuta madre fecondissima di tanti milioni di fìgll, 
pur nulla perde del vergi nal candore , che Gesù 
riverbera sopra di Ici^ così il connubio di Giuseppe j 
che di quello era P immagine , santificando il ma- 
trimonio per mezzo del celibato la verginità no» 
appanna, onora la fecondità , c tutti mirabilinent» 
riunisce i pregi di uno sposo purissimo , e di una 
madre immacolata. Connubio perline, che sulla ver- 
ginità fondasi , che |>er la verginità risplcude , che 
la verginità feconda e santifica col più divino frutto^ 
che mai si vedesse in terra: Ecce Vir^o concipiet, 
et parici Filiuin^ et rocabilur nomen ejus Etn>tianuel. 

Sia pur dunque onorevole il matrimonio < cristia- 
no, sieno onoratissimi, come Paolo diceva-, l talami 
maritali. Noi li rispettiam e non ignonamo , che 
Giuseppe, ancorché amator della verginità in se stes- 
so , sapeva rispettare la santità del matrimonio in 
altrui. Non era in vero guari tempo passato-, dac- 
ché la Vergine entrata era nella casa di Giuseppe, 
che già amendue , tutta percorrendo la Galilea , « 


ORAZIONE I. 17 

la Giudea, quantOi esse ! S' estendono dal mar di Ti- 
beriade fino ali' ultima Hebron , si recano solleciti 
a congratularsi colia feconda Elisabetta, alla di cui 
consolazione partecipano , e dove per amicbevole 
convenienza Giuseppe lascia, che la Vergine soggior- 
ni per ben tre mesi. Si conoscono i Santi tra loro, ' 
ed ha loro conversatone un non so che di soave 
tranquillità, che le insincere amicizie del mondo in- 
vidioso non hanno. Ma qui è appunto , dove più 
spiccò Pamor di Giuseppe per la santa verginità, 
e dove egli trovossi perciò caduto in tale angoscia 
da non bene intendersi , .se non dalle anime caste. 

Ritornata a Nazareth la Vergine dalla sacerdotal 
città di Hebron , appariva manifesto , eh' ella era 
incinta. Dio! qual colpo per un uom sì giusto qual 
era Giuseppe. Eransi legati amendue gli sposi con 
eroico amore di verginità , ed ora la verginale in- 
nocenza , che pur brillava sul tranquillo volto di 
Maria, appare smentita dai fatti. Avrebbe Giuseppe 
voluto non crederlo , e non poteva dissimularlo a 
se stesso. Temeva di far torto alla sempre conosciuta 
virtù di Maria, e Maria stessa presentava le prova 
di uno stato opposto. Meno assai egli avrebbe sof- 
ferto, se con amor più languido avesse onorata la 
verginità. Che pensare, che dire, che fare in un 
frangente sì delicato e sensibile a} casto cUor di 
Giuseppe? Se egli denunziava la sposa, era per in- 
violabil decreto delia mosaica legge lapidata dal po- 
polo: s'egli l'avesse pubblicamente ripudiata. Maria 
era perduta di riputazione : eppure era impossibile a 
lui il convivere con una sposa non più innocente.... 
pensa, riflette, s' affanna, e tace^ anzi risparmiando 
a Maria perfin l'amarezza d'ogni rimprovero j tutto 


,8 S. GIUSEPPE 

divora in silenzio il dolor che lo cuoce. Or bene, 
dice egli finalmente, ho risolato: io non mi vendi- 
cherò di lei , troppo ella è punita dalla disgrazia 
di non esser più vergine: io non pubblicherò nem- 
meno la di lei ignominia , troppo è già moltipli- 
cata in Israello la pubblicità di tante cadute : vorrei 
perfino , che nel popolo eletto la santità del costu- 
me ignorasse il nome istesso di tanta infamia. Disse, 
e ferma in cuore di lasciare la sposa in casa sua, 
e sotto buon pretesto abbandonandola andarsene 
egli ramingo, dove più non avesse avanti gli occhi 
uè la compagna della promessa, nè il testimonio 
della violata verginità: Joseph autem vir ejus cum 
esset justus j et nollet eam traducere , voluit occulte 
dimiUere eam (Matth. i. 19.). 

‘ Dio grande! per quali angustie di animo voi' pro- 
vate mai le anime, che vi sono singolarmente care. 
La Vergine, che d’una parte sa il mistero, e s' abban- 
dona alla previdenza , e tace : Giuseppe dall’ altra , 
che a martirizza d’ affanno, e ignora il mistero , e 
tace: amendue son vergini, amendue hanno lo stes- 
so nodo e lo stesso amor per la verginità, amen- 
due s’ affliggono sotto lo stesso tetto, e per amor di 
una stessa virtù stanno in sul momento di separarsL 
No, che più trionfar non poteva in Giuseppe l’amor 
della Verginità, nè a più duro cimento poteva met- 
tersi chi doveva essere il vergine sposo di una ver- 
gin madre, e il padre vergine di un vergin figlio. 
Gesù, Dio incai’uato, il vide, e compiacquesi di un 
padre sì pasto, e sì atto ai disegni, che egli aveva 
di riformare i guasti costumi del mondo. Àllor fu, 
che, compiuto il trionfo della verginità nel cuor di 
^jiuseppe , gli si manda un angelo, il quale in sogno. 


ORAZIONE I. ig 

^giacché , nota il Grisostomo, per nn uom sì giusto 
non era mestieri di < più aperta rivelazione ) in sogno^ 
dissi y tutta gli riveli la serie del mistero , e il mi* 
racoloso eoncepimento, e la verginità della Madre, 
e la divinità del Figlio, e il carattere di Salvatore, 
e la redcnsion del popolo. Non basta. Un angelo si 
manda a Giuseppe , ■ che In premio dell’ amor suo 
per la ' vér^nità • gli annunzi! , cli^ egli è destinato 
ad avere' l’autorità di padre sopra Gesù, e che per 
prima divisa di sua autorità gli conferisca il diritto, 
che sol dei padri ei'a proprio, d’imporre al figlio, 
che nascerà , il nome di Gesù : tcabis nomen ejus 

Jesum (Matth. i. ai.). 

Vedeste \oi mal, Uditori, da luogo eminente l’ora, 
in etri nell’ Oriente sorge nemica della notte la ro- 
sea aurora l Elia presenta al mondo istupidito nel 
sonno il più vago insieme e più magnifico spettaco- 
lo, e par che gli uomini scuota e richiami a vivet 
di nuovo. Àfirettatasi ad alzarsi sopra l’ orizzonte 
che indora , saetta indiretti i raggi su per 1' atmo<> 
sfera , c segue passo a passo le tenebre che fuggon^ 
al di lei cospetto. Emanazione del luminoso pianeta 
ella annunzia vicina il sole, ma non Jo mostra^ già 
la notte allontanasi , ma non è giorno ancora ^ già 
diradansi le tenebre, ma non sono ancor pienamente 
scacciate. Cosi Giuseppe iu sul declinar delle ombre 
mosaiche annunzia vicino' il Sol di giustizia, di cui 
egli non è che il forìei'o ^ e sebbene chiaro apcor 
non risplenda il giorno della predicazione evangeli* 
ca , pur egli per anticipazione di spiritual luce già 
ne gusta le massime, ne conosce il mistero, ne pro- 
fessa l’eroismo, e in mezzo ai popoli ancor giacenti 
nell’ ombrai di morte appar decorato di qutdla luce 


10 


S. GIUSEPPE 
divina, che tulle oramai illuminerà le anime, e ri- 
formerà il mondo. Sorge egli allora dall’ umile let- 
ticciuolo , sul quale ricevè 1’ illustrazion superna 
dell’Angelo, e lieto di poter conservare la verginità 
in se stesso , consente eziandio di essere il custode 
della verginità aitimi: Exurgens Joseph a sonino... 
accepit conjugem suam (Matth. i. 24 .). 

I consigli di Dio sono sempre diretti dall’ammi- 
rabile sapienza di lui , il quale , se potrebbe d’ un 
sol colpo d’ onnipotenza rompere ogni ostacolo, pur 
si degna d’adattarsi all’ umana picciolezza , e valen- 
dosi delle cause seconde intende così di rendere ra- 
gionevole il nostro ossequio. Pan'à forse a taluno , 
che una Madre di Dio non dovea aver bisogno di 
custode, e di custode tanto meno abbisognasse Dio 
fati’ uomo , dai cenni di cui dipendeva ubbidiente 
la natura intera. Nè io negherò, che assolutamente 
parlando, la cosa potesse esser così. Ma nel piano, 
che Dio fissato avea per la riforma del genere uma- 
no , la condotta del mistero dovea esser diversa. In 
un ordin di cose, in cui Dio voleva nascer bambi- 
no , e crescer come gli altri uomini gradatamente 
in età , in sapienza , ed in grazia , povero d’ altra 
parte , abbietto , perseguitato ^ in un ordine di co- 
se, per cui dalla verginità doveva principiare la ri- 
forma de’ costumi umani, ed una vergine dovea dare 
un Figlio vergine per la salute degli uomini, ah! in 
un piano così mirabile di redenzione un custode era 
pur necessario , che soccorresse e difendesse il ver- 
gin Figlio, ed un custode richiedevasi, che la vita, 
1’ onor , la santità coprisse delia vergine Madre. 

Ora chi altri mai, se non Giuseppe, avrebbe po- 
tuto sottrarre la verginità di Maria dal furore degli 


ORAZIONE I, il 

Ebrei, che l’ avrebbero accusata qnal’ adultera ? Chi , 
se non Giuseppe , potea difenderla dalla malignità 
de’ Farisei, i quali col pretesto della legge l’avreb- 
bero fatta lapidare qual donna impura ? Chi , se nOn 
Giuseppe , poteva render testinjonianza al verginal 
parto predetto da Isaia? Chi, se Giuseppe non era, 
potea sostenere l’ onor di Gesù', al quale il Sine- 
drio avreU>c rinfacciata la taccia . di uomo 'Spurio eh 
vile ? Chi meglio di Giuseppe provar potea la di'* 
scendenza di David? Chi soccorrer Gesù nella fuga 
in Egitto? Chi confortare la verginella Madre fuggiti- 
va? Chi consolarli e nutrirli amendue in sì diversi luo- 
ghi e lontanissimi, e in Betlemme, e in Egitto, e in 
Nazareth? Giuseppe solo render potea tanti e così im!> 
portanti servigi, e Giuseppe solo tneritava l’onore d; 
renderli, degno custode di vergini , 'perchè vergine an- 
ch’egli. Così dicevano di comune consenso fin da’ se- 
coli remoti i padri più santi , e più dotti della Chiesa. 
Già mi Veggo schierata innanzi la lunga serie di sol- 
lecitudini ,' le fatiche, i pericoli, ai quali videsi espo-. 
sto Giuseppe nel sublime incarico di custodir Gesù , 

« Maria. Consentite , Uditori , che spazii 1’ orazion 
mia per sì vasto campo d’encomj e di virtù, e che 
io dia maggior luce agli accennati pensieri. 

Uno de’ principali vantaggi , che abbiasi un ver- 
gine, diceva Paolo, egli è di non avere il cuor di- 
viso fra molti oggetti, ma di potere tutti i pensieri 
dell’ animo , e gli affetti del cuore rivolgere al su- 
blime scopo di piacere a Dio ^ laddove le persone 
strette in matrimonio debbon anche piacersi tra lo- 
ro , ed hanno 1’ anima , dirò così , sparsa sulle co- .. 
se di terra. Or quanto alle sollecitudini esterne è 
verissimo, che Giuseppe avea il peso moltiplice di 


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la S. GIUSEPPE 

custodlic, di difendere, di provvedere la sposa, ed 
il figlio^ ma siccome la sposa era madre di un 
Dio, e un Dio fatto uomo era pure il figlio, cosi 
tutta la paterna sollecitudine in vece di distrarlo in 
affetti terreni , giovava anzi mirabilmente ad unirlo 
a Dio^ a segno che con esempio unico In terra po- 
tendo Giuseppe santificare i pesi dei matrimonio coi 
privilegi della verginità, se egli per il suo amore 
verso sì bella virtù fu degno del sublime incarico 
che Dio gl’ impose, per la sua verginità istessa potè 
essere il miglia custode della veiginale famiglia. 

Tutto dunque io lo veggo consecrato a custodire 
la santa famiglia, non ricusar fatica, non temer 
ostacolo , non dimenticar attenzione per assisterla 
opportunamente. Qualunque sia il luogo, la stagio- 
ne , il popolo , in . mezzo a cui si U'ovino , unica- 
mente occupalo io veggolo della tranquillità de due 
soggetti, che vi sieno in terra più cari al jcielo. Egli 
da Nazareth guida la sposa a Betlemme, e mentre 
rende ubbidienza alla legittima autorità del princi- 
pato , seconda i disegni del cielo sulla nascita del 
Salvatore. Dovea pur esser bella cosa, Uditoci , il 
vederlo or in atto di adorare il nato Bambino, ed 
or attento a sminuirne i patimȓnti per quanto la 
cosi voluta dal cielo sua povertà gli consente ^ or 
introdurre all’ adorazione i pastori , ed or custodir# 
la rustica entrata della sacra spelonca; ora prestare 
1’ oreccliio , ed or associare il cuore agl’ inni ange- 
lici , che annunziavano la pace al mondo. Bel ve- 
derlo Eullecilo guidare da Betlemme a Gerosolima 
la veigiue Madre, che vasseue a presentare il Fi- 
glio al tempio , ed or confortarla nella fatica del 
cammino, or ajutarlft su per l’erta salita del Sion, 


ORAZIONE I. a3 

or prestare attento T orecchio al fervido ragionare 
di Anna la profetessa , or gustare il lieto cantico 
di Simeone il vecchio, ed offrir poscia al Sacerdote 
due colombelle candide, le quali erano, non so s?io 
dica più la prova della povertà, o T emblema della 
verginità de^ parenti. Bel vederlo»allora, quando gui- 
dati da miracolosa stella i Magi venner dalia lon- 
tana Persia in Giudea , ed in Betlemme cercando 
dei nato Messia. Eigli li inbxtduce nelf umil caso- 
lare , dove già riuscito avea ad albergarsi ^ egli li 
presenta a Gesù , egli soddisfa alle interrogazioni 
della £vota loro cnriosHà , e là , <hce loro , Gesù 
nacque in quell' antro, su quel presepio giacque, in 
questo luogo egli fu circonciso, da quella parte ap- 
parvero le milizie celesti a cantar inni , più in là 
v-eglìavano i pastori quando furono avvbati dagli 
Angeli^ di qui,' soggiugne, noi ritorneremo alla 'pa- 
tria , e loro accenna la lontana rape , sulla quale 
pende la montuosa Nazareth. Poscia al partir de’ Magi 
raccoglie gli offerti doni dell’oro, incenso e mirra, 
e nel raccoglierli par che si consoli alquanto^ giac- 
ché pensa fra se, che con que’doni la sua povertà 
non saighe si grave alla Madre ed al Figlio^ for- 
s’ anche volge in mente il modo con cui potrà va- 
lersene, perchè essi patlscan meno nell’ umil caserella 
di Nazareth. 

Cile [»*ogetla egli mai il buon Ginseppc? Egli non 
sapeva ancora i disegni del cielo. Erano que’ deai 
per lui il viatico di più disasti'oso viaggio che qud 
di Nazareth nob fosse, e già, senza c4’egli potesse 
prevederlo, gli pendeva sul capo oscuro nembo ro- 
moi’oso , e nnaacciavalo ddia più atroce proemia. 
Un uom omdele e superbo \ un uom violento di 


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a4 S. GIUSEPPE 

carattere, e snaturato 6n verso i suoi figli; un uo- 
mo, che non conosce altro nnme se non la pro-^ 
pria elevazione; un uomo, i cui più neri misfatti altro 
non costano più che di volerli; un uomo, che non 
distingue tra la virtù e il vizi« , tra P innocente e 
lo scellerato ; un uom , che di rapine , di sangue , 
d’ oppressione si pasce ; quest’ uomo .... questo mo^ 
stro .... Erode finalmente , Erode udì la fama del 
nato Messia, e pieno della più sdegnosa rabbia giura 
di vendicarsi , e giura che Gesù , il così chiamato 
Re de’ Giudei , cadrà vittima del furor suo avanti 
l’ idolo di sua ambizione. Al vedersi illuso da’ Ma- 
gi , al non potere scoprir l’ angolo dove il celebre 
Bambino giacciasi, in vece d’assottigliar l’ingegno, 
egli raddoppia la crudeltà , e col decreto più bar- 
baro che mai s’ udisse , ordina la strage di quanti 
bambini sieno nati dopo due anni in tutto il con- 
fine della Davidica città di Betlemme. Quanto san- 
gue! quante morti! quante innocenti vittime! quante 
madri disperate ! Fremette d’ orror 1’ universo , che 
mai udita non avea tanta barbarie , e fino ai lidi 
estremi delle nazioni più selvagge volonne la fama 
esecranda. Che posso io dirvi , Uditori ì Vi dirò , 
che la prima persecuzione, che infierì contro Gesù, 
nacque dall’ insana ambizion dì comandare. Vi di- 
rò , 'che l’ iusaziabil crudeltà di Erode non a Ge- 
sù solo, ma neppure ai vergini parenti perdonata 
l’avrebbe, se giungeva a scoprirli. Vi dirò, che pa 
maligno filosofismo in ogni tempo accusò il celibato 
della Chiesa nascente e della Chiesa adulta , forte 
esclamando sulla necessità di promuovere la popo- 
lazione ; ma poi inconseguente nelle sue massime , 
lasciando suo malgrado trapelare i fini sinistri , 


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ORAZIONE I. 


a5 

* 

da' quali è segretamente animato, non esitò mai di 
sagrificare all’ orgoglioso furor del comando e pro- 
vincie e nazioni intere. Ma dirò ancora , «be in 
mezzo a tanta strage, mercè la sollecitudine di Giu- 
seppe, quel solo Bambino scampò impunemente, di 
cui Erode insidiava la vita. 

Posciachè ancor Erode pronunziava il decreto atro- 
ce, che Giuseppe avvisato da un Angelo dell’im- 
minente pericolo tosto si mette per via , e involasi 
colla sposa e col figlio all’ orrenda tragedia. Quan- 
tunque lunga e disastrosa sia la strada , egli s’ af- 
fretta verso l’ Egitto , purché si salvi Gesù. L’ avreste 
veduto nelle ore più tacite della notte buja allonta- 
narsi dal paese natio , e col grave fardello sospeso 
al dorso incurvato, e con il caro Bambino raccolto 
in braccio alla Vergin compagna andar sollecito per 
ignoti sentieri e fra ignote genti : non deserto ino- 
spito, non foreste pericolose, non intemperie di sta- 
gioni, non difficoltà di trovar alimenti per via, non 
incontro così sinistro ad un povero viaggiatore , 
ch’egli temesse più d’un Erode 'infuriato. Già è' lon- 
tano , ed ancor teme d’ essere scoperto da qualche 
esplorator sagace, ed ogni viandante ch’egli incontri 
per cammino ahi! teme, ch’ei sia un emissario d’Ero- 
de: fors’ anche gli pare, che al porger attento l’orec- 
chio gli portino i venti da lunge l’ eco dolorosa delle 
strida acute, e dei gemiti tenerissimi, che mandano 
le madri disperate e i trucidati innocenti , i quali 
al vergin Gesù rendono vergini anch’essi la miglior 
testimonianza , di cui sieno capaci. 

Giudea infelice! ella perseguita Gesù, e Giuseppe 
il salvò in Egitto. Erode barbaro i egli vuol morto 
Gesù, nè più Gesù tornerà dall’Egiziaca emigrazione, 
Fantg. di' Santi Voi. II. 3 


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2G S. GIUSEPPE 

se Erode nou ha esalata Taaitna infame: già è scrii* 
to in ciclo r irrevocabil decreto , e fra pochi mesi 
r empio iluM'à comparire avanti al giusto Giudice 
deir universo. Cieca Gerusalemme! ella tuihossi per 
vii politica, e fece plauso alla demoniaca ambizion 
di comandare clic possedeva Erode , uè per lungo 
tempo essa più vedrà Gesù fralle sue mura, giac- 
ché quegli Angeli, che prima rivelarono a Giuseppe 
r arcana Incarnazion del Verbo , e lo avvertirono 
di fuggire in Egitto, gli suggeriranno ancora il tempo 
di ritornare dall’ emigrazione , e gli signillcheranno 
ben anche di non soggiornare al ritorno nelle vici- 
nanze di Gerosolima, ma di ritirarsi in Nazareth a 
condizion di vita oscura c nascosta. 

Notaste, Uditori? Nulla fa Giuseppe senza II con- 
siglio degli Angeli, e sempre gli Angeli appajono a 
Giuseppe, e gli rivelano I disegni dell’Altissimo. Nè 

10 saprei maravigliarmene. 11 verginal proposito così 
avvicina la natura umana alla condizion angelica , 
che la somiglianza delle inclinazioni induce una fa- 
migliarità di commercio tra rpie’ spirili beati die sono 
sgombri d’ ogni materia , ed i vergini ferventi , che 
d' ogni corporea inclinazione gloriosamente trionfano. 
Quindi è , che Giuseppe divenuto famigliare cogli 
Angeli in ogni occorrenza dipende dal lor consiglio, 
c col loi’o indirizzo si regola in ogni incontro. Che 
sebbene di alcune apparizioni di Angeli sol ci parli 

11 Vangelo, ciò è perchè gli Evangelisti solo credet- 
tero di quelle indicare , che erano relative al fatto 
di cui parlavano: e siccome lunghissima cosa sarebbe 
stala di tutte descriverle, così lasciarono alla divo- 
ta penetrazione de’ Cristiani il congetturarle. Del ri- 
manente- bastava il dire , che 1’ Angelo insinuò à 


ORAZIONE I. !»7 

Giuseppe (li ritirarsi a Naiareth per indicare , che 
tutto dalle angeliche iusinuaxioni era diretto quel 
gener di vita nascosta , che per tanti anni vi con- 
dusse la santa famiglia. . 

Salve , casa ben augurarta di Nazareth , io li ve- 
nero col più rispetlbso sentimento. Non vede il mon- 
do in te, è veroj nò i varj ordini dì grandiosa ar- 
chitettura, né la vastità degli atrii , nè la moltipiicità 
delle sale, nè il lusso deMorati arredi, nè la inotil 
folla de' servi viziosi , nè la turba vile degli adula-* 
tori interessati. Te semplice, te povera, te abbietta 
il mondo sprezza, e non cura. Ma ben la mia fede 
vede sopra di te aperto il cielo , il quale nulla di 
più grande riconosce sopra la terra. Casa umile ed 
augusta, tu sei la scuola della virtù, e della santi- 
tà. Tu spiri verginità per ogni parte. In te alberga 
il velaio Figlio, in te la vergin Mach’e, in te il vcr- 
gin Giuseppe visibil custode della verginità di Maria 
e Gesù, e intorno intorno a te le schiere degli An- 
gioli immacolati , che Giuseppe si associò custodi 
invisibili del gran mistero. 

• Venga or 1’ eretico il più protervo , venga il più 
ardito incredulo, e si confonda. Osano gli empj rim- 
proverare alla Chiesa Cattolica quel titolo, che deve 
renderla più rispettabile , il celibato; E come se la 
cristiana continenza fosse il risultato di naturai ca- 
pric(»o,< studìonsi di avvilire il clero cattolico col 
finto zelo di ben pubblica; quasi che non sia il ce- 
libato ila dd' secoli apostolici uno de' più bei orna- 
meutl della Chièsa^ quasi che il celibato, che fu 
dalie massimo poliliclte autorizzato in tanti secoli 
ed in tante iiazioui, allora diventi un delitto, quando 
consacrato dal Van'’elo diiàgesi a riforma di malnato 


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»8 ■ S. GIUSEPPE 

c(»tunae , ed a fumeulo di virtù \ quasi che il no- 
stro secolo possa vantarsi d’ essere miglior degli al- 
ti'i ^ quasi che nulla siavi di plausibile , se non ciò 
che viene a noi da un rabbioso protestantismo , o 
da un filosofismo insidiatore. Accusino adunque la 
dottrina degli Apostoli , condannino l’ esempio di 
Giuseppe, r integrità di Maria, le massime di Gesù^ 
aspergano , se il possono , aspergan di vitupero la 
santa casa di Nazareth , la quale fu , e sarà sem- 
pre il modello della Chiesa cattolica , e di quanti 
sono o saranno consecrati a custodire il prezioso de- 
posito del Corpo, dei Sacramenti, del Vangelo di 
Gesù redentore. Noi sappiamo pur troppo, cosa si- 
gnifichino nel linguaggio del secolo le pompose espres- 
sioni di favoi'ire P aumento della popolazione , di 
servire al bene della società, di riconoscere i diritti 
deir imperiosa natura , e il biasimo della misantro- 
pìa, e il perpetuo elogio della sensibilità^ ma a noi 
assai più che le declamazioni di una^ sapienza scostu- 
mata sarà mai sempre venerabile e sacro P oracolo 
del Redentore, che canonizza quegli eunudii cri-- 
stiani , i quali sanno vincer sè stessi , e P impeto 
frenando della terrena concupiscenza aspirano a più 
luminosa corona nel cielo: Qui potest capere , capiat 
(Matth. XIX. la.). Tacciano pertanto gli encomia-^ 
tori del libertinaggio almeno in questo giorno, che 
è sacro alla gloria, ed al culto del grande protettor 
della verginità S. Giuseppe. Tuttociò, che il santo 
disse, e fece, il suo ;cuore, la sua condotta, il Suo', 
carattere, il suo impiego, tutto parla di purità, vec- 
ginale , e tutto annunzia che il cielo lo costituì pro- 
tettore della verginità. ‘ . i i 

Non ci allontaniamo , Uditoià , dalla casa di. 


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ORAZIONE I. 

Nazareth. Nascono dal nobile argomento spontaneo 
le riflessioni , e mi conducono naturalmente a per- 
orare. Giuseppe non era il semplice custode della 
verginità qual chi sia costretto a custodire un ricco 
deposito , che non lo interessa. Giuseppe non era 
nemmeno il visibil custode della verginità in quella 
maniera , in cui ne erano gli angeli i custodi invi-‘ 
sibili. Servivano gli angeli , ed egli soprastava ^ tal- 
ché a lui erano non por gli angeli cortesi deMor 
servigi , ma sottomesso ben anche il figliò Gesù , e 
sottomessa la madre Maria , i quali e come sposo 
e come padre lo riguardavano. L’ autorità dell’ eterno 
Padre in lui depositata , siccome astringevalo a tutti 
i doveri di patema sollecitudine , così tutto conci- 
liavagli il rispetto e l’obbedienza della madre e del 
figlio. Perciò io non amator solo e custode , ma 
protettore il chiamo della santa verginità. Che seb- 
bene egli era un padre vergine , per questo appunto 
in una famiglia consecrata alla verginità egli era 
miglior padre , che i padri carnali non sieno. 

Nella opinione degli uomini quelle unioni , e 
que’ diritti si credon più validi, i quali son cimentati 
col sangue^ ma dalla sapienza di Dio si cònsiderano’ 
per 'assai più essenziali que’ titoli, che dalla grazia- 
divina sono autorizzati. Chi non sa, diceva Ago- 
stino, che le operazioni e i vincoli della grazia sono 
più intimi e più efficaci, che non quei della carne?' 
E s’egli è vero, che Maria può assai meglio rico- 
noscersi qual madre di Gesù, perchè la Vergin santa 
prima che corporalmente il generasse nel suo seno, 
già colla vivissima sua carità spiritualmente gene-' 
rato 1’^ avea nel proprio cuore , esiteremo noi a ' 
pronunziare , che Giuseppe era padre di Gesù in 


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3o S. GIUSEPPE 

foggia tanto più nobile, quanto la di lui verginità 
meglio rappresentava la spirituali natura, del Padrc^ 
eterno? Tanto firmiuSj qiuuito caslius pater. Per- 
ciò gli Evangelisti a provare, che Gesù secondo la 
profetica verità era nato delia discendenza di David ^ 
del solo Giuseppe tessono la genealogìa, e da, lui 
risalgono di grado in grado Cuo a Davide , ed 
Abramo. Perciò il Vangelo a descrivere la verginal 
eondotla di Gesù nella vita privata, di Nazareth, 
nuirallro dice, se non ch’egli starasi soggetto ai pa- 
renti : Et crai subditus ilLU. Perciò ancora .Giuseppe 
non solo l’autorità esercitava di padre, ma gli onori 
ed il titolo iic otteneva da Gesù , c Maria : Pater 
tuus et egli . . ..queerebamus le. r • 

Or, chi mi sa', dire questo proteltor autorevole' 
come, rassicurasse il candido giglio della verginità > 
in mei^zo all'alito contagioso de’ Giudei scostumati? 
So< bene, che la^ santità di Gesù comunicata a Ma- 
ria , e derivata in Giuseppe rendeva inaccessiltile 
la cas^ di. Nazareth al .vizioso uuivcrsal contagio^, 
ina SQ angora' esser tale l’indole della grazia, che 
ella non cUspensa nemmeno le anime eroiche ' da 
que' sottili 'riguardi, che a, eustodire richieggousi Jil 
delicato giglio della yergiual pui’ità. Eh no: lai^ver- 
giiiità non ò mai virtù sola in un cuore. Giuseppe 
adunque si vale di 'ogni più santa industria , e iu’ 
ogni miglior maniera la verginità della Madre, e 
del piglio cuopre, assicura, difende. Se egli è arti- 
giano, c legnaiuolo di professione, associa al mestier 
lahox'ioso il vergili Figlio , ed occupa nelle dome- 
stiche faccende la vergin Madre; una verginità oziosa, 
è troppo esposta ■ al soffio velenoso del serpe anti- 
co. Se egli è U'oppo povero, nelle sU'cUezze di sun 


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ORAZIONE I. 3i 

povertà nutre miseramente la Madre e il Figlio: una 
verginità rammorbidita dalle delicie già pende sul 
margine del precipizio. Se egli è abbietto, nell’ab- 
biezlon sua involge il Figlio e la Madre : la vera 
verginità non saprebbe star accoppiata mai colla va- 
nità, e col fasto. Se egli vede la sua famig'ìa coù 
ricca di grazia e di doni straordinarj , ebe più no:i 
potrelibesi desiderare, ah! egli teme, e cautissimo 
s’appiglia al partito di coprire col più alto silenzio 
la propria e l’ altrui verginità , tutto insorama il 
mistero : egli vetrine (in d’ allora segnava ai futuri 
vergini l’umll silenzio qual fedel compagno del ver- 
ginal proposito. Potrebbe fors’auclie parere, che gii 
Angeli gli parlassero in sogno per adattarsi alla pru- 
denza del suo silenzio, e che gli Evangelisti ne se- 
condassero l’inclinazione, poiché mai non l’intro- 
ducono a parlare in alcuna circostanza , e quando 
pure debbono narrare le di lui virtuose operazioni, 
il fanno nella maniera più rapida e concisa. 

A qual prò verrei io esponendo le virtuose indu- 
strie, colle quali Giuseppe proteggeva la verginità 
nella santa casa di Nazareth? A tutte indicare quel- 
le virtù sublimissime basti il dire, che la più illi- 
bata verginità in quell’ albergo di santità Cori per 
tanti anni protetta e custodita dalla pazienza, dalla 
povertà, dail’abbiezion di Giuseppe ... Angeli spet- 
tatori di si grande prodigio, deh ! voi in quest’ ora 
ini suggerite i riflessi, che cosi soveiite vi ritennero 
librati in aiàa, e rapiti in ammirazione ed in esta- 
si. Dio santo ! Che spettacolo è questo mai ! Gesù 
vergine in mezzo alla vergln Maria ed al vergi n 
Giuseppe: Gesù Dio fatt’uomo, il quale in un ge- 
ner di vita verginale e nascosta per tutti passa gli 


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3a S. GIUSEPPE 

accrescimenti di età, di sapienza, di grazia, de’ quali 
r umana natura è capace . . . Maria vergine madre, 
che langue d’amore sul caro Figlio, e lo educa ad 
un tempo e lo adora . . . Giuseppe vergine padre, 
che d’amendue ha cura, e che sebbene ad amen» 
due si riconosca inferiore, e li veneri sinceramente, 
nondimeno per una divina combinazion di cose colla 
paterna autorità d’ amendue copre il mistero , di- 
fende la virtù , protegge la verginità . . . Che pen- 
savano allora , cosa sentivano i cittadini di Nazareth? 
Come ne’ bei giorni della calda stagione sotto al 
benefico influsso del sole estivo, sul pendio di col- 
lina aprica sorgon tre gigli dalla stessa radice, e 
sebbene disuguali nell’ altezza del vigoroso stelo par 
nondimeno che gareggino tra loro in candore spi-’ 
rando concordemente all’intorno così soave fragran- 
za, che sentonsi ricreare ad un tempo e il vicino 
agricoltore, che è avvezzo a laboriosa vita innocen- 
te , e il cittadia lontano , che snervato dal lusso 
sol pensa a sollazzarsi^ così i tre Vergini, che al- 
bergano nella rustica caserella della montuosa Naza- 
reth, sebben disuguali tra loro in virtù, par tuttavia 
che gareggino nei candore di lor verginità, e col 
virtuoso sembiante e co’ begli atti innocenti tale fra- 
granza di amabil purità spargon d’ intorno , che edi- 
ficati e rapiti rimangonsi non pur gli oziosi cittadini 
di Nazareth, ma tutti gli abitatori di quel confine. 
Dall' alto empireo Dio stesso corapiacesi a rimirare 
i tre gigli, che dalla radice sorgon di Jesse, e per 
ineifabil compiacenza sopra di lor riposandosi gode 
di fecondarne la virtù, ed il merito: Egredietur 
ga de radice Jesse ^ et flos de radice ejus ascendet, 
et requiescet super eum spiritus Domini (Isai. XI. la)- 
Qui pascitur inter liUa (Cantic. II. i6.). 


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ORAZIONE I. 33 

Se non che la proterion di Giaseppc al solo pe- 
riodo di sua vita non limitossi, e parrai dimostrato, 
die dovunque egli n’andasse per dover del suo in- 
carico a custodir la verginità di Gesù e Maria, ot- 
tenuto abbia, che perpetue rimanessero in que’luoglii 
certe quasi impressioni di verginal inclinazione , e 
quasi a futura verginità profeticamente si consecras- 
sero. Io noi dirò , che già rapida corre al suo fine 
l’orazion mia^ ma dicalo Nazareth e tutta quanta 
estendesi la Palestina, di quanti monaci popolati 
fossero fin da’ primi secoli della Chiesa qne’ luoghi 
ìstessi , pei quali passò , o nei quali soggiornò la 
santa famiglia. Betlemme il dica, dove Giuseppe al 
verginal parto assistè, di quanti monasteri fioriron 
poscia i suoi contorni. 1 Girolami, le Paole, le £u- 
stochie (nomi illustri ne’ fasti della Chiesa) trassero 
pur con loro da ogni parte del mondo gran nn- 
mero d’uomini e di donne, e cangiato in chiesa l’an- 
tro Betlemmilico ivi professarono la più fervorosa 
verginità , dove essa fiorito avea da bel principio. 
L’ Egitto il dica , dove Giuseppe condusse Gesù pel- 
legrino quasi a santificarne le provincie ed a pre- 
pararne i deserti inospiti, perchè ne’ seguenti secoli 
fossero il sicuro ricovero di tante migliaja di celebri 
solitarj , i quali colla lor verginità in im corpo ma- 
cero dalle penitenze emulassero la purità illibata 
degli Angeli. Tutta dicalo la Cristianità , e tutti i 
secoli della Chiesa l’attestino^ giacché fiorir si vide 
mirabilmente per ogni dove il verginal proponimento, 
che da Giuseppe e Maria introdotto fi'a gli uomi- 
ni da Nazareth propagossi alle più lontane contra- 
de, ed alle più tarde generazioni. Che cerco io 
più? Voi potete dirlo al par d’ogni altro, Madri 
Paneg. de' Santi VoL IL ‘a * 


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34 S. GIUSEPPE 

Religiosissime, le quali sotto la protczlon «li Giuseppe 
liete vivendo e felici si buon odore spargete d’Iii-^ 
torno di verginal virtù fervorosa, che non solo siete 
PediGcazione di questa Città, ma eziandio singoiar 
ornamento di questa inclita Abazia antichissima 
e celebre nella Ecclesiastica storia del nostro Pie- 
monte. 

Stabilito egli è adunque, e perpetuo mercè la pro- 
tezione del venerando Patriarca Giuseppe, come S. 
Massimo il chiamava f S. Maximus Taur. Serm. L. 
VI. de Penice.) del venerando Patriarca Giuseppe, 
nella Chiesa cattolica il tenor ammirabile di vita 
verginale, e durerà quanto l’ immutabil Vangelo di 
(}esù \ nè r odio fierissimo delle infernali potenze 
potrà infamarne la santità, o diminuirne il merito. 
Starà fino all’ultimo dei secoli immota e vittoriosa 
la Chiesa cattolica, c sempre si glorierà di si illu- 
stre prerogativa. Mori Giuseppe, quando il Rcdenlor 
dispouevasi ad uscire dalla privata verginal sua vita 
alla pubblica predicazione, nò più di lui fanno 
menzione gli Evangelisti, quando descrivono la vita 
pubblica di Gesù. Compiuto era allora il suo mi- 
nistero, e sparir deve l’aurora, quando il sole al- 
zasi sull’orizzonte. Ma egli morì, come ad un ver- 
gine custode dell’altrui verginità si conveniva, fra 
Gesù e Maria, che l’assisterono e il confortarono 
nell’ estremo passo: non mori però con lui il ver- 
ginal proponimento. S’egli morì, or regna in cielo, 
e come ad un così gran protettore della verginità 
conviensi, segue ad amare la stessa virtù d’onde gli 
venne tanta felicità: regna in cielo, e dall’alto seg- 
gio di sua gloria custodisce pur sempre le anime 
ferventi, che le da lui segnate verginali tracce seguono 


ORAZIONE I. 35 

coraggiosamente, e le protegge, e le guarda con 
panialissimo affetto. Ah! come regnerà egli eter- 
namente , così ricordisi che questo secolo non è 
men guasto di quello, in cui egli verginalmente inau- 
gurò la riforma de’ costumi umani , e così efficace 
estenda sopra di noi la sua protezione, che dalla 
emendazione del non puro costume cominci la ri- 
forma del secol nostro. Se dalla corruzion degli 
animi degradati nell’impura feccia del vizio nacque 
l’incredulità e l’odio alla Chiesa, rinasca dalla ca- 
stità lo spirito cristiano, e si diffonda e domini in 
tutti i cuori. Se 1’ eresia , per combatter la Chie- 
sa con miglior successo , s’ appigliò a combattere 
il cattolico celibato , fra i ripurgati costumi sorga 
l’eroismo cristiano a rintuzzare le eretiche offese, 
e compiere il trionfo della Chiesa. £ l’inclito Pa- 
triarca S. Giuseppe , che or gode a faccia svelata 
il Dio coronator dei vergini . . . Giuseppe, che or 
estingue l’ immortai sete nel fonte dei casti affetti . . . 
Giuseppe , che custodì Gesù Redentore , custodisca 
il di lui gregge , e protettor possentissimo dell’ il- 
libato costume ispiri al popolo cristiano l’ amor 
della castità, al clero lo zelo della verginità , a tut- 
ta la nazione la tanto necessaria riforma de’ cuori e 
de’ costumi, e quanti siain oggi in questo tempio ra- 
uuati in nome suo nel vero spirilo della Chiesa cat-' 
tolica confermi e santifichi. . . ■ 


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36 

ORAZIONE IL 

dell’ abate 

GIUSEPPE LUIGI CONTE PELLEGRINI 

VERONESE. 


Joseph autem vir ejut cum atei Justiu, 
S. Matt. I. ¥. ai. 


I doveri ed i doni della giustizia, questi, che ador> 
nano i privilegi dei vergini, quelli, che aggravan' 
gl' incarichi de' conjugati ; se in più divisi e distia* 
guòn la vita, e la lode somministrano degli altri 
santi ^ in un solo divinamente raccolti e il pregio il-, 
lustrano, ed esaltano il merito del patriarca glorio- 
sissimo S. Giuseppe. Egli delia purezza degli Angeli 
è fregiato e adorno nel corpo ^ egli è nel cuore rac- 
ceso e compunto dall' amore di sposo ^ per quella ; 
sollevasi sopra gli uomini con Dio^ si passiona per. 
questo della più rara donna ed amabile, che fosse 
mai. Qui v' ha dunque una cura pacifica di beato 
ozio , che lo richiama da quanto tien di qua giù ^ 
qui dunque v' ha un pensiero sollecito della cara 
consorte, che qua giù lo rattiene: nè già non con- 
sentesi , che dopo le nozze o sol si ricoveri nei 


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ORAZIONE li. 3; 

decerti, o ia altro modo lesi divida dalj fianco; 
ma sibbene si vuol , cbe le sia e custode , e s<dlie* 
vo y e compagno , com’ è veramente una porzion 
vera di lei medesima. Io senza pià vi ho divisato 
abbastanza l’idea, e la divisione vi ho abbastanza 
proposto del mio panegirico, lo vi ho divisato un 
uomo , che di ogni giustizia e compie i doveri , e 
partecipa ai doni : io v’ ho proposto un vergine , « 
un coniugato, che è tutto inteso alla occupazione 
della famiglia, « tutto libero dalla distrazion della 
carne. Ed eccovi per mio avviso il più proprio 
carattere della santità di Giuseppe, che ebbe a so* 
stenere tutti gl’ incarichi del matrimonio, ed ebbe * 
a un tempo a godere tutti i privilegi dd celibato. 

O vergine, o conjugato, o ricetto prezioso ed uni-s 
co e di ogni pregio , e di ogni mento della giu- 
stizia. Se sempre desidero, che a ricordare le vostre 
lodi l’adito mi si apra da questo luogo di autorità;- 
mente men non desidero di saperlo far di maniera, 

«me ad ogni condizion di pei-sone non sia solo la 
virtù vostra di ammirazion, ma di esempio. Inco- 
mincio. 

Era Giuseppe della stirpe, regai di Davidde, ma 
nato di padre povero , e in povera casa cresciuto 
* dovea dall’ inopia difendersi colla fatica delle sue 
mani. Oh che in questo stato i pesi son più gravosi 
del matrimonio ! e quello in ispecie di provvedere' 
per la famiglia , a cui contrasta egualmente e la 
continua occupazion nel lavoro, e Topportunìtà dif- 
ficile del guadagno. Or in questo stato fattosi le-, 
gal men te sposo a Maria, avea dunque Giuseppe a 
prendersi cura della sua dolce consorte, e del fi-' ^ 
gliuoletto, che dopo poco nacque di lei. Ed io avviso, 


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38 S. GIUSEPPE 

che al primo recarselo fra le braccia: acdpet 
tisse dirsi da Dio medesimo , aecipe puerum istum , 
et nutrì miài. Nodrir quel figliuolo? O aignori, ché 
geloso incarico si ,è> questo mai per chi sapeva be^ 
nissimo, che figliuolo era di Dio! Io qui perù non 
considero di quali virtù dovesse grandeggiare Giu- 
seppe , a cui pure si alfida ima vita così preziosa. 
Io considero solo , con quale industria si ajutasse 
di fatti per alimentar giornalmente e l’amore di 
tutto il cielo, e la speranza di tuttcf il mondo. Non 
vi dispiaccia di osservarlo un momento in quella 
sua disagiata officina, dove il grave pensiero, che 
gli sta sulla fronte, non vi parrà, che siasi quel 
solo di un vii lavoro. Vedetelo. Gli siede non' lon- 
tana la moglie , gli si aggira il figliuolo dappresso^ 
ed egli a quella ed a questo divide gli sguardi, 
mentre i sudori rasciuga della sua fronte. Ed è pur 
vero , io crederò che dicesse , ed è pur vero , che 
questi sudori miei provveggiono a un Uomo-Dio ? 
ma di cui richiese per nodrir egli le stelle e H sóle? 
ma a cui dimandò per vestir egli le piaggio e i 
monti: quis adjuvit spiritum Domini? Il disse, e 
furon fatte le cose: ipse dixit, et facta sunt. E di 
quella voce onde creò P universo , me richiede di 
che pascersi tapino e misero? Qui la maraviglia, 
qui Pamor, qui la fede alla beata contemplazion 
lo traspoi-tano di sì m'irabil mistero , nè però lo tol- 
gono alla fatica , che anzi raddoppiala a maggior 
fretta troppo necessaria venduta, se compiacesi di 
giovarsene Iddio medesimo. 

So che i teologhi concordemente decidono , «he 
come è degli altri, cosi di Gesù Cristo non fu, che 
avesse a custode alcun Angelo del paradiso. La divina 


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ORAZIONE II. 39 

ipostasi, cui stava unito quel divino composto di 
corpo c ’ di anima > senza mestier d’ altrui , per più 
eccellente maniera il reggeva divinamente di se me- 
desima. Contuttociò se del sussidio non potea biso» 
gnare degli Angeli, già vedeste che del sussidio volea 
bisognar di Giuseppe. Oh la santa invidia ch'eglino 
però ne arcano ! Parmi proprio vederli qua e là 
raggrupparsi a guisa di candide nugolettc, e a schiere 
a schiere giù discendere per appunto in quella beata 
officina, dov’ era pur esso Gesù. Ecco, che da per 
tutto Io seguono co’loi*o voli, c sospesi sulle ale lo 
cerchiano in ogni luogo , e ad ogni ora presso lui 
stannosi a mille a mille^ ma starinosi contemplatori 
lenti ed estatàci di quella umanità sacrosanta uè 
non fanno di più. Non si occupano per servirlo ^ 
non Io portano nelle lor mani; noi reggono su'suoi 
passi; non istancano a provvederlo le loro penne, 
e rimirano intanto Giuseppe coll'asce e coi martelli 
alla mano , che alTrettasi nel suo lavoro : ed è per 
lui, che ansa sudando, cd è per lui, che faticando 
si occupa da mane a sera. Eglino pure ne ascoltan 
le inchieste; e Giuseppe solo rendele soddisfatte. 
Eglino pure ne vedono le indigenze; e Giuseppe 
.solo imprende di sollevarle; ciò era di vestirlo ignu« 
do, di satollarlo famelico, di ristorarlo assetato. Ed 
a così fare incominciò sin d' allora , che uscì que- 
sto fauciullino di grembo alla Vergine presso Betleme. 
Sin d' allqra inni cantavano gli Angeli di allegrez- 
za, e posavano sovra esso il deserto casolar , dove 
nacque,* ma dentro esso non posava Giuseppe no, 
che il ricopriva di poveri cenci , che l' acconciava 
su molle strame, che il difendea delle braccia dal 
freddo vento , c più clemente facea presso lui e la 


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4o S. GIUSEPPE ’ 

$tagione e la notte. Oh credo io bene, ch'ersi,' 
deposte le loro cetere, gli oziosi canti cannato arrian 
volentieri con queste cure, le quali per altro non 
eran sì poche, nè vacue certo non erano di molte 
sellecitudini. Oh Dio! provvedere a una tal vita egli 
povero! egli solo! Pur v'é di più che la debbe in 
oltre difendere dall' odio de’ suoi nemici. 

Io parlo di un altro peso del matrimonio, che 
è quello di ben vegghiare sulla famiglia^ e assai 
vegghiar dovette Giuseppe, allorché insorse chi fecesi 
a perseguirla. È ver che il Signore di ciò l’ avvertì, 
e", aecìpCf gli disse, àccipe piterum, et Juge in 
ptum ; Jìiturum est enim , ut Herodes qucemt àni- 
mam pueri ad perdendam eam. Ma se P avverti di 
Erode che uccider voleva quel suo fanciuUino^ ma 
se il comandamento gli impose di trasportarlo in 
Egitto; già della via non gli disse, già del modo 
non gli parlò, onde farlo. Non era Erode volgar 
nemico. La potenza di lui, la lunghezza di viaggio, 
l’ inesperienza dei luoghi , la facilità delle insidie , 
la fretta medesima della fuga in quale imbarazzo 
non dovea però mettere, non dico già l’ubbidienza, 
il consiglio dico io di Giuseppe? Dio grande! Quan- 
do mai fu , che 1’ arca moressesi , senza che pre- 
scritto non fosse ogni cerimonia, ogni rito? Era un 
popolo intero, che aveala in guardia, e l’imbelle re- 
ligione di più sacerdoti si sosteneva delie armi in- 
vitte di più guerrieri: e poi chiaro fuoco le segnava 
di notte il cammino; 'e poi densa nube le ombrava 
la via di giorno ; e poi fedel angelo la custodiva dal- 
1’ alto : qui le agevolava il tragitto , là le indicava 
il soggiorno , e dove le acque dei fiumi , e dove le 
onde sospendeva dei mari, che oifei'issero securo il 


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ORAZIONE II. 4t 

varco. È ciò pur vero. E l’arca viva di Dio, e il 
Figliuolo stesso del divin Padre ad uu uomo solo si 
affida, e sol gli si dice, trasportai teco ia Egitto ? 
accipe puerunif fug» in yEgjrptum? Cosi è, o Signori. 
O uomo! o verameute ammirabile uomo! .sulla cui 
vigilanza riposa sicura l’ onnipotenza. Era dunque 
la notte, quando ricevette questa intima Giuseppe; 
e non aspettò l’ aprire del giorno a fornirla. Egli 
scossosi di presente, destò dal sonno Maria, e seco 
traendo il piccioletto Gesù , senza dimora si fe’ sul 
viaggio: (fui consurgens accepit puerum , et matrem 
ejus nocte, et secessit in JEgjrptum. Già nessun par* 
tir non lo vide de’ suoi cittadini. Ben eglino il vi- 
dero gli Abrami , i Lotti , i Giacobbi , gli Elia , e 
più dopo non ricordarono a gara la loro ubbidienza, 
la giustizia loro , la lor fortezza, la lor fede. Se non 
che l’impensato pericolo, il subito avviso, il sospet- 
to, il timore, la fuga, e Io stesso silenzio, e la 
stessa osciurità di quell’ora quale sbigottimento non 
dovea spargere su quella famiglinola povera e fug- 
gitiva? Noi sentiva per se Giuseppe, ma sì per la 
dolce consorte, e più pel tenero figliuoletto. Oh le 
sante parole , onde quella volea consolare ! Oh i 
santi affetti, onde a questo dovea coùipatire! Ma... 
come poi nutricarli ? £ il luogo romito , è inospir 
tale la strada, ed egli solo gramo, fuggiasco, niente 
non ha con seco. E dove è la manna, che piova 
di cielo ? e dove sono le acque , che scaturiscano 
dalle pietre ? Non vel diss’ io ? No , miei Signori ,> 
nessun prodigio , che sappiasi , non solleva il por- 
tator di quest’arca sì sacrosanta. Egli procuri di che 
vivere nei deserti; egli appresti, dove alloggiare nelle 
foreste ; egli assicuri su i torrenti il tragitto ; egli 


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4a S. GIUSEPPE 

apporti nei dubii casi il soccorso , e P ingiuria di- ■ ' 
fenda dei nembi, e la ferità disarmi dei barbari, 
e l’odio estingua, e gl’insulti degl’idolatri. Per là 
s’ avvii dove è più certo il cammino ^ colà si resti 
dove è più quieto il riposo^ e sia egli, egli siaselo 
il fuoco, la nube, l’angelo, c, lasciatemi così dire, 
l’ arbitro , e quasi aggiunsi il Dio di Dio stesso : 
accipe pucrum ^ Jiige in j^lgy'ptum. 

Qui non m’ arresto , o Signori , a immaginar col 
pensiero e i varii partiti, che dovette fabbricar colla 
mente , c i moltlplici alfanni , che serrar dovette nel 
cuore. Già non si potea disfogar con Maria, a cui 
non consentiva l’amore di far parte della sua pena. 

Così pieno sempre di sollecitudine , di rammarico , 
di fatica^ ma più di magnanimità, di rassegnazion , 
di pazienza da se solo tutto il peso sostenne della 
sua vigilanza^ e condusse pur finalmente in Egitto 
la sua famiglia. Oh l’accogli terra beata, è Isaia 
chequi parla, eccoti i miei fuggitivi che dimandano 
il tuo ricovero: kabitabunt apiid .te pi'ofugi mei. Tu 
nel tuo grembo gli accogli, e dalla strage li pro- 
teggi del re crudele està ItiUbulutn a facie vastatoris. 

Ed oh quale strage costui non menava di fatti nella 
Giudea! In ogni casa il ferro penetrava de’ suoi 
ministri ^ il sangue de’ pargoletti inuocenti correva 
per ogni via^ da per tutto la vita si richiedeva di 
Cristo \ da per tutto le lagrime si spai'geau delle 
madri , e sino al cielo gli urli si alzavano di Ra- 
chele, che vedova e desolata sulle spoglie gemea 
dei figliuoli già più non suoi. Fortunatissimo Egitto, 
che da tanto furor ricopri il benedetto Gesù! Le 
tue Nitrie, e le tue Tebaidi ti parleran poi di lui: 
ma di lui abbastanza ne sa sin d’ ora Giuseppe , 


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ORAZIONE n. 43 

il qual può vantare que'suoi paterni consigli, onde 
rassicurò veramente la vita dell’ universo. 

Ben è vero l però r,h’ egli stesso così non sapeane 
a quel tempo, in cui si chiudeva questo divin-fan- 
ciulletto nel scn vcrginal di Maria. Io entro a ra- 
gionarvi, o Signori, di quella acerba passione, che 
alHisse profondamente l’animo di Giuseppe: nè non 
so se la debba chiamar suspizione , timor, gelosia ; 
so bene che fu di quelle , che il peso sovente più 
aggravano del matrimonio , perchè sole dal conju^ 
gale amor s’incrudiscono, non si confortano. Il di- 
vin Verbo tal discese di cielo nel grembo purissimo 
della Vergine, qual nel vello di Gedeone la celestiale 
inigiada’ non avvertita dà profan guardo, e chiusa 
nelle sacre 'ombre di un mistero non penetrabile. 
Or ciò che fu sola opera dello Spirito Santo, non 
era per nessun modo palese a Giuseppe 5 ma pur 
era a Giuseppe palese, che qualche arcano d’altrui 
si nascondeva certo in Maria. Essa niente non diceva 
per Umiltà, egli niente non chiedea' per modestia. 
In questo mentre oh quanti gli straziavan le viscere 
contrarli affetti ! La s.'mtità di lei richiedeva rive- 
renza e rispetto^ il diritto di lui esigeva discorso 
e ragioni. Vuoi creder, ch’ella sia vergine^ ma poi 
come intendci'e, ch’ella sia madre? E troppo inquieto 
l’amore, quando è sincero^ c più ch’è rara in altrui 
la virtù, se più nel sospetto s’aflSna, men rassicurasi 
nel giudicio , e poi dell’uno e dell’altro si ramma- 
rica e si disgusta. E allora che al dubbio si fa suc- 
cedere la lusinga , ai rimpi’overi il 'pentimento , la 
sicurezza al timore. Si crede e si nega, si accusa e 
si difende , si condanna e si assolve. Intanto 1 ’ ani- 
mo turbato sempre ed incei'to 0 di ricevere in se^ 


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44 S. GIUSEPPE 

o di portare ad altrui qualche ofTesa si grava di se 
medesimo, si lima, si consuma, smarrisce, e senza 
requie alla tristezza abbandonasi , ed all’ alTanuo , 
come più vogliono gli strani affetti maravigliosi, che 
nello stesso amore cospirano, a cui contrastauo. 

Io non dirò , miei Signori , che tal per appunto 
avvenisse in Giuseppe. Ben dirò , che estrema a 
questo caso Comparve la sua afflizione. Oimè! Trat- 
tasi d’una consorte, a cui nemmen nel pensier non 
ardisce di fare oltraggio. Lei no non vuole accusa- 
re^ come poi sè difendere? Qui la mente confonde- 
si, qui il cuor si serra. Che giudicar? che nsolvere? 
di che ajutarsi ? O Angelo santo , affretta adunque 
a disgombrar questa nebbia, che si l’avvolge. Tu 
gli ricorda quel figliuolo divino, del qual prcdissesi, 
che nascerla d’una vergine. Già di lui nel del si fa- 
vella, ed aspettasi dalla sua sposa ^ dalla sua sposa si 
aspetta nel limbo, e già n’esultano le anime dei 
patriarchi e profeti. Deh nella comune allegrezza 
non lasciare lui solo doglioso e mesto : mesto e 
doglioso per modo , che s’ anche ritardi , medita 
dividersi da Maria. Dividersi da Maria ! Oh giorni 
con lei chiusi sì dolcemente! Oh pensieri sì unifor- 
memente con lei divisi! Gonvien ben dire, che fosse 
nel fondo dell’amarezza, se rimembranze così soavi 
a lui non offrono, che rammarico. E sì lo era, che 
di fatti occultamente volea lasciarla : voluit occulte 
dimittere eam. Contuttociò riflettete, che niente non 
operò d’improvviso, niente d’impetuoso od acerbo: 
noluit traducere eam. T ulto è rispetto , tutto è con- 
siderazione e silenzio. E sia pur merito di Maria, 
la cui santità a fronte si regge di tale indicio ^ è 
però merito di Giuseppe il riconoscerla iu si grande 


ORAZIONE II. 45 

agitazion del suo spirito , agitazione , che mette in 
rivolta r amor più fervido , e di niente non turba 
la prudenza più delicata^ che T induce a distogliersi 
persino dalla sua sposa, e non l'induce a fax'lo, che 
per consiglio. Oh Dio! Nel più aspro dolor di se 
stesso, pur coll’ amor si consiglia di lei. £ ver che 
prende per quello risoluzione di viaggio, ma per 
questo dissimula elezion di divorzio ^ 6 : se T uno ben 
mostra, che fu senza pari la sua passione, ben Taltro 
prova , che fu senza esempio la sua virtù. £ diffi- 
cile, Ascoltatori, che alcun insulto di gelosia non 
minacci talvolta alla pace dei conjugati ; e avviso 
che possa dirsi un peso lor non leggero , se il cod^ 
forto pur non trascurino di un vero amore. £ per- 
ciò solo, ben riflette Agostino, non volle il Signore, * 
che avesse ad esserne Giuseppe esente, a cui diede 
a sostener tutti i pesi del matrimonio. Ma nel tempo 
medesime gli diede a godere tutti i privilegi del 
celibato. Osservatelo , eh' io lo dimostro. 

Dice r apostolo Paolo , che il celibe solo a JDio 
studiasi di piacere: qui sine uxore est, soUicitut est 
quomodo placeat Deo, e avvantaggiasi perciò medesi- 
mo sul coniugato, che s'occupa delie cure di questo 
mondo ^ e divide gli affetti per farne parte alla mo- 
glie: qui autem cum uxore est, soUicitus est qute sunt 
mundi , quomodo placeat uxori ^ et divisus est. Ma 
che? Forse egli Giuseppe divise i suoi affetti da Dio, 
perciocché li rivolse amantissimo verso Maria ? Già 
no per niente, o Signori. Al contrario gli era anzi 
ella in ogni parola e in ogni atto maestra delP ùnto- 
ne con lui più stretta^, suggeritrice della soggezione 
a lui più dovuta, eseotpio della purità in se medesima 
più immacolata. Procuri si di piacere. Avventuroso! 


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46 S. GIUSEPPE 

cbe far noi potea senza più piacere a Dio stesso. 
Il crescere nell’ umiltà, nell’ ubbidienza, nello zelo, 
nella religion , nella fede : il santiflcai’e più pura- 
mente il suo corpo, il custodire più gelosamente il 
suo spirito, ciò è per appunto a che dolcemente lo 
porta quello stesso suo amor sì tenero verso lei. O 
felicità unica, miei Signori, cbe Pamor di una don- 
na sì amabile a lui non serva , cbe all’ amor di 
Dio ! Qui seguitemi in un mio trasporto per un 
momento. 

Se i pensieri e le cure, se le fatiche e i disagi, 
cbe pur s’ incontrano per amor di cosa mortale , 
per amor s’ incontrassero di Dio solo ^ a qual grado 
non si giugnerebbe dai più di santità perfettissima ? 
£ cbe è il veggbiar delle notti , e il digiunare dei 
giorni? e cbe è il disdirsi i piacer della vita, e l’af- 
frontare i pericoli della morte ? Lunghi disagi , ar- 
denti lagrime , inquiete vigilie , aOannose impazien- 
ze , che ognor siete a lato di lui , che ama , ben 
persuadete, che gli è dolce ogni pena, se in com- 
pagnia la soderà del suo desiderio ^ e se altrui , o 
se anche a se solo per indicio serva dtdia sua fede. 
Immaginate Giacobbe là tra gli armenti , che se- 
dendo pensoso all’ ombra insegna alle selve la sua 
Rachele. Egli quattordici anni trascorre in una terrà 
non sua : sosticn gl’ inganni c gl’ insulti di un pa- 
drone non giusto, gli averi non cura della famiglia, 
le lusinghe’ non rammemora della patria, i riscnti- 
mentirdiméntica della collera. No' gli agi e. gli ami- 
ci , no la casa e i parenti , no non ricorda nenimeu 
sè stesso; o vegghi sulla sua greggia, u;posi uel suo 
tugurio, non ricoi'da più che Rachele. Di* lei si oc- 
cupa , per lei sospira, su lei ripensa , 'e ail’<uscire 


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ORAZIONE U. 47 

del giorno , e al cader della notle , e sul campo 
aperto , e nel chiuso albergo e sempre e per tutto 
gli tien luogo di agi , di amici , di parenti , di fa- 
miglia, di pati'ia, anzi pure di libertà e di vita. O 
vergini dunque ! 0 martiri ! o confessori ! io niente 
non istupisco nò dei vestiti cilicii , nè dei sostenuti 
digiuni , nè delle membra che portaste pur lacere 
« sanguinóse. Se questo cuore come di vano amor 
«i raccende per l’uomo, si i*accendesse cosi di non 
vano amor per Iddio , già sento io stesso , sento , 
che nulla non hanno di aspro le vostre pene , le 
quali non hanno il dubbio nemmeno, o il rossore 
di una fredda, o di una inutile corrispondenza. Ma 
qual vel mi ricopre quella beltà infinita? Ma quale 
ingombro mi chiude il varco per contemplarla 7 e 
intanto perehè mi si offrono agli occhi dei ben crea- 
ti ? e intanto perchè le vie ritrovan del cuore lu- 
singhe umane ? In ciò troppo io veggo , miei cari , 
la nostra misera condizione. Ma voi vedete in ciò 
stesso 1’ avventura unica di Giuseppe , a cui le bel- 
lezze rare della sua sposa, e i dolci atti, e le soavità 
verginali, e le intese parole, e le vedute maniere, 
e i sensibili pregi suoi , cose certo che atte erano 
a risvegliare sin nelle fiere 1’ amor più caldo , non 
risvegliavano in lui veramente , che 1’ amore , che 
il santo , che il puro amore di Dio solo. Così è , 
dice Roberto abate maravigliando su tali nozze; O 
conjtigium codeste 3 non terrenum . , . Spiritus SaticCus 
amborum conjugnlis amor. 

Dunque inferite , che Giuseppe più che altro ce- 
libe unito sempre si stette col suo Signore. No da* 
Ini noi divideva l’ amore di sposo \ e già riflette 
che a lui anco più congtungevalo l’amor di padre,* 


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48 s. GIUSEPPE 

11 celibe , è pur 1’ Apostol che parla , come non 
parlisce il cuor con altrui, così pensa sulle cose sole 
di Dio , ed è degli affari soli di Dio sollecito : co- 
gitat quce Domini sunt, soUicitus est qucB Domini 
sunt. Nè ciò di altri così bene non si avvera, come 
avverasi di Giuseppe, quantunque i pesi sostenen- 
do dei coniugati nodrir dovesse dei pensier molti, e 
disciorre delle brighe faticosissime. In effetto il com- 
messogli figliuoletto quale non esigea di continuo 
più fervida occupazione ? Già lo intendeste. Ma si 
occupi pur quanto può di lui stesso, che non solo 
per la dritta intenzione dell’ operare , che non per 
la convenienza sol del dovere ^ ma di Dio si occu- 
pa , immediatamente di Dio , cui nutre e onora ^ 
cui ama e difende, cui riverisce e protegge. Nè non 
è un qualche pensiero solo, che ne sia a parte, ma 
tutti i pensier della mente, la qual s’interessava di 
quel figliuolo", nè non è la mente solo, che vi s in- 
teressi , ma ancora il corpo , le occhiate , i gesti j 
i passi , le fatiche, 1 discorsi ^ e si n’è il corpo in- 
teressato, e la mente, che se questa di distrazione, 
se bisogni quel di sollievo, l’uno non si allontana, 
non si distoglie 1’ altra da Dio. Io chiamo sollievo 
e distrazione di un padre il vezzeggiare ad ora ad 
ora il suo pargoletto^ quel recarselo fra le braccia, 
quel balbutire con lui , quel careggiarlo , e richie- 
derlo a nome, e baciarlo ben mille volte: ciò che 
dovea fare pur esso Giuseppe per dolce ricreazione 
delle sue cure. Dio grande ! A confortare i vergini 
nella purezza , a premiarne le cautele e lo studio , 
si legge che alcuna volta , che per poc ora , che 
con raro favore discese nelle lor mani questo divin 
fauciullino, e visibilmente lor.diedesi a vagheggiare. 


ORAZIONE n. 49 

O Àntonii, o Stanislai, o Caterine, questi pur sono 
ì vostri più insoliti rapimenti ! pur queste sona le 
vostre estasi più beate ! e queste stesse le distrazioni 
son di Giuseppe le distrazioni con cui spesso al» 
leggia pensicr più gravi : eh’ erano per lui più gravi 
pensieri il custodire e il difendere quello stesso barn* 
bino , cui. tratto tratto poi si consola nel vezzeggia- 
re. Ma qui rinovaterai l’attenzione. Già non voglio 
aggiunger di più, che o il custodisca, o il difenda, 
o il vezzeggi , non solo da Dio non diverte nè il 
pensier , nè l’ azione , come dicesi degli altri vergi- 
ni^ ma inoltre cogUat quae Domini sunt: io ^quanto 
in terra supplisce agli stessi pensieri, e alle solleci- 
tudini stesse di Dio , ciò che non può dirsi che di 
lui solo. 

Dunque dimandovi come crediate , di questo fi- 
gliuolo suo e dovesse pensare, e dovesse esser sol- 
lecito il Signore ? Oh pensar cerio vi doveva con 
un amore ineffabile, oh essere ne doveva cerio sol- 
lecito con una predilezione infinita ! Verissimo , ascol- 
tatori. Eppur sembra, che deposte le viscere della 
pietà , per. lui prenda cure sole , e soli pensier di 
vendetta. Osservate un momento lui stesso. E quando 
fu mai , che segno non fosse a tutto il rigore della 
giustizia di Dio ? O lo mirate voi nascere , egli è 
esposto su dura paglia all’ inclemenza del del not- 
turno ^ o lo vedete voi crescere , egli è costretto in 
una officina alla durezza di un lavor giornaliero. 
Qui è cerco dalla crudeltà dei tiranni, là è scono- 
sciuto in un paese d’increduli^ sempre è ramingo, 
povero , perseguitato ; nè non ha spesso conforto , 
nè non ha talvolta nemmen ricovero. Io so che que- 
sto avveniva , o signori , perchè vestitosi di nostra 
Paneg. de' Santi Voi. II. 3 


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So S. GIUSEPPE 

carne avea le native sembianze sotto la forma na< 
scose di peccatore. Ma se perciò- imprese l’ eterno 
Padre a trattar lui come reo, a Giuseppe commise 
di lui trattare come figliuolo : nè già solo per ispon* 
taneo amor d’elezione, ma quasi per amor necessa- 
rio di padre; nè già solo per amore di padre umano, 
ma per amore che in alcun modo a quello supplisca 
di un padre Dio. Il qual però lo vesti delle pietose 
sue viscere , gli comunicò i suoi affetti dolcissimi , 
gli diede a sostenere le veci paterne dell’ amor suo. 

A Dio, miei cari, non si agguaglia creatura nes- 
suna: e chi noi vedo? Non si agguaglia in nessuno 
de’ suoi attributi: e chi noi sa? Pur io posso pen- 
sare che un uomo sia sollevato talora a far le parti 
della sua sapienza nel moltiplicar di consigli, come 
un Daniele ; della sua onnipotenza nel grandeggiar 
di prodigi , come un Mosè ; della sua giustizia nel 
fulminar di castighi , come un Elia ; ma non posso 

10 pensare, che un uomo sia sollevato a far le parti 
della pietà sua , del suo amore. Io vi' confesso che 
troppo alte mi sono impresse le idee di quel cuore, 
sovrano cuor pietosissimo , che non m’ è possibile 

11 trasportarle in altrui. E pure è vero, eh’ io que- 
sto cuor noi conosco , che da ciò che adopera coi 
peccatori , che da ciò che adopera con me medesi- 
mo. Or qual sarà dunque per Io figliuol suo ? per 
lo suo Unigenito ? E che per questo Unigenito , e 
che per questo figliuolo a Giuseppe commetta i pen- 
sieri, le sollecitudini, i più dolci sensi del suo affetto 
infinito ! Non basta. Che li commetta a Giuseppe , 
non per una qualunque comunicazióne graziosa; ma 
per una come sostituzion di , Dio padre ! Ancora 
più. Che li commetta a Giuseppe per una sostituzion 


ORAZIONE li. 5t 

di Dio padre da sostenersi a confronto di Dio ne> 
mico ! Oh qui è, miei Signori , dove mi pare , che 
egli trascenda la condizione comune di tutti gli uo> 
mini , e certo trascende i privilegi più rari di tutti 
i vergini. No di nessuno di lor non può dirsi, corno 
di lui : cogitai quce Domini sunt^ sollicitus est gucs 
Domini sunt: di lui potendosi dire in un vero sen< 
so : che né ad uomo quantunque immacolato qui 
in terra , nè ad Angiol nessun purissimo in cielo 
non puossi convenevolmente adattare ; e significa , 
che veste i pensieri propri di Dio, che nutre le pro- 
prie sollecitudini di Dio, le veci sostenendo dell’ amor 
paterno di Dio medesimo : cogitai quce Domini sunt, 
sollicitus est quce Domini sunt. 

Or io non aggiungo , che fu santo corpore et spi- 
rita, come dei celibi conchiude Paolo: e fu di ma- 
niera, che mai nel corpo non risentì solletico nessun 
di senso: nè non ebbe mai nello spirito nessun fan- 
tasma d’impurità. Ma come non esser cosi nel cor- 
po , e così nello spirito , se per l’ uno è divinamente 
pensoso, se è coll’altro divinamente sollecitb? cogi- 
tai quce Domini sunt, sollicitus est quce Domini sunt. 
Io dunque raccolgo il discorso, e dalla ammirazione 
di chi insieme congiunge e i ben compiuti carichi 
del matrimonio , e i privilegi più splendidi del ce- 
libato, già lo rivolgo all’utilità dei conjugati, e dei 
celibi nella seconda parte. ' 

Il matrimonio dai più che il contraggono si pensa 
uno stato di passatempo , quando è pur vero , che 
a molti pesi è soggetto, che domandano le nostre 
cure. Quello di provvedere per la famiglia , pare 
non gravi, che gli artigian poverelli e perchè è lor 
più difficile il raccor di che vivere, e perchè il poco 


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52 S. GIUSEPPE 

raccolto è loro più facile di scialacquare. E di ver 
quante volte in desolato ricovero piange intristita la 
moglie, con dattorno i figliuoli chiedenti pane, nel 
tempo , eh' eglino il sudato guadagno de' di feriali 
disperdon le feste o in una bettola, o in una tre- 
sca? Gran peccato , o signori , di cui l'umanità me- 
desima si risente! peccato però, che sebben più di 
rado, pur si commette da loro ancora, che per al- 
tro dei beni abbondano di fortuna. Por troppo avvi 
dei padri , che per trasporto di giuoco ; avvi delle 
madri pur troppo , che per ambizione di lusso , si 
pensano soli a se stessi, che non prendono guardia 
di lasciare a' figliuoli in retaggio e l'amara memoria 
degli aver che perdettero , e 1' obbligo insofferibii 
dei debiti che anche restano a soddisfare. Contut- 
tociù sia leggero ai benestanti il peso di provvedere; , 
non è lor certo leggero quello di ben vegghiare per 
la famiglia , da cui li dipartono i passatempi nello 
stato lor più frequenti, e le diurne visite, e le not- 
turne vigilie, e il genio insaziabile di divertirsi. In- 
tanto o diserti affatto i figliuoli , o certo non ben 
custoditi restano ribll' ignoranza delle massime del 
Vangelo , disconoscono i dettami dell’ uom sociale , 
gli obblighi non compiono di Cristiano , ai doveir 
non suppliscono di cittadino , e forse anche l’ in- 
nocenza perdono non più riparabile dei costumi. 

Miei Cristiani , non basta 1' aver dato ai figliuoli 
la nascita ; non basta il provvedere lor per la vita ; 
non basta nemmeno il vegghiare, perchè ben si col- 
tivino secondo il mondo : accipe puerum, dovete 
pensar voi stessi , che il Signor vi dicesse , quando 
vi fece contenti di alcun figliuolo : accipe puerum , 
et nutrì mihi; io questo figliuol ti dono sì ; ma tu 


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ORAZIONE IL . 53 

provvedi , che cresca nella mia fede ; ma tu vegghia , 
che conformisi alla mia legge , ad altra condizion 
non lo dono: accìpe puerum, et nutrì mihi. Ohimè! 
che a niente di ciò non pensano *i più che aggiun- 
gonsi in matrimonio. Pensano o ad appagare un 
capriccio , o a profittare di un lucro ^ e di un sa- 
cramento, che grande chiamasi nella Chiesa, se ne 
fanno o uno sfogo brutal di passione, o un contratto 
vii d’ interesse. Or Iddio come parte non ha nes- 
suna nelle lor nozze, cosi non si prende pensier nes- 
sun di benedirle \ e sì lascia i mal venturati , che 
sono contenti nell’ apparenza al di fuori per civiltà 
di commercio^ ma che si rodon davvero al di den- 
tro per dispetto del loro vincolo. Diversità d’ incli- 
nazioni , stravaganze d’ idee , volubilità di consigli , 
diffidenze , antipatie , dissapori , ne’ quali non pos- 
sono sperare un Angelo, che li conforti; ma temere 
piuttosto non forse si avvengano al mal demonio , 
che dietro all’ appetito ed al senso là li travii , dove 
per sollevare il lor crociamento più veramente rac- 
crescano il lor danno. O felice Giuseppe , che al ma- 
trimonio chiamato solo da Dio, dall’eccellenza tratto 
sol di Maria, e dispostovisi colla santità di se stesso, 
non lasciò di aver presto il soccorso nelle afflizioni , 
che non effetto del suo disordine, ma condizione 
erano del suo stato! E in queste afflizioni, o miei 
signori , le virtù da lui praticate , la piacevolezza , 
il rispetto , la considerazion , là prudenza , il con- 
siglio non è mai che a buon fin non riescano di 
concordia. Io so, che non puossi aspettar più, che 
insieme congiungansi due persone, come desse erano, 
si irreprensibili ; ma puossi ben aspettar , voi sap- 
piatelo, che questa condotta versi talor balsamo di 


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54 s. GIUSEPPE 

conforto, die nell’uno de’ due consorti qualche piaga 
rimargini di difetto. Infine non v’ ha altro mezzo 
per sostenere i pesi del matrimonio, e se di questo 
non s’usi cristianamente, ben forse parecchi il san- 
no , che divengono insopportabili. 

Ma s’è cosi, dicéan gli Apostoli al lor maestro, 
meglio ci torna di restar celibi: si ita est causa cum 
uxorO) melius est non nubere. E voi, che a questo 
partito già non v’appigliaste, avete voi in Giusep- 
pe di che imitare: io dico la virginale modestia, io 
dico la sollecita circospezione, e l’intrattenersi con 
il Signore, e l’occuparsi delle sue massime, e il 
dimandare i suoi lumi, e l’amare i suoi esercizii. 
Miei fedeli! quell’ errar di continuo qual ape d’in- 
torno ai. fiori, non è mai, dice il Salmista, che 
poi non torni in un ardere come fuoco dentro le 
spine: circwndederunt quasi apes^ exarserunt sicut 
ignis in spinis. E voi lo sapete, i quai d^l vedere 
d’intorno altrui, che alcuni susurrano quasi api al- 
l’orecchio, e prendon le volte, e cominciano a far 
dei cerchi, ve n’avvisate l’un l’altro^ e siete usi a 
dire, che tra poco si desteran degli incendi!: cir- 
cumdederunt quasi apes ; acvete ragione^ no non falli 
il soggiungere: exarserunt sicut ignis in spinisi op-, 
pur come dice il profeta : quasi in stipula ariditate 
p/ena.* quasi paglia che se lunga stagion si serbi, 
più sente l’ arido secco ^ e sì di se stessa divampa 
vicina al fuoco. Io voglio con ciò sigaiOcare, o miei 
cari , che mal l’ integrità si custodisce di celibe in 
grembo agli- ozii molli, e con accanto gli accorti 
pensieri , e i dolci genii , e i delicati costumi del 
vivere d’oggi giorno. Già non io pretendo di niente 
detrarre all’ opinion buona d’ altrui ma dico si, che 


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ORAZIONE U. 55 

unica e sola si fu quella donna, che fomite nou 
senti della colpa, e in ogni suo atto invaghiva del- 
l'onestà. Il farsi con lei più puro ,fn sorte sol con- 
ceduta a Giuseppe che avea a godere i privilegi 
tutti di vergine, e a sostenere tutti gl'incarichi di 
conjugato. Oh egli a noi, che in questo giorno ci 
rallegriamo di si rara ventura sua, a noi conceda 
egli , che bene possiamo a quegli incarichi soddis> 
fare, se siam conjugati^ che bene possiamo di quei 
privilegi partecipare, se siamo celibi^ e così sia. 


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56 

ORAZIONE III. 

d'i 

ANTOxN MARIA SALVINI 

ACCADEMICO DELLA CRUSCA. 


accia pare ogni dimostrazione di duolo che a 
questo penitente tempo convenga, chè solo in que» 
sta festevol sera son propri canti di giubbilo, inni 
di gioia , lieto ed ossequioso ragionamento da offe* 
rirsi al nostro gran patriarca Giuseppe. A questo 
io con gioiosa franchezza m’accingo, sicuro che a 
voi , divoti fratelli che sotto l’ Insegne di Giuseppe 
pellegrino , al servigio di Dio militate , esercitando 
con tanta edificazione e della città e del mondo , 
gli atti della santa , della bella cristiana ospitalità , 
comunque io dica, pel condimento che la vostra di- 
vozione vi aggiugnerà', il mio dire vi sarà fruttuo- 
so, vi sarà caro. Tu, o gran Giuseppe , sposo della 
Genitrice di Dio , argomento festevole del mio ra- 
gionare, tu avviva la lingua mia, tu dà lena e polso 
alle mie parole , le quali accolte dalla pietà di chi 
m’ascolta, vengano a possedere quella virtù e quella 
forza che, come uscite da me, non possederebbero. 


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ORAZIONE III. 57 

mentre io sono , non dirò per mostrarti , ma per so- 
lamente ricordarti, alle divote menti di tutti questi 
nobilissimi ascoltanti, uno de' Santi maggiori e de' più 
innanzi nella corte di Paradiso. Tre saranno i nuo- 
tivi del mio discorso , tutti grandi , tutti ammirabi- 
li ^ il primo , l' essere stato domestico e famigliare 
d'un Dio^ il secondo, sposo d'una Vergine^ inter- 
zo, riputato padre di un Dio. 

Che grazia fu quella di Giuseppe, a cui fu per 
alto privilegio conceduto, siccome dice san Bernar- 
do , che quello che tanti re , tanti profeti desidera- 
rono di vedere e non videro , bramarono d' udire 
e non udirono, non solo potè vedere ed udire, ma 
ancora portare , accompagnare , abbracciare , bacia- 
re , nodrire e custodire? Veramente si mostrò' egli 
della famiglia di David e da stirpe reale disceso , 
nobile di generazione , ma più nobile d' intelletto , 
figliuolo di David , cui , qual novello David , Iddio 
trovò essere secondo il suo cuore , uomo fatto al 
gusto di Dio , al quale egli potesse comme^ere il 
sagratissimo arcano del cuore suo , al quale , come 
a un altro David, l' occulte cose della sua sapienza 
manifestasse. Adunque Giuseppe ebbe in consegna 
il gran tesoro d' eternità ^ 1 ' espettazione de' popoli , 
il desiderio de’ patriarchi e de’ profeti , toccò a lui 
la lieta ventura di giungere a possedere. La santità 
è un' amicizia dell'uomo con Dio. Or chi participò 
in maggior copia di questa amicizia? mentre egli 
il vide visibile, e conversò alla dimestica col Verbo 
carne , fu compagno - delle fatiche , de' disagi , degli 
stenti , delle fughe , delle pellegrinazioni disastrose. 
Lo rimirò nascente, l’accompagnò fuggitivo, lo ri- 
cercò smarrito ; crd>l>e , in somma , egli , e fu «hii 
Paneg. d*' Santi Voi. IL ì* 


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58 S. GIUSEPPE 

Giuseppe sotto il' medesimo tetto allevato. Che se 

10 stare accosto ad nua persona, e il sovente trat- 
tare con quella ci fa prendere insensibilmente de' suoi 
costumi , siccome chi cammina al sole , ancorché 
ad altro intenda , pure , non avvedendosene , s’ in- 
fuoca e tinge , così dalla stretta conversazione con 
Gesù e dal consorzio divino , quanto di grazia , 
cpianto di santità è credibile che il nostro Giuseppe 
acquistasse ? Una donna di Samaria , come sta re- 
gistrato nel sacrosanto Vangelo , nell’ avvenirsi in 
Gesù , e nel discorrere con esso , tocca dalla forza 
delle vive parole, con bel fervore sente cangiarsi in 
un subito il cuore nel petto , e di femmina pecca- 
trice diventa santa ^ c il passare solo del Signore , 

11 gettare un guardo o una parola fa santi. Di quella 
sovraumana c maravigliosa virtù che da lui usciva, 
Giuseppe ne ricevè la parte grandissima che dome- 
sticamente conversollo. Lascio qui a voi , ferventi 
meditativi , il penetrare colla veduta della pietà in 
quella divinissima casa, e il figurare che discorsi di 
Paradiso doveano esser quelli che in essa si facevan, 
che maniere celesti quelle che quivi in una così santa 
familiarità si praticavano. Quando la divina parola 
dà a Giuseppe il titolo di giusto , epilogò tutte le 
perfezioni , essendo la giustizia comprensivamente 
tutte le virtù ; lo dichiarò somigliantissimo a Dio , 
che è re di giustizia; e se la somiglianza cagiona 
l’amore, .specchiandosi l’amico nell’altro, come in 
un altro sè, c compiacendosi di vedere una imma- 
gine che lo somigli e l’ appropri , dubitare non si 
puotc che grandissimi non fossero gl’ incendi del- 
l' amore di Dio verso Giuseppe, fiore di virtù e di 
castità che tanto piace a Dio , il più odoroso , il 


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ORAZIONE m. % 

più vagO) e a guisa di reai giglio il più eccelso e 
sublime che dal nobil ceppo di lesse mai germoglias- 
se. E come tale fu eletto per compagno dell’ Àncilla. 
del Signore , della regina de’ cieli , e per vergine 
sposo d’ una vergine madre e figliuola del suo fi- 
gliuolo. Permesse Iddio , che la delicatezza del suo 
candore verginale fosse ingombrata da qualche nube 
di confusione , per fare maggiormente con questa 
prova affinare la virtù del Santo, e consolarlo final- 
mente colle ambasciate degli Spiriti i suoi più cari, 
de’ messaggieri di paradiso, che gli rivelarono i sa- 
' orati misteri delle nozze virginali, nelle quali divenne 
una verghe partmritrice d’un Dio, e tutta fu opera 
del Santo Spirito , che colla luce e colla pienezza 
della virtù dell’ Altissimo l’ adombrò. L’ essere sposo, 
d’ una Vergine lo costituisce padre putativo d’ un 
Dio ^ ed eccmni al terzo punto da me proposto. La 
Vergine adunque , essendo veramente madre , Giu-^ 
seppe apparentemente padre, fu egli del gran con- 
siglio, come dice S. Bernardo, coadiutore lealissimo. 
Fu istrumento e mezzo che Iddio umanato per no- 
stra salute, oltre al dirsi figliuolo di Dio, si confessi 
ancora e si creda figliuolo dell’ uomo , cooperando 
così Giuseppe al gran mistero dell’Incarnazione, sul 
qual fondamento, fermo qual salda pietra, è stabi- 
lita r eterna verità di nostra fede. L’ eterno Padre 
col generare la ragione del suo intendimento , la 
parola scolpita al didentro dall’ intender sè stesso , 
il Verbo, in somma, di cui la generazione non può. 
da umano intelletto comprendersi , nè narrarsi da 
lingua mortale; questo Padre , dai secoli eterni ge- 
nerò il Figliuolo a sè coeguale e coeterno. Giuseppe* 
padre terreno, non vero, ma creduto pache, fu^ 




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6o S. GIUSEPPE 

per così dire , all’ altro padre celeste sottegaale e 
subalterno. Ebbe con esso comune il caro nome , 
sostenne una sì cara e così congiunta figura, fu in 
credito di padre. E questo stesso credito , questa 
stessa apparenza che capitale ha di meriti! Quanta 
Eustanza , quanta realtà ha di gloria ! Gl’ imperadori 
romani, ne’ quali era venuta tutta l’autorità del se* 
nato, la maestà del popolo, tutta la forza e dignità 
di quella famosa repubblica , tuttavia per mantenere 
un’ ombra dell’ antico governo , e un vestigio rap- 
presentativo di quella signoria, lasciavano, secoudo 
1’ usato stile , intitolare gli anni dai consoli che di 
mano in mano erano eletti, e più volte essi mede- 
simi ammantandosi di tal dignità , 1’ accomunavano 
colle private persone, scelto tra i suoi sudditi al- 
cuno che insieme coll’ imperadore godesse la conso- 
lare preminenza. Questo particolare uomo , si può 
dire che al consolato solamente prestasse il nome, 
ma 1’ attuale reggimento era presso l’ imperadore : 
pure da quella compagnia e consorteria d’ ufficio ne 
risultava a esso suddito un non so che di grande, 
di splendido e di magnifico, mentre egli veniva ad 
essere ccdlega del suo sovrano , console compagno 
d’un imperadore. Ora l’antico de’ giorni, l’altissimo 
Iddio , vero imperadore dell’ universo , manda un 
suo figliuolo in terra per annunziare il regno suo , 
e per invitare le nazioni ad ai’rolarsi per cittadine 
di quello, e militare a’ suoi servigi. In questa- dispo- 
sizione e in questo governo divino , essendo egli il 
sovrano e unico re che noif comporta altri compa- 
gni , poiché egli è solo Iddio , e ninno è oltre a 
lui, sceglie tra gli uomini uno per essergli consor- 
te nel patrio nome, e nella paterna potestà, suo 


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ORAZIONE III. 6i 

rappresentante qui in terra, Io riveste della dignità 
di padre , e ne fa a lui portare la bella , la santa , 

Y autorevole somiglianza. Come non diremo noi , 
che il suddito favorito in questa alta maniera , al 
principe della gloria si pareggiasse? tanto più che 
il figliuolo suo medesimo, figura e splendore, come 
Io chiama san Paolo , della sostanza dell’ eterno Pa* 
dre, era a Giuseppe, mentre egli abitò tra noi fatto 
carne, era, dico, a Giuseppe, siccome alla madre, 
realmente e per volontà suddito, subordinato e sog- 
getto. Et erat subditus illisj scrisse santo Luca. Che 
se Iddio l’ avesse solamente scelto per custode e per 
aio del suo figliuolo a lui consustanziale, questo solo 
pregio stato sarebbe bastevolissimo a dichiararlo pel 
maggiore amico e confidente eh’ egli avesse nella sua 
corte , e in conseguenza pel maggior santo ; ma il 
degnarlo d’ un tanto onore eh’ ei fusse tenuto per 
padre , e donargli conseguentemente quel titolo , che 
a lui per essenza unicamente conviensi , e di cui 
egli ( lasciatemi dir così , benché il mio parlare sem- 
brerà ardito) di cui egli doveva essere infinitamente 
geloso , non è questa una tenerezza d’ affetto del 
cuor di Dio , una finezza d’ amore , una parzialità 
di confidenza e di grazia che il solleva a quel grado 
ove potesse mai uomo mortale aspirare ? Giuseppe 
nella santa lingua s’interpetra Accresciuto, Àrruoto 
ed Aggiunto. Oh grande , oh prezioso , oh venera- 
bile ed augusto nome! Padre aggiunto non per diritto 
di sangue, ma per privilegio di grazia, non per ne- 
cessità di natura , ma per dispensazione d’ onore , 
per un marco di gloria. Nè questo onore, come ho 
detto, fu vano ed ozioso, non fu dignità di titolo, 
solamente , ma ebbe la sustanza del possesso , la 


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6a S. GIUSEPPE 

realtà del maneggio, la potestà dell’ ufficio , che per- 
ciò dal Salvatore per noi alla forma di servo abbas- 
sato, fu riguardato come maggiore, e, come padre, 
servito , onorato ed amato. Gli altri santi furono 
servi , ora sono amici di Dio. A Giuseppe Iddio me- 
desimo fu servo , che P ebbe per balio , per vicario 
e luogotenente del Padre suo, che sta ne’ cieli: quel 
eh’ è proprio dell’ umana fievolezza , mancò in Giu- 
seppe, per esser padre ^ ma l’autorità (il ridico pur 
volentieri) l’autorità, il ministero e l’effetto fu ve- 
ramente di padre. Mancò in lui quel segreto di no- 
stra vergogna , per cui l’ umana fralezza caduca 
negl’ individui , con successivo ristoro , provvede al- 
l’ immortalità della stirpe : ma gli saprabbondò il 
segreto degli eterni misteri , i quali furono ad esso , 
dagli angioli divenuti suoi famigliari e dalla dottrina 
di Gesù fancinllo, confonditricc de’ più savi dottori 
della legge , pienamente discoperti e disvelati. Me- 
ritamente adunque per confessare egli di continua 
la divinità e 1’ umanità del Messia conversante fa- 
migliarmente con esso , tra’ confessori s’ annovera , 
che avendo confessato Cristo , sono candidati del 
martirio. E martire ancora di carità fu Giuseppe , 
mentre la povera nascita del Salvatore , la stentata 
vita , la fuga in Egitto per la persecuzione d' Ero- 
de , il ricovero in Nazarette , città di Galilea , per 
ischivare la Giudea, ove regnava Archelao, succes- 
sore ed erede della crudeltà e della perfidia d’ Ero- 
de , tutte queste cose furono al cuor di Giuseppe ^ 
penante con Gesù e per Gesù, un acerbo martirio. 
'Alla purità di vergine, ch’egli ha comune con al- 
tri, innestò il pregio di sposo, di cui egli ebbe so- 
lamente la fede , la lealtà , 1’ onoranza , facendosi 


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ORAZIONE III. 63 

egli colla Vergine non già una sola carne, ma un 
solo spirito. Oh misteriosa , o sublime , o divinis- 
sima congiunzione ! Grande fu il posto e riguarde- 
volissimo che nella corte d'Egitto, figura del nostro, 
ottenne P antico Giuseppe , che per 1' autorità del 
comando e per la grazia, in cui fioriva appresso quel 
re , fu detto lo dio di Faraone. Giuseppe santissi- 
mo , in guanto padre , non fu egli in certo modo 
Iddio dei medesimo Iddio? Certamente egli da' suoi 
cenni pendeva, lui ubbidiva, nelle sue braccia', come 
in porto di consolazione, si ricoverava, in tutti gli 
atti suoi , in ogni suo reggimento , gesto e con- 
tenenza si dimostrava di lui minore. Qnal grazia 
adunque chiederemo noi , con convenienza di pre- 
ghiera e con sincerità di fede , a Giuseppe , che egli 
non possa dal suo reputato figliuolo ottenere? Egli 
lo riverì, 1’ amò , '1' ubbidì in terra, come padre. 

E perciocché egli è Iddio , e non si muta , segue 
ancora nell’eternità sopra ogni altro santo a rive- 
rirlo, ad amarlo, e a piegare ancora la divina mi- 
sericordia all’ autorevoli sue intercessioni. Che ^e i 
santi si pregano c s' interpongono appresso Iddio , 
in quanto amici di Dio^ quale amicizia potrà com- 
pararsi con quella che l'ubbidiente figlinolo contrae 
c stringe col padre suo ? Amicizia conciliata dalla 
carità e dalla dolcezza del nome, amicizia anteriore 
a tutte , confermata dall’ uso , conglutinata da’ be- 
nefizi , e , quel eh’ ò più , sanliGcata dal giudicio di 
Dio , che sopra gli altri uomini tutti lo scelse , e 
lo qualificò per padre e Signore del Messia suo fi- 
gliuolo? sum Joseph f fu voce d’un tuono cosi 
gagliardo , che scoppiando dall’ amoroso petto del- 
l’ antico Giuseppe figliuolo di Giacobbe , aprì qual ' 


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64 s. GIUSEPPE 

piacevole fulmine di carità i petti de’ suoi fratelli , 
gli snodò , gl’ intenerì. Questa medesima voce in- 
tuona all’ orecchie di Gesù glorificato, che, sposato 
r essere divino coll’ umana carne , venne ad essere 
suo e nostro fratello, l’anima beata del suo creduto 
padre , e sotto cpiesto bel nome da lui in questo 
mondo presenzialmente onorato, e sotto questo me- 
desimo nome riguardato e favorito nel cielo; Ego 
sum Joseph. Come non volete che egli preceda agli 
altri suoi fratelli di gloria , compagni di beatitudi- 
ne, santi tutti del paradiso? E che la sua voce già 
nota al suo figliuolo non possegga una gran forza, 
e particolare per muoverlo ? A te dunque ricorre- 
remo con pienezza di fiducia in ogni nostro biso- 
gno, o gran dimestico e famigliare di Dio, o sposo 
di Maria , o padre reputato di Gesù , e per tutti 
questi capi grande amico di Dio ^ e se la tua ri- 
splendentissima ed eminente santità è stata da me 
colle mie lodi oscurata ed abbassata , tu colla tua 
grazia adempì i miei difetti , e con occhio benigno 
un nmil tuo servo riguarda, insieme con tutta que- 
sta fratellanza, e al nome tuo divoti ssima audieuza. 


65 

ORAZIONE IV. 

dell’ abate 

FRANCESCO VETTORI 

MANTOVANO. 


Qui custos est Domini sui glorìficabitur. 
Ne’ Pbov. al CAP. 27. 


Due son le fonti purissime, a cui si attingono 
dai sacri encomiatori comunemente le lodi più 
singolari degli eroi rinomati per santità : io vo> 
glio dire le dolci benedizioni, onde il Signore si 
piacque di prevenirli, e la preziosa corona, che si 
acquistarono con l’esercizio e col merito delle virtù. 
Àmendue traggon dai ciclo la vera origine ^ ma 
quella versa soltanto la piena delle divine miseri- 
cordie, e questa gitta una vena della creata' e li- 
bera corrispondenza : l’ una s’ ingrossa coi doni 
sopraccelesti , e l’altra con la docile fedeltà umana. 
La prima spande l’ estrinseche prerogative del com- 
meudevol soggetto , la seconda le intrinseche qua- 
lità. Ora sul farmi a tessere un degno serto di 


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CG S. GIUSEPPE 

esimie laudi all’ inclito Patriarca , Sposo di Maria 
Vergine, nutricatore, custode, e per effetto, per 
nome , per assistenza Padre di Gesucristo , al glo- 
rioso cd amabile S. Giuseppe , parmi , che le due 
fonti rammemorate in due Gumi si allarghino sì 
gonG e pieni d’ acque soprabbondanti , che scam- 
bio di sospignerla a miglior corso, più tosto nel 
procinto di cominciarlo la facondia sgomentino del* 
l’oratore. E in verità se considero i privilegi, questi 
di tanto soverchiano i compartiti agii altri Santi , 
quanto si dee stimare, che sopra il grado di servi, 
di favoriti , di amici del Signore comune a tutti 
oltramisura s’innalzi la condizion di Giuseppe, che 
troppo più 'strettamente congiunto al Verbo incar- 
nato appartiene ad un ordine proprio e distinto. 
Se d' altra parte mi volgo a contemplare 1’ eroiche 
virtù sceltissime , che 'in vita ne formarono la san- 
tità ^ gli ardui cimenti, a cui furono sperimentate, 
a me le presentano innanzi molte di numero, di 
qualità pregiatissime, squisite, e impareggiabili di 
perfezione. In un soggetto d’ampiezza tanto eccedente 
gli ordinar] conGni e di si inaccessibile sublimità 
come potrò promettermi di soddisfare con nn tribu- 
to di laudi non dispregievole all’ossequioso e divoto 
culto, che ormai tntto il mondo cattolico rende a 
Giuseppe, alla letizia di questo giorno solenne, alla 
vostra ^giustissima espettazione ? Un sol partito, o 
Signori , alle mie forze meno sproporzionato ora 
mi corre per l’animo, a cui, se il consentite, vo- 
glio appigliarmi. Io fo pensier di proporvi un assai 
bella quistione , lasciando al discretissimo giudizio 
vostro il vauto di deciderla ed il piacere. Questa 
si è, se Giuseppe stimar si debba più glorioso e 


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ORAZIONE IV. 67 

ammirabile per quei doni, che di fregio servirono 
e di corredo, o veramente per le virtù, che diedero 
la forma e I’ essere alla soprerainente sua santità. 
Più breve ancora: se i ricevuti favori, o gli acqui- 
stati meriti abbiano in lui ragiono di riscuotere i 
primi applausi. Così Giuseppe al di sopra degli altri 
santi gareggierà seco stesso , e o più felice , ’o più 
prode eh’ egli si reputi , e la vittoria , e la perdita 
a lui sarà egualmente onorevole e ti’ionfale : qui 
custos est Domini sui gloryicabitur, 

I privilegi e i favori , che dal reale Profeta be- 
nedizioni si chiamano di dolcezza, onde il 3>gQOi'e 
con provida beneficenza suol prevenire i servi suoi 
prediletti , a questi due si riducono facilmente : al 
ministei'O dir voglio , al quale ei li destina , e ai 
doni lor compartiti per degnamente adempiere il 
ministero. Or non fu egli forse da Dio per l’ un ri- 
guardo e per l’altro il Patriarca Giuseppe contrad- 
distinto? E quanto al primo, fissate pure lo sguardo 
nel doppio eccelso carico già destinatogli, e poi se 
potete, negatemi , che questo non solamente abbrac- 
cia tutti e raccoglie i ministeri, che sono divisi agli 
altri , ma in eccellenza li supera di gran lunga. 
Voi lo vedete infra mille Irascelto ad essere vero 
Sposo e legittimo dèlia gran Madre di Dio \ prede- 
stinato a chiamarsi , e davvantaggio ad essere per 
uffizio , e per amore Padre di Gesucristo. Due di- 
gnità di pregio tanto eccedente ogni stima creata, 
di tale altezza e incomprensibile tanto , che nel 
considerarle tutti vacillano i più robusti intelletti 
dei santi Padri. Sognò l’ ebreo giovinetto , che a’ 
piedi suoi la luna , il sole , e tra 1’ altre del elei 
sereno undici stelle piegavansi per adorarlo. Ma nel 


( 


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68 S. GIUSEPPE 

secondo Giuseppe non fu altrimenti sogno, fu veri- 
tà, che la mistica luna, cioè Maria, si recasse a 
dovere l’ averlo sempre in riverenza di Sposo , e 
che il vero sol di giustizia , cioè Gesù , per umiltà 
si eleggesse di star a lui soggetto , siccome a Padre. 
I santi poi, che al dire di Daniele nel Grmamento 
risplendono quasi steUce in perpetuas cptemitates ^ 
nelle diverse classi distribuiti, che nell’undici stelle 
son figurati , tutti si abbassano al grado che lo di- 
stingue, ed a Giuseppe concedono la preminenza. 
E qual di loro per dignità ed eccellenza di mini- 
stero potrebbe a lui contendere i primi onori? Forse 
gli apostoli ? Ma chi può darsi vanto, come Giu- 
seppe, di avere prima d’ogn’ altro mostrato al mondo 
il divino riparatore, di aver portato in Egitto, no 
il solo nome, ma la persona di Cristo, non la leg- 
ge, ma il vero legislatore , di aver colà sparsi a 
terra e fracassati gl’idoli, non con l’annunzio, ma 
con l’autore medesimo del Vangelo? Forse i profe- 
ti? Ma quando ad alcuno di loro più ossequiosi gli 
Angioli stessi dell’ ordine più sublime si pregiaron 
d’ accendere e di portare innanzi quasi la fiaccola 
tra le oscure caligini dell’avvenire? Se tanto più sin- 
golare vien riputato il dono di profezìa quanto son 
più recondite e più importanti fé cognizion rivelate, 
chi può agguagliarsi a Giuseppe, che non pur seppe 
il mistero nascosto al secolo, ma nell’eseguimento della 
grand’opera, che fu l’incarnazione del divin Verbo, 
ebbe in senso verissimo anch’egli parte? Forse i 
dottori? Ma chi potè far tesoro nella sua mente di 
ogni dottrina celeste al par di lui , ehe con vinco- 
lo indissolubile era unito alla sede della sapienza, 
anzi a’ suoi cenni vedeva la sapienza medesima 


ORAZIONE IV. 69 

subordinata? Saranno forse i martiri ? Ma qual di 
loro con pari fortezza d' animo , o in circostauze 
che reggano al paragone, per Gesù espose a tanti ri- 
schi la vita, sostenne affanni, timori, viaggi, ed esilj 
della morte medesima più tormentosi ? Saran gli ana- 
coreti? Ma questi solo usavano contemplando si può 
dire per specidum, et in cenigmate^ Giuseppe trat- 
tenevasi Jàcie ad faciem con quei due personaggi 
continuamente, che in cielo son la delizia dei com- 
prensori. Verranno forse i vergini a competenza ? 
Ma qual di lor dedicando con voto di perpetua 
verginità ^immacolato talamo delle sue nozze mostrò 
fiorito un giglio di tal candore , che meritasse di 
essere congiuntamente intrecciato col giglio illibatis- 
simo di Maria ? Qual d’ essi avrebbe potuto come 
Giuseppe render tranquilla e sicura una donzella sì 
timida e dell’ intatto suo fiore gelosa tanto , che 
impaurita turbossi alia veduta di un angiolo in forma 
umana? Sebben che accade, 0 Signori, che ad una 
ad una si mettano a confronto le divisioni fatte da ' 
un solo spirito agli altri santi? Solo, che innanzi 
si rechino queste due dignità: Sposo della gran Ver- 
gine Madre di Dio, Vice-Padre e custode dell’Uomo 
Dio, per poco che si osservi l’inarrivabile sublimità 
degli oggetti, intorno a cui si debbono esercitare, 
già gli altri ministeri tutti assegnati al rimanente 
dei santi vinti dan luogo , come dagli occhi nostri 
fuggon le stelle all’ apparire del sole sull’Orizzonte. 
Scritto era in cielo, che il divin Verbo s’ incarnas- 
se di Madre Vergine. Inoltre conveniva per ogni 
modo , che 1’ ineffabil mistero del suo concepi- 
mento fosse celato ad ogni guardo profiino, e per 
infino al principe delle tenebre. Quindi a salvare la 


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70 S. GIUSEPPE 

buona riputazione d’una tal Madre, e l’onore di 
un tal Figliuolo era richiesto, che in vero conjugal 
nodo Maria dovesse stringersi con uno sposo , il 
quale a guisa di sacro velo ascondesse il vivo taber- 
nacolo deirAltissirao. Or chi tra i personaggi di tutti 
i secoli sarà l’ eletto da Dio , electus ex mitlibiis , ad 
avere mediante lo sposalizio un dominio legittimo 
sulla Regina universale del mondo costituita in un 
ordine superiore a tutte quante le semplici creature? 
"Chi sarà il Cherubino , che vegli alla custodia di 
un Paradiso per segnalati ed unici frutti di grazia 
senza comparazione più delizioso , che non fu il 
primo soggiorno dell’ uom creato ? Chi porterà tra 
gli uomini il raro vanto di essere ajutatore di Dio 
nel gran consiglio e nell’ opera sua più stupenda ? 
Chi nella temporale generazione del Verbo a*Tà 
l’unica parte, che tutta e sola aver possa una eroica 
fedeltà in conservare il deposito a lui commesso ? 
Non altri che Giuseppe perciò salito a tanta ele- 
vatezza di condizione , che a volerla raggiungere 
con parole troppo scarsi riescono gl’ingrandimenti, 
difettose le iperboli , affatto vana ed inutile ogni 
eloquenza. A ragion dunque possiam deporre ancor 
la spei’auza di ragionar degnamente , e di formarci 
pensando la giusta idea dell’ altro uffizio di Padre, 
benché di nome c per appropiazione, di Gesucristo. 
Non vi cadesse nell’ animo , che un s'i gran nome 
fosse in Giuseppe una pompa di ambita gloria, un’ 
ombra vana, un titolo senza soggetto. S’ egli non 
fu , nò possibil era che fosse padre di Cristo nel- 
r ordine della natura, il fu però nell’ ordine della 
grazia. Per tale fu appellato dai Vangelisti^ per tale 
fu dalla vera Madre onorato , da Gesù stesso per 


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ORAZIONE IV. 71 

tale fo riverito. Non soliun Patris nomen habitit , 
cosi il Damasceno, sed rem sìgnificatam. Non ebbe 
già il solo nome, ma ben anche la cosa significata, 
per quanto un uomo poteva parteciparne. Poteva 
certo ad un uomo comunicarsi autorità, providen- • 
za, tenerezza patema verso Gesù: Giuseppe l’ebbe, 
e se a detta di S. Bernardo umiltà fu senza esem* 
pio, che Dio al comando di un uomo si assogget- 
tasse: quod Deus homìni obtemperet, humilitas sine 
exempto ; -che un uomo a Dio comandasse fu altez- 
za di ministero , in cui tra i santi Giuseppe lion 
ha compagno: quod Deo homo prcBcipiaty sublimitas 
sine socio. Sublimitas sine socio ^ eh’ egli di fatto 
eserciti la podestà sopra il divino Unigenito a lui 
dài Padre celeste comunicata, che lo possegga qual 
cosa di suo diritto, che l’abbia ai suoi voleri pronto 
e ubbidiente, e ch’egli possa disporre della sua sa- 
cratissima umanità. Sublimitas sàie socio , eh’ egli 
con paternale provida cura pigli a suo dolce carico 
l’allevarlo, che i necessarj alimenti gli somministri, 
che vegli sempre a difenderlo e custodirlo. Subli- 
mitas sine socio 3 che lo Spirilo Santo come prin- 
cipio, che la Vergine Sposa quàl mezzo altissimo, 
che Gesù tutto insieme come principio e motivo ed 
oggetto nel cuor gli accendano fiamme d’amore si 
tenero, sì sviscerato al divin pegno vestito d’umana 
spoglia, che in paragone quello , che ai genitori dalla 
natura è ispirato , perde sue prove. Dopo un esal- 
tamento di questa sorte, di poca 0 niuna stima son 
per Giuseppe l’antichità e gentilezza di sua prosa- 
pia , la nobiltà del purissimo , che per le vene gli 
scorre, sangue Davidico, l'indubitata e chiarissima 
sua discendenza dai monarchi, dai principi, dai 


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7a S. GIUSEPPE 

l^ofeti, dai patriarchi , e dai giusti più celebrati 
del popolo d’israello. Cotesti pregi di nascita che 
mai son essi rispetto ai doni squisiti d'ogni manie- 
ra j che in lui profuse l’Altissimo , corrispondenti al- 
r altezza del ministero? Non entrerò qui a discutere 
quanto fondata e probabile sia l’ opinione di chi 
stimò Giuseppe santificato nell’ utero della madre , 
quasi volesse la grazia coi suoi tesori abbondevoli 
anticiparsi il possesso d’ un’ anima, alla cui guardia 
dovevari confidare il vivo erario inesausto, in quo 
sunt omnes tbesauri sapientÙB^ et scentice Dei. La- 
scerò ad altri il dimostrar, che dovuto fosse al suo 
stato il privilegio di essere trionfante senza battaglia, 
di andar esente in ogni tempo dal natio fomite della 
concupiscenza. Divotamente s’ingegnino altri spie- 
gando un’ampia suppellettile di dottrina a compro- 
var verislmile, ch’egli con l’interiore vista dell’anima 
alcuna volta godesse dell^ manifestata divina essen- 
za. Io non ho punto mestieri di andar vagando per 
oscuro sentiero con piè dubbioso. E di qual fatta 
consiglio sarebbe il mio, se andar’ volessi in cerca 
d’ incerti doni, quando mi soprabbondauo gl’incon- 
trastabili? Per non entrare in un pelago senza lido 
accennerò quei che sogliono d’ un’ insolita luce ferir 
più gli occhi ^ siccome è a dire potenza di far mi- 
racoli, rari lumi c consigli di sovrumana pruden- 
za, rivelazioni, estasi, rapimenti, copia di celestiali 
consolazioni. E non fu forse Giuseppe arricchito e 
fregiato di questi doni in grado eminentissimo e 
singolare?' Qual più stupenda potenza di far mira- 
coli , che in un sol nodo unire mirabilmente tene- 
rezza di sposo e meriti di solitario , cura paterna 
e intatti gigli d’ angelica pmùtà ? Non fu prodigio 


'Diyi: . ■ ^ Googic 




ORAZIONE IV. 73 

stranissimo, che le sollecitudini conjogali, che pure 
al dir dell’Apostolo dividono lo spirito e ritardano 
agli altri la perfezione, per lui si trasformassero in 
mezzi acconci, e stimoli di santità? Quanto accer- 
tata e superiore alle regole d’ accorgimento umano 
fu la prudenza del suo sacro governo, se egli era 
capo, e padre d’una famiglia, la cui conservazione 
traeva seco 1 ’ aspettata salute di un mondo intero ? 
Quai segreti potevano essere ascosi a chi doveva 
per consiglio di provvidenza antivenire i pericoli , 
prevedere i bisogni, disporre quando la fuga, quan- 
do il ritorno , e nelle più difficili circostanze assi- 
curare i depositi a lui fidati? Perché mi si vorranno 
qui ricordare gli anticipati saggi del Paradiso , di 
che degnate furono alcuna volta per via di lumi e 
visibili apparizioni certe bennate anime predilette? 
Perchè ridurmi alla mente o il vecchio Simeone, 
che tra le braccia tenendo la vera vita alia morte 
rimprovera la sua lentezza, o il profeta ed apostolo 
S. Giovanni, che posa il capo sul petto del Reden- 
tore , o il dottor delle genti rapito al terzo cielo 
per veder cose , in cui non può affissarsi guardo 
mortale , e per udire parole di gelosa inviolabile 
segretezza ? Che caso potrei fai-e di poche stille di 
superne delizie date a gustare per privilegio raris- 
suno ad altri Santi, quando le veggo a torrenti da 
Dio profuse nel seno avventuroso del mio Giuseppe? 
Qual piena d’ ineffabili consolazioni credete voi , 
che gli ondeggiasse nel petto, s’egli era sempre vi- 
cino alle due fonti larghissime d’ ogni contento ? 
Non per alcuna volta, ma del continuo pasceva gli 
occhi ed il cuore con la veduta deH’uomo-Dio, che 
gli antichi padri e profeti indarno sospirarono di 

Paneg. de' Santi Voi. II. A 


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74 s. GIUSEPPE 

rimirare. Tra le sue braccia scherzava , e faceva 
festa , e uudrivasi giornalmente il Salvatore bambi- 
no; e quando al sonno chiudendo gli occhi amorosi 
il diviu capo piegava sopra il suo seno, quando i 
vezzi paterni contraccambiando per careggiarlo sten- 
devagli le mani al collo e alle guance a sfogo di 
letizia molli di pianto. Non accadea , che Giuseppe 
fosse rapito per pochi momenti al cielo. Egli per 
anni ed anni nella sua casa trasformata in un pic- 
colo paradiso accolse e tenne ad albergo la regina 
degli angeli, c il re del cielo. Non ascoltò alia sfug- 
gita le parole di arcano signiGcato , ma fatto fu 
consapevole per conjugale diritto delle grazie d’ogni 
maniera all’ altrui guardo nascoste, di che a dovizia 
era piena la sua santissima sposa , e fu perpetuo 
uditore del divin Verbo, col quale trattenevasi tuttodì 
alla guisa che un padre fa col Ggliuolo. Ma se lin- 
gua mortale non può parlare di cosiffatti favori 
senza incorrer la taccia di presunzione, se dalla loro 
abbondanza e qualità soverchiato l’ umano intendere 
gli ammira solo e li venera col silenzio , voi , il- 
luminatissimi Cherubini , ridir potreste i doni del 
Santo Spirito , e le ricchezze di grazia , che per 
abilitarlo perfettamente al ministero affidatogli fnron 
versate nell’ anima di Giuseppe, lo credo ben , che 
sovente giù dall’ Empireo a schiere a schiere scen- 
deste nell’ umil tetto , che dalla Vergine augusta 
vostra sovrana , dal re immortale dei secoli na- 
to nel tempo, e da Giuseppe abitato era l’albergo 
d’ ogni felicità. Voi certo a gloria vi sarete recato 
di star sull’ ali, e di oiferirvi prontissimi ad eseguire 
i cenni d’ un personaggio , a’ cui paterni comandi 
il vostro principe amava di star soggetto. E non 


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ORAZIONE IV. 7 5 

foste voi forse tocchi da invidia innocente quantun- 
que volte miraste le tenerezze, che tra il fanciullo 
Gesù e il buon Giuseppe passavano sugli occhi vo- 
stri ? Lasciamo dunque , che gli angeli dei favori 
conferiti a Giuseppe meglio ragionino, che noi me- 
schini e deboli non possiamo. £ intanto da quel 
solo, che infmo ad ora siamo venuti osservandone, 
conchiudiamo , che dalla sua santissima sposa in- 
fuori , egli sì quanto alia copia che quanto al pregio 
dei ricevuti favori non ha chi lo pareggi tra i sacri 
eroi. Ma non è questa, o Signori, la quistion, che 
a decidere vi ho proposto.' Che sia Giuseppe ammi- 
rabile per que' doni , onde il Signore compiacquesi 
di arricchirlo, questo è fnor d' ogni dubbio:^ con 
evidenza il mostra T elezione fatta di luì ,ad un 
sì eccelso genere di ministero. 11 punto della qui- 
stione consiste in questo: Se più glorioso e ammi- 
rabile sia S. Giuseppe , attesi i doni e i privilegi > 
che adornano , ovvero attesi i meriti e le virtù , 
che ne formano la santità: Se questa debba stimai'si 
più avventurata ovvero più generosa, se i favori 
gratuiti sopraccelesti , oppur le palme acquistatesi 
con r esercizio delie virtù a maggior gloria innalzino 
il nostro Santo. Perchè possiate sciogliere un sì bei 
dubbio, convien che avendovi esposte già le ragioni, 
che hanno i favori, io vi metta anche ionanzi quelle 
dei meriti, e così dalla elezione io passi all’eserci- 
zio del ministero. 

Sogliono alcuni oratori pigliarsi affanno , che i 
sacri evangelisti di S. Giuseppe assai poco ci abbiano 
lascialo scritto. Io però non ne provo la sì gran 
pena. ‘Ristrette sembrino e scarse le indubitate no- 
tizie, che abbiam di lui; tuttavolta esse sono più 


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76 S. GIUSEPPE 

che bastanti a convincere, che da Giuseppe adem- 
piute con tutta perfezione furon le parti di 'vero 
sposo e legittimo di Maria, di padre per uffizio 
di Gesucristo. Or che vogliamo di pià a poterne 
affermare somma ed eroica senza timore d’inganno 
la santità? E donde trar si potrebbero più manife- 
ste prove per dimostrarlo sopra il comune dei Santi 
giunto ad un grado altissimo di perfezione? Qual 
vi rimane a cercare fondamento più stabile a so- 
stenere con san Giovanni Grisostomo , che l’ enco- 
mio di giusto attribuito a Giuseppe dall’evangelio 
importa, ch’egli fosse per eccellenza compiuto in 
ogni genere di virtù? Justum hic ex orniti virtute 
dicit esse perfectum. Se l’ armonia degli affetti , ma 
sopra tutto la somiglianza nelle qualità d’animo for- 
man la conjugale felicità, qual mente d’uomo di- 
screto potrà pensare, domanda l’arcivescovo di Fi- 
renze, che lo Spirito Santo trovar volendo, e con 
r unione degli animi , e delle cose divine e umane 
congiimgere strettamente lo sposo ad una vergine a 
se sì cara venisse al fatto di scegliere altro soggetto, 
fuor solamente quello, che fosse a lei per virtù se- 
gnalate somigliantissimo? Spirìtus Sanctus tanta unio^ 
ne uniret menti tantce Fir^nis aliquam animam , 
nisi ei virtutum operatone simillimam? E a questo 
solo titolo non si arresta il pensier nostro inabile 
a divisare una virtù similissima alla virtù di Maria, 
specchio purgato e tersissimo d’ogni giustizia, teso- 
riera e maestra d’ogni qualunque siasi perfezione? 
Sopra l’appoggio fermissimo di un tal principio fi- 
datamente pur dicasi con Bernardino ^ Siena, che 
m grado eminentissimo a somiglianza delia sua sposa 
Giuseppe fu illibato nella purezza, profondo ndla. 


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ORAZIONE IV. 77 

umiltà , sopra se alzato nella contemplazione , di 
amor divino ardente , di vivo zelo della salute d^li 
uomini pieno e compreso. Tal era egli quando diede 
la mano alla mistica vite , non per avere con e^a 
frutti comuni , bensì a servirle di necessario soste- 
gno; ma quando' ancora tale non fosse stato, se 
Pamor trova, o produce la somiglianza, doveva di- 
venirlo famigliarmente con Maria conversando, o a 
dir più vero, doveva con maggior perfezione tal dive- 
nire. A questo effetto medesimo quanto più ancora 
valse là cura di adempiere con Gesù tutte le parti 
di pi’ovido Padre amoroso ? Pensate s’ era pratico 
nella presenza di Dio chi assiduamente l’aveva da- 
vanti agli occhi ; se dono avea d’ orazione chi a 
solo a solo trattando col suo Signore sovente l’ac- 
coglieva nel seno , sempre nell’ anima , e porgeva 
le suppliche a chi più tosto voleva sottomettersi ai 
suoi comandi; se nelle vie dello spirito si lasciò 
addietro i giusti di tutti i tempi chi nelle stesse 
funzioni del ministero suo con Gesù avea la prova, 
l’ajuto, l’accrescimento, il magistero, la regola, l'e- 
sercizio della più eccelsa ed eroica santità. Intendete 
.ora il perchè in quelle poche azioni della sua vita, 
di cui ci resta memoria , veggansi esempi d’ ogni 
virtù e perfezione si luminosi. A qual più duro 
cimento poteva esporsi l’umiltà, la prudenza, la 
mansuetudine, e la fortézza d’ animo di Giuseppe , 
che a quello, in cui si trovò quando non consape- 
vole del gran mistero egli osservò della sposa tumido 
il seno? Tui'bossi, è vero, e tra dubbi pensieri 
quello sposo amantissimo tenne sospesa la mente 
da vicendevole varietà di ragioni contrariamente 
agitata. Con tutto ciò ben lungi dal profferire nel 


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y8 S. GIUSEPPE 

suo cuore sentenza contra l’onor della Vergine, non 
vi piegò nè anche con un sospetto. Ma hilancian- 
do la novità del successo con la innocenza di lei, 
si tenue in quello che gli occhi gli dimostravano , 
e che di certo sapeva ; e ncm passò più oltre col 
suo pensiero. Ahimè, forse diceva, qual mai rimiro 
strano portento? Apparenze di fallo nella mia sposa? 
Ma come fallo in quell’ anima , ove formato ha il 
suo sc^io la santità? La maestà, il decoro di quella 
fronte, la gravità di quel volto non atterriscono an- 
che da lungi la turba vii delle colpe ? Vide mai 
l’onestà o guance più vereconde, o più cauti occhi, 

0 sensi più custoditi? Se alcun celeste spirito vestir 
dovesse fattezze umane , potrebbe pigliarne altre , 
che più composte fossero , o più medeste ? Colori- 
rebbe il sembiante, terrebbe a freno gli sguardi, o 
moverebbe i passi diversamente ? Ah se il Messia 
sospirato dalle nazioni, come sta scritto, dee nascere 
di vergin madre, costei per fermo è dessa. Che favo 
dunque ? Troppo alla mia bassezza si disconviene , 
ch’io qual consorte partecipi a tanto onore. S’egli 
è venuto l’ Altissimo ad abitare nel chiostro intatto 
e purissimo di Maria, io non son certamente degno, 
di aver con essa comune il tetto. E dovrò dunque 
da lei dividermi e allontanarmi? Ahi quale schianto 
al cuore solo in pensarlo ! Che fanno gli angeli in 
cielo 5 che non discendono a volo per fargli aperti 

1 divini disegni sopra di lui, e per mettere in calma, 
tutto svelando l’arcano, la tormentosa procella di 
tanti affetti? Un d’essi viene a farlo da Dio spedito. 
Giuseppe, che apprestavasi a lasciare la sposa con 
quello stesso spirito d’umiltà, onde S. Pietro vole- 
va , che il suo divin MaesU’O si allontanasse , onde 


ORAZIONE IV. 79 

il buon Centurione ricusa di riceverlo in casa, sua, 
udito ch’ebbe il parlare del messaggiero, non istelte 
dubbio.so , non domandò a somiglianza di Zaccaria 
la conferma uè del comando datogli , nè del mi- 
stero^ ma senza indugio frammettere tosto ubbidì. 
Quante in un fatto solo virtù ammirabili ! Quante 
altre si potrebbero rilevare in qudle circostanze 
della sua vita, che alla nostra notizia son pervenute, 
se a messe tanto copiosa bastasse il tempo! Quanta 
rassegnazione, qual tolleranza nel viaggio , eh’ ei con 
la sposa incinta fece a Betlemme ! Ch’ elevamento 
di spirito, di pensieri, di affetti là nel presepio in 
veduta del nato divino infante! Che osservanza esat- 
tissima della legge nella circoncisione del pargoletto 
Gesù , a cui fu certo presente , di cui fu forse mi- 
nistro , benché il coltello che feriva le carni del 
Redentore traGggesse anche l’ anima di Giuseppe ! 
Che religion, che pietà, che attenzione in raccogliere 
e conservar nel suo cuore quel che osservava egli 
stesso, quel che con lume profetico altri annunzia- 
vano nella presentazione di Gesù al tempio 1 Chi 
trattener si volesse a riguardare la sola fuga in 
Egitto, vedendo in quella un cumulo di virtù esimie, 
non potrebbe di essa dir con Ambrogio : Fuga hcec 
fcecunda virtutum est? Feconda io dico d’ una fede 
saldissima , non dubitando della divinità d’ un fan- 
ciullo , che certo a morte da un uomo si ritirava. 
Feconda d’una fermissima conGdenza nell’ajuto del 
cielo , di cui guemito intraprende un cammino si 
periglioso con un sì scarso provvedimento. Feconda 
d’una tenera carità in alleviare i disagi .della divina 
famiglia. Feconda d’ ubbidienza nell’ eseguire con 
sommession d’intelletto gli ordini angelici, d’umiltà 


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8o S. GIUSEPPE 

nel guardarsi dall’ indagare le sovrane disposizioni , 
di fortezza magnanima nell’ incontrare i disastri e 
i pericoli d’una sì lunga via, di pazienza invincibile 
nel tollerarli. Di chi non si sarebbe tiurbato il cuore 
e confuso lo spirito al misterioso comando: jÌccì- 
pe puerunif et fuge in JEgyptum? Dunque a sottrarsi 
dal furore d’ un uomo fuggirà un Dio? A render 
vane le trame dell’ adiroso Sanile bastò a Davidde 
il secreto ricovero d’ una caverna , un vedovile al- 
bergo bastò ad Elia per salvarsi dalla persecuzione 
dell’empio Acabbo ; e dalle mani di Erode altro 
non può difendere il Verbo in carne, che una fuga 
sollecita e travagliosa, un duro esigilo in terra lon- 
tana e barbara? Ma troppo bassi erano tal senti- 
menti, mal non ammessi dall’inclito Patriarca, che 
avendo un cuore conforme al cuore di Dio, non po- 
teva tampoco aver altro volere, che quello di Dio 
medesimo: Consurgens accepit puerum, et matrem ejus 
nocte ,et secessit in j^Egyptum. Se come si rlpurga loro 
nel fuoco, cosi raffinasi nelle vicende avverse la san- 
tità^ dove potrà mostrarmisi virtù provata con tante e 
sì penose tribulazioni ? Alle già esposte agglugnete la 
perdita del fanciullo Gesù, che in affannosa inquietudi- 
ne, in amarissima doglia glttò l’intimorito nutricatore. 
Immaginate se torbidi e lagrlmosi furon per lui que’ 
tre giorni, se tetre e lunghe gli parvero quelle notti, 
in cui per alta sciagura privo restò del suo caro divin 
tesoro. La stanza consapevole delle celesti delizie 
sue, l’officina, la tavola, il letticiuolo, tutto gli 
ricordava Gesù smarrito, e più di tutto la Madre, 
che qual colomba gemeva inconsolabile ripensando 
d’ aver cercato con diligenza inutile il suo diletto. 
Siccome dalla selce, che sia battuta con duro acciaro 




ORAZIONE IV. 8i 

scoppiano le scintille*, così • eccitate dall’ nrto di tal 
disgrazia molte virtù in Giuseppe folgoreggiarono. 
Voi con più agio , Signori , potrete ammirare la 
bella luce, che sparge in tal frangente uno spirito, 
che si uniforma al dirin beneplacito , ohe attribui- 
sce la perdita fatta alla propria indegnità , che alla 
orazione ricorre, vero conforto ed unico dei tribo- 
lati. Ma non potreste per quanto vi aveste d’ agio 
giustamente apprezzigre gli ampi tesori di merito , 
che il santo Patriarca si procacciò durante il tempo 
della vita nascosta del Redentore. Una mistica nube 
vela_ e ricopre il rimanente degli anni, che l’Uomo 
Dio passò col riputato suo genitore. Certo è però, 
che come Gesù a Giuseppe, quasi gli fosse figliuolo, 
prestò ubbidienza: erat subditus illis; così Giuseppe 
a Gesù tutti jnestò quei che sono patemi ufficj. E 
nel prestarli a quale si sollevò consumata ed eroica 
perfezione! Poteva egli prefiggere a’ suoi lavori 'fine 
più santo, che quello di sostentare con essi l’ autor 
medesimo della vita ? Come dovea riuscirgli dolce 
il travaglio, che gli rendeva un frutto sì avventu- 
rato ! Con qual contento avrà egli diviso all’ Unige- 
nito figliuol di Dio il pane comperato co’ suoi' sudori! 
O quante volte spargendoli dalla fronte.fra se diceva 
con giubilo : Il tuo Gesù labores manuiun tuarwn 
manducabit, E questi a lui rivolto potea soggiugnere 
in atto riconoscente: de ventre matris mece susceptor 
meus es tu. Se non che frammischiavasi alle dohcez- 
ze il funesto pensiero amaro , che non gli aveva 
l’eterno Padre aflBdato un sì prezioso pegno, perchè 
il nudrisse alle grandezze e agli onori, siccome già 
dalla figlia di Faraone fu consegnato a Giocabed 
il pargoletto Mosè^ ma sì perchè il conservasse agli 

Paneg. de' Saati Voi. II. 


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8a S. GroSEPPE 

obbrobri e alle pene, che P aspettavano. Illuminato 
che egli era à. parxialmente da Dio , e degnato del* 
P intime confidenze della sna sposa, sapea ben egli 
quale sarebbe un giorno la dolorosa spada trafiggi* 
trice, che in sua presenza nel tempio le fii predetta. 
Quindi gli arnesi medesimi delP officina benespesso 
al pensiero gli appresentavano i tormenti e gli strazi 
della passione. Se con lui travagliando Gesù chiedeva 
ora il martello, ora i chiodi, ahi! gli correva alla 
mente la futura acerbissima crocifissione. Ma supe* 
rando la forza del suo cordoglio, perchè il volere 
divino fosse adempiuto, perchè ottenesse il mondo 
grazia e salute , dal cauto suo si offeriva disposto 
al gran sacrifizio del suo diletto. Manifesto argo* 
mento di perfettissima carità- verso il prossimo e 
terso Dio. Ma del divino ansore, di cui Giuseppe, 
al sentir dell' esimio , tranne Maria , fu sopra ogni 
altro santo pieno e infiammato, egli diede in mo- 
rendo P ultime {Mrove. Avanti che decidiate la qui* 
stione propostavi farà mestieri, che vi fermiate ad 
udirle cortesemente. 

Fu chi. affermò, che dopo il nascimento del Sai* 
vatore visse Giuseppe con Panima sempre rapita in 
estasi di carità. Per treni' anni a un di presso sem- 
pre vicino al divia sole vibrante raggi di amore, 
non è cosa da prenderne maraviglia , che il cuor 
gli ardesse e lo spirito in un beato incendio di sì bei 
fuoco. Nonpertanto in su l'ultimo della vita, co- 
me sol punto d’estinguersi gittan le fiaccole una più 
viva luce, Giuseppe ancora diffuse più vigorose le 
fiamme di carità. Ecco la stanza beata , ecco per 
meglio esprimermi il santuario, dove il Custode fe- 
dele del suo Signore posto a giacere su povero 


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ORAZIONE IV. 83 

letticello, Gesù da uà lato, Maria dalP altro, dolce 
cura e delizia che amendue furono della sua vita, 
caro appoggio e conforto che amendue sono della 
sua morte, oggimai trascorso P aringo delle più scelte 
virtù, e consumato il suo paterno e conjugal mini- 
stero , è sul punto di chiudere i giorni in pace. Chi 
vide mai, chi sorti fin dal principio dei secoli morte 
più santa , o più desiderabile , o più preziosa ? Da 
qu^li estremi momenti, che io non oso dire agonìe, 
lungi le angosce, e i timori ordinari delPultim’ora. 
Alla presenza di tali difenditori esser non può né 
P inferno sì temerario, nè sì spietata la morte, che 
arrischiare si vogliano a molestarlo. Direste che Giu- 
seppe non già morire, ma debba solo portarsi a 
dar la nuova lietissima della loro vicina liberazione 
ai padri, che riposano nel sen di Abramo. Tali di- 
vide a Gesù ed alla sposa soavi occhiate, tanto 
giulivi e teneri scioglie gli accenti. Chi ò da tanto 
ridica i sentimenti , e gli affetti di carità, che quasi 
vamp gli escono dal cuor acceso destate or dalla 
madre del bell’amore, or dal principio, e dal ter- 
mine d’ogni grazia? Come felicemente son compen- 
diate in pochi istanti le industrie di mille cuori , i 
sacrifizj, le offerte di mille vite! Qual sacrifizio per 
lui lasciar Gesù, e la sposa senza sostegno in tanto 
dm*e angustie di povertà ! Che puro amore spogliato 
d’ ogni interesse ! Per amor si contenta di abban- 
donare i due più cari obbietti, che il fan beato, e 
con la viva fede di riacquistarlo si sottomette a 
perdere troppo più di quel che possa trovare nel 
sen di Abramo. Tra questi sensi eroici di carità, 
infra gli amjdessi dolcissimi di Gesù, e di Maria, 
Giuseppe spira l’anima immacolata veramente nel 


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84 S- GIUSEPPE 

bacio del suo Signore: in osculo Domini. Or ch’io 
vi ho esposto alla meglio i privilegi dall’ una parte, 
e dall’ altra i meriti dell’ inclito Patriarca, a voi si 
aspetta, o Signori, sciogliere il dubbio, se a’ primi, 
ovvero a’secondi attribuire si debba la preminenza: se 
ai favori competasi, o alle virtù la ragion di riscuotere 
i primi applausi. Io non trovandomi avere lume che 
basti a dehnir la questione solo dirò, che i privilegi 
promossero le virtù, le virtù corrisposero ai privilegio 
che i privilegi comprovano possentissimo essere il 
padrocinio di S. Giuseppe, e le virtù mettono in- 
nanzi la via di assicurarcene il padrocinio. Quelli 
col pregio lor singolare avvivano la speranza, ac- 
cendon queste uno studio d’ imitazione con la luce 
chiarissima dell’ esemplo. Quelli gli accrescono il 
numero dei divoti , queste ne insegnano la vera e 
profittevole divozione. Divozione, o Signori, ch’es- 
ser dovrebbe abbracciata da tutti generalmente. Nè 
sol perchè ad ottenere tutte le grazie a'cconcie ad 
ogni genere di persone l’ intercession di Giuseppe 
presso Gesù a somiglianza di quella della sua sposa 
ha forza più di comando, che di preghière, accedit 
non roganSi sed imperans .• non sol perchè si adu- 
nano diversi titoli di professione conforme nella sua 
vita, onde a lui debbon aver ricorso i celibi, i con- 
iugati , i nobili , e i poverelli , e gli artigiani , e i 
laici, e i sacerdoti j ma soprattutto perch’egli fu dal 
Signore costituito particolare avvocato, sostenitore 
fortissimo nel formidabile punto di morte, a cui 
tutti saremo ridotti un giorno, e da cui per tutti 
dipende una felice, o misera eternità. O debba poi 
S. Giuseppe stimarsi più ammirabile per quei celesti 
doni, che ne prevennero, ovvero per quei meriti'. 





ORAZIONE IV. 85 

che ne formarono la santità , o questi , o quelli si 
trovino superiori ; e negli uni , e negli altri resterà 
sempre l’ impareggiabil Custode del suo divino Si- 
gnore glorificalo ; Qui \nistos est Domini sia, glori- 
ficabitur. 


» 


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PER 

LA FESTA 

DEL TRANSITO 

D I 

« 

SAN GIUSEPPE 


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89 

ORAZIONE. 

DEL 

PADRE DA LOJANO. 


In eo enim, in quo'passus est ipse, 
atque tentatus , potens est et 
iis qui tentaniur auxiliari. 

Ad Heb. C. il V. i8. 


chi mi sa dir la grandezza , le differenze , i 
movimenti , ed il numero delle stelle luminose del 
cielo ? Numera stellas coeli, si potes; dicea Dio ad 
Àbramo. Ah ! Dio solo , che le fabbricò disponen> 
dolc , Dio solo, conosce il chiarore che pose in 
ogn' una di esse , ed ei solo adeguatamente le no- 
mina : ma noi che le rimiriam dalla terra , e per 
immensi tratti di cielo da noi disgiunte , noi non 
le abbozziam che in confuso , e sovente le pren- 
diamo in iscambio : Numerai Deus multìtudinem stel- 
ìarum^ et omnibus eis nomina vocat. Ed eccomi ap- 
punto nel caso. Deggio encomiare Giuseppe, Giu- 
seppe sposo a Maria, padre putativo a Gesù, capo 
di celestiale famiglia, angelo del grande consiglio. 


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90 S. GIUSEPPE 

scudo dell’ alto mistero ... Giuseppe germe di eroi 
e per lignaggio preclari , e per dominazione famo- 
si, e riputati per gesta ... Giuseppe , vergine sposo, 
padre infecondo , tutore di un Dio , antesignano 
de’ sposi , esemplare de’ padri , modello de’ giusti . . . 
Giuseppe , il singoiar protettor de’ morienti , il co- 
mun patrocinator de’ viventi , il consolator degli af- 
flitti , il dispensator delie grazie , la guida , il rifu- 
gio , la speme , l’ invocazione d’ ogn’ uno . . . 

Ma in mezzo a tanto splendore di dignità e di 
meriti, di protezione e di grado che lo circonda e 
sublima, sapreste dir il preciso carattere che lo di- 
stingue infra gli altri ? La dignitade non già ^ per- 
ché questa non sempre sta congiunta col merito. La 
protezione neppure; perchè questa il suppone già 
santo. La cognazione a Gesù nè manco; perchè 
questa si può confare, come leggiam che si confece 
alcuna volta, coi reprobi. D’altronde poi la santità 
deve fondarsi in qualità personali , e proprie del 
soggetto a cui spetta: laonde dette qualifiche sono 
insufficienti al disegno. Ma e come giugnerò io dun- 
que al pK^ostomi scopo ? Ah ! viva sempre Giusep- 
pe, e fiaod piB^io. d’ajuto, che io la dignità ed 
il merito^ la protezione ed il grado unendo alla vita 
e alla morte di lui, fisso le tracce così di mia ora- 
cion panegirica. La vita di S. Giuseppe fu .un penoso 
travaglio : primo punto. La morte di S. Giuseppe 
fu un doloroso martirio : secondo punto. Dunque 
nostro gran Protettore cosi in vita che in morte : 
terzo pimto. In eo awn, in quo passus est ipse 
atque tentatasi potens est et iis qui tentantur auxi‘ 
liari. Vediamolo , e son da capo.. 

La vita di S. Giuseppe fu un penoso travaglio. 


ORAZIONE. 91 

Chi disse la nostra vita tm esilio, un carcere, un 
pellegrinaggio , una pugna , avea anche troppo ra- 
' gione. Codesto misero impasto e di materia e di 
spirito , cinto da tanti intoppi al di fuori , agita- 
to da tante procelle al di dentro, e con se stesso 
sempre riluttante e in conflitto, non può nell’ uni- 
versale contrasto, non può non risentire le scosse del 
vortice agitatore e involvente. Se tale è la sorte pe- 
rò , sorte travagliosa e meschina di quanti anco in 
privata fortuna ci vivono figlinoli di Adamo ^ qual 
sarà quella d’ un misero , che in meazo al tempe- 
stoso ondeggiare , siede a governo degli altri sul- 
l’apice di maggior dignità? Ah! che a quelle vette 
scoscese , quasi in tristo bersaglio , e colgou più 
ardenti le folgori , e rombano più torbidi i venti , 
e tutto a quell’ aito accogliendosi il nembo ristretto, 
tanto è combattuto di più , quanto più si solleva. 
Ogni gran dignità è un gran pondo : Magna digni- 
tas y magnum pondus. 

Or convenite pur meco. Ascoltatori cortesi; Giu- 
seppe sposo a Maria, padre putativo a Gesù; quella 
dell’universo delizia, questi dell’universo padrone: 
ai lampi di tanta gi'andezza, sull’apice di tal di- 
gnità, e chi ornai noi direbbe il più felice de’ sposi, 
il più avventurato de’ padri ; e assiso in grembo al 
piacere, godente imperturbabile calma? Ma appunto 
il grado di sposo , appunto il grado di padre ' fur 
de’ penosi travagli l’inessiccabile vena. 

E quanto al grado di sposo; egli era in coniu- 
gai nodo congiunto coll’inclita di tutte le donne, 
l’immacolata, la casta, la pudica figlia Maria: avea 
per amore di lei deposto ogni dritto di nozze : voto 
di castitade inviolabile strignea i cuori d’entrambi , 


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92 S. GIUSEPPE 

e pari amore fraterno accendea le innocenti lor 
anime ; quando di cinque lune al periodo , Maria y 
l’ intatta compagna , Inventa est in utero habens , 
incinta , nè si sa come , appalesasi. Non così smar- 
rito navigante fra le tenebre di mar tempestoso, 
paventa , geme , s’ accora , vacilla , ondeggia , vien 
meno; qual si rimase Giuseppe al non previsto ac- 
cidente. E fia dunque, proruppe, e fia illusion quel 
che veggo ? Quel seno tornente , quel colore can- 
giante j quelle occhiate iurtive, non son gP indubitati 
segnali del nero di lei tradimento , e delP indelebil 
mio sfregio ? Ah ! che mi tradiron quegli occhi di 
colomba innocente , m' ingannaron que’ labbri stil- 
lanti ambrosia , mi scherni quel sembiante in cui 
specchiavansi gli Àngioli; fu un’ipocrisia quel voto, 
quella verecondia è una finta , quel silenzio é un’ ac- 
cusa .... Ma perchè tanta sicurezza , se è rea? . . . 
Come rea , se riguardosa cotanto ?... Perchè muto- 
la, se per altrui frode insultata? ... Almen parlasse 
costei, e deciferasse l’arcano! Ma ella al mio pianto 
si tace, cd io fra mille dubbiezze mi vengo meno 
di doglia. 

Gran che , Ascoltatori , gran che ! Nel .casto sen 
di Maria maturan le speranze de’ secoli, e il colle 
esulta e la valle in espettazion del gran parto : e 
Giuseppe nella comune letizia geme d’ acerba doglia 
trafitto ! Va , gli dice il tentatore nemico , va ad 
abbordar quest’ ingrata , rinfacciale la sua perfidia , 
conosca il suo delitto; e poscia a scancellarne la 
macchia si vegga per man di giustizia spenta tra un 
nembo di pietre .... Ma lungi pur che s’ accinga a 
far passo contro la sposa. Egli non consulta i pa- 
renti , egli non iscoppia in rimbrotti , egli non fa . 


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ORAZIONE. 93 

motto a persona^ ma inteso unicamente a salvarla, 
risolve appartarsi da lei, ma in sì segreta maniera, 
che sembri incombenza di viaggio , non separazion 
di ripudio : Joseph autem vir ejus .... cwn noUet 
eam traducere. ^ voluit occulte dìnùttere eam. 

Se mai vedeste un esule in atto di lasciare la 
patria raccogliersi in mesto silenzio, restarsi pensoso 
alcun poco, e alcune massericcie assettate, cader al 
vecchio padre sul collo , stendere un braccio alla 
madre, ritorcere da entrambi le luci^ e piagnen* 
do , plorando , ululando , traendo dal petto i sin* 
gidti , sentirsi a dividere il cuore tra T affanno , la . 
tenerezza, la doglia, nè si saper dipartire, che tratto 
a forza d’ in braccio ai cari addolorati congiunti : 
più gramo vi avvisate Giuseppe sul punto della 
amara partenza. Uno sguardo volge alla sposa, un 
altro alle soglie cui lascia. L’ingenua verecondia lo 
afirena, il tumido seno lo accelera: rea gliela finge 
il suo ciglio, il cuore gliela dipinge innocente: se 
a lei rimira, la danna ^ se a lei ripensa, l’assolve: 
vorrebbe assolverla in tutto , e resta in tutto sos- 
peso: vorrebbe star senza lei, e non sa star senza 
lei ... e la cerca fuggendo^ e la fugge cercando ^ 
e l’incolpa, e discolpa; e l’ assolve, e condanna; e 
torna, e ritorna, e vacilla, e s’aggira, e ansioso, 
dibattuto, anelante, non distaccando le luci, si sta 
col piè sulle mosse: Voluit occulte .... 

Grande cd ammirabile Iddio , quanto ,è pietoso 
' il cuor vostro! Voi ci mettete ai cimenti, ma per 
coronarci di gloria : voi ci pascete di pianto , ma 
per ricambiarlo in letizia; e sempre, e nei cimenti, 
e nel pianto, trionfa la vostra pietà. Nel mentre si 
allestiva alla fuga l’ afflitto sposo e dolente, spiccasi 


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9Ì S. GIUSEPPE 

dalle sedi immorteli un alato messaggero divino j 
e con lunga striscia di luce falgeudo maestoso nel 
mezzo » Sgombra, gli dice, o Giuseppe, P ansioso 
affanno dal petto: quello che è nato in Maria èr 
opra delio Spirito Santo ^ e darà in Ince un fan- 
ciullo , che 6a nomato Gesù ^ Gesù salvatore del 
mondo, e 6glio presuntivo di te^ di te, vero sposo 
a Maria, madre incontaminate di lui «... Disse, 
e spiegando le dorate sue penne, n’andò pel cielo 
rapidamente a volo , balenando d’ intorno , quasi 
iride vaga, mille varj colori di luce e d’oro. Volga, 
o Sposo felice, su te sempre lieti i suoi lumi amico 
il cielo e sereno, e se dalle vergini nozze t’abbe- 
verasti poscia di fiele, sii ora il più felice de’conju- 
gi , il più avventurato de’ padri .... 

Sebben , che dissi io mai ! Dolente per le tras- 
corse dubbiezze onde aggravò la compagna, e tutto 
pieno di ammirazione e stupore sul di lei merlo e 
umiltà » E sarò dunque, dicea, sarò degno sposo 
a tal donna ? Io che il sole mi figurai tenebroso , 
e sospettai di pravitade negli angioli , io ardirò 
starle a canto , meschino quale mi sono , e seco di- 
vider la gloria dell’almo suo portato? No non avrai 
un compagno, ma iu me avrai un umil servo, uno 
schiavo , sacrato sempre a’ tuoi cenni^ nè ad altro 
bramo la vita, che ad immolarla per te: Famuhj^j 
non sponsum habebis 3 libi tota vita devotum. E 
non lo disse in mal punto. Già snonan le- trombe 
Otteviane , che chiaman 1' universo a rassegna ^ ed 
egli coll’ adorata consorte si reca alla volta di Be- 
tlem, per rendervi a’ Questori il tributo. Gli alberghi 
in cittede son pieni: la notte incalza a gran passi; 
Maria è matura al suo parto, nè v’è da ricondursi 


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ORAZIONE. c)5 

in città ... E già, cercato invano il paese, battute 
invan le campagne, invano a cento porte alTacciato* 
si , alfine in pastorale capanna , tra un vii giumento 
ed un bue , si vede nato il Messia. Oh gli oscuri 
principi neonato Bambino! e quai fian gli agi 
del servo, se tanto è in disagio il padrone? Ed ecco 
una notte infra T altre, dopo gli affanni di Betlem, 
voce dal cielo lo sveglia, che n Presto, grida, Giu- 
seppe, sorgi tosto dal letto, e te ne fuggi in Egit- 
to : Surge y fuge in j^jptum. Oh Dio ! fuggir a 
quest’ora, in tale stagione, e sì in fretta, e fuggir 
in barbara terra? Andrò: ma fin a quando in Egit- 
to? Vi starai fino a nuovo mio cenno: Està ibi 
usque dum dicam tibi. = Andrò io , ma resti Maria, 
resti Gesù pargoletto: l’uno nato di fresco, l’altra 
ancor fresca di parto = No, ambi fian con teco^ 
Accipe puerunt} et matrem ejus } e ti dà tutta la 
fretta, se no Erode svena il fanciullo, preso da ge- 
losia di stato: Fuge . . .Juturum est enim, ut He~ 
rodes queerat puerum ad perdendum eum. 

Un candido amoroso Colombo che fero augello 
rapace senti ronzar presso al nido, non tanto pre- 
muroso di se, quanto de’teneri parti, aquatta le penne 
spiegate, sopisce il rauco pigolìo, si strigne alia di- 
letta compagna ; e ad ogni sibilo d' aura , ad ogni 
mover di fronda gii par di vedere la sua prole ti’a 
i crudi unghioni ghermita, e lacera, e fessa ^ ond’é 
che ad ala cascante ne piagne e si disfacc in suo 
cuore : è un tardo paragon di Giuseppe a quel- 
1’ annuncio ferale. Ohimè ! Erode dunque 1’ uccide , 
e le speranze delude e della terra e del cielo ? Ed 
io trascelto a custode , cosi n’ adempio i doveri ? 
Che più s’ aspetta , che più .... E balza tosto di 


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96 S. GIUSEPPE 

letto ^ e desta soUecItamente la Sposa ^ e gira con 
picciolo lume qua e là per la casa; e chiama cento 
volte e replicate Gesù^ e lo raccomanda a Maria ^ 

e lo vuole per se; e glielo dà, e glielo ripiglia 

e via con esso in colio , sforzando il passo , e ac* 
celerando la fuga , ad ogni occhiata che volge gli 
par di veder ingombrarsi d’ arme e d’ armati il 
paese , alToltarsi P aste , balenare le spade , incru* 
delire la strage . . . Alii ! che Erode mi coglie , mi 
strappa di mano Gesù , lo sbrana , lo dà in preda 
alle fiere .... Ferma , ingiusto Monarca! che non 
invola il tuo regno chi dona regni celesti ... E qui 
strignendo il Bambino, traendo a mano la Sposa, 
trascorre via irrequieto per diserti e boscaglie senza 
guida , per dii’upi e balze senza scntiei'o , per tor- 
renti e fiumi senza guado: in paesi assai spesso squal- 
lidi di suolo, d’aria infuocata, d’arenose campagne, 
di clima ignoto: fra gente poi per lo più di bar- 
bara favella, di costume inumano, di politica cru- 
dele, di religione sacrilega. E sovente ai lunghi e 
faticosi giorni mancando il ristoro , ' alle gelide e 
tempestose notti il riposo , alla squallida fame il ci- 
bo , all’ ardente sete il refrigerio Oh affanni 

travagliosi d’un padre in sì scabrosi frangenti! Gl’ in- 
combe di sostentare ti’e vite , sè stesso , Maria , e 
Gesù. Non ha nella barbara terra nè fondi , nò 
conoscenze, nè amici. La giovane sposa di vitto e 
di vestito abbisogna: il tenerello fanciullo richiede 
il necessario alimento : il vecchio consorte non ha 
che le misere braccia su cui formare disegno. Che 
fa, e che risolve pertanto? Ah! lavora il giorno e la 
notte, oblia sè stesso per loro, tra Gesù si compar- 
te e Maria : a questa conforto , a quegli dispensa 


- ORAZIONE. 97 

sollievo. £ ben lo san qtielle m«ni inoallUe .(ralle fa* 
tiche fabbrili. Lo $a quel dorso incurvalo sull' in., 
defesso lavoro. E ripalriato da Egitto, dopo la mnrJe 
di Erode , lo sa quella bottega di Nazaret , in cui 
menò il restante dei giorni, la quale, quante volle 
noi vide rubarsi l’ore del sonno per wst^tar Ma- 
ria e Gesù ! togliersi ìj pane di bocca per pascere 
Maria e Gesù ! levarsi il guanciale d{ sotto per 
adagiar Maria e Gesù ! Dimenticar se medesimo , 
superiore alla fame, alla sete, al riposo, solferen- 
te alle pioggia, al gelo, agli ardori, intrepido agli 
ostacoli, alle ingiurie, alle contraddizioni, infatica- 
bile, indefesso, inalterabile per . assàstere a Maria c 
Gesù ! 

E forse ebe U'ai disagi del corpo godea lieta 
calma Io spirito? Lascio a voi il pensai'lo. Quel gar- 
zoncello tapina, nato già. in una stalla, poi trafu- 
gato in Egitto , indi cresciuto in sua casa dal di 
lui cenno pendente , Giuseppe l’ ba da credere uu 
Dio, disceso a lib«raaioU: dMsraello^ e l’ha da cre- 
dere egli il primo, e l’ha da creder sincero, e l’ha 
da creder nel mentre che questo Dio s’ asconde , 
che QQu dimostra sanali della divina grandezza , 
che. mostra anzi le .tracce della bassezza piu iueul- 
ta, e vive u lui sottoposto, quasi il minimo fante. 
Mi par di veder il buon vecchio, che iu rimlraudo 
Gesù » Questo garzone , ripmisi , che vieu preduto 
mio figlio , è duuqué ii supremo Monarca e ; della 
terra e del cielo ? Questa gracile mano che tratta 
il 'martello e la pialla, è dunque il seggio increato 
dell’ infinita potenza ? Queste guaacie che abbru- 
nansi d’ atra fabbrile .fuligine , «on dujique quelle 
medesime , in cui si '.specchiano i cicli ? 11 . figlio è 
pane", de' Santi Voi. Il* 5 


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93 ' S. GIUSEPPE 

dunque mio padre ? il servo è dunque padrone ? e 
questo meschinello fanciullo è il Salvator delle gen* 
ti ? . . .Ma, e il soglio Davidico? e il principato sui 
regi? c r eredità della terra, e T altre fatte promesse' 
deir aspettato Messia , dove , dove son elleno .... 
Ma non si cerchi di più ; si creda, umili e docili , 
s' adori un padre nel figlio , ed un padrone ' nel 
servo , e in questo abbietto garzone il Creatore 
di tutto. Oh aspra tortura di mente in una credenza 
.sì ardua 1 Chi me n' addita P ^uale fra i più fa* 
mosi credenti ? 

Poi il dirà che Giuseppe non visse sempre in tra- ’ 
% aglio ? La sì difficile fede , la sì profonda umiltà , 
la sì infrangibil pazienza , la vigilanza sì assidua , 
la castità sì scabrosa , P austerità sì severa , lasciaron 
for.se alcun vacuo alle dolcezze del vivere? LasciiTironlo 
forse i timori su quel divino portato ? Lasciaron'^ 
forse le smanie persecntrici di Erode ? Lasciaronlo 
forse le cure verso Maria e Gesù? Lasciaronlo fi- 
nalmente i' contrasti delle varianti vicende? Ah! fu 
in pene la mente, in pene il cuore, in pene ogni - 
Sno senso*, e affetti, e pensieri, ed azioni, e tutta 
interi la vita altro non fu per Giuseppe fuorché 
un penoso travaglio : Passus est ipse, atque tentatus. 

Vada pur dunque al trionfo questo afiannato cam- 
pione , e una dolcissima morte chiuda una misera 
vita ; eh’ egli è ben giusto succedano alle tempeste * 
In calma,' e al cielo nuvoloso il sereno. Ed eccolo 
là in su gli estremi, entro il vile abituro: al manco 
lato Gesù 5 a destra mano Maria : egli nel mezzo 
adagiato su concava ed umile coltre. Si volge , e > 
vede il suo Figlio:, riguarda, e mira la Sposa: que- 
sta , che gli terge la fronte ^ quegli , che P assiste . 


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ORAZIONE. 99 

sollecito ! all’ ano l’ universo è soggetto •, all’ altra 
r universo è inferiore^ entrambi sono a lui attinen- 
ti, e pendono ansiosi dal cenno Ah sfavilli la 

stanza d' orientale saffiro ! Spargete fiori e profumi , 
e croco , e nardo , e amaranto. Accorra il cielo , 
la terra, e lieto carme risponda*, che assorto in 
estasi cara, in braccio a Maria e Gesù, spira adesso' 
lo Spo . . . Via ' di qua colla falce , brutta nemica ' 
dei vivi, che tu non turbi col treno lugubre il bel 
riposo a chi dorme ... e voi , angeliche schiere , se- 
guite il canto armonioso. Cosi vieti dipinta la morte 
del patriarca Giuseppe ^ ma io , con buona lor pa- 
ce, non la ripenso così; che anzi qual delineai sua 
vita un lungo penoso travaglio ; così diviso sua morte 
un aspro doloi-oso martirio. 

E fatemi pur qui ragione. S’ ella è acerba la mor- * 
te, perchè distrugge il legame che l’anima e il corpo 
strignea ; più acerba convien che addivenga , se ol- 
tre ai legami del corpo , recida ancor quegli affet- 
ti, che più strigneano il cuore. Questa può dirsi 
una morte in tante guise addoppiata , quante fac- 
ciate ha l’ obbietto dal cui commercio ci strappa. — 
Allora non è più un flagello del nostro solo indi- 
viduo, ma è un impasto funesto de’ nostri mali ed 
altrui. Può mai un padre raorìente uon ricordarsi 
de’ figli , e più della propria ancora , non piagner 
la loro disdetta ? Può mai un tenei’o sposo abban- 
donar la compagna, e non sentirsi a laniare le più 
sensibili fibre ? Eppur non lascian costoro , che ob- 
bietti vili e triviali, sovente ingrati e protervi, stati 
cagion d’amarezze. Giuseppe però agonizzante, Giu- 
seppe non è già così. Egli lascia la vita, ma perde 
i cari obbietti clic ’l beano. Egli lascia la vita , ma 


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100 


S. GIUSEPPE 

perde Maria e Gesù : Gesù il più specioso , il più 
amabile tra' figliuoli degli uooùoi ( Maria la più 
diletta e più cara di quante figlie di Adamo : Ge« 
sù per cui ha tanto sudato Maria per cui ha 
tanto patito ^ questi adorabili obbietti Giuseppe gli 
ha da lasciare^ e gli ha da lasciare dopo il corso 
di tante amare vicende ^ e gli ha tbi lasciar dopo 
i pegni del più scambievol» amore*, e gli ha da la'- 
sciar desolati , e gli ha da lasciar in angustie ; e gii 
ha da lasciar per andarsene a una regione di sicura 
speranza è vero , ma dove non suonan che pianti , 
e lamentosi sospiri , e brame ardenti. Oh fatai colpo 
omicida ! Voi ombre meste del Limbo , Gesù sospi« 
raste lontano^ Giuseppe 1 perde vicino i Voi gran 
Dottor delle genti desideraste la morte per riunirvi 
a Gesù^ Giuseppe giunto alla nojrte resta diviso da 
Gesù! Voi Evangelici atleti spiraste soavemente nel 
bacio di congiunzione a Gesù ; Giuseppe spira nel 
bacio di separaziou da Gesù,! Dunque il giorno a 
voi di trionfo è giorno a lui di sconfitta^ il giorno 
a vói d’ allegrezza ò giorno a lui di tristezza ^ il 
giorno a voi il più fausto: è ‘giorno a lui più ne« 
fasto. Che resta quindi al dolente, onde alleviar 
r alto cruccio ? 

Forse che lascia i suoi cari in seno a lieta fortu- 
na ? Se v’ ha cosa che possa consolar un padre in 
quegli aneliti estremi, credo che sia il vedere posta 
in sicuro la sorte de’ suoi amatissimi p^ni. Questa 
piacente lusinga lo riconforta, lo alluma, gli cerca 
-il cuor mollemente « Ed io muojo, ripete, io cedo 
all’ universale destino , ma non lascio esposte agli 
afianni le più care parti di me. » Giuseppe però 
moribondo, non che riandar tai dolcezze, vede tutta 


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ORAZIONE. loj 

in quel punto , qunsi 'in nno specchio affacciarsi la 
futura passion di Gesù^ e P acerbo dolor di Maria. 
E potrebb’ ei non vederlo , se tutto il mondo n’ è 
pieno ? Vede , ahi ! ' vede pur troppo il presuntivo 
suo Figlio » Un véro uom di dolori, e sciente P in- 
fermità \ dalP imo piede al suo vertice non avente 
in se parte sana*, quasi lebbroso schifevole, percosso 
da Dio e umiliato : forate le mani ed i piedi ^ an- 
noverate le ossa ^ abbeverato di fiele ^ incavernata 
la faccia ; e tutto un OTrore , una piaga , un livi- 
dore tumente. a Vede la mesta Madre al suo piè , 
di doppia spada trafitta , quasi vedova tortora cui 
fa rapilo il cmnpaguo , cercar iùdtirno conforto al 
dilaniato suo spirito ... Squallida e mesta la fron- 
te , commossa il seno e agitata , niegata pur alla 
misera la misera consolazione del pianto. Vede il 
Figlio e la Madre scambiarsi insieme il dolore , e 
questa in quello patire , e quello in questa dolersi; 
poi soffermando il pensiero sulla dolente catastrofe « 
Questa dunque , prorompe , quesP è la mia merce- 
de Figlio %'tue tanto caro dilacerato così? Così 
trafitte da chiodi le mani ch’io baciava? Quel seno 
ch’io str ignea, così percosso da lancia^ e così spenta 
ima vita, ch’era la stessa mia vita? Figlio, diletto 
mio Figlio , che tal nomare ti posso , non sou più 
il tuo Giuseppe ? Non più sovvieuti di me ? Chi ti 
rasciuga la fronte^ chi ti disseta le fauci ^ chi ti dà 
P ultimo addio in quegli estremi momenti .... Spo- 
sa, diletta mia Sposa, che tale un tempo mi fosti ^ 
chi ti consola e t’assiste, chi ti difende e ripara, 
con chi dividi il dolore, se il tuo Sposo vien. me- 
no?..,. ’ 


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ioa 


S. GIUSEPPE 
E ipii .il dolor di Maria innonda il cuor di Giu- 
seppe. E qui la passion di Gesù colpisce il cuor di 
Giuseppe. E qui la madre ed il figlio stracciano il 
cuor di Giuseppe. E qui l’orror del Calvario tutto 
ripiomba in Giuseppe. In lui s’ aggrava la croce ^ 
in lui trapanano i chiodi^ in lui traforan le spine^ 
in lui ferisce la lancia^ in lui gli sputi, i flagelli, le 
bestemmie, le contumelie, gli schemi vanno a far 
colpo e percossa . , . . . E già percosso nell’anima 
dal doppio colpo ferale, gli palpita il cuore e va- 
cilla, s’incava il petto e contraggesi, s’ inchina il 
capo e s’ abbassa .... la voce manca, l’occhio lan- 
gue, il polso torpe, le membra s’ affreddano , l’ani- 
ma sua è sull’orlo dell’ irremeabil tragitto . . . 

Lo credereste però, che qui non resta il dolore, 
ma’l segue oltre la tomba, sempre e vieppiù fu- 
ribondo? Notate nuova maniera di tormentare Giu- 
seppe! In atto ei di spirare, trascorre sull’ale del 
veloce pensiero , e vede sotto di se una regione 
squallida e trista, dove non sta mal riposo, nè al- 
leviamento, nè tregua, ma accoramento ed inopia 
vi sono in propria stanza. Si veggon pallide om- 
bre errar incerte e affannate, quasi aggirantisi in 
traccia di cara cosa smarrita, n Abramo esulta e 
sospira per veder il di del Signore. » Alza la voce 
Isaia, e’I priega a rompere i. cieli . . . Davidde ap- 
pende la cetra, c appoggia il fiancò ad un salce: 
tutte le ombre dolenti si stanno in alta ansietà, e 
fan reboar di sospiri que’ latebrosi recessi. Questo , 
se voi noi sapete, quest’ è il soggiorno dei morti, 
dove l’ anime trapassate aspettau la beata visione. 
Ah si! toccherà anco a Giuseppe calcar quest aride 
arene: anoh'ei sospirerà la veduta del sommo bene 


ORAZIONE. io3 

lontano; la gloria gli si aggirerà sopra il capo, ed 
ei palpiterà fra gK orroi’i, ei, che in certa guita 
pregustò le delizie anticipate di gloria. Deh ferma, 
o Angiolo feritore, non gli vibrar il gran colpo, 
che dee rispettare la morte il padre dcU’autOr della 
vita . . . . N’ avete dubbio , Uditori ? Potea Giuseppe 
pregare, onde si prolungassero 1 suoi giorni fino al- 
r Ascensione beata del redivivo Gesù , e credere si 
debbe che quegli, a cui fece da Padre, lo avrebbe 
esaudito da Dio: ma non volle adoperare così. Volle 
seguir ubbidiente le disposizioni superne: volle ren- 
dere esatto il comune dritto a natura: volle emular 
il dolore e della Sposa e del Figlio ; volle insomma 
calcare un eroismo sì eccelso , di cui non y' avesse 
segnale fra! prischi eroi, o i recenti. In fatti, pri- 
var in certo modo volontariamente sè stesso , ben- 
ché per poco , della beata visione , della visian di 
quel Dio che è il solo bene dell’ anima , bene la 
cui privazione è quanto un danno inGnito , danno 
che quanto all’ obbietto importa una somma alllir 
zione; e pel motivo privarsene del solo amor di pa< 
tire, quando potea schivarlo, sol ch'egli avesse pre- 
gato ^ ditemi pur se v’ ha esemplo che possa stargli 
a confronto? Ditemi < ancor se Giuseppe non soccom- 
besse da martire, avendo sofferta una morte sì do- 
lorosa e spietata, e avendola pure sofferta per puro 
amore divino , e avendola sofferta cosi , perché la 
volle soffrire? Vero martire perciò, a cui serve l’ub- 
bidienza di (iranno, la natura di carneGce, e la 
conformità a Gesù di motivo. 

Ah ! cuopra il sol la sua luce , traballi incerta la 
terra, e tutta si vesta a gramaglia la sbigottita natuca, 
ohe in or previene Giuseppe il dì feral del Gaivaria 


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io4 S. GIUSEPPE 

Piagnete, o moutagae giudaiclie , e voi figliuole di 
Giuda versate pianto lugubre, quasi su estinto unige- 
nito ... Chi sa che adesso non pianga il figlio adottivo 
Gesfi? Chi adesso piagner non vede P amante sposa 
Maria ? Cessa d’ affliggerti , o Àbramo , con qnella 
spada innaieata. Cessa dal duolo , o Giacobbe , sul 
tuo tìglio perduto. Cessate dal pianto , o voi tutti 
che foste un giorno in angustie , che voi non siete 
pur 1’ ombra del gran dolor di Giuseppe. Ah ! voi 
non l'avete veduto T aspettalo di tutte le genti. Voi 
non l’ avelo veduta la vaga diva Maria: ignari siete 
dei lampi cui tramandan que’ volti divini. Ma io che 
fui sposo dell’ una, e padre putativo dell’altro: io 
che in que’ volti divini pregustai delizie di gloria , 
io starne lontano , e sospirar que' bei giorni ? Oh 
giorni! oh gloria! oh Maria! oh Gesù! oh tormento! 
....E qui tratti gli abitatori del Limbo, e attoniti 
dipendendo dal volto^ egli di triplice strale trafitto 
ristette nel regno di morte ad aspettar il trionfo : 
Expecto, donec veniat immutaùo mea. 

Deh! ti dà pace ed aspetta, eroe dolente e famo- 
so ^ che il gran leone di Giuda verrà a spezzar le 
catene, e seco ti menerà trionfante a dominar sulle 
stelle. Là tu sarai nostra scorta e protettor autore- 
vole , che a tale appunto ti scorgono i tuoi travagli 
e martori: e noi in te invocheremo il piu possente, 
e clemente , pronto sempre a esaudirci , disposto 
sempre a soccorrerci: Potens est auxiliari. E quanto 
al suo pot«'e ^ egli è padre adottivo a Gesù : Pu- 
tabatiir Filius Joseph: e il padre avendo sul figlio 
tutto il paterno diritto \ ne segue che Giuseppe 
può in certa gnisa disporre di tutto il poter di 
Gesù^ e che Gesù 'gli è soggetto a stretto dovero 


ORAZIONE loS 

filiale { e che dal suo cenno dipende per quanto 
a figliuol si compete entro la sfera creala : Erat 
subditus iUi. Che ansi, se appaigliene allo sposo 
quanto è in poter della sposa, s’ egli è in poter 
della sposa un inesausto tesoi-o ^ Giuseppe sposo a 
Maria dispensatrice di latte le graiie, Giuseppe pa- 
dre a Gesù autor di tutte le grazie, Giuseppe, Giu- 
seppe , io dissi , qual non avrà potestà ? 

Siccome identico è il nome, così son analoghe le 
vicende del nostro , col! altro Giuseppe figlio del 
patriarca Giacobbe. Quest’ innòcetùe 'garzone cui 
prese la provideuza a provare tanto rigidamente errò 
lungamente travolto in preda alle maggiori afflizio> 
ni^ ora dai fratdU venduto , ora daUa padrona in- 
sidiato , ora iu tetro carcere inchiuso, sempi'e dalle 
avversità beras^Iiato . . . Non dubitate però , che sL 
caugierau quanto prima le amare lagrime in giubi- 
lo, e i duri ceppi in un soglio. Già splrade in 
chi ira luce' il bel vero , già gli si svela il Inturo v 
ed il poc’anzi abborrito, il detestato Giuseppe s’ac- 
clama in carme festoso gran salvator dell’ Egitto : 
AppeUavit eum sabftUorem ^Egjrpti. Qual in orrdiile 
assedio di combattuta città , ss mai riesca ad oom 
prode di ridonarle la calma, le donne,, i vetcbj , 
i fanciulli, i magistrati ed il prìncipe gli sono in- 
torno a gran folla riconoscenti e festosi ... e chi gli 
bacia le mani, e chi gli piega il ginocchio, e tutti 
lo colman d’ applausi , di benedizioni , di onori i 
tal apparve in allora, t tal molossi Giuseppe. A' 
re si trasse lanrìlo, e. .in dito a luì lo ripose: sei; 
fè locar davvicino su d'alto scanno distinto^ e poi 
'vestito di bisso, e Imikante di gemme^.lra l’ anitrir 
dei destierì, trai rrsuonar delle trombe, tra. l’ondeggiar 
Baiug. di' Santi Voi. IL S* 


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io6 S. GIUSEPPE 

festeggiante d'immenso popolo accorso » Cosi, gri- 
davan gli araldi, così s’ onoran tra noi gli eroi 
benemeriti. Questi è l’arbitro, il padrone, il pro- 
tettor dell’Egitto. Viva, viva Giuseppe, cui tanto 
onora il re nostro: ConStituit eum Dominum domus 
sucBj et prìncipem omnis possessionis stice. 

Sebbene , qual v’ ha mai paragone tra questi , e 
il nostro Giuseppe ! trai salvator dell’ Egitto , e il 
salvator di Gesù ? trai favorito d’ un principe , e il 
favorito di un Dio ì ÀI primo apparir di Giuseppe 
a quelle soglie felici, quasi direi, che escitagli ^in> 
contro la stessa Triade augusta, il Padre in lui am- 
mirasse un vicegerente di sé, il Figlio in lui riverisse 
un altro secondo suo padre, e lo Spirito Santo un 
consposo della gran vergine Madre .... Quindi, dirò 
cosi, richiamando il cielo tutto a gran festa » Ec- 
co , dicesse altamente, come si onora quassù il fa- 
vorito più scelto. Gli giaccia a piedi la luna , e lo 
coronin le stelle. Abbia le chiavi d’ abisso , ed il 
poter snlla morte ^ e il turbine, il tuono, la fol- 
gore, le cose tutte create si stian pronte a’ suoi cen- 
ni: egli è ben giusto una volta, che s’indennizzi degli 
stenti y e che chi fece da padre non die da servo al 
suo Dio, venga da lui ricamlùato non sol con cuore 
di figho, ma con generosità di monarca inesaurì-< 
^ bile e immensa ... E qui facendo poi cenno all’ ani- 
pia corte beata, tratti a gara qué’ spiriti venerabondi> 
e ossequiosi» Lo laudano gli Angioli, lo coliaudaft- 
gli Arcangeli, e i Troni, i Principati, le Domina-j 
zioni, le Po^tà, le Virtù, i Cherubini, i Serafini 
l’onorano a gara: e il cielo esultando é 1*' ter- 
rà, cantan -cantico nuovo » Ch’egli è assomigliatn' 
tjdl’ ^tissimo infra i figliuoli di Dio » Ch’ egU ha' 



ORAZIONE. 107 

levata il suo trono su una colonna di nube» Ch'egli 
ha un potere quasi supremo, così in cielo che in 
terra » Ch’ egli è primo tra i prìncipi della casa di 
Dio» Ministro della Trinità indivisibile, arbitro in 
certo modo de' divini tesori ; Constituit euni Domi- 
num domus suce ^ et princìpem omnis possessionis 
luas: in prova dell'alto potere ch'egli ha d' esaudirci. 

E forse che un tanto potere in lui sarà inope- 
roso ? Ah ! dicea S. Paolo parlando del salvator Ge- 
sù Cristo » ^oi non abbiamo un Pontehee, che 
compatire non sappia alle nostre infermità. Anch'es- 
co, anch’esso ha patito a somiglianza di noi, e dalli 
propri affanni ha appreso a compatire gli altrui. 
Si, Tentatus et ipse per omnia, dirò ancor di Giu- 
seppe : egli , ha patito ancor egli tutte le nostre 
sciagure^ e le ansietà del sospetto e i palpiti del 
timore, e lo squallor dell'inopia, e le oppressioni 
dei potenti, ed i travagli di vita , e le pressure, di 
morte. PosSibil dunque , possibile che la sperienza 
de'propr) mali non l'abbia disposto a compassionare 
gli altrui ? No , non si dà avvocato il più fervido , 
di quei che tratta una causa che fu sua propria un 
giorno. Oh voi che di trista sorte bersaglio errate 
^n questa valle dannata! head Joseph; levate l'oc- 
chio sicuro a questo gran protettore , e non temete 
di lui, che già vi vuol *esaudire r Poteas est auxi- 
liari. Siete voi oppressi da ingiusto potere, da so- 
praffazioni e violenze? Anche Giuseppe lo fu nella 
persecuzione di Erode ; duncjue a lui ricorrete , cd 
ei ve ne sottrarrà: Potens est auxiliari. Siete voi 
incalzati da tentazioni, di fede, da angustie, e affli- 
zioni? Anche Giuseppe lo fu per le dubbiezze in- 
torno al divino portato di Maria sua sposa : dunque 


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S. GIUSEPPE 

a Ini ricorrete, ed ei v’impetrerà lumi e conforti: 
Potens est auxiliari. Siete voi angustiati dalla po- 
vei'tà e indigenza, dai disagi e travagli ? Anche Giu- 
seppe lo fu in tutto il corso del vivere: danqne a 
lui ricorrete, ed ei vi consolerà: Potens est auxi~ 
bari. Siete voi finalmente sn di un letto languenti , 
e ridotti agli estremi perigli di morte ? Anche Giu- 
seppe lo fu nelle sue agonie. 

E <jtM sovvengavi che là Chiesa venera nel pa-> 
triarca Giuseppe il singoiar protettore degli agoni*-- 
zanti. A detta del Cardinal Bellarraino, Chiesa santa 
nello soegliere a particolar protettore un qnalch’ uno 
degli eroi cfhe regnan con Cristo, a quelli singo- 
larmente si volge per richiedere qualche Sfuto in 
ispecie, ciie furono iu quella classe medesima più. 
travagliati ed afflitti; Sancti in eo potissimum invo^ 
eantur, fù quo et ipsi tàoentes passi suat. Ora dii 
mai- nella tua agonia fu più travagliate del nostro 
gran patriarca Giusq>pe, per dover abbandonare 
Maria e Gesù, e abbandonarli in seno ai travagli, 

« abbandonarli per andar lontano dalla beata visio- 
ne? Oh come dnnque, al riflesso della sua amara 
agonia, accorrerà sollecito per addolcire la vostra, 
in conipagoia d> Maria e Gesù, e di tutta la corte' 
,^;dfste! Oh come, presentando i suoi meriti, vi 
renderà prop'?*! 1* Sposa ed il Figlio; per ottenervi 
lumi alla mente, conforti al cuore, aSmehè possiate 
rintuzzare i dardi delF infernale nemico, detestare 
le colpe, infiammarvi del divino amore , e spirar 
soavemente nel bacio di congiunzione a Gesù e Ma* 
ria, e a tatti i comp*ensori beati ! Oh come siederà 
al vostro fianco indefesso , per servirvi di guida alle 
delizie di gloria, affinchè gli siate compagni per 



ORAZIONE. log 

tutta uh' eternità! Basta soltanto, o Fedeli, che la 
vostra divozion sia tenera, operosa, e costante verso 
di lul^ e di tutto potete affidarvi: Poiché, se la sua 
vita fu un penoso travaglio, e la morte un doloro* 
so maràrio; noi possiamo a gran ragion prometter- 
celo nostro singólar protettore così in vita che in 
morte: In eo mim^ in quo passus est ipse, atque 
tentatasi potens est et iis qui tentantur ausiliari. 



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I IO 


PER LO STESSO ARGOMENTO 


ASSUNTI 


(^onstitidt eum dontinum domus suce. Ps. io4- 
Nulla di più abbietto e spregievole di questo santo 
Patriarca, se si riguarda cogli occhi corporei^ ma 
niente di più grande di lui, se si considera cogli 
occhi della fede', l’eterno Padre lo ha costituito 
padrone e assoluto signore della sua casa. i. Con- 
fòrendogli potere cd autorità sul proprio Figliuolo 
lo riveste delle sue stesse proprietà^ a. costituen- 
dolo capo di Maria , fregia la di lui anima delle 
più rare virtù, ond’era adorna questa Vergine im- 
pareggiabile. — Gli antichi Giusti non ebbero la 
gloria, che di simboleggiare talune delle azioni o 
delle pene di Gesù Cristo^ S. Giuseppe ha quella 
d’ essere l’ espressione di un Dio invisibile , im- 
passibile e glorioso, non secondo alcuni tratti par- 
ticolari , ma di rappresentare perfettamente , per 
quanto è possibile ad una creatura, il Padre eterno 
come sua immagine. Possòno rimarcarsi fra le al- 
tre tre o quattro proprietà , di cui egli ricevette 




■ 


Ili 


ASSUNTI, TESTI, ecc. 
una comunicazion più copiosa : egli è padre e ver* 
ginc , ripone nel suo Figliuolo tutte le sue com- 
piacenze , lo guida in tutti gP istanti di sua vita 
cou una particolare ap[dica»one, ha sovra di lui 
; una parziale autorità. — La sposa nell’ ordine ci- 
vile riceve la sua nobiltà e grandezza dallo sposo; 
ma neir ordine stabilito da Dio per P economia 
delP Incarnazione lo sposo riceve tutto dalla spo- 
sa; pel canale e pel ministero di Maria Giuseppe 
è santificato; egli è debitore a questa Vergine di 
sua angelica purità , di sua umiltà profonda , di 
sua obbedienza, della grandezza di sua fede, del 
suo spirito di religione. — bourée. 

Ib Nemo natus est in terra.... ut Joseph. t,ccìì. 49* 
È questo P elogio che forma lo Spirito Santo al 
primo . Giuseppe governator dell’Egitto; e può ap 
plicarsi al novello trascelto a governare la fami- 
glia di Dio sulla terra, mostrando i. ch’egli fu lo 
sposo castissimo di Maria, a. il padre legale nu- 
trizio di Gesù. — Provato, che il maritaggio di 
Giuseppe con Maria fu un vero maritaggio, si 
deduce che Giuseppe fu simile alla sua sposa per 
tre grandi privili : i. per essere stato santificato 
nel sen materno , come opinano i Dottori ed il 
Gei'sone , a. per essere stato confermato in gra- 
zia, 3. per aver avuto l’appetito sensuale perfet- 
tameute soggetto alla ragione. Inoltre egli fu san- 
tificato dalla sua sposa , e partecipò alle qualità 
di lei y essendo il capo di quell’ augusta famiglia. — 
I genitori hanno tre relazioni coi loro figliuoli , 

• di potenza e d’ autorità , di cura e di su^dio , 
d’ amore e di tenerezza. Giuseppe ebbe tiìtte e 
' tre queste relazioni con Gesù Cristo, essendone 


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I IB 


S. GIUSEPPE 
padre per diritto di alleanza , p«a: diritto di do- 
nazione , pet diritto d’ acquisizione ^ quindi si ar- 
gomentino le sollecitudini di lai , e la tenerezza 
del suo amore tbi-so Gesà Cristo. Texier. 

III. Joseph autem cum esset justus. Matth. i. Dilecte 
mi, dilecto uteri mci, dilecte volerum meotunt. 
Prov. 3i. Sebbene S. Giuseppe non ispanda luce 

N di Inminote azioni nè di stupendi miracoli, pnre 
fu 1’ uomo più distinto per onoranza e per affe- 
zione da Gesù , da Maria ^ dall' eterno Padre ; 
cioè I. fa il diletto di Gesù, che lo riguardò 
come suo padre : fa il diletto di Maria , clic 

l'ebbe in onore Come sno sposo: 3. .fu il diletto 
dell' eterno Padre , die lo trattò come suo ami- 
co. — Semino da Vicenza. 

IV. Jacob genait Joseph virum Maria:. Matlb. i. 
La dignità di sposo di Maria cogli ufficj che la 
conseguitano presso il divin Infante, formerebbe 
da sola il più inagniGco elogio di S. Giuseppe ; 
ma sarà glorioso per lo sposo di Maria l' aggiun- 
gere le grandi di lui virtù all'alto suo ministero: 
degno perciò specialmente d'essere stato trascelto, 
più che pel resto , a tener luogo di padre a Ge- 
sà, e d'essere stato veramente Io sposo di Maria. 
A tesserne dunque il Panegirico si può mostra- 
re I. Giuseppe sposo di Maria grande po' suoi of- 
Ccj presso Gesù Cristo : B. Giuseppe sposo di 
Maria grande per le sue virtù agli occhi di Dio. --- 
Sermons choisis tom. X.' 

V. Joseph autem cum esset jtutus. Matth. i. Quan- 
tunque poco ci narrino gli Evangelisti delle virtù 

. e della vita di Giuseppe \ nulla di lui deve dirsi 
con tuttociù , che sia usitato , nulla pensarsi che 


ASSUNTI TÈSTI , ecc. i i 3 

sia codiune. Che se il distinto pregio, ourPc Giu* 
seppe esaltatò , è eh’ egli fu un uomo giusto , pre- 
gio nelle saUte Scritture a molt’ altri attribuito; 
nulla però di meno si vuol in lui dinotare una 
tutto particolare , una tutto incomparabile prero- 
gativa. Giuseppe è giusto , giusto a misura del 
suo ministero. Il ministero eh’ egli sostiene è il 
più eccellente, il più grande, il più santo; dun- 
que Giuseppe è un giusto più eccellente , più 
grande, più sante. Tale egli è, o si consideri la 
dignità sublimissima del suo ministero, i. parte; 
o si consideri 1’ esercizio virtuosissimo del suo 
ministero j a. parte. — Giuseppe dovette essere un 
giusto più eccellente , più perfetto , più incompa- 
rabile, I. perchè gli fu da Dio 'afBdata Maria prin- 
cipalissimo 6ne di tutta la redenzione , oggetto 
più tenero della divina predilezione, tesoro il più 
prezioso ecc., e gl iel’ affida' nella condizion nobi- 
lissima di Vero di lei sposo, con un pieno domi- 
nio sovra di lei , con tutti i requisiti indivisibili 
dalla natura di un verissimo matrimonio ; a. per- 
chè 'Dio gli conferì 1’ altro più sublime ministero 
di padre e nutrizio del suo divia Figliuolo , mi- 
>■ nistero che trascende qualsiasi ordine, che lo rende 
simile al divin Padre , che lo costituisce il più 
perfetto , che dopo Maria nell’ ordine dell’ iposta- 
tioa unione lo innalza ad una dignità affatto unica 
. eoo. — Dovea Giuseppe praticare tutte le più emi- 
nenti virtù t . per occnltare , come esigeva la prov- 
videnza divina , il mistero dell’ incarnazione , a. 
per riuscire a Marta di compagnia gradevole e di 
gioconda delizia , 3. perchè esercitò in grado csi- 
nak) la vita contemplativa diretta alla carità più 


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ii4 S. GIUSEPPE 

sublime , vita perù di un merito assai più eleva-*^ 
to, 4* perchè alla contemplativa unì la vita atti- 
va) la quale essendo da lui ordinata in beneficio 
di Gesù Cristo ) era di un valor tanto più singo- 
lare, e aflatto unico e solo. Quindi si argomenti 
qual giusto , qual santo , qual angelo dovette es- 
sere Giuseppe. — Muzsam. 

VI. Joieph autem cum esset justus. Matth. i. Giu- 
seppe fu padre putativo di Gesù , vero sposo di 
Maria ^ dunque d’ ogni virtù adorno : cosi com- 
menta S. Giovanni Grisostomo 1' addotto testo : 
justum, hic Omni virtute prceditiun dicit. Qual' al- 
ta idea concepir devesi della di lui santità? Che 
se tutte raccorre non si possono le di lui virtù 
in una breve orazione, si ridicano quelle soltan- 
to che sembrano le più luminose ^ e si móstri 
Giuseppe i. puro, a. pietoso, 3. fedele. — Sic- 
come puro meritò in isposa Maria la vergine im- 

' macolata. — Siccome pietoso meritò il nome e 
Tufiicio di padi-e del Verbo incarnato. — Sicco- 
me fedele meritò, che la SS. Trinità confidasse 
a lui solo il mistero de' suoi gelosi consigli. — 
Bonav. da Asolo. 

VII. Quis, putM, est fideìis servus et prudensj quem 
constituit Dominus super fanùliam suam ? Mat- 
th. 24 . Non v'ha gloria maggiore, che il benefica- 
re.' Ora quanto più insigne sarà quella di chi 
benefica il re de' regi, la regina del cielo? Eroica, 
sovrumana, divina. E chi tra' mortali giungerà a 
tanto? Quù ete.^ Giuseppe: quel servo fedele, che 
f^Uo capo da Dio della sua nobil famiglia in 
terra tanto adoperò, che potè gloriarsi d'averla 
beneficata assai. Si mostra dun^e Giuseppe come 


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ASSUNTI, TESTI, Ecc. n5 

il benefattore i. di Maria, a. di Gesù, e nel- 
r accennarne i benefiz) si esaltano le virtù, i me- 
riti, e per induzione il potere. — F~analesti. 

VTTT. Creavit Dominus novum super terroni. Jer. 3 1 . 
Tutto fu mirabilmente nuovo nell’adempimento 
del gran mistero dell’ incarnazione : a parte del- 
l’ eseguimento d’esso mistero chiamato Giuseppe 
ci offre un ordin nuovo di pregi e di meraviglie, 
. che da tutti lo distingue ^ imperciocché i . fu eletto 
ed adoperato ad una novità di ministeri la più 
eminente ^ a. questa novità la più eminente di 
ministeri fu per lui principio e forma della più 
eminente novità di santità. — Novità di ministeri 
la più eminente^ poiché dallo Spirito Santo Giu- 
seppe fu associalo nella generazion temporale 'del 
Verbo, ed in appresso fu dall’eterno Padre sosti- 
tuito ne’ suoi uÉBcj e ne’ suoi diritti verso l’ urna- 
nato divin Figliuolo. — Novità eminente di santità : 
sotto questi due sublimissimi ministeri e titoli di 
uom associato allo Spirito Santo nella generazion 
temporale del Verbo , e di uom dall’ eterno Pa- 
dre sostituito ne’ suoi ufiGcj e diritti verso il suo 
divin Figliuolo, Giuseppe dovette necessariamente 
raccogliere in se tutte le virtù e le grazie sparse 
e diramate in tutta la svariata moltitudine dei 

, Santi: in lui la fede più viva, in lui ecc.^ e stan- 
ziarvi nel grado più eccelso, senza abbandonarlo 
giammai, e crescenti del continuo ; per cui è detto 
il giusto per eccellenza. - — Conci. S’egli ebbe 
una sì eminente novità di ministeri e di santità^ 
qual 6a in ci«lo la corrùpoad«nte grandezza della 
sua gloria e T ampiezza del sno padrocinto ? 
Manzi. 


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ii6 S. GIUSEPPE 

IX. Depositum custòdi, i. Tim. 6. Tre preiiosissimì 
depositi furono af^dati a Giuseppe: i. Maria, 2. 
Gesù j 3 . l’ incarharlonc. — Goh altrettante do- 
ti egli li ricere: t. custodisce Maria con una pu- 
rità integerrima , à. custodisce Cristo con una 
zelantissima vigilanza, 3 . custodisce il secreto della 
incarnazione con una umiltà profondissima. — 
Paulus Eedesiastes. 

X. Ipsi gloria et imperium. Apoc. i. Senza dipartirsi 
dai due personali e primarj caratteri , che riful- 
gono in Giuseppe, di sposo di Maria, e di padi-e 
putativo di Gesù Cristo , come la fortunata sor- 
bente di tutti i di lui meriti, e delle impareggia- 
bili di lui glorie, si mostra esser i, egli quel 
Santo, ch’ebbe una dignità, di cni non si vide 
giammai l’eguale: Ipsi gloria-^ 2. egli qnel Santo, 
ch’ebbe un’autorità, che non riconobbe giammai 

• altro esempio : Ipsi imperium. — Ebbe una di- 
gnità senza pari , perchè fu egli con novità di 
mistei'O eletto sposo della gran Vergine Madre: e 
in questa novità di mistero si segnalò con una 
fede la più sincera , la più costante , la più vi- 
va. — Ebbe un’ autorità sena’ esempio , perchè 
con novità di comando compì egli verso 1’ urna- 
nato divin Figliuolo a tutti i doveri di vero pa- 

’ dre : e in questa novità di comando si distinse con 
un’umiltà la più profonda, la più sofTerente e la 
più eroica. — Gregorio Seratrice. 

SENTENZE SCRITTURAU. 

Fidelis servus et prudens , quem constituit Domìnus 
super Jamiliam suam. Matth. 24. 


ASSUNTI, TESTI, ecc. 117 

Ntmo natus est in terra .. ..ut Joseph , qm natus 
est, homo princeps fratnun. Eccli. 49 * 

Mulier bona dàhitur viro bona prò Jactis suis. 
Iblei. a8. 

Mulieris bonee beatus est vìr. Ib. aiS. 

3 fulier diligens corona est viro suo. ProV. io. 

Faciamxis ei adjutorìum simile sibi. Geo. i. 

Tibi derelictus estpauper, orphano tu eris adjutor. 
Ps. IO. 

he ad Joseph, et fìcite quidquid dixerit vobis. 

Gen. 4 i- 

£go ero illi in patrem, et ipse erit mihi in filium. 

Hebr. i . 

^bediente Deo voci hominis. Jos. io. 

£t erat subditus illis. Lue. a. 

Jacob genuit Joseph virum Marice, de qua natus 
est Jesus. Malth. i. 

Cum esset despónsata mater ejus Maria Joseph, Ibid. 

Fiorate Jlores, quasi lilium, et date odorem, et fran- 
dete in gratiam. Eccli. 89. 

Joseph aatem vir ejus cum esset justus. Matlh. 1. 

J^oseph fili David , noli timere accipere Mariam 
conjitgem tuam: quod enim in ea natum est, de 
Spiri tu Sancto est. Ibid. 

Fecit Joseph sicut prcecepit ei Angelus, et accepit 
conjugem suam. Ibid. 

Etenìm sacramentum regìs ' ahscondere , bonum est. 

Tob. la. 

Angelus Domini apparuit in somnis Joseph, dicens: 
Surge, et accipe puenim et matrem ejus, et fugo' 
in ./Egyptum. Matth. c. a. 

Ecce ascendet Dominus super nubem levem, et in- 
gredielur yEgyptum , et commovebuntur simulacra 
jEgypti a facie ejus. Isai. 19. 


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Il 8 S. GIUSEPPE 

Ecce pater tuus, et ego dolentes qucerebamus te. 
Lue. 2. 

Erant pater ejus, et mater mirantes super his, quae 
dicebantur de ilio. Ibid. 

Constituit eum dominum domus swe 3 et principemt 
omnis possessionis suce. Ps. 104. 

Qui casto s est Domini sui, glorificabitur. Prov. 27. 

Pauper sum ego 3 et in labore a juventute mea. Ps. 27. 

Nonne hic est Jabrì filius? Matth. i 3 . 

Nonne cor nostrum ardens erat in nobis 3 cum lo- 
queretur nobà in via? Lue. 24. 

Numquid potest homo abscondere ignem in sinu suo , 
ut vestìmenta illius non ardeant? Prov. 6. 

Filius accrescens Joseph 3 Jilius accrescens3 et de- 
corus aspectu. Gen. 49 - 

Et erat quasi annorum triginta3 ut putabatur Jilius 
Joseph. Lue. 3 . 

In pfice in idipsum dormiam3 et requiescam. Ps. 4 - 

Benjamin amantissimus Domini habitabit confidenter 
in eo 3 quasi in thalamo tota die morabitur, et 
inter humeros illhis requiescet. Deut. 33 . 

Sedebit ... .in pulchritudine pacis 3 in tabernaculis 
fiducia; 3 in requie opulenta. Isai. 3 a. 

Pretiosa in conspectu Domini mors sanctorum ejus. 
Ps. 1 1 5 . 

Sub umbra illius , quem desideraverant3 sedi 3 et fru- 
ctus ejus dulcis gutturi mco. Cant. 2. 

Fidi per soììtniwn quasi soletti et lunatn adorare 
me. Gen. 37. 

Igo dilccto meo3 et ad me conversio ejus. Cant. 7. 

Pro salute vestra misit me Deus ante vos. Gen. 45 . 

Quid possumus dare viro isti sancto , qui venit te- , 
iutn? Tob. ;2. 


}yGo< 


ASSUNTI, TESTI, ICC. 119 

Protector potendas ^ firmamentum virtutùf tegimen 
ardori! f et umbraeuUim meridiani. Eccli. 34- ' 

De quacumque tribulatione clamaverint ad me, exau- 
diam eos, et ero protector eorum sémper. f. post 
ep. Missse Patroc. S. Jos. 

FIGURE DELLA SACRA SCRITTURA. 

Abramo, che al dir di S. Paolo in spem contro 
spem credidit (Rom. 4>)> unMmmagine di Gin* 
seppe, che venerando il mistero dell' incarnazione 
nella Sposa Vergine mogis credehat (cOsl il Gri- 
sostomo) castitati Virginis, qitam utero ejus, et 
plus gratice, quam naturce; possibilius esse cre- 
debat , mulierem sine viro posse concipere, quam 
Mariam posse peccare. 

La scala da Giacobbe veduta vien interpretata dal- 
l’Abate Ruperto per la geneologia di Gesù: nei 
gradini si riscontrano le parziali generazioni, nel- 
l’ultimo de’ quali si riconosce S. Giuseppe sposo 
di Maria , da cui nacque Gesù Cristo^ onde il 
citato interprete conchiude : Huic Dominus in- 
' nùcus est, utique tamquam tutori pupillus. 

Siccome S. Giuseppe era destinato a celare col suo 
matrimouio il mistero dell’incarnazione utpartus 
ejus celaretur Diabolo (S. Ignat. mart.)^ cosi si 
riconosce una figura di lui in quella nube, cbe 
nell’ antica legge copriva il Tabernacolo, quan- 
do il Signore lo jriempl della sua gloria: Nubes 
operuit Tttbemaculunr , et gloria Domini imohvit 
illud (Exod. 4o-)- 

Può anche paragonarsi questo S. Patriarca ad Obe- 
dedom*, poiché se questi fu il depositario di ci<i 


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lao 


S. GIUSEPPE 
che in Israele farvi di pà sacro, cioè dell’ arca 
in cui eranvi le tavole delia legge , la manna 
ecc.^ quegli fu il depositario della più santa fa- 
miglia, il custode della Vergine arca del nuovo 
testamento, il nutrizio di Gesù Cristo legislatore 
della nuòva alleanza. Quindi argomentisi quante 
benedizioni avrà ricevuto Giuseppe , che meritò 
quest’onore, se Obededom fu tanto felicitato per 
aver dato albergo all’arca materiale. 

La più espressiva immagine però del novello fu 
l’ antico Giuseppe. Se Giacobbe amò Giuseppe più 
degli altri Sgliuoli per le virtuose sue qualità^ 
S. Giuseppe fa amato da Dio più degli altri Santi 
e adomato di maggiori grazie per le sue virtù. 
Se il primo soffri vendita, esigilo, schiavitù, pri- 
gionia, calunnie^ non minori furono i travagli del 
secondo nell’affannosa incertezza del gran miste- 
ro, nella fuga in Egitto eco. Se quegli è dichia- 
rato Viceré d’Egitto-, questi è esaltalo alla gloria 
di Sposo di Maria e di nutrizio di Gesù Cristo. 
L’amore e la benevolenza di Giuseppe verso i fra- 
telli a lui ncorsi per provisione di pane, fu sim- 
bolo dell’amore e della benevolenza di S. Giusepr® 

' verso i suoi divoti, che a lui ricorrono per gra- 
zie. Giuseppe si palesa a’fratelli, e va «"neontro 
a GiacobTje eh’ entra in Egitto ; S. Giuseppe si 
manifesta padre de’snoi divoti, e gl* assiste neU 
l’ uscir dal mondo per entrar n<-i’ia etcì'nilà. L’an- 
tico finalmente accoglie in Egitto Giacobbe, e 
gli assegna la tei-ra di Gessen, la più fertile del 
regno •, il nuovo accoglie i suoi devoti dopo il 
loro pellegrinaggio, e fa loro ottenere il Paradiso. 

Vide l’antico Giuseppe in sogno il sole e la luna 


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ASSUNTI, TESTI, ecc. lai 

T 

che lo adoravano fGen. il novello ebbe n 

se soggetto il vero sol di giustizia, e la più ec- 
cellente fra le creature , che è detta bella qual 
luna. 

Quanto disse Tobia al padre nelPatto di narrargli 
i benefici ricevuti dall'angelo compagno di viag- 
gio (Toh. I a. Z.)y può applicarsi a Gesù Cristo, 
che all'eterno Padre presentando il suo nutrizio e 
custode Giuseppe gli ottiene il più luminoso seg- 
gio di gloria, e la più estesa efficacia d'interces- 
sione e di potere. 

La dignità di Giuseppe può dirsi maggiore assai di 
quella di Mosè*, perocché, se questi ebbe la con- 
dotta del popolo di Dio , quegli l' ebbe del figliuolo 
dello stesso Dio : onde Mosè non fu che un sem- 
plice servo nella casa di Dio: Moyses in domo 
tamquam famulus (Hebr. 3. 5.)^ Giuseppe vi fu 
costituito padrone con ima piena autorità: Con- 
stituit eum dominum domus sucb ( Ps. i o4> )• 

Si riguarda per un gran prodigio, che il sole siasi 
fermato una sol volta alla voce di Giosuè : che 
prodigio, che il creator del sole abbia obbedito 
per sì lungo spazio di tempo a Giuseppe! Quod 
Dco homo prcBcìpìaty subtimitas sine socio: qnod 
Deus homini obtemperety humilitas sine exemplo 
{S. Bern. hom. i. Miss.). 

Se Mosè per aver conversato 4o- giorni con Dio 
sul Sina, o piuttosto con un angelo Vicedio, di> 
venne sì luminoso^ che dovrà dirsi della carità, 
del fervore, delle virtù di Giuseppe, che per tanti 
lustri ebbe tanto dimestico l'umannto Verbo? 


P»neg. de' Sarai Voi. IL 6 


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122 


S. GIUSEPPE 


SENTENZE DE’ SANTI PADRI. 

Tu dicis Mariam vìrginem non permansisse: ego 
mihi plus vindico ^ etiam ipsum Joseph virginem 
fuisse per Mariam, ut ex virinoli connubio virgo 
Filius nasceretur. S. Hier. de perpet. virginit. B. 
M. adv. Helvid. 

Relinquitur virginem eum mansisse cum Irlaria , qui 
pater Domini meruit appellari. Id. ib. 

Omne itaque nuptiarum bonum impUtum est in ilUs 
parentibus Christì, proles , fides , sacramentum. 
Prolem cognoscimus ipsum Dominum Jesum: fi- 
deni, quia nullum adulterium: sacramentum, quia 
nullum divortium. Solus ibi nuptìalis coiKubitus 
non fuit, quia in carne pacati fieri, non poterai 
sine illa carnis pudenda concupiscentia, quoe acci- 
dit ex peccato , iine qua concipi voluit, qui futa- 
rus erat sine peccato, non in carne peccati, sed in 
similitudine camis peccati. S. Aug. de nupt. et con- 
cup. 1. I. c. 12. Vide et in Faust. Manich. 1. 5. c. 12. 

Beata Virgo, antequam contraJieret cum Joseph, 
fuit certificata divinituS, quod Joseph in simili 
proposito erat. D. Thom. in IV. sent. dist. 3o. 

р. 2. a. I. q. 2. ad 2. 

Nurnquid ignorar Dei Filium adeo camis elegisse 
munditiam, ut nequidem pudicitia conjugali, sed 
de clausola potius incamatus sit virginali? ne 
hoc sufficere videatur, ut tantummodo virgo sit 
Mater ,• Ecclesiae fides est, ut virgo fuerit et is, 
qui simulatus est pater. S. Petr. Dam. opusc. 1 7 . 

с. 3. de caelib. Sacerd. ad Nicol. IL 

&' igitur Redemptor noster tantopere dilexit floridi 



ASSUNTI, TESTI, ecc. ia 3 

pudoris integritatem 3 ut noti modo de virgineo 
utero nasceretuTj sed etiam a nutricio vìrgine tra- 
ctaretur etc. IJ. ib. 

Nec poterai aliter sponsus ille innocens atque sol- 
licitus tantam fructificantis uteri credere novitatem, 
nisi eidem pariturce sponsce pudicitiam virginalem 
missus ab alto prcedicasset adsertor. S. Max. Taur. 
serm.' 5 o. et 6. de Pent. 

Tanto Jirmius3 quanto castius pater. S. Aug. I. de 
serv. virginit. c. 3 . 

Dicitur etiam 3 et peperit ei filium: ubi omnino pater 
non carne 3 sed caritate firmatur. Id. ib. , ' 

Blandientis affectu ei per somnium uingelus loquitui 3 
ut justitiam silentii comprobaret. S. Hier. cornai, 
iu Matth. I. I. c. I. 

Admìrans quod evenerat, celai silentio 3 ciqus mjr- 
sterium nesciebat. Id. ib. 

Habet Joseph cuin Maria conjuge communeni vir- 
ginitatem. S. Aug. serm. a 5 . de divers. 

Locupletior testis pudòris Maricb maritus adhibea- 
. tur; qui posset et delere injuriam3 et vindicarc 
opprobrium , si non agnosceret sacramentum. S. 
Ambi'. I. 2. in -c. 2. Lue. 

Honoravit eum Spiritus Sanctus patris vocabulo 3 
quia nutrivit Salvatorem. Orig. hom. ig. 

Joseph Christi pater 3 non quod eum genuerity sed 
quod eum educaveriL S. Hier; 

Josephi filius est Jesus 3 quippe quia Murice veris- 
simus est fdius. S. Aug. 1 . 2. cono. Evang. e. i. 

Cessit Joseph personam Dei patris. S. Isid. Isol. i. 
p. c. 16. 

Josephus omini amore transformativo ferebatur in 
eum, ut in dulcissimum jUium sibi in conjuge sua 


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ia4 S. GIUSEPPE 

p^irgine per Spiritum Sanctum datum. S. Bern. 
serm. de S. Jos. 

Spiritus Sanctus de carne Fìrginis hominem for- 
mans, paternum viro huic, scilicet Joseph ^ qui 
nascehatur infanlis arnorern infudit. Rupert. de 
glor. (il. hotn. 3. 

Cur non Joseph Cheruhim asseverandus estj qui et 
f^irginis Sanctissimce et Christi custos a Deo im~ 
mortali positus fuit? S. Isid. Isol. 3. p. c. a 2 , 

Joseph altissimi mjsterii scutum fuit inexpugnabile. 
Id. ib. c. 4" 

Erat subditus illis. Quis? quibus? Deus hominibus j 
nec tantum Murice j sed et Joseph: utrinque stu- 
por , utrinque miraculum. S. Bern. serm. i. super 
Missus. 

Quod Deo homo prcecipiat, sublimitas sine socio: 
quod Deus homini obtemperet , humilitas sine 
exemplo. Id. ib. 

Hcec subjectio sicut incestimabilem notai humilitatem 
in Christo ) ita dignitatem incomparabilem signat 
in Josepho. Quid enim sublimius ^ quam imperare 
ei, qui in femore scriptum habet: Rex regum , 
et Dominus dominantium? Gerson. de Nat. V. 

Subditus fabro is , qui fabricavil auroram et solem. 
Id. ib. 

Non orat , sed ordinai, non impetrai , sed impa- 
rai .... Quanta fiducia Joseph? quanta in co 
vis impetrandi? dum vir uxorem, dum pater fi- 
liam orat, velut imperium reputatur. Id. in Jose- 
ph ina. 

Sanctissimo Joseph in omni necessitate concessum 
est opitulari. S. Thom. in 4> dist. ^5. q. 3. a. 2 . 

Sicut decuit, ut Maria tanta puritate niteret, qua 


ASSUNTI , TESTI , ecc. i a5 

major sub Deo nequit inteUigi ; sic beatìssimus 
Joseph fuit super omnes homines purus ^ similis 
Virgini glorioscB. Id. serm. de Nat. V. 

Quomodo cogitare potest mens discreta^ quod Spiri- 
tus Sanctus tanta unione uniret menti tantcé Vir- 
ginis aliquam animami nisi ei virtutum operatione 
simillimam? S. Bern. Sen. serm. de S. Jos. 

Josephus cohabitando cum Jesu admirandas gratias 
et virtiites adeptus est. Id. ib. 

Cum Maria tot et tanta impetret peccatoribus scele- 
ratisf quanta f putaSj impetraverit charismata Jo- 
sepho sponso? Id. ib. 

Iste proximior Christo videtur collocandus' in ccelis, 
qui in ministerio obsequentior post Mariam in- 
veiitus est in terris. Id. ib. 

Nomine patris neque Angelus ^ neque Sanctus in 
cceloj brevi licet spada ^ meruit appellari, hoc 
unus Joseph potmt noncupari. S. Basii. 

Virum Maria}. Hoc est prorsus ineffabile , et nihil 
prceterea dici potpst. S. Jo. Dam^ de Nat. V. ' 

Ad omnes laboresy quos Deus ferro non poterat , 
Josephum pignorat. Rup. Ab. 

Pater non radane generationis y sed radane curas 
in olendo i educandoque collatce. S'. Cyrill. Hieros. 
catech. 7. 

Credo Joseph mundissimum fuisse in virginitate^ 
profundissimum in humilitate y ardendssvnum in 
ckaritate 3 aldssimum in contempladone y et esse 
adjutorium simile sibi. S. Bern. 

Quia omnia y quce sunt uxorisy sunt edam viriy cre- 
doy quod beatissima Virgo totum thesaurum cordis 
suiy quem Joseph recipere poteraty illi Uberalis-^ 
sime exhibeat. S. Bern. Seti. serm. de S. Jos. 


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,26 • s. GIUSEPPE 

Maluit Dominus de ortu suo, quarti de Matris pu- 
dore dubUari: ideo datus illi est sponsus. S. Ambr. 
ili c. 2. Lue. 

Maria graliam Josepho vidtu , voce , vita et conti- 
nua conversatione per tot annos afflavit. Gerson 
semi, «le Nat. V. 

Decuity ut tanta prcerogativa Joseph pollerct, quee 
similiUulineni et conscientiam exprimeret talis spon- 
si ad talem sponsain, de qua natus est (Jesus). 

Id. ib. 

O conjugium cceleste, non terrenum! quia conju- 
gium , sive conjunctio tota fuit coelestis , et Spiri- 
tus Sarictus conjugalis amor. Rupert. iu c. 2. Matth. 

Conjice e.r hac appellatione, qua meruit honorari 
a Deo , ut pater Dei et dictus et creditus sit, qui 
et qualis homo fuerit ille Joseph, S. Beni. serm. 2. 
sup. MIssus. 

Chn'sti Jamilice fldelissimus procurator. Alb. INI. in 
c. a. Lue. 

Fidelis servus et prudens', qucin constiuit Dointnus siue -, 
rnatris solatiuni, et solutn in terris magni consilii 
coadjutorern Jidelissinium. S. Beni. hom. a. sup. 
Missus. 

Dedit et Deus nffectum , sollicitudinein , et auctorita- 
tem patris. S. Jo. Damase. 

Non est in codestibus agminihus, qui Dominum Je- 
sum audeat fdium nominare. S. Cypr. I. de Bapt. 
Clir. 

Ad fumatn Maria: conservandam pater Jesu ab om- 
nibus est cBstimaUis. S. Hier. adv. Helvid. 

Joseph fUius David non solum earnis propagine, 
sed Jidei oc virtUtum imitatìone. S. Bernardin, in 
Vig. Nat. 


jO( !l< 


ASSUNTI, TESTI, ecc. ' . 127 

Josephum patvntis honore colitit OirìsUu ^ omnibus 
filiis exemplum prcBbens^ ut subjicianUir parontibus. 
Orig. hom. a. ia Lue. 

Nemo amhigat Dominijin Jesum^ cum adhuc in 
puerili esset celate , obscquium prcestitisse ipsi Jo- 
sephè. S. Laur. Just. 1. de obed. c. 8. 

Magis credebat Josepìius càstitati F^ìrginis ^ quam 
utero ejuSf et plus gratice, quam ntturcB} possi- 
bilius esse credebat , muUerem sine viro posse con- 
cipercj quam Mariam posse peccare. S. Jo. Chr. 
*hom. I. in'Matth. 

Joseph vocari justum attendile ^ propter omnium vir- 
tutufn peifectam poMsessionem. S. Petr. Chrys. * 
Justum , hic Omni virtute preeditum dicit. S. Jo. 

Chr. hom. 4- iti Matth. n. 3. 

Quamquam non sit fUius tuus iste, qui nasci tur; tu 
' tamem circa iltum curam , et sollicitudinem paren- 
* tis ostendes. Id. ib. 

jEstuabat animus sanctus negotii novitale perctdsus. 

S. Petr. Chrys. de gen. Chr. serm. i45. 

Quid faceret sponsus ad ista? quia non poterai 
vel Joris prodere, vel intus, quod evenerat, con- 
tinere. Id. ib. » ■ 

Qui hiunana inflrmitcUe sic turbabatur, divina au- 
ctoritate firmatus est. S. Aug. de conc. Ev. serra. 
5f. 

Fugit non /brmidine humana, sed dispositione divi- 
na; non necessitate, sed potestflte. S. Fulgent. 
serm. de Epiph. 

Frat tam pauper, ut victum et vestitum arlìjieio 
queereret. S. Bem. hom. a. sup. Missus. 

Quasi mendicus désaendit in JEgyptum. S. Petr. Chrys. 
hom. in Màtth. 



,a8 ‘ S. GIUSEPPE 

Jam adveniente gratta^ supra legem se gerere eoe- 
pit. S. Jo. Chr. hom. 4* Màtth. 

Fuit ergo hcec familia quasi coelum quoddam terre- 
num triam non tam honùnum, quam corporeo- 
rwn angelorunif imo triuni quasi divinarum per- 
sonarum sjmholice. Corn. a Lap. ^ 

Oh quam dilecta Trinitati, l^atri, Filio et Spiritai 
Sancto , domus Ulius trinilas , Christus , Maria, 
Joseph! Nihil clarius, nil melius, nil in terris ex- 
céllentius. Gerson. serm. de Nat. 

Jnvìdebat terris tales habitatores coelum, utique ctx- 
lo digniores, quam terris. Id. ib. 

Quare non dubium illam ( dsmum ) ftMse Angelis 
ministrantibus plenam. Corn. a Lap. in c. i . Mattb. 

V. i8. , » 

Quantum putamus ( Josepho ) usa temporis S. Ma- 
nce addidisse prcesentiam? S. À'mbr. coam. in i. 
Lue. <• 

Joseph Apostolorum habet speciem : Christus circum- 
Jerendus est ei creditus. S. Hilar. comm. in a. 
Mattb. 

Quanto Sancti, qui sunt in pcUria, sunt Deo con- 
Junctiores, tanto eorum oraliones sunt magis ejffi- 
caces. S. Thom. a. a. p. 83. a. ii. in c. 

Quantus existimandus «st justus ipse Joseph nunc, 
in gloria et in coelis, qui talis ac tantus inven-, 
lus est hic in miseria et in terris? lo. Gers. lerm. i. 
de Nat. B. V.. * 



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p E h 


LA FESTA 

DI SAN PIETRO 

PRINCIPE DEGLI APOSTOLI 


de' Santi TòJ. IL 


ۥ 


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i3i 

. ORAZIONE I. 

j 

D T 

ANTONIO CESARI 

PRETE VERONESE. 


INEDITA 


Dopo la miserabil caduta del primo padre, che 
tutta r umana natura dipartendo da Dio , e dalla 
oontemplausione della verità distogliendola, avea co- 
perto gli nomini di fitta tenebra d' ignoranza e di 
errori , non rimanea loro altro conforto , .che nella 
dolce promessa passata di generazione in genera- 
sioDC , di quel Salvatore, che dopo una notte si 
lunga, riconducendo il giorno della salute, e gli 
intelletti degli uomini ralluminando , avrebbe lor 
fatto raggile davanti la tanto desiderata amabilis» 
sima verità. £ se Dio abbandonò il mondo si lun- 
gamente in queir abisso di vergognosi abbominevoli 
errori, cip non fu tanto in peua del loro orgoglio, 


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i 3 » S. PIETRO 

quanto perchè ammoniti di tanta loro miseria e 
dalla grazia ajutati , conoscessero il bisogno che 
arcano del lume, e fossero mossi a dimandarlo più 
accesamente, e desiderarlo con*plll di ardore: Et 
tempora quidem hujus ignoranticB despiciens Deus y 
nimc annuntiat hoimnibus (Act 17.). Mosso Dio a 
pietà di que' ciechi , mandò loro il promesso Dot- 
tore e Maestro, la sua Sapienza, il Figliuol suo na- 
turale , la luce del lume suo , ad annunziar loro 
quelle altissime verità, che egli ‘solo area vedute 
nel seno del Padre , di cui era immagine e spec- 
chio: e per tal mezzo loro apportar la salute: l/ni- 
genitus f qui est in sinu PatriSf ipse enarravit. E 
questa è la fede, inestimabile dono, che ci fu data 
per Cristo, predicata nel mondo da lui medesimo, 
principio della salute, e prima radice di eterna vita: 
ffcec est vita esterna j ut cognoscant te ^ et quem 
misisti Jesum Chrìstum. Ma perocché alla verità pre> 
dicala dal Figliuolo di Dio non tutti credettero, 
anzi assai furon di quelli , che a quella benefica 
luce chiusero gli occhi, amando meglio le vergognose 
lor tenebre ^ era da temere per avventura , che mol- 
tiplicando negli uomini la malizia e P infedeltà, la 
fede e la verità potesse mancare, e gli uomini ri- ' 
cadere nella antica ignoranza. Iddio per la sua 
misericordia non lo sostenne; e con pietoso e fer- 
mo decreto propose, che la verità non dovesse nel 
nuovo suo popolo venir meno giammai. Di questo 
egli si obbligò alla Chiesa sua sposa, giurandole 
fede eterna , e che non la abbandonerebbe giammai , 
guardandola d'ogni errore, e nella possessione della 
verità da lui ricevuta mantenendola fino alla fine del 
mondo, secondochè ab antico le aveva promesso: Et 


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ORAZIONE I. . i35 

non faciet avolare a te doctorem tuum ^ai. XXX. ao.). 
Ma chi avrebbe pensato, che a guardar questo san- 
ta deposito egli volesse eleggere un uomo, ed un 
uomo abbietto, povero, vile^ e, che è più, uti uom 
peccatore? Ecco il .trionfo della potenaa e della 
misericordia di Gesù Cristo. Pietro è l’eletto fra 
tutti: il pescatore, il rozzo, il debole, lo spergiuro, 
egli è il Vicario in terra del Figliuolo di Dio, egli 
il fedele depositario della verità, egli l’oracolo del- 
l’eterna Sapienza, talché la Chiesa tutta in lui è rap- 
presentata ed unita per lui^ e tanto sarà sicura di 
credere il vero, quanto Crederà quel medesimo che 
le sarebbe da lui insegnato: e il dipartirsi dalla cre- 
denza di Pietro , sarà un medesimo che cader nel- 
l’ errore. Di questo altissimo privilegio di Pietro 
intendo oggi parlarvi : il che non pure tornerà a glo- 
ria di lui , che fu a tanto grado *levato , quanto a 
consolazion nostra ed a guardia , per mantenerci 
in lui ben radicati nella fermezza di quella fede , 
che da lui medesimo abbiam ricevuta. 

Essendo scritto nell’ eterno decreto di Dio , che 
la salute non pur a’ Giudei , da’ quali dovea comin- 
ciare , ma si dovesse >distendere in tutto il mondo , 
e di que’ due popoli insieme raccolti farsene un po- 
polo e un gregge solo; a questo era destinato Ge- 
sù Cristo unico e sommo Pastore , secondo che per 
li Profeti era stato promesso. Ma non dovendo Cri- 
sto regnare in terra visibilmente, un altro sé avea 
preparato che investito di sua autorità , ed in per- 
sona di lui questa smisurata greggfo contenesse sotto 
*nn solo governo spirituale, tenendola unita nella 
medesima comunione, e col vincolo della medesima 
fede; « questi era Pietro. E già fin dalla prima volta 


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,34 S. PIETRO 

ehe Cristo il vide , quasi fiu d’ allora disegnaudoli 
la sua dignità, gli mutò il nome^ Tu fo'ti fino ad 
ora chiamato Simone, gli disse: ma il tuo vero nome 
sarà Pietro : accennando che egli di lui volea fare , 
e in lui porre alla Chiesa un immobile fondamento. 
Già Tavea chiamato e fatto de’ suoi: or dopo date- 
gli per alcun tempo le alte lezioni della sua celeste 
sapienza , un di fra gli altri volto a’ discepoli , così 
disse loro 5 Or chi credete voi ch’io mi siaJ Pietro 
prevenendo tutti gli altri : Tu se’ , gli rispose , il 
Cristo , il Figliuolo di Dio vivo. Bealo te ! ripigliò 
Cristo, beato te, Pietro! tu mi hai conosciuto: ma. 
sappi , che questa conoscenza che hai di me cosi 
chiara, non ti venne da te medesimo, ma da lume 
celeste , e da singolarissima grazia del divino mio 
Padre, che mi ti ha rivelato. Questa fede sì viva 
che hai in me , “è il pegno di quella eterna chia- 
rezza e celeste sapienza , che ti sarà un giorno co- 
municata ^ per la quale tu sai*ai il Maestro della 
mia Chiesa. Questo Regno divino sarà fondato so- 
pra di te. lo ti ho posto già nome Pietra : e sopra 
di questa Pietra io edificherò la mia Chiesa. Sì la 
tua fede sarà la norma sicura, ed il regolo della ve- 
rità e della fede di tutta la Chiesa, ed il fonda- 
mento e*l sostegno immobile di questa fabbrica. Si 
leveranno dall’ inferno burrasche e venti terribili , 
per ismuoverla ed iscrollaida : ma tutto invano. Ella 
romperà tutti questi urti ^ e immobile durei'à nella 
propria fermezza fino alla fine de’ secoli : e quanto 
dissi tei giuro: Amen dico libi, quia tu es Petrus; 
et super hanc petrarn aedijicabo Ecclesiam meam; 
et portao itiferi non praevalebunt adversus cani. 
£d ecco sopra la parola di Ci'isto , che ne entra 


ORAZIONE I. i35 

mallevadore , assicurata e posta la fede di Pietro , 
come immobile fondamento della sua Chiesa. 

Ma le promesse di Cristo, per se ferme e sicu- 
re, ricevettero tuttavia da lui stesso vie più chiara 
confermazione. Era egli in sul mettersi alla passio- 
ne : e prevedendo le spaventevoli tentazioni , che 
r inferno apparecchiava a’ suoi Apostoli , deboli e 
infermi , e in essi alia Chiesa \ la prima cosa loro 
apertamente le denunziò, per ben fondarli nella 
umiltà e conoscimento di sé : ma poi perchè non 
se ne sbigottissero, mostrò loro donde sarebbe ad 
essi venuta la forza, la 'quale egli contro ogni as- 
salto felinissima lor promettea. Simone , Simone 
( destando la attenzione di Pietro in fra gli altri , 
parlava a tutti ) , Satana tutti vi ha presi di mira , 
e contra di voi accampa sue forze ed ingegni , per 
vagliarvi siccome il grano. Veggo le novità, le falla- 
cie ,, veggo gl’ inganni , le ..violenze , e l’ arti della ' 
terrena sapienza , che egli mette in campo per oscu- 
rare ne’ vostri cuori le verità, e la mia Chiesa gua- 
stare seminandovi menzogne ed errori. Ma non te- 
mete: in uno £ voi metterò il mio lume sì chiaro, 
che non possa essere dalla bugia sedotto nò rannu- 
volato giammai. Lui vi do per maestro come me 
stesso. Per non errare vi basti 1’ ascoltare pur lui , 
e tenere la sua medesima fede, che sarà un tenere 
la mia, E tu Pietro se’ desso , che io eleggo a così 
nobile uffizio. Io ti ho costituito maestro, e dottore 
di tutti , per conservare nella mia Chiesa sempre 
una e immacolata la verità. Le tue parole saranno 
la regola e la sapienza di tutto il mondo. Si levino 
errori, eresici, inganni: ma tu rfconduci alla verità i 
fratelli che ti. commetto, e nella verità gli conferma. 


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i36 S. PIETRO 

E non dubitare di creder vero quanto ti dico , . per* 
chè sia grande cosa, e troppo sublime a tanto lu- 
me , tanta virtù e forza 1’ avrai da me : ed. abbine 
questo pegno sicuro. Io ho pregato spezialmente per 
te ( e ben saper dei , come io sia sempre esaudito 
da Dio), acciocché la tua fede non debba mancar 
giammai. Tu dunque rassicurato da tanta promes- 
sa , prendi P uffizio commesso , e quella fede che 
ricévi da me per inalienabile eredità la comunica e 
la conserva tu solo nella mia Chiesa : Petre, rogavi 
f>ro te, ut non deficiat Jides tua: et tu aliquando 
conversus, confirma fralres tuos. E da ultimo, prima 
di partire dal mondo , alle mani di solo Pietro , 
come primo padre , e pastore , nelle pecore e negli 
agnelli, cioè ne' discepoli e ne' maestri, raccomandò 
Gesù Cristo tutta la Chiesa: Pasce oves meas: p(t- 
sce agnos meos. 

Vedete altissima dignità, singolarissimo privilegio 
« Era 'comune a tutti gli Apostoli (dice S. Leone) il 
pericolo della tentazione , e '1 timore , e a tutti ad 
un modo facea bisogno dell' ajuto divino : perocché 
a tutti egualmente Satana dovea muover la guerra 
e crollarli ^ e tuttavia il Signore si prende speziai 
cura di Pietro; ]ier la fede di lui in ispezialità egli 
priega; volendo così rendere più^ sicura e piu certa 
la fermezza, e stabilità degli Apostoli promettendo 
e concedendo al loro Principe una certa vittoria. 
Adunque nel solo Pietro é rassicurata la fortezza di 
tutti : e così fu disposto il soccorso . della grazia di- 
vina che la fermezza del solo Pietro agli Apostoli 
si dovesse comunicare » — Pure gli Apostoli erano 
Vescovi, e d'una condizione assaépiù alta de' nostri: 
non pur prcsedevauo ad una Chiesa j ma dovevano 


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orazione; I. . i3y 

fondarne 5 e non una ma molte secondo il bisogno: 
e queste Chiese da se fondate doveano ammaestrare, 
formare , e governarle come pastori e maestri ^ e 
tuttavia la loro dottrina non era' certa, se non era 
diretta, e sostenuta da quella di Pietro. Parea che' 
loro bastar dovesse il domandare a Dio , padre de' lu* 
mi, che li tenesse fermi nella verità, e da lui aspet» 
tare la guida cei'ta per non errar nella fede; ma 
questo mezzo, comechè altissimo , non era lo scelto 
da Dio, e però non sicuro : perchè Cristo non volle, 
che eglino avessero altro maestro, del quale fossero 
certi che non fallasse, da Pietro in fuori. Il credere 
e l'insegnare quello che Pietro credesse e insegnasse, 
sena' altra rivelazione gli affrancava d'errore: e sa- 
rebbe. un medesimo che fallire la via, e insegnare 
la falsità , il dipartirsi dalle dottrine di lui , costi- 
tuito centro, fondamento, e oracolo della verità e 
della fede. 

Se c' era Apostolo , che delle verità delle cose 
che insegnava fosse ben certo, era Paolo. Egli era 
eletto per istraordinaria vocazione all' apostolato da 
Cristo glorioso ; e da lui medesimo ammaestrato 
con ispeziale rivelazione : dal qual privilegio egli 
>^prende argomento da dover acquistarsi tutta la fede 
da' Calati, che sedotti da falsi dottori nella fede e 
riverenza di lui s' erano rafreddati. Or che direste, 
che 'Paolo medesimo, il qual ben sapea,la sua pre- 
dicazione essere tutta conforme a quella di Pietro, 
e però certamente vera; nondimeno venne a Geru- 
salemme pure per questo di comunicar con Pietro 
la sua dottrina? C'era Giacomo vescovo di Gero- 
solima : non venne a lui ; venne a Pietro , e con 
lui dimoratosi ben quindici giorni , sponendogli 


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i38 S. PIETRO 

« 

quanto avea fino allora insegnato, volle da lui ri- 
cevere come suggello della verità, la approvazione, 
e confermazione di sua dottrina. E notate ragioni, 
die egli ne porta : Ne in vaeuum currerem^ 0 ut cu- 
currissem. , lo so, dicea Paolo, la mia do^ttrina esser 
tutta quella di Pietro, e per questo è verissima; 
tuttavia i fedeli sanno, ch'io non vidi mai Pietro, 
jiè fino ad ora ho comunicato con lui, nè da lui 
appreso nulla : ^ome possono credere e sapere di 
certo, che io da lui non discordi? non ^utli possono 
sapere e credere la singolare e straordinaria voca- ' 
zion mia. Io ho dunqu» bisogno della testimonianza 
del Principe degli Apostoli, di quell’ u^o, -a cui 
solo Cristo commise la pruova e lo sperimento di 
ogni venta. Dopo ricevuta la approvazion di lui \ 
io debbo esser creduto da tutti, e legittima e vera 
la mia predicazione. Senza questo io sarei corso, 
e quindi innanzi correrci invano, nè potrei esigere 
da’ fedeli ragionevolmente credenza. 

È certo che la mirabile sua conversione, le rir 
velazioni altissime, l’apparizione di Cristo medesimo, 
e l’ altre prove del suo nobilissimo Apostolato, non 
bastarauno a pezza per comprovare la verità della 
sua predicazione'^ come addimostrarla verissima ba- 
stava senza più la sola approvazione di Pietro : per- 
diè veramente al solo Pietro, non a Paolo nè ad 
altri, avea , Cristo promesso, che mancata non sa- 
rebbe mai la sua fede; e Pietro solo, non Paolo 
avea posto a governare la Chiesa, e ad ammaestrare 
e confermare j tutti i fratelli della verità, che nelle 
sole sue mani avea depositata, perchè da lui solo 
tutti ne ricevessero.il suggello,^ e l’ autentica appro- 

vaaionèt . i - 


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ORAZIONE I. iSg 

Ma che ricordovi io Paolo senza più, che si sot- 
tomette al tribunale di Pietro? Gli Apostoli tutti, 
la chiesa intera, i fedeli non si assicurano di essere 
nella verità , altroché sottoponendo i loro pensieri 
al giudicio di Pietro^ e la sua confermazione fa loro 
un oracolo della divinità. Nel primo concilio di 
Gerusalemme, essendo gran dibattimento^ a Pietro 
rapportata fa la questione, e fu terminata^ e Jacopo 
vescovo della Città, e tutto il concilio si acquetaro- 
no alle dilEnizioni di lui. In tutte le deliberazioni 
Pietro parlava sempre nel primo luogo al Collegio 
Apostolico ed alla moltitudine^ come egli altresì rac- 
coglieva le adunanze de’ suoi colleghi. La gente 
compunta alle parole di Pietro nella prima sua pre- 
dica, piangendo dimanda a tutti gli Apostoli quivi 
presenti^ Or che faremo noi dunque, fratelli? Quid 
faciemuS) viri fratres? Pietro solo risponde, tacen- 
do gli altri , e diffinisce quello che lor bisognava 
fare per aver la salute. E tuttavia gli Apostoli erano 
, mandati immediatamente da Gesù Cristo , da lui 
ammaestrati, e infusa in essi per soprannatural dono 
la scienza delle divine cose, che doveano insegnare ^ 
alla Chiesa , e tuttavia riconoscono in Pietro solo 
il centro della unità ^ il tribunal supremo, e’I fon- 
damento della lor fede^ e dalle sue diffinizioni aspet- 
tano la .confermaziqn della loro *, ben sapendo che 
Pietro solo era la pietra e’I fondamento della verità , 
ed egli solo posto da Cristo a confermare i fratelli^ 
e non pure i fratelli , ma e i maestri loro , e i 
Dottori dell’Evangelio: nè aveano dimenticato, che 
al solo Pietro avea Cristo, per ben tre volte, non 
pur dato a pascere gli agnelli , ma eziandio le peco- 
re^ cioè i figliuoli , e le madri; 0V6S meas . , . , 
pasce agnos meos, 


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i4o . S. PIETRO 

Deh qnale onore, qual privilegio 'sovrano conce- 
duto ad un uomo ! Ecco in Pietro , quasi in suo vivo 
abitacolo , la verità dimorane : ecco 1’ oracolo della 
divinità presente alla Chiesa: ecco Cristo medesimo, 
che nella persona del suo Vicario insegna , diffini- 
Sce , e conforma . che certo non fu il mondo pià 
sicuro d’avere in tutte le cose la verità manifesta 
per Pietro , che fosse per lo Figliuolo di Dio , che 
parla per la sua bocca. Ma posciachè le promesse 
sì larghe, del conservare al mondo la verità, furono 
fatte alla Chiesa fino alla fine de’ secoli in Pietro , 
come in suo fondamento ^ che non dovea mancar 
mai (e Pietro morrebbe)^ di necessità comprendono 
anche tutti coloro , che a Pietro succedettero nel 
governo di lei , e ne’ quali egli deve sopravvivere , 
quanto duri il mondo e la Chiesa : e però quel che 
fu Pietro alla Chiesa nascente , quel medesimo fu- 
rono poi, e saranno tutti i Pontefici , che nel suo 
luogo reggendo, furono o saran posti a governarla 
fino alla fine, se fino alla fine dee bastar nella 
Chiesa il regno di verità. v 

E come ciò fusse vero, il mostrarono, morto S. 
Pietro , tutte le Chiese del mondo , la Chiesa Romà- 
na , cioè la sede di Pietro , riconoscendo per ipapo 
e maestra di tutte ^ a lei riferendo le controversie, 
lei consultando ne’ dubbi , riposandosi sopra le sue 
risposte^ e nelle deliberazioni de’ Pontefici la divina 
autorità riconoscendo di diffinire : Ad hanc enim 
Ecclesiam ( diceva nel secondo secolo S. Ireneo ) 
propter podorem prìnciptUitatem , necesse est omnem 
convenire Ecclesiam. Tutte quelle che si gloriavano 
d’ esser Cattoliche, cioè di avere la verità, si tennero 
sempre nella comunione della Romana: questa fu 


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ORAZIONE I. 14, 

lempie la tessera della legittima dottrina alla Chiesa. 
Antiockiaj Alessandria, Costantinopoli, Gerosalem* 
me, Asia, Africa, Egitto, e tutte le .Chiese del mon« 
do mostravano la fede del Romano Pontefi«:e: e tutte, 
sebbene in infiniti fami divise, raccogliendosi però 
nel tronco, o centro della unità, cioè nella Chiesa 
Romana , erano certe di professare la verità. Nessuna 
di queste potea sussistere e reggersi in se medesima, 
ma solo incorporate al tronco èd al ceppo ^ perchè 
a nessuna di loro era stato promesso , hè per alcima 
avea Cristo pregato , che non ducerei fides ilUus. 
E di vero molte e molte di loro mancarono dalla 
verità, ruppero T unità, e da se medesime divelle 
dal tronco vennero meno. 

Parea che almeno le Chiese patriarcali, fondate 
da' medesimi Aj^ostoli, dovessero rimanere immobili 
nella fede, che aveano ricevuta quasi alla fonte; 
ma non fu vero. Caddero anch'esse^ .cadde quella 
d' Antiochia , mancò l' Alessandrina , apostatò la Co- 
stantinopolitana, quelH di Gerosolima venne meno: 
e que' campi felici, irrigati dalle primizie d^o Spi- 
rito Santo , e da' sudori di Marco , di Jacopo , e 
di Simone , sono or divenuti deserti orribili , spe- 
lonche di ladri, nidi di errore, covili di infedeltà^ 
non erano eredi della promessa. La sola fede di 
Pietro, la Chiesa Romana durò, e dura tuttavia, e 
durerà immobile in mezzo a tante cadute , e crolli, 
_ e mine del mondo , ella sola serbò inviolata la fede 
ricevuta da Cristo , perchè in essa dm*ò seggendo 
Pietro ne' successori , e stette dura sulla pietra del 
fondamento, et portcB inferi non praevalehunt ad- 
versus eam. Ella si vedea nascer nel seno e dallato 
■ cento e mille mostri di falsi dogmi , di eresie , di 


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i4a S. PIETRO 

errori e mensole : e a tutti questi opponendo la 
dottrina di Pietro, come saggio di verità^ posciachò 
non potè sanar questi membri , li separò con forte 
taglio da sè, e rimasero* così smembrati. Elia noa 
li ritenne, non dissimulò, non fece lega con loro, 
uè macchiò mai , o guastò colla minima mescolanza 
d'orrori la sua purezza. Durarono quelle Sette qual 
più, qual meno, ma separate e divise da lei: e ba- 
stava, per accusarle false e bugiarde, l’essere spartite 
dalla fede di Pietro, cioè dalia unica verità . ed ella 
attraversando mille pericoli, tentazioni, contraddizio- 
ni , procelle , passò loro per mezzo , non pur nou 
violata, ma* nè tocca nella natia sua bellezza; anzi 
nè le persecuzioni orribili di quattro secoli non po- 
terono tanto stancare la pazienza , e allentare la sua 
fortezza ; che nò per atrocità di tormenti , nè per 
timore di morte , ella mai rinunziasse il sacro de- 
,posito della fede , e il sofferisce d’ aver punto con- 
taminato. Ma quale ella era in Pietro ed. in Paolo, 
cotale , e tutto dessa è Gno a noi pervenuta nella 
medesima* integrità: Portae inferi non praevalebunt 
adversus eam. Che più? I medesimi generali concii), 
ch9 pur rappresentano tutta la Chiesa ; non hanno 
da Cristo la promessa di non errare in proponen- 
do a’ fedeli la verità, se non abbiano ricevuto dal 
successore di Pietro il suggello d’approvazione. Sen- 
za questa sono un assemblea d’ uomini , non la 
Chiesa di Gesù Cristo. £d o di presenza, ovvero 
per loro legati preseggano i PonteGci alle suddette 
adunanze , essi vi stanno come maestri , e giudici 
delle cose da proporre alla Chiesa ; essi deGni- 
scono con perentorio giudicio le dottrine , studia- 
te prima e ben ricerche da’ Padri : ed alla loro 


ORAZIONE h 143 

sealeDza tutti s' accordano , come a quella della 
Spirito Santo. 11 perchè in ciaschedun generale con* 
cilio s’ appartiene a’ Vescovi il ricevere dal Pontefìce 
le dogmatiche diOIniuoni ( non esaminarle, correg* 
gerle, nè mutarle) colla mecl^sima docilità, che dal 
concilio di Efeso esigeva il Pontefìce S. Celestino 
( il quale dovea ben sapere a chi ne’ sinodi d’ isti* 
tuzione divina si convenisse ascoltare imparando, ed 
a chi insegnare diffinendo la verità): poiché man*, 
dando egli colà i suoi legati colla- dottrine già da 
lui diffinite, ordinò loro che le proponessero al Con* 
cilio come da Dio medesimo , e le facessero ricevere 

colla debita riverenza: che se alcuni avessero voluto 

/ 

muover briga, o questione, sapessero loro essere i 
pudici , a’ quali era da ubbidire , non isQdarli a 
contesa : disceptalionem si véntum fuerit; vos 

de eorum sententìis judicare debetìs^ non subire cer- 
tamen. £ posciachè i concilj, nè eziandio generali, 
legittimamente non possono essere ragunati che da 
solo il Papa , nè i loro atti e decreti hanno valore 
alcuno senza il sigillo della sua approvazione, riman 
del tutto atterrata la opinione, che dal Papa altri 
appellar possa al concilio, quando riman provato, 
che in contrario, pur dal concilio al Papa vuol esser 
fatta valida appellazione, come a maggiore non e con* 
ver^o . e certo è maggiore al concilio colui , senza il 
quale nulla può determinare di fermo il concilio, e da 
cui ricevono fermezza e valore le sue sentenze. Fi- 
nalmente la Chiesa medesima che pure è sicura della 
propria stabilità sulla promessa di Cristo, questa sua 
fermezza la riconosce e la tiene da Pietro veraceirón* 
te^ perchè intanto ella è certa di non dover mai cade- 
re, in quanto è certo che non si crollerà mai la pietra. 


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i44 S. PIETRO 

sopra la quale è fondata, e che . da questa pietra 
ella non sarà smossa nè divelta giammai. Onde co- 
desta casa al fondamento è debitrice della sua eter- 
na durata, non il fondamento -alla casa. Perla qual 
cosa pessimamente mi sembrano ragionare certi ni- 
mici del primato di Pietro, dicendo, che alla Chiesa 
indubitatamente fu promesso da Cristo l’ infallibilità . 
e pertanto allor solamente doversi alle bolle dog- 
matiche , de’ successori di Pietro , fede cordiale , e 
ubbidienza, quando la Chiesa tutta le abbia rice- 
vute , e posto ad esse il suggello. So io bene , la 
Chiesa esser colonna e fondamento di verità ^ ma 
che è questa Chiesa , a cui tali promesse furon fatte 
da Cristo ? Certo è un corpo vivo ed intero , un 
edilizio saldo e ben insieme compaginato, cioè un 
corpo che riceve la vita dal capo, col quale è con- 
giunto, una fabbrica che si regge intera sul fonda- 
mento che la sostiene^ e però Chiesa non può essere 
nè immaginarsi spiccata dal suo capo, e sconnessa 
dal fondamento: e questa è la sola Chiesa di Gesù 
Cristo colonna di verità. Ora essendo Pietro e il 
PonteGce questo capo e fondamento^ dunque in ogni 
caso la fede della Chiesa dee essere e sarà la me- 
desima , che è del Pontefice Successore di Pietro : 
ed è eosa ridicola, e forse empia il dividere questo 
capo , immaginando che la Chiesa debba sempre 
insegnar la verità^ e il Pontefice Capo di essa Chiesa 
possa errare , ed insegnar mai 1’ errore . conciossia- 
chè qual Chiesa vorrà esser cotesta , così mozza e 
divisa dal capo? Che Chiesa è questa, che non pur 
discorda nell’ insegnare da se medesima cioè dal Capo, 
col quale s’intende congiunta, ma corregge e con- 
danna di falsità i Giudizi esso Capo, cioè il primo 


ORAZIONE I. 145 

Pastore 7 0 anche approva perentoriamente ella , e 
pon suo suggello alle sentenze del suo maestro , al 
qual, questo uffizio s^ apparteneva 7 questa non è la 
Chiesa di Cristo, e al tutto se può fallare il suo 
Capo , con lui fallerebbe essa medesima : o piutto- 
sto, posciachè ella non può fallare (come è il vero), 
non può eziandio fallare il Pontefice , che non può 
mai immaginarsi diviso da lei ; e che sempre con 
lei scrive i giudizj della verità^ essendo Capo e Chie- 
sa un sol corpo , al quale cosi intero furono fatte 
le promesse da Cristo. Dunque l’ infallibilità della 
Chiesa , approvata dagli avversari , include P infalli- 
bilità del Ponlefice, che fa e compie un medesimo 
corpo con lei. Ma volendo anche considerare il Capo 
di questo corpo separatamente dalP altra Chiesa , 
dimando ^ P originaria ragione del non fallar mai 
sta ella nella Chiesa , che la comunica al Capo 7 
ovvero dimora in questo, che la accomuna con la 
Chiesa seco congiunta ? 

Qui è da vedere, a chi Gesù Cristo abbia con- 
ceduta questa prima ragione, è egli la fabbrica, che 
regge il fondamento, o il fondamento, che sostiene 
la fabbrica 7j È egli il corpo che dà vita al capo 7 
ovvero il capo, che anima e dà moto e senso alle 
membra 7 certo questo sì. Or se indubitatamente 
Pietro è il capo visibile della Chiesa, e’I fondamento 
di questa fabbrica, sopra di cui Cristo la fabbricò; 
dunque da Pietro e da’ Successori di lui riceve la 
Chiesa la vita , la fermezza , c la possessione della 
verità: chi non volesse rovesciare la parola di Cristo, 
affermando , lui aver promesso di edificar Pietro , 
cioè la pietra, sopra la Chiesa , e non la Chiesa 
sopra di lui. Ecco dunque per qual via ed ordine 
Paneg. de' Santi Voi. II. j 


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146 S. PIETRO 

Cristo ha promesso, e dà c conserva alla sua Chie- 
sa il possesso della verità ; facendola sempre in le i 
sempre derivar dal Capo: che avendo noi certo nel 
Capo il privilegio dello insegnar sempre la verità , 
r avremo altresì in tutto l’altro corpo della Chiesa 
medesima , che dal Capo non è mai divisa , c che 
senza di esso non sarebbe mai Chiesa di Gesù Cri- 
sto. E perù in tutti i generali concilj, che rappre- 
sentano tutto il corpo della Chiesa di Cristo, dopo 
l’ approvazion del Pontefice e certo hanno il magi- 
stero della verità , dal concilio di Gerusalemme , 
fino all’ ultimo di Trento , volendo ì Padri porre 
alle cose da lor diffinite un suggello di inviolabil 
fermezza , tutti per una bocca sciamarono^ Questa 
è la fede di Pietro , Pietro parlò per Agatone , 
parlò per Leone , per Sisto , per Pio. 

Il mondo , che leggerà le nostre definizioni , viva 
sicuro di ricevere la verità , perchè per la nostra 
bocca parlò il Capo della Chiesa , ed in lui quel 
Pietro, a cui Cristo promise che la sua fede non 
sarebbe mancala mai. Ecco chi dà a’ decreti ed 
alle dogmatiche diifinizioni il pregio certo di ve- 
rità. E però quella adunanza di Vescovi , raccolti 
per violenza da colui , che qualche anno fa signo- 
reggiava la Francia, e l’Italia, fu disciolta con due 
sole parole da un prudentissimo di que’ Vescovi, il 
quale nel primo aprire delle Sessioni , levatosi, di- 
mandò al concilio ^ Dov’ è or qui Pietro ? come a 
dire, Pietro non ci ha chiamati nè raccolti qua en- 
tro : nè però qui avrebbe luogo la verità. 

Per la qual cosa, se fosse possibile, che l’ano 
de’ due dovesse crollare , e cedere ; prima vorrebbe 
cader la Chiesa, che la fede di Pietro, e de’ suoi 


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ORAZIONE I. - 

Successori, perchè a Pietro fa promessa direttamente, 
ed in proprio la eterna possessione della verità ^ 
dove la Chiesa ne fu assicurata soltanto in rispetto 
del fondamento*, cioè della fede di Pietro: Rogavi 
prò te, Pctre , ut non deficiat fides tua.... super 
hanc petram asdìjlcabo Ecclesiam meam : e però , 
Portee. inferi non praevalebunt. 

Che più ? la medesima santa Scrittura che è pur 
la voce di Dio, e sua viva parola, essa è pure sog- 
getta a questo medesimo tribunale, io vo’dire, che 
r interpretarla , ed aceertare il senso legittimo delle 
Scritture s'appartiene pure a Pietro, maestro e dot* 
tor della Chiesa: e fuor di questo sovrano giudice 
tutto è incerto e fallace. La Scrittura è voce di 
Dio^ è legge di verità: ma è legge muta^ e Tigno* 
ranza e la malizia degli uomini porta necessità d'un 
infallibile interprete , che la dichiari , e il vero senso 
ne diilinisca , ogni question recidendo : e questi è 
il Pontefice, come intendeste, o solo, o in generale 
concilio. Tutti gli eretici, per insegnar loro errori, 
aveano presti i luoghi della Scrittura , che storta- 
mente allegavano, facendo alla menzogna servire la 
verità da lor travisata. Negli ultimi tempi, 'essendosi 
voluta porre la sola Scrittura per giudice della fede, 
e ciascheduno per privato spirito giudice e inter- 
prete della Scrittura, si sono divisi in cento mila 
partiti, e la dottrina della verità smembrata e ta- 
gliuzzata in minutissima parte, interpretando e in- 
tendendo ciascuno la Scrittura a suo senno. Cristo 
area parlato chiarissimo, dicendo in quello che por- 
geva agli Apostoli il pane^ Questo è il mio Corpo.- 
ma non fu vero, che avesse parlato chiaro^ e forse 
quaranta, o più interpretazioni furou date a quel 


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148 S. PIEtnO 

passo ^ e la vera ed unica, lasciata al Sucòessor di 
Pietro, e alia Chiesa: e questa ella tenne per sem- 
pre. Ben provvide adunque alla verità Gesù Cristo, 
a porre nella sua Chiesa Un infallibile interprete , 
che della Scrittura senza appellazion giudicasse: 
ed è quel Pontefice posto da lui a confermare ì 
fratelli. A questo si ebbe sempre ricorso da tutte 
le Chiese particolari , da tutti i dottori e teologi , 
per averne ne’ loro dubbj infallibile sposizione. Sì 
tninus petite . . . .forte alìquod positum est (diceva 
S. Girolamo), emendari cupimus a te, qui Petti 
fident et sedem tenes (ad Damas.). Si levò la que- 
stione, se la Scrittura insegnasse, il Figliuolo di 
Dio essere al Padre consustanziale : Se lo Spirito 
Santo fosse eguale al Padre, e al Figliuolo^ Se in 
Cristo fossero due, o una Persona, se due, o una 
sola natura, e con essa due operazioni, e due vo- 
lontà. E Papa Silvestro adunato il concilio Nice- 
no ^ Damaso il Costantinopolitano ^ Celestino il 
concilio primo di Efeso; Leone quello di Galcedo- 
nia; Agatone il secondo di Costantinopoli; la Scrit- 
tura fu spiegata nel vero senso : e que’ Pontefici , 
avendo à questi concilj posto il suggello della loro 
confermazione, la verità fu chiarita per sempre, e 
l’eresia condannata. E così da S. Pietro fino a noi, 
non fu credute per altra via potersi avere il senso 
legittimo delle Scritture nella fede e nella dottrina. 
Che più ? Gli stessi libri canonici , e 1’ autenticità 
loro non credesi da’ fedeli sopra altra autorità, che 
del Pontefice, e della Chiesa. Alcuni di loro erano 
veramente Scrittura divina : ma non erano tenuti 
tali, nè' alcun fu obbligato di onorarli come parola 
di Dio, mentre che la Chiesa sospendea sopra di 


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ORAZIONE I. i4g 

ciò il suo giudizio. Fatto poi questo, e diffinito che' 
eglino erano divini , come tali furono riveriti e 
creduti. 

Basti Agostino per tutti: Io non crederei (dice) 
air Evangelio, se dalla Chiesa non mi fosse propo- 
sto per parola di Dio, e la sua autorità non me 
ne assicurasse : Ego Evangelio non crederem f nifi ' 
Ecclesice me moveret auctoritas. 

Dalle quali cose, da me così fuggendo assaggiate, 
voi intendete, o Signori, l’altissimo grado, e’I sin- 
golarissimo privilegio, di che Cristo onorar volle il 
suo Pietro , mettendosi nella sua persona egli me- 
desimo per forma , che dove Cristo è la prima 
pietra fondamentale , a lui unito per fondamento 
fosse pur Pietro, sopra del quale si reggesse tutta 
la Chiesa. Voi vedete la verità viva parlare per 
bocca di lui 5 e per le ferme promesse del Figliuolo 
di Dio la verità medesima, che nelle eterne idee 
vive del Verbo, la medesima risuona per la bocca 
di Pietro nel mondo. 

Ma non è tanto l’onore, che ne viene dà ciò al 
Vicario di Gesù Cristo, che non sia troppo mag- 
giore il beneCzio, che per questo a noi n’è venuto. 

Voi vedete, o Signori, che noi siamo già in certo 
possesso del tesoro inestimabile della verità, e della 
fede: e questo preziosissimo dono a tanti negato, 
da tanti sì lungamente cercato, e con tante fatiche^ 
quel dono, che è il principio della salute, e senza 
cui impossibile est piacere Deo , e rendergli un 
culto che egli gradisca j questo dono noi l’ abbiam 
presto, e quasi per domestica eredità ci è scaduto, 

Noi siain nella vera Chiesa di Gesù Cristo, nelle 
cui sole mani ha Cristo depositata la verità, e 


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,5o S. PIETRO 

giurato e promessolo sotto fede di non ritoglierle mai: 
noi viviamo, senza fatica nè studio, sicuri d’essere 
nella luce 5 nè altro a ciò ne bisogna, se non rice- 
verla con grato animo , ascoltando quel sommo 
Giudice Successore di Pietro, a cui egli raccoman- 
' dando la Chiesa ha promesso, che la sua fede non 
mancherebbe giammai^ anzi parlerebbe egli per la 
sua bocca , come per vivo oracolo di verità. Deh 
qual benefizio! o Fratelli:; che inestimabile dono! 
che dolce riposare sotto l’ombra sicura, e nel seno 
di questa madre! Deh! abbiatela unicamente cara^ 
non vi dipartite da lei; non cercate altro cibo, che 
il purissimo latte di questa madre, che v’ha parto- 
riti ed allevati fin qui. Fuggite ogni nutrimento di 
straniera nutrice: non può essere che veleno. Ah! 
se nella sola Chiesa di Gesù Cristo è la fede verace; 
dunque fuori di lei tutto è fallacia, menzogna ed 
errore. Fuori del fondamento la fabbi’ica non può 
reggersi, ma dee sfasciarsi, e diroccar certamente. 
Fundamentum aliud nemo potest ponere, prceler id 
quod positum est, quod est Christus Jesus. Guai a 
que' miseri, che dopo manifestato si chiaramente il 
regno della fede, dopo chiamati, invitati ad enti’ar- 
ci tuttavia rifiutano il benefizio, amando le tene- 
bre, l’errore, la perdizione; quale scusa può lor 
rimanere? Ma più infelici coloro, che dopo l'icevuta 
la verità e ritenutala per alcun tempo, sviati e ai- 
fascinati dalla loro superbia, si chiusero gli occhi 
per più non vederla, e con villano disprezzo riget- 
tarono il dono di Dio, e contristarono lo Spirito 
Santo. Meglio era per loro il non averla conosciuta 
giammai. Ingrati e disleali figliuoli ! abbandonare , e 
spregiare, e vilipendere la lor madre! e come razza 


* 


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ORAZIONE I. j 5 i 

di vipere conira lei rlvogliendosi . straziarla, dilace- 
•rarla, disonorarla cosi! e che è più bestiale ingra- 
titudine, anche i docili e obbedienti figliuoli, con 
false lusinghe allcttandoli, strapparle dal seno^ loro 
screditandola , e vituperandola con fellonesco animo 
e reo. Deh ! se punto di pietà vi move de’ vostri 
fratelli, di loro piangete, e degli alti’i che dietro a 
loro tutto dì veggiamo andarsene a perdizione. 

Tutto il danno sarà loro finalmente^ che non può 
a questi ingrati fallire il supplizio degno di tal fel- 
lonia. Miseri ! La Chiesa ci sarà ' sempre a loro di- 
spetto: perchè passerà il cielo e la terra ^ ma delle 
parole di Cristo non cadrà sillaba a vuoto : Porla 
inferi non prcevalebunt.’'EA\& resse all’assalto trop- 
po più lungo e terribile d’altri mostifì via più fero- 
ci, e li vinse: inumerabili scosse ed urti sostenne, 
nè per questo fu smossa mai di suo stato: e vide 
ai suoi piedi cadere svergognati e abbattuti tutti 
coloro che le fecero oltraggio^ e cosi per innanzi 
sarà. Guai sopra guai ! Periranno tutti coloro , che 
mattamente prendono l’armi contro questa Sposa di 
Cristo 5 riserbati da giusto giudizio a glorificare la 
verità colla tarda confessione del loro fallo in eterni 
tormenti: F^ae genti insurgenti super genns menni! 
Dominus enirn omnipotens vindicahit in eiSf in die 
• judicii visitabit illas (XVI. 20. Judith.). 

V^oi beati, se al seno tenendovi di questa madre, 
le durate fedeli ! ella vi condunà salvi al riposo dei 
figliuoli di Dio. Reggete adunque , e sostenete , e 
aspettate senza piegare: Sic state in Domino. Ca- 
rissimi ! durate nella vostra fede, o Fratelli^ anzi 
in essa crescete fino a tanto che Cristo sia in voi, 
per vie maggior chiarezza, formato perfettamente^ 


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• i52 S. PIETRO 

finché per l’unità della fede, e chiara conoscenza 
del Figliuol di Dio, tutti come membra ottimamente* 
complessionate, ci riuniamo in un corpo perfetto 
alla giusta misura dell’età piena di Cristo: Donec 
occurramus omnes in unilatein Jìdei , et cognitionis 
Fila Dei j in virum perfectum , in mensuram cetatis 
pleniludinis Christi. 


! 


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Oìg'ittz^ «)y Gop^k' 


i53 


ORAZIONE IL 

DEL 

, N 

PRETE PAOLO RENAGLI A 

PREFETTO DEL GINNASIO MUNICIPALE 
DI VERONA. 


Domine, tu scis^ quia amo le , 
Pasce oves meas. 

Jo. 21. 17. 


Se l’amor Terso Dio coslitulsce la santità, corno 
i fiior di dubbio ^ questa è la prima volta , che 
un uomo davanti a Dio si dichiara santo di pro- 
pria bocca. Questa è la prima volta che un uomo 
col Creator trattenendosi, e non per interna collo- 
cuzione di mentale raccoglimento, e non per soave 
trasporto d' estasi maravlgliosa ^ ma col Creatore 
umanatO' visibile in terra di se medesimo in amistà 
favellando, prolesta^francamente di amarlo: e cele- 
bra in conseguenza sù stesso qual uomo di sanlilà 
consumata: Domine^ tu scis quia amo te. Parlarono 
a Dio di se stessi i patriarchi^ e parlarono coi sen- 
timenli di miseri schiavi', che le catene' scbtendo a 
Paiieg. de' Santi Voi. IL 


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i54 S. PIETRO 

desiar compassione implorano un Redentore. Parla- 
rono a Dio di se stessi i profeti 5 c, parlarono colla 
umiltà di riverenti ministri, che delP ufficio, a cui 
sono eletti, si riconoscono indegni: e se Mosè favella 
con Dio nel roveto di Crebbe, ne palpita di timo- 
re : e se Giobbe ragiona con Dio tra il Gsebiare 
delle tempeste , si turba per lo spavento : e se col 
Redentore sermoneggian gli Apostoli , o dubbiosi 
non ardiscono i concetti dell’animo esprimere cbia- 
ramente, o timidi non sanno aprir bocca; e l’uno 
all’altro susurra all’orecchio, che parli primo. Solo 
fra lutti il figliuol di Giovanni dimandato improv- 
^ visamente da Cristo, se l’ami, se l’ami più che gli 
altri non 1 ’ amano , dimandato una seconda volta , 
e una ter^a volta se l’ami, conscio a se medesimo 
del proprio affetto, sì io v’amo, risponde; amo tej 
anzi sì certo sente di amarlo , che se ne appella 
all’infinito conoscimento dello stesso Uomo Dio: Io 
v’amo, o Signore, e voi ben lo sapete: Domine , 
tu scis quia amo te : io sono un mortale ; voi siete 
il Figlio di Dio : sono indegno anche, di servirvi , 
pure io sento d’ amarvi. Domine , tu scis quia 
amo te. ‘ 

0 

Non andar oltre, o Pietro : per chiunque prenda 
a celebrar le tue laudi bai già detto a bastanza. 
Conciossiacbè dovendo io questo giorno sacro al 
supremo principe della Chiesa S. Pietro mostrare 
a voi le sue virtù, e le sue geste quasi pittura su 
gran tela distesa, io non potea scegliere all’opera 
altro disegno da quello , che di se stesso mi porge 
il prototipo: Domine ^ tu scis quia amo te. Ma que- 
sto disegno è sì nobile e sì perfetto, che pennello 
non vi può crescer bellezza^ nè leggiadria. S. Pieti’O 


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ORAZIONE ir. i55 

il più grande amante in terra di Cristo , il più 
favorito in teiTa da Cristo, eccovi la somma perfe- 
zione, la divina idea del sovrano Apostolo, la quale 
io mi accingo a svogllere, così la mia orazion divi- 
dendo. S. Pietro amò Gesù Cristo con amor puro , 
e n’ebbe premio di primo onor tra gli Apostoli. S.« 
Pietro amò Gesù Cristo con amor magnanimo, c 
u’ebbe premio di suprema podestà nella Chiesa. S. 
Pietro amò Gesù Cristo con amor liberale, e n’eb- 
be premio di somma gloria per tutto il mondo. Fu 
puro l’amor di S. Pietro in se stesso^ fu magnanimo 
nelle imprese*, fu liberale nel propizio dispogliamento: 
e ciò lo dimostra gran Santo della Chiesa : Do- 
mine j tu scis quia amo te: l’amor di S. Pietro fu 
ricompensato di onore, di podestà, di gloria^ e ciò 

10 mostra sommo Principe della Chiesa: Pasce oves 
tneas. 

Puro t in se stesso io chiamo quell’ amore , che 
avendo principio da Dio purezza essenziale, la sola 
amabilità di Dio medesimo ha per oggetto, e ragio- 
ne, senza che v’abbia parte motivo umano: e tale 
fu l'amor di Pietro verso di Gesù Cristo. E vaglia 

11 vero : conclossiachè la volontà ad amare alcuna 
cosa mai non si volga, se, prima l’intelletto sicco- 
me buona cd amabile non la conosca , c come tale 
alla volontà non la proponga 5 egli è manifesto es- 
sere tanto più puro nel principio , e nel motivo 
l’amore, quanto il conoscimento è più puro neU’ru- 
telletto. Ora quanto al principio qual idea più su- 
blime potea formarsi nessun uomo di Gesù Cristo 
di quella, ch’ebbe il sovrano Apostolo, al quale 
Iddio medesimo fu maestro? Per istruire gli Abrami, 
c i Giacobbij per addottrinare i Geremia c gli 


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i56 S. PIETRO 

Ezechieli , per manifestarsi ai Mosè , ai Gedeoni ^ 
Dio si servì del ministero degli angeli secondo la 
sentenza de’ Padri: per ammaestrare san Pietro usò 
1’ eterno Padre della immediata sua ispirazione per 
tesliinonianza di Cristo: Pater ccelestìs revelavil libi. 
Non sì tosto però dal fratello Andrea vien Pietro 
condotto al Nazareno, non fissa sì tos(o il corporeo 
sguardo sulla Persona di Cristo a vagheggiarne quel 
divino sembiante la prima volta, che la interna pu-^ 
pilla dell’anima nuova luce rischiara, e nuovo or-< 
dine di cose scoprendogli sopra di se lo innalza, c 
rapisce. Come in mirando una statua da maestro 
scarpello effigiata, mentre il colore, la forma, la 
mole del marmo osservano gli occhi ^ l’ anima den- 
tro a se la forza della espressione , la verità del- 
1’ atteggiamento , la simmetria nc comprende , e il 
bello ne contempla soavemente , e ne gusta : non 
alti'imcnti occupati nell’ aspetto di Cristo i sensi di 
Pieti'O, il suo spirito dalle eterne verità improvvi- 
samente illustrato ravvisa nel Figliuol dell’ uomo il 
Figlio di Dio, scorge in Gesù Cristo il Redentore, 
e d’ una in altra verità rapidamente passando ne 
apprende l’eterna origine, la generazione divina, la 
unione delle due nature^ e con ciò impara i miste- 
ri della Trinità, delia Redenzione, della Incarnazio- 
ne 5 e già intende le figure dell’ antica legge , il 
simbolo dei sacrifici, gli oracoli de’ profeti in Cristo 
adempiuti: Pater meus coelestis revelavit libi: degno 
perciò di ricevere col nuovo spirito, il nuovo nome 
di Pietra: vocaberis Cephas: Pietra, che non può 
rompersi , soggiunge il Crisostomo : Petra, quee fraiu 
gì neqiiit; onde ebbe a dir Tertulliano, che Pietro 
dal primo istante , in cui vide il Redentore , fu 


ORAZIONE II. iSj 

dalla lettera sollevato allo spirito: de lìtera transla- 
tus ad spiritum. E qui parmi che mi chiediate , o 
Signori , perchè mai il dono d’ una fede sì illumi> 
nata e sì pronta a Pietro sopra gli altri si con* 
cedesse? qual merito potea averne un semplice pe* 
sentore ? Merito nessuno; la prima grazia non può 
meritai’si giammai: pure nelf indole, e nel costume 
aveva una cotale disposizione , a cfti Dio facilmente 
si arrende. 1/ eterno Sol di giustizia ama specchiarsi^ 
nelle semplici anime , c ad esse la infinita luce co- 
municare , siccome nelle chiare fonti soltanto, e 
nelle limpide acque il corporeo sole dipinge , e ri- 
produce sè stes.so : e questa limpidezza , e questa 
semplicità erano appunto prerogative della bell’ani- 
ma di Simone. Era d’ indole schietta e soave , era 
di costume candido e ingenuo; diligente osservato- 
re delle leggi mosaiche adorava nella umiltà il Dio 
de’ suoi padri , e la occupazion delle reti , onde 
traeva sostentamento, più incorrotta, e più pura gli 
conservava quella innocenza, che la poesia sa im- — 
maginare, e descrivere, ma la sola religion sa prò-., 
durre. Mirolla Iddio, sen compiacque, e del pescatore 
più idiota fece il più illuminato credente: Pater 
nieus ceelestis revelavit libi. Qual divenisse Pietro 
impertauto dappoiché conobbe il Redentore, qual 
si sentisse di dentro lo prova il fatto , che dall’in- 
telletto passando al cuore la divina bevuta luce can- 
glossi in fiamma d’ amor tanto puro , quanto puro 
ne fu il principio, per modo che, non avendo altro 
motivo d’ amare se non la fede , la fede nutrì l’ amo- 
re, e l’amore a vicenda nutrì la fede. 

Imperciocché egli è costume dell’amante osservar» 
con attenzione ogni parola, ogni azion dell’amato, 


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i58 S. PIETRO 

scorgervi sempre di che compiacersi , trovare in esso 
tutto nobile , tutto perfetto. Aggiunge nell’ amante 
amore ad amore il tratto di quello, che amasi, che 
pare il più cortese, il parlare, che sembra il più col- 
to, l’operarc che apparisce il più giusto^ anzi l’amo- 
— re con sottile ingegno, e con dolce ingannò sa trovar 
commendevole nell’ amato ciò che non è forse tale. 
Immaginate perùi quanto avidamente ogni atto, ogni 
parola di Cristo osservasse il buon Pietro, e quanta 
perfezione ravvisasse in colui , eh’ era la perfezion 
per essenza. Affettuoso pon mente a tutto , e tutto 
certo , com’ è , scorge divino ^ e tale scorgendolo 
Fama perciò solamente che è degno d’amore. Egli 
è virtù amar Dio quando pietoso consola , o bene- 
lìco dona, o possente difende^ ma non è amar Dio 
con purezza d’ amore 5 non fu questo F amor di 
Pieti’ò. Egli è virtù amar Dio quando per mara- 
viglie , e prodigi la magnificenza discuopre di sua 
Maestà^ ma non è amar Dio con purezza d’amo- 
re: non fu questo F amor di Pietro. Egli è virtù 
amar Dio quando il tempo, il luogo, l’esempio di 
altri invita ad amarlo ^ ma non è amar Dio con 
purezza d’ amore 5 non fu questo F amor di Pietro» 
Le accennate spezie d* amore sono miste di timor , 
d' interesse , di umau riguardo : amar con purezza 
d’ amore è amare altri per lui medesimo , non per 
ricevere , ma per dare , senza eh’ altri stimoli , a 
alletti, è amar per amare: e così Pietro amò Gesù 
Cristo. La divinità del Nazareno, la santità de’suoi 
insegnamenti ecco il motivo purissimo dell’ amor di 
san Pietro*, ecco ciò che trasse dietro a Cristo S. 
Pietro^ ecco ciò che a Cristo lo tenne sempre con- 
giunto, ciò che il foce vivere, e morire per Gesù 


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ORAZIONE li. 


i5g 

Cristo. Amarono Dio Abramo , . Isacco , Giacobbe^ 
inJi nel , conseguimento di grandi beni presenti, nel- 
r aspettazione di maggiori beni futuri ; Pietro amò 
Cristo nella intima di patimenti, nella severità di 
dottrine , nella predlzlon di travagli. Amarono Dio 
Mosè , Gedeon , Giosuè ^ ma nella pompa di mari -v 
divisi, di fiumi arrestati, di prodigiosi trioufi^ Pie- 
tro amò Cristo nell’umiltà di figliuolo d’un fabro, 
nella povertà di un pellegrino. Amarono Dio Isaia , 
Daniele, Ezecbiello ^ ma tra mille monumenti di 
sua grandezza, tra mille prove di sua potenza, tra 
niigliaja di adoratori^ Pietro amò Cristo invidiato 
da'suoi concittadini, odiato da’ primati del santuario, 
c de’ tribunali ^ l’amore in somma degli altri fu in- 
sieme amor proprio , l’ amor di S. Pietro fu amor 
solo di Gesù Cristo: Domine ^ tu scis quia amo te. 

Quindi argomentate, o Signori, quanta la inten- 
sione ne fosse. Nell’ amore , di cui parliamo , varj 
gradi distingue sant’ Agostino: nasce esso prima nel 
cuore, poi si nutrisce, nuti’ito si rende forte, dalla 
fortezza passa alla perfezione, per cui l’anima vive 
solo di Gesù Cristo: Cum ad peifoctionem veneriti 
dicit: mihi vivere Christus est. A questa intensione, 
ed altezza però giunse di lancio il sovrano Apostolo 
senza passi di gradazione. Conoscere Gesù Cristo, 
amarlo, di lui e per lui solamente vivere, fu per 
S. Pietro una medesima cosa. Intensioa d’amore Io 
tien costante sulle traccio del Redentore: Secati su- 
mus t£y intension d’amore lo conserva fedele anche 
nello scandalo dell’ altrui infedeltà , c i dolci lamenti 
udendo di Cristo inforno all’ abbandono degli altri 
protesta di non abbandonarlo giammai : Ad quem 
ihimus ^ nè lo ributta l’austerità dei precetti, uè 


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i6o S.' PIETRO 

lo sgomenta la povertà estrema, onde nelle peregri** 
nazioni di Cristo va tapinando di paese in paese , 
di casa in casa : intension d’ amore lo rende intre> 
pido a confessare tra l’incerto pendere delle opinioni 
la divinità del Verbo ^ mentre altri rifugge la sua 
morale, Pietro la riconosce sovrumana: Kerba vitoa 
cetemce habes: e mentre altri lo riconosce appena 
profeta , Pietro lo predica Figlio di Dio : Tu es 
Christus Jìlius Dei vivi. Pensino gli altri umanamen- 
te di Cristo , ne ragionino con pensieri di terra , 
lo mirìno con occhio terreno, e chi lo rassomigli 
ad Elia, chi Geremia il ral&guri^ Pietro s’innalza 
sopra il creato , lo confessa Figlio di Dio : Tu es 
Christus fllius Dei vivi. Dirò di più: l’amore, quando 
è vivissimo il lume della mente, colla fiamma del 
<mor soverchiando toglie alcuna volta la riflessione 
per modo , che senza molto esaminare , quello sce- 
glie con impazienza, che più sembra a prima giunta 
tornare in ben dell’ amato : perciò l’ amore di Pietro 
lo porta qualche volta quasi a contraddir la sua fe* 
de , quando la fede d’ accordo non sembra coll’ amor 
suo. E oon sapeva egli, che prima della risurrezione 
non potea esser gloriosa la carne di Cristo ? Ma 
vcggendola sul Taborre vestita di gloria: sia questa, 
esclama, la vostra eterna dimora, o Maestro: Fa- 
cianius hic tria tabernacula. E non sapeva egli , che 
Cristo dovea solTerire tra Inauditi tormenti atrocis- 
sima morte ? ma in udendola pronunziare 5 tolgala 
Iripete, tolgala il del da voi, mio Signore: Absit 
hoc a le , Domine. Tale amore non fu bene ordi- 
nato, egli è vero; n’ebbe rimprovero, è vero: scan- 
daluin mila es, fu perù amore intensissimo : Domi-, 
ne, tu scis . quia amo te. E poiché s’avvede essere, 


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ORAZIONE II. i6i 

inevitabile la morte del suo maestro, vuol morire e&« 
so pm’e con lui: Paratus sum tecum in mortem ire. 
Ben altro, o Pietro, cbe morire con me, gli rispon- 
de Cristo \ tu anzi mi negherai : Ter me negabis. 
Ad oracolo sì funesto qual fermezza non sarebbesi 
scossa? con tutto cfò Pietro non si smarrisce, e 
prima di negarvi, ripiglia, io morrò: Etiamsi opor- 
tuerit me mori tecum, non te negabo. E già accom- 
pagna Cristo al Getsemani , già impugna il ferro a 
difenderlo , e brava , e ferisce ^ già lo segue al 
Pretorio. 

Ma ahi ! la predizion di Cristo si avvera : a dis- 
petto di tanto coraggio Pietro nega Gesù , e con 
giuramento il rinega. Questo però non vi turbi , o 
Signori : Pietro negò Gesù Cristo, ridette il Criso- 
stomo , perchè ognuno a non presumere di se stesso 
imparasse ^ lo permise il Redentore , segue il citato 
Padre, per farne conoscere, che la pietra angolare 
della Chiesa non ha sua fermezza dall’ uomo, ma 
sì da Dio : e senza oppormi al Crisostomo, Dio Io 
permise, io soggiungo, a ciò che per quest’ombra 
di umana fralezza più belle comparisser le fiamme 
dell’ amor suo. 

Imperciocché l’ amore non fa mai sentir tanto 
all’anima la propria forza, quanto allora, che pen- 
tesi d’ un torto ingiustamente fatto a chi ama^ nè 
in altro caso a cotanto incendio mai non divampa. 
Datemi una madre già afleltuosa, la quale, per im- 
peto di sdegno percosso contra ragione benché lie- 
vemente un tenero suo bambino, s’avvegga tosto del 
fallo commesso, oh! Dio quale amarezza di penti- 
mento non le piomba sul cuore, quanto non dareb- 
be a distruggere l’error suo? quale ammenda non 


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i6a S. PIETRO 

procura di farne ? la tristezza dipinta sulla fronte 
del 'caro pegno, l’anelito del sospirar, il ciglio suo 
lagriinoso le rimprovera la sua durezza, e la stem- 
pera in un soavissimo amore mille volte più ardente 
di quanto mai provollo dapprima : se gli slancia 
con impelo al collo, sci reca al seno, tra le braccia 
lo serra , lo bagna di lagrime e per un torto solo 
mille vezzi, mille baci rendendogli non sa finire di 
accarezzarlo , e di accusare se stessa di guisa , che 
per poco non ne trangoscia. 

E tale fu il pentirsi , il languire , il riamare di 
Pietro. Non pronunziò appena il terzo spergiuro , 
che il tradito Gesù mirollo pietosamente, il rimirò 
Pietro a vicenda ^ occhio con occhio s’ intesero , si 
parlai'ono cuore a cuore: e incontrarsi con la divina 
pupilla, intendere il divin cuore, conoscere la pro- 
pria CQlpa, detestarla, sciogliersi in lagrime, riardere 
d’amor purissimo fu in Pietro un sol punto: Con- 
versus Jesus respexit Petrum; et exivit foras ^ et 
flevit amare. Eterno Iddio , che ho mai fatto ì che 
ho fatto, o mio divino maestro? questa è dunque 
la giuratavi fedeltà ? quel Pietro io soh dunque , 
che volea morire con voi? Deh ! qual pena sarà ba- 
stante al mio fallo? potrò io con un pianto incessa- 
bile cancellarlo? Cosi Pietro giva sfogando, e si stem- 
pera in lagrime : Exivit foras ^ et flevit amare. Al 
pentirsi, e al pianger fu pronto: tra la colpa, e il 
pentimento non si frappose indugio , non ti'ascorse 
un istante: Flevit anuire. Nel pentirsi, e nel piangere 
fu sincero: non si discolpò colla sorpresa, non ad- 
dusse in iscusa la maestà de' tribunali , o de’ giudici , 
non ’ il ceflb degli sgherrani , non discaricò sulla 
tentatrice donna la colpa, come già il primo padrej 


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ORAZIONE li. j63 

pianse la sua viltà, e sè solo ne accusò: FlevU amare. 
Nel pentirsi , e nel piangere fu costante : cominciò 
a piagnere fuor del pretorio , continuò tutta vita , 
finì di piagnere sulla ci’oce ^ pianse sempre, che 
sempre ebbe presente il suo fallo ^ pianse per tutto, 
die da per tutto sei tornava a memoria : miratelo , 
Signori, come porta in ogni luogo la fronte doglio- 
samente grave e pensosa. Volge al cielo lo sguardo? 
ahi ! dice fra se , ho negato quel Verbo , che me 
ne diede le chiavi , e piange : passeggia la sponda 
del mare? ahi ! quel Cristo ho negato, che i flutti me ne 
indurò sotto i piedi ^ e piange : ode nel pregare nottur- 
no il canto del gallo? ahi! taci accusatore innocente^ 
tu mi ricordi la mia infedeltà ^ e piange : e se an- 
nunzia ai popoli Gesù Cristo , rammenta , che lo 
negò ^ e sciogliesi in lagrime^ e se riceve albergo 
da qualche pia donna, l’ancella del magistrato gli 
risovvicne, e sciogliesi in lagrime^ nè senza piangere 
prega , nè senza lagrime prende cibo , nè senza 
lagrime riposa, per modo, che dal pieno scendere, 
e largo , scavatisi sulle guancie due canaletti , pe- 
renni gli divengono e naturali , flevit amare. Nel 
pentirsi , e nel piangere non ebbe altra ragione , 
che amore ^ Pietro non pianse, che il suo Signor 
oltraggiato. Pianse anche Davidde la doppia colpa, 
e la pianse continuamente^ ma parte di quelle la- 
grime .spremeva pur essa natura scossa alla perdita 
del mal procreato bambino: Pietro non soffri danno 
del suo spergiuro , anzi scampò dai supplizj , clte 
forse la pena sarebbero stati d’ una libera confes- 
sione j ma negò il suo Signore, e questo acerbamente 
l’affligge: Flevit amare. Pianse Davidde^ ma qualche 
parte di pianto spremeva pur essa natura gemente 


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i64 - S. PIETRO ‘ 

sotto i pubblici , e I privati flagelli : Pietro non ri- 
portò della sua colpa castigo , anzi gliene venne 
spontaneo il perdono, conversus Jesus respexit Pe- 
trum; ma negò il suo maestro^ e ciò solo lo rende 
inconsolabile: Flevit amare. O purissimo affetto! O 
amore intensissimo! te ne vanta, o Pietro, Domi- 
ncj tu scis quia amo te. Gesù Cristo conosce il tuo 
cuore , approva la tua franchezza , e il guiderdon 
te ne rende: sia tuo il primo onor fra gli Apostoli: 
Pasce agnos meos. 

Questo è l’onor sommo, che fra gli attributi di 
onore propri del Verbo essendo il più luminoso e 
il più nobile , che in quanto Redentore gli conve- 
nisse, egli volle dividere solamente con Pietro: Pa- 
sce agnos meos. Perciò S. Leone fa dire a Cristo : 
ciò eh’ è mio per natura, a te dono, o Pietro, per 
grazia : Quee mihi potestate sunt propria^ tibi sint 
participatione communio. Era proprio in fatti di Cri- 
sto l’onor della sapienza^ ma la sapienza fu data a tut- 
ti gli Apostoli; per sau Pietro era poco. Era proprio 
dr Cristo l’onor de’ miracoli; ma questo fu conferito 
a tutti i discepoli ; per san Pietro eru poco. Era 
proprio di .Cristo l’onor di maestro; ma quest’uf- 
fizio fu commesso anche a’ Vescovi ; per S. Pietro 
era poco. Era primo onore di Cristo essere la pietra 
fondamental della Chiesa: e quest’onore non si di- 
vise tra molti ; non si concesse a Filippo , eh’ era 
il più famigliare, non a Giovanni, ch’era il diletto; 
sf diede al solo Pietro, cb’ era il più amante , tu 
es Petrus, et super hanc petram eedificabo Ecclesiam 
meam. Quegli eroi pertanto, scelti fra tutti uomini 
a fondar quella Chiesa, che l’ombra della Sinagoga 
colla evangelica luce dirada, e le promesse, e i voti 


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ORAZIONE li. i65 

di quaranta secoli adempiendo sta per occupar l’uni- 
vtrsO) debbono riconoscere per loro capo il buon 
Pietro : Pasce agnos meos. Quegli Apostoli, alla cui 
elezione le opere dell’ eterno mirarono tulle quan« 
te , hanno per duce san Pietro : Pasce agnos meos. 
Quegli Apostoli, dell’uomo Dio, che soli insegnano 
quanto v’ ha mai sulla terra di purità ne’ pensieri, 
di castità negli affetti, di pcrfezion nei costumi, di 
verità nelle dottrine, di eroico nelle vii’tù, di santità 
in tutto l’uomo riveriscono qual supremo capo san 
Pietro: Pasce agnos meos. Tale è l’onore, o Signori, di 
cui il nostro Apostolo va fregialo; onore, cui rende 
più sublime, ammirabile il privilegio d’ una fede, 
che nè per ombra di dubbio, nè per instabilità di 
principio, nè per errore di mente, nè per debolezza 
di cuore non verrà meno giammai : Non dejìciet 
Jides tua. Dubiterà Tommaso, penderanno incerti i 
discepoli, vacilleranno alcuni d’infra i credenti; ma 
la fede di Pietro a proprio vanto, ad altrui sicurezza 
sarà mai sempre inconcussa, non defix:iet Jides tua; 
fede , a cui appellerà il disparere , ubbidiranno le 
opinioni, chiederà lume l’ignoranza, vigore la de- 
bolezza, et tu conjirma fratres tuos. Dignità io con- 
chiudo però, che non ha maggiore; altezza, ch« 
noii ha eguale ; onore , che non ha pari , conferito 
al nostro Apostolo in premio d’un amore non men 
puro in se stesso, che magnanimo nelle imprese. 

^ L’ amore , - che trae da principi umani , e tende 
a un oggetto di terra, suole essere del bene, che 
ama cosi geloso, che non soffre di cederne ad altri 
porzione, e si reputa offeso, se di eguale affetto arda 
altro cuore. Ma per opposto l’ amore , che a Dio 
riguarda, conoscendo non potersi l’in&nito oggettp; 


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i66 S. PIETRO 

a cui tende, bastevolmente aliare, diviene zelante, 
c dà opera con quanto può d’ingegno e di forza, 
onde tutte di sì giusto affetto si accendano le crea» 
ture. Da tale affetto compreso il supremo Apostolo 
non può soffrire , che da tutti non sia il Redentor 
conosciuto ed amato ; vede con occhio di compas- 
sione nel vizio, e nella ignoranza di Dio misera- 
mente sepolto il genere umano , ne freme di nobile 
sdegno , ne medita la conversione , e la compie : 
idea, e coraggio d’amore sovranamente magnanimo: 
Domine^ tu scis quia amo te. Celebrano i greci fasti 
il gran cuor d’Alessandro, il quale nell’atto di bru- 
ciar dell’incenso concepisce il disegno di conquistare 
i paesi, ove nasce ^ dispone i mezzi alla esecuzion 
della impresa, nè alle ardue dilEcoltà , che si pre- 
sentan davanti non si smarrisce ^ valica il mare , e 
con trenta soli mifa Macedoni porta volando lo 
strepito de’ trionfi al confine ultimo dei regni dell’ au- 
rora, onde al cospetto di lui ammutolisce la terra: 
&luit terra in conspectu ejus. Ma ben altra è l’idea 
concepita da Pietro, e il coraggio mostrato in ese- 
guirla. Pietro medita di conquistare pensieri , ed 
affetti, su cui non ha forza fulminare di. spade, 
medita di conquistare opinioni, e costumi, in cui 
1’ uomo è più ostinato e più duro. 

A rilevare però in qualche modo la grandezza , 
e il valore di tanta impresa piacciavi gettare unck 
sguardo sul carattere delle nazioni, che allora fio- 
rivano. Pietro vuol far conoscere , e adorar Gesù 
Cristo ai gentili , e agli Ebrei , e farne per essi ac- 
cogliere le dottrine,' e i misteri: d’uopo è dunque 
distruggere la credenza della Sinagoga, e gli Ebrei 
vi oppongono una resistenza tanto più forte, quanto 


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ORAZIONE II. 167 

la lor credenza era provata più vera: d’uopo è di- 
struggere le opinioni dei gentili , c i gentili vi op- 
pongono un orgoglio tanto più fiero, quanto più 
stimata e superba era la loro filosofia : è d’ uopo 
far adorare la divinità di Gesù Cristo perseguitato 
a morte dai primi , sconosciuto affatto ai secondi. 
E quanto agli Ebrei, aspettavano essi un Redentore, 
gli è vero^ ma della vetusta gloria di lor nazione 
per una parte gelosi , grossolani per 1’ altra nell’in- 
tendere in senso carnale le spirituali grandezze pre- 
nunziate nel Messia da’ profeti , un Redentore aspet- 
tavano della gloria vestito delle conquiste, come 
furono Giosuè , Gedeone , che per armi , e trionfi 
1 ’ antico splendore tornasse all’ avvilito Isra^Ilo ^ e 
di siffatti lor pensamenti son prova le ribellioni , 
onde i Bar-Coceba, i Teona, ed altrettali si reser 
conti ^ e la pertinacia, che tirò sopra Gerusalemme 
l’estremo eccidio. D’altro lato i gentili da universale 
ardor compresi di apprendere, e d’insegnar la sa- 
pienza coltivavano alteri la moltiforme filosofia. La 
quale , o sotto il turbante di Zoroastro , e Sanco- 
niatone l’ aereo , e l’ etereo mondo dal più basso 
e visibile separando , dividendo il sommo Essere in 
due opposti principi ì ^ ^ terzo costituendone qua- 
si tra loro mezzano ; e quando distruggendo le 
anime , e quando conducendole perpetuamente ad 
errare di corpo in corpo , dettava sue lezioni sul- 
1 ’ Eufrate , e sul Gange : o vestita del pallio greco 
sempre varia di principi , e linguaggio ora nell’Ac- 
cademia troppa vita concedeva alle anime de’ mor- 
tali facendole eterne porzioni di Dio, a cui si dovean 
poi ricongiungere; ora troppo rigida nella Stoa in- 
sensibili e superbi rendeva i suoi alunni , volendo 


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i68 S. PIETRO 

readerli virtuosi: or troppo molle sulla cattedra epi- 
curea , sciolti i discepoli dal timore della divinità^ 
tolta via, o almen resa stupida, il piacere stabiliva 
come il sommo bene dell’uomo. Così filosofia, divisi 
in fieri partiti gl’ingegni, e gli animi di metafisica 
ira, e di logica rabbia infiammati, godea vedere i 
suoi campioni sotto opposte bandiere azzuffarsi ni- 
mici irreconciliabili , e in guerre , e in battaglie di 
sofismi, dispute, distinzioni battersi sino all’ nltima 
lena ferocemente. Agitati così e rigonfi per filoso- 
fico genio i dotti gentili alla superstiziosa scostuma- 
tezza, cbe col popolo avevano comune, aggiungevano 
un Indomito orgoglio, eli’ era proprio di loro. Tale 
era l’indole allora degli Ebrei, tale quella dei gentili: 
Pietro lo conosce, e l’intende^ ma pur questi Ebrei, 
dice a se stesso il magnanimo, conosceranno il Re- 
dentore nel povero Nazareno; e dimenticate le an- 
tiche leggi, e le ceremonle nella babilonese confusion 
non confuse , della barbarie , e dell’ odio dei Bal- 
dassarri , e degli Antiochi trionfatrici, riceveranno 
le leggi e adoreranno la divinità d’uno, cbe croci- 
fissero: ma pur questi gentili, medita Pietro, porran 
fine alle gare , riceveranno 1’ uniforme filosofia del 
Vangelo, e vedrassi tra loro all’ orribile scostuma- 
tezza succedere austerissima santità: Io non ho armi 
a combattere, non armate a condurre, non riputa- 
zione ad Imporre ; ma l’ amor di Gesù mi rende 
maggior di me stesso, c mi basta: Domine^ tu scis 
quia amo te. 

Idea d’ anima grande , cui le difficoltà più spa- 
ventose, e gli ostacoli lunge dall’ atterrire , rendono 
anzi più intrepida e forte all’ impresa. A presen- 
tarvenc un saggio di qualche guisa Io prendo col 


ORAZIONE II. 169 

Crisostomo rimmagin dal sole: Quomodo apparente 
sole tenebrce discutiuntur ,* sic apparente y vocemque 
mittente Petro erroris tenebrce discutiebantur. Mostrasi 
'appena sulP orizzonte il grand' astro , che il tutto 
rallegra co’ suoi splendori,. ed avviva: saettale tene- 
bre, e le disgombra^ percote il ghiaccio, e lo scioglie; 
sferza la terfa, e la sommo ve, la penetra, la fecon- 
da ; e dove indora le messi , dove imporpora le 
vendemmie, dove ricrea gli animali, onde il reai 
profeta lo accenna qual prode gigante, che in capo 
alla immensa carriera esulta del suo gran viaggio , 
e rapido lo percorre, segnando ogni passo quasi di 
palme e trionfi: Exultavit ut gjrg^ currendam 
viam .... nec est qui se abscondat a calore ejus. 

In cosi nobile aspetto e maestoso io veggo San 
Pietro uscir dal Cenacolo, e spargere largamente 
la luce, e le fiamme dell’ amor suo. Si presenta alla 
Sinagoga, e coll’ annunziar Gesù XDristo le toglie i 
seguaci , convertendo in due sermoni ottonaila dei 
circoncisi , e cogli oracoli de’ profeti l’ ostinazion rin- 
facciando a’ pertinaci ne confonde l’orgoglio: passa 
in Samaria, e la- luce vi reca dell’ Evangelio, che 
ai Samaritani è splendor di salute, al seduttor Si- 
mone è folgore di spavento: Apparente Petro, erroris 
tenebra;, discutiebantur. Scorre le provincic dell’Asia, 
e trasforma i gentileschi delubri in fedeli adunanze : 
si presenta ad Antiochia, e la rende cristiana di tal 
santità, che la fede Antiochena si celebra per tutto 
oriente: Apparente Petro, erroris tenebrce discutie- 
bantur. Verità, che istruisce, è la' voce di ‘ Pietro , 
che in un sólo idioma si fa chiara a popoli di varie 
lingue, per modo che da un medesimo labbro al- 
l’ istante ‘medesimo Gesù Cristo intendono Parti e 
Paneg. de' Santi VoU IL 8 


( 


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lyo S. PIETRO 

Medi,, Parafili , Elaraili , Greci e Mesopotaral : f'b- 
ccm mittente Petro j tenebrce discutiehantur. Virtù, 
di prodigi è la mano di Pietro^ che ridona il passo 
agli storpi, Si languenti il vigore, ammorti la vita. 
Grazia di conforto è persino l’ombra di Pietro 
che passando sopra gl’infermi ridonali a sanità. Va- 
rietà di cure, distanza di luoghi non isfugge al suo 
zelo, passa infatigabile da Gerusalemme in Antio- 
chia , d’ Antiochia in Gerusalemme , come 1’ uopo, 
il richiede : scorre indefesso la Galazia , il Ponto , 
la Bitiuia, la Samaria, la Cappadocla: Exultavit lU 
g/gas ad currendam viqm^ e là sopisce discordie, 
e qui aduna^ concili, e, là pon fine a quistioni ^ e 
dove ordina .Vescovi, e fonda Chiese, e a chi con- 
ferisce l’Apostolato: dove il piede non può giugnere, 
o la vpcf^; ni^Q^ .lettere ,‘ c corregge, esorta, rac- 
cende.; es^ qui, se ahscondat a calore ejus. 

Nè però; qon, è) pago il magnanimo amor di Pie- 
tro. Già le difTprenli prpvincie dell’ Asia hanno ri- 
cevuto il Vangelo , i’ Oriente è cristiano ^ già le, 
filosofie della Stoa, dell’ Accademia, del Peripatp un 
te.mpp nimichp fatte ora concordi sorelle nella cede- 
tipa pacpjisi.. cpmpiapciono di seguire ossequiose il 
ragionar del' ^angelo, e da esso purissima, trar la 
luce , che prppdpno , e , danno a vicenda in mara- 
' vigliosa armonia, Ma tutto, questo a Pietro non ha-, 
«ta ; Pietro medita nuove imprese ^ chò avverata 
ancor POn gli sembra quella vision misteriosa , per 
la quale sotto a simboli d’augelli, di serpenti, , di 
belve d’ ogni maniera a lui presentati da uccidere , 
e da cibare, occide et comedo , sentissi già dapprima , 
chiamato a convertire ogni 'spezie di nazioni fatte. 
AÌmili ai bruti per orribile depravamentc^ Quindi. 


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ORAZIO?® n. 17 1 

non $1 arresta Pietro a mirare il già fatto, ma volge, 
in mente altre cose da farsi : spinge dall’. Asia al- 
l’Occidente lo sguardo, e senza più povero, scalzo, 
soletto prende il cammino di Roma a recarle il 
Vangelo, ad umiliarla alla croce. Quando il gigante 
filisteo armato d’ immensa lorica sentendo quell’ ec- 
celso cimiero , quasi arduo cedro del Libano la cima 
frondosa , e vibrando simile ad antenna quell’ im- 
mane sua lancia , il cui ferro avea venticinque lib- 
bre di peso , sGdare a singoiar certame si udì dal 
garzoncello Davidde, cui non alti’O vestiva che sem- 
plice lana , nè alti-o armava , che girevole Ronda , 
tra beffa e sdegno scoppiò in riso disprezzatore di 
sardonico insulto. Qual dileggio perù avrebbe fatto 
di Pietro il superbo genio Romano in reggendo mo- i 
vere alla conquista di Roma un vii pescatore armato 
solo del nome d'un Crocifisso? Sai tu, che sia Ro- 
uxa , o Pietro ? Misuri tu forse dalla peschereccia 
Cafarnao , o dalla angusta Betlemme quella Roma , 
eh’ è regina del mondo? Misuri tu forse dalla sem- 
plicità de’ Galilei , o dalla ruvidezza de’ Palestini > 
quella Roma , che accoglie quanto hanno di sublime , 
le scienze, di bello le arti, di gi*ande il valore, di, 
splendido l’opulenza? Mira quell’Asia onde, parti, 
ricorda i suoi regni , i suoi monarchi , Pergamo e 
il suo Aitalo, l’Armenia e il suo Tigrane, il Pon- 
to e il suo Miti’idate , e rammenta, o folle , che ces- 
sarono d esser grandi, quando, si cimentarono con 
quella Roma, cui tu delirando serva destini de’tuoi 
pensieri. Cosi avrebbe insultato a Pietro un Roma-' 
no;^ ma tacciono le parole dove parlino i fatti. AI 
Tebro, o Signori II pescatore si affaccia a Roma, 
c quella , Roma , che la, patria di Annibaie .. avea 


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S. PIETRO • 

eguagliata al suol vincitrice, quella Roma, il cui nome 
arvea fatto sul Rubicone il gran cuor di Cesare pai-' 
pitare , quella Roma lo accoglie , e davanti al pe- 
scatore si tace. Il pescatore si fa vedere per Roma, 
e r amor di Cristo, che gli traluce nel viso, lo fa 
parere a Roma più grande degli Scevola , e degli 
Scipioni , e dei Paoli. Il pescator si fa udire , e 
r amor di Cristo, che gli move le labbra , più elo- 
quente a Roma lo fa sentire degli Ortensi , e dei 
Tuli). Ascoltami, o Roma: benché signora del mondo 
sci misera, se non cangi atti, e pensieri: è un sasso 
il tuo Giove , i tuoi Numi son favole , le tue virtù 
son chimere, è vizio tuo costume: io ti reco nuova 
moral da seguire, nuovo Dio da adorare: egli è 
P onnipotente, ma tu lo dei venerar sotto spoglie 
mortali da uno dei tuoi giudici dannato ,a morte 
qual malfattore. Tale è il linguaggio di Pietro a Ro- 
ma, o Signori^ e a questo linguaggio la trionfatrice 
dei Giugnrta e dei Pirri, la domatrice degli Allo- 
brogi e dei Britanni , la nutrice degli Grazi , dei 
Camilli , dei Bruti china al Crocifisso la fronte dei 
diademi coronata dei vinti re della terra, piega alla 
croce le ginocchia dal tremante labbro baciate del 
soggiogato Emispero ^ e al Crocifìsso , e alla croce 
la maestà si prostra dei consoli, l’alterezza si curva 
delle matrone , 1’ orgoglio si umilia delle aceade- 
mle , l’ambizione degli auguri, la gravità del' sena- 
to. Che se a dir cosa grande e stupenda usarono 
gli scrittori dirla impresa d’ animo , e d’ ardimento 
Romano , fiicere, et pati foi-titer Romanum est; qual 
impresa sarà da dirsi l’animo stesso, e l’ardimento 
romano vinto , e umiliato non per armi , e batta- 
glie di eroe guerriero, ma- per parole di misero 


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ORAZIONE n. 173 

pescatore? Cotanto puote l’amor di Cristo! Domi- 
ne, tu scìs quia amo te. 

‘Se però il magnanimo operar di Pietro nella graur 
dezza è mirabile delle imprese, non è la persona 
di Pietro meno ammirabile nella grandezza di quel 
potere nella Chiesa, di cui l’onoriamo divinamente 
fregiato. L’ infatigabile amor di Pietro fondò in 
Oriente , ed in Pioma la Chiesa di Gesù Cristo 
Gesù Cristo conferì a Pietro un’ assoluta universal 
podestà nella Chiesa ; Tibi dabo claves regni ccelo- 
ìitm: queecumque ligaveris, et solveris super terram 
erunt Ugata, et soluta et in coelis. Dimentichi per* 
tanto il suo Giuseppe 1’ Egitto ^ non parli di Gio- 
suè il sole ^ taccia di Mosè 1’ Eritreo , che davanti 
alla podestà di S. Pietro ogni comparazione vien 
manco. Nè dirò solamente quanto alla estensione, 
per cui a Pietro non qualche regno , o provincia , 
ma tutta quanta la tcn'a in ispiritual dominio si 
assegna j qiuecumque super terram} nè dirò solamente 
quanto alia pienezza , onde il poter di Pietro è in- 
teramente assoluto, tibi dabo claves, pienezza per 
cui niente dalla sua spirituale autorità non è eccet- 
tuato o diviso, queecumque ligaveris, et solveris, 
pienezza per cui la volontà di Dio essenzialmente 
libera senza perdere l’inalienabile sua indipendenza 
si lega a confermare mai sempre i giudizi , e le 
sentenze di Pietro, erunt Ugata, et soluta et in eoe- 
Us : ma in quanto alia sustanza io dico dell’ augu- / 
stissima podestà, per la quale il regno del cielo, il 
governo della divina parte di tutti gli uomini , cioè 
dell’ anime alle chiavi si consegna di Pietro : Tibi 
dabo claves regni ooelorum. Tutto ciò che 1’ etefna 
salvezza riguarda^ tutto ciò, che in ordine alla eterna 


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,74 S. PIETRO 

gloria deir uomo ha il cielo d’infinito e di grande, 
tutto sta in mano di Pietro, tibi dabo clayes; tutto 
ciò che 1’ Onnipotente può volere dagli uomini* di 
salisfazion per le colpe , di gratitudine a’ beueficj , 
di preghiere pei doni^ tutto eiò, che l’Eterno esige 
dagli uomini di umiltà nella fede , di lùverenza nel 
culto, di ubbidienza alle leggi, tutto è in mano di 
Pietro, qucBcumque Ugaveris: in somma la giustizia, 
la miserieordia , la sovranità di Dio coi diritti loro 
immutabili sono in potere del gi’aude Apostolo, che 
per lo ben della Chiesa può a suo senno disporne , 
tibi dabo claves regni ccelonim. Apritevi dunque eter- 
ne porte del cielo , apritevi a quanti mai colassù 
piace d’inviare a un mortale, elevamini portcB ceter- 
nalcs f non è più d’uopo aspettare, che il re di 
giuria vi schiuda: egli divide l’eterno poter con un 
uomo fra quanti vissero in terra il più puro aman- 
te di Cristo , il più magnanimo , e il più liberale , 
Domine y tu scis quia amo te. 

Se altro non avesse l’ uomo di caro e pregevo- 
le , che quei beai , I quali si dicono di fortuna , e 
da questi la liberalità si dovesse dedurre dell’ aman- 
te , che per l’ amato li lascia ^ non certo grande 
tornerebbe a Pietro l’ elogio d’ un amor liberale , 
che più non lasciò d’ una barca , di qualche rete , 
d’ un povero casolare. Ma la larghezza dell’ affetto 
da quella dell’animo si vuol misurai’c^ e questa anche 
iti piccolo dono può essere e mostrarsi grandissima, 
quale fu appunto nel nostro Apostolo. Conciossia- 
chò egli è ben relativo il più cd il meno riguardo 
a ciò che possiedesi ^ ma 1’ affetto del possessore e 
assoluto: che tanto ama il ricco le spaziose sue vil- 
le, quanto un campicello il bifolco; anzi chi meno 


ORAZIONE U. i;5 . 

'abbonda più ama il suo poco , 'perchè il poco co- 
stituisce il suo tutto, a differenza del ricco,* a cui 

* m • • • •* 

resta molto 3 se- molto anche doni. Perciò i santi Pa* 
dri il disinteresse esallan di Pietro, che per amore 
di Cristo abbandonò quanto aveva. Non era di Pie- 
tro splendor di palagi, lusso di sèrvi, squisitezza di 
mense, amenità di giardini: con tutto ciò la povera 
vita e frugalo ha i suoi diletti pur essa : 1 ’ abita- 
zione tranquilla, le non turbate ore del cibo, e del 
sonno, la libertà peschereccia , la 'notturna occupa- 
zion delle reti, erano per lui così grate e pùre de- 
lizie, quali mai non gustano gli opulenti; e tutte 
abbandonale , e di tutte interamente si spoglia per 
Gesù Cristo: Jteliquìmus omnia /et secuti stanus te. 

Ma questa è la privazione minore; maggior dlspo- 
gliamento si fu il far tacere per sempre i dolci sen- 
timenti, e i vincoli rompere, cui quali alla patema 
casa era stretto ; e per seguir Gesù Cflsto il padre , 
e i fratelli abbandonare , e la consorte ; la quale 
non ben consapevole forse dapprima del gran mo- 
tivo' della separazione , chi sa con «quai lagrime sul 
ciglio , con qual tristezza sul volto , con quali ac- 
centi Sul labbro gli avrà richiesto il perchè-r ovvei’' 
sapendolo, chi sa con qpal seducente eloquenza avrà 
lungamente tentato d' inspirargli altro divisanaeuto. 
blaggior sacrifizio si fu alla pace inalterabile , alla 
concorde uuion di famiglia il dispregio antiporre , 
c r invidia de’ Farisei, al cui morso maligno fatto 
o parola non isfuggiva nè del Maestro divino, uè 
degli allievi. Maggiore s^ogliamento si fu alle propi'ie' 
perdite , e all’ amore non premio chiedere , non 
'compenso , nè miracoli implorare da Cristo , nè , 
come i figli di Zebedeo , distinzione pretender di 


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176 S. PIETRO 

grado 5 ma si le pene , le persecuzioni , gli- avvili- 
menti dal Redentore predettigli accettare di buona 
voglia, e sostenerli con allegrezza. _E vide mal in- 
fatti la Grecia ne’ suoi teatri , o Roma al suo Cam- 
pidoglio eroi delle Termopile, e d’ Alba cogliere i 
plausi, e coronarsi d’alloro festosi di tanta letizia, 
quanta innondava il cuore , e traspariva -in fronte 
di Pietro , quando i colpi sostenca della pertecuzioue 
delP invidia Farisaica , a del miscredente Sinedrio , 
o della Sinagoga indurata? Lieto lo vide tra gl’in- 
sulti la curia, lieto lo videro sotto al tempestar delle 
verghe 1 littori, lieto lo videro nel sucido orror le 
prigioni : doppie catene io sti'inggno ^ la Chiesa af- 
flitta veglia in preghiere ^ scende un angelo a libe- 
rarlo 5 e Pietro dorme tranf|uill0 5 e allo .Scioglimento 
improvviso par quasi incerto se partir debba o re- 
starsi tra’ ceppi. 

Ma un ditpogliameuto più generoso a mio creder 
fu quello, onde Pietro per somma umiltà si sarebbe 
diviso da quello stesso G^sù, per cui ad ogni altra 
cosa avea rinunziato. Quando l’ amore è perfetto 
due. anime congiunge di modo, che per la comuni- . 
cazione del volere ^ e degli affetti 1’ una non vive 
più , che dall’ altra ^ quindi se ogni altra pena di- 
vien leggiera, quella del dividersi più cresce jd’ acer- 
bità , e diviene insofferibile. Pure una divisione si 
amara Pietro avrebbe sofferto spontaneo, se la pietà 
di Cristo consentito vi avesse. E fu allora quando 
l’ amante di Cristo riconoscendosi indegno di lui : 
deh ! mio Signore , sciamò , dividetevi da me , per- 
chè son peccatore : £xi a' me quia homo peccator 
ium; io v’amo quanto mai posso: perderei più pre- 
sto la vita , che voi ^ ma di voi sono indegno 5 


ORAZIONE II. 177 

allontanatevi, o Signore, da me, exì a me quia ho- 
mo peccator sum; Domine, tu scis quia amo te. Par 
veramente cosa da non intendersi, come amore a 
se stesso contrasti^ ma questo è 'proprio della carità 
spogliar sè medesima per dar tutto a Dio^ nè tro* 
vare sì grande sì arduo dispoglia<uento , che noi 
, sostenga. Ora qual altro sacrifizio rimane a Pielro 
ancora da fare per dar più evidenti prove a Cristo 
deir amor suo ? Logoro dalle fatiche , macero dagli 
stenti uno scheletro gli resta ancora di corpo a mala 
pena vivente, una languida ombra di vita, che non 
si potendo egli togliere, sospira P onore di darla por 
Gesù Cristo, e infedele mannaja invoca a troncar» 
la. Nè Poccasion gliene tarda, Pietro Pha presente 
nelP animo , e con giubilo la manifesta: Velox est 
depositio tabemaculi mei, 

L’ aspettato giorno è venuto : e sia per odio dei 
carnefici insani contro del Crocifisso , sia per cele» 
ste disposizione il supplizio al grande Apostolo de» 
stinato è quel della croce. Eccola già innalberata \ 
ecco Pietro condottovi da’ manigoldi costretti a ri» 
tenerlo nel passo piuttosto che a spingerlo, cotanto 
lieto vi corre. Se non che giunto al cospetto della 
croce, e in sull’atto di stringerla divotamente da varj 
affetti assalito, pensoso rimirandola si sofferma^ che 
mentre brama le angoscie del suo supplizio, troppo 
nobile gliene par lo strumento , dappoiché in croce 
spirò il Redentore. Che io mi muoja, va tra se di» 
scorrendo, è troppo poco al mio amore ^ ma ch'io 
muoja in sulla croce , è troppo onore al nessuno 
mio merito. O croce, sono ben degne di straziarsi 
sopra di te le mie membra , ma indegne sono di 
Stendersi sopra un patibolo , che le ntemhr^ sostenne; 
da' Santi Voi, {(. 8* 


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lyS S. PIETRO 

dell’ uomo Dio : imitare il mio Redeutor negli ob- 
brobrj mi è vanto ^ ma onorata dal Redentore non 
è più obbrobriosa la croce: o croce, tu di dolcezza 
m’ innebbri , ma di rimprovero insieme tu mi tra- 
figgi ; che in reggendoti ricordo d’ aver negato |1 
mio Signore, mentre stava per esserti affisso. E ch’io 
muoja, o mio Gesù, come voi siete morto? No: sa- 
rebbemi troppa gloria , giammai no : tormentatemi , 
o carneflci , vi scongiuro : toi'mentatemi più feroci , 
ma cortesi distinguetemi da Gesù 5 rovesciale la cro- 
ce, conflccatemi col capo a terra, e renda alla terra 
1 ’ estremo fiato una bocca , che negò il Re del cie- 
lo. E fu di leggieri esaudito, ch’esaudirlo era viep- 
più tormentarlo. Furibondi capovolgon la croce i 
ministri, il santo Apostolo afferran da’ piedi, lo stra- 
mazzano orrendamente 

Ma sospendete un istante, o carnefici^ e tu prima 
di compiere l’ estremo de’ tuoi sacrifici , ascoltami o 
Pietro. Tu fosti liberale con uno, che non si lascia 
vincere in doni: tu per amore di Cristo hai lasciato 
in terra ogni cosa^ Cristo, oltre la immortai gloria 
del ciclo, ti rende in tutto il mondo una gloria, a 
cui eguale nè gli andati secoli non videe mai , nè 
non la vedranno i futuri. Spingi nell’ avvenire lo 
sguardo , numei’a tempi , percorri provincie , calco- 
la generazioni : quanto di grande e pregevole è in 
teiTa per lunghezza d’anni, per magnificenza, per 
cstension, per durata, tutto formerà la gloria di te, 
e del tuo trono. Questa croce, che ora ti si destina 
a patibolo, per trecento anni flagellata da continue 
tempeste resterà ad ogni colpo inconcussa, e rasso- 
dcrassi inaffiata dal sangue d’undici milioni de’ tuoi 
figli, e di venti tuoi Successori del tuo spirito eredi, 


ORAZIONE IL r;9 

che a <Iifendere P onor della fede , e del saero tuo 
trono daranno la vita , e fià gloria di te , che nes- 
suna altra serie di principi esempio non porga di 
ugual coraggio. Questa croce, che ora ti si destina 
a patibolo fin d’ora già conosciuta io Grecia, nel- 
l’Ausonia, nell’Asia, già adorata dall’Egizio, dallo 
Scita, dall’Anglo, fra l’oro e le gemme risplenderà • 
sul capo al monarchi , che ne faranno il più pre- 
zioso ornaménto ai diademi^ e fia gloria di te, che 
i potenti del secolo davanti a’ tuoi Successor genu- 
flessi la ricevano dalle lor mani umilmente. A nome 
di questa croce , che ora ti si destina a patibolo , 
parleranno oracoli di verità gli eredi del tuo solio •, 
e sarà in essi tua gloria, che alle parole uscite dal 
Vaticano le dottrine si accordino delle accademie , 
le opinioni dei dotti , li pensieri de’ regi dominato- 
ri del mondo: Rej'es videbunt, et consur^ent prin- 
ctpes, et adorabunt Sanctum Israel, qui elegit te. E 
più rispettata renderà in faccia al mondo la gloria 
del tuo trono lo splendore di santità , e di virtù , 
onde parecchi de’ tuoi Snccessori P onore otterrah. 
degli altari. E più ammirevole farassi la gloria del 
sollo sacerdotale, che alcuno de’ tuoi Successori per 
qualche non dritto mézzo innalzatovi di qualche er- 
ror partigiano ^ non vi sàrà appena assiso , che i 
Pontefici più zelanti emulando della integrità della 
fede sostenitore invincibile cangerà fatti, e pensieri. 
Anzi a rendere il tuo seggio vieppiù luminoso alla 
spiritual gloria si accoppierà la civile , a cui gli 
amanti del sapere rènderanno omaggio di ammiiD- 
zione. I più ameni studi, e i più gravi di nuove 
scoperte , e di grazie nuove si adorneranno per opra 
di questa Roma divenuta eentro di religione, la 


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1 


i8o S. PIETRO 

quale ora ;tl crociflgge. Cadrà l’ impero d’ Oriente 5 
le sublimi scienze , le umane lettere , le arti bel- 
le dalla diletta lor Grecia sbandite ricovrerannosi ' 
all’ ombra del Vaticano^ il pontificale tuo solio co- 
ronato dai più begli ingegni del mondo proteggerà 
carezzando i sapienti, e i letterati fuggiaschi da Bi- 
sanzio , e da Atene ^ c per la protezione concessa , 
e l’ incoraggimento dato ad ogni maniera di studi 
un tuo Successore darà il suo nome ad un secolo , 
in faccia al cui splendore parrà men viva la luce 
dei secoli di Augusto , e d’ Alessandro. 

Nè cotanta tua gloria, o Pietro, confine alcuno 
non è per chiudere, nè alpe o mare per circoscrivere. 

Quanti popoli v’hanno mai sulla terra conosceranno 
il nome di Pietro , il sacerdozio ne adoreranno ; ^ 

diversi d’ idioma , d’ indole opposti , per emulazio- U 

ne rivali alla divina tua podestà renderanno onore \4 

concordemente, a mari usque ad mare. Ne’ tempi 
più tai'di comparirà un altro emispero diviso per 
immensa lontananza dal nostro*, stupiranno in ve- 
dersi gli abitatori dell’antico mondo, e del nuovo: 
a quelle genti si porterà il Vangelo, si annunzierà 
'/f il nome di Cristo, e di Pietro: e sopraffatte dalla 
santità del Vangelo, e dalla maestà del Pontefice 
quelle generazioni spediranno legati, che tra venti, 
e procelle infinito mar traversando portino a piè 
del tuo solio gli omaggi della seconda metà degli 
■ uomini, yi/tV tui de longe venient. E perchè la gloria 
di quel trono, su cui la provvidenza redentrice 
t’ innalza , non solo non abbia che invidiare negli 
altri , ma molto abbia onde gli altri si movano a in- . 

^ vidìa, il pontificale tuo sollo durerà quanto il mon- 

do, usque ad consummationem sceculi. Aggirautisi 




ORAZIONE II. i8i 

còme su mobil perno le umane cose ti Tolgono in 
perpetua vicenda di nascere, di morir y di risorge- 
re’^ ma il tuo solio quasi punto intmobile in cer- 
.chio starà usque ad consummationem satcf/ili: con 
alterno variv di genio , e costume i barbari secoli 
ai civili, i rozzi ai colti succederanno^ ma lo spiri- 
tual tuo seggio 'per egual fermezza in ogni tempo 
starà usque ad consummationem sceculi. Come la 
Persiana grandezza fe’ dileguar la Caldea , come lo 
splendor della Persia si ecclissò in faccia alP astro 
Macedone, come la Greca potenza cessò alF innal- 
zarsi del Romuleo colosso^ così sparirà aneli’ essa la 
gloria di Roma , avrà suo Que ogni regno : ma il 
tuo trono starà fìno al finire dei secoli , usque ad 
consummationem scecuU. Fremente di rabbia a’ suoi 
danni s’ armerà l’ inferno , ma con inutili sforzi , 
portee irifèri non prcevalebunt : pugnerà contr’ esso 
l’ invidia dd' minori consacerdoti , ma invano : pu- 
gnerà contr’ esso lo scisma, l’empietà, l’eresia, ma 
invano, portee inferi non prcevalebunt: lunghe sa- 
ranno le guerre, le tenzoni ostinate, duri i cimenti^ 
'ma la fermezza del tuo solio stai-à, e gli anni di 
sua durata si conteranno con quei del mondo, usquo 
ad consummaJtionem sceculi: portee inferi non prasva- 
lebunt. 

Questa è la gloria , o Pietro , ebe Iddio concede 
in terra al tuo amore puro , magnanimo , liberale ^ 
maggior gloria non puoi sperare, che in cielo. Strin- 
giti pur dunque alla tua croce , e monta per essa 
là dove l’ amore , che è merito , convertendosi in 
premio, immensa, eterna beatitudine ti ha preparato. 
Nella quale ^ poiché ci sarai giunto , se tu promet- 
testi di conservare rimembranza amorosa dell’ovila 


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S. PIETRO 


i8s 

di Cristo, che. supremo Pastore ti venera e èrede, 
dabo operam frequenter vos habere post obitum 
mewn: deh! sopra tutto ricordati di noi Sacerdoti 
tuoi Ggli ^ a uoi grazia di santità impetra , e di 
amore a Gesù Cristo, perchè sarannovanti i fedeli, 
se i Sacerdoti fien santi ^ e ameranno Gesù Cristo 
i fedeli , se amandolo noi Sacerdoti potremo a lui 
dire almeno senza menzogna quello, che con rigo* 
rosa verità al Redentor tu dicesti: Domine, tu scis 
quia amo tg. 

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r ' lu 


f 





i83 

ORAZIONE III. 

DI . • 

STANISLAO CANOVAI 

SELI.E SCUOLE PIE. 


In Pelm exaUavit me, 
Ps. a6. 


architetto imbecille, che per fondamento d’un 
grandioso edifizio elesse altre volte l’instabile arena, 
qual vaticinio faceste voi dunque, o mio Dio? non 
gli diceste, in aria quasi di scherno, che scende* 
rebbc la pioggia, che ven'ebbei’O i fiumi, che soffie- . 
rebbero i venti, ed investita di fronte e di fianco la 
fabbrica vacillante , ne farebbero rimbombar d’ ogni 
intorno la strepitosa mina l Voi però dimenticaste 
ben presto la vostra medesima profezìa : sopra un 
sostegno mortale inalzare un immortale edilizio ? la 
colonna etei'na di arerità sopra una base d’ argilla ? 
sopra Pietro la vostra Chiesa ? L’ ardito rimprovero 
diveri'ebbe ancor più pungente , quando alle gene- 
rali imperfezioni dell’ uomo si aggiungessero le de- 
bolezze particolari di Pietro ^ quando piacesse di 
rilevarne o la confidenza orgogliosa, o la selvaggia 
durezza , o la stolida non curanza , o l’ importuna 


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,84 s. PIETRO 

curiosità ^ quaticlo si volesse dipingerlo or sul flutti 
del mare in atto già di sommergersi per poca fede, 
or nei recinti del Getsemani tranquillamente sopito 
in .mezzo alle mortali agonìe del suo Maestro , or 
tra gli schiavi di Gaifa per ostinarsi animoso nel 
ripetuto spergiuro . . . Ali ! compiangete , o Signori , 
il Luterano insolente e il Calvinista maligno , che 
troncar volendo in un tratto i capi della Chiesa di 
Dio tutto dì rinascenti , avventarono un disperato 
col|R) alP Apostolo fondatore , ed imbrattarono di 
nera bava attossicata il celeste disegno dell’ archi- 
tetto che lo prescelse. Strana stupidità ! Colui che 
può suscitar dalle pietre i figli d’Àbramo, non po- 
tià dunque all’ incontro cangiare in pietra quei fi- 
gli , far dell’argilla uno scoglio, consolidare in dia- 
mante 1’ arena l 

Or tale appunto è la metamorfosi di S. Pietro. 
Incapace ima volta di consistenza , facile a strito- 
larsi sotto il peso il più lieve, miratelo trasformato 
di subito in un altr’ uomo , in quel marmo impe- 
netrabile, in quella pietra fondamentale, ove andè- 
ranno a rompersi gli strali infiammati , i furibondi 
arieti , e le porte medesime dell’ inferno : In petra 
exaltavit me. Fissiamo, o Signori, più chiaramente 
il pensiero. Scenderà violenta la pioggia , verranno 
tm'gidi i fiumi, soffieranno adirati i venti, e l’insen- 
sato idolatra, e l’eretico raggiraitore, e il filosofo se- 
dizioso piomberanno sul divino Edilìzio , risoluti di 
sconvolgerlo con le procelle, di minarlo coi vortici, 
di ix)vesciarlo coi turbini : ma tutto in^^ano ^ simile 
a quella rupe che vede morirsi ai piede il fulmine 
che la percosse, Pietro resiste (ah! quest’ è poco) 
Pietro ha la palma e trionfa di tutti gli urti nemici; 


ORAZIONE III. i85 

egli stordisce ed . addomestica T idolatra , egli eoo* 
rince ed . anatematizza 1’ eretico , égK confonde ed 
annienta il filosofo. Non vi è gloria in terra, che si 
assomigli a questa gloria ^ non può esservi elogio , 
che meglio la esprima di quelle voci profetiche : In 
petra exallavit me. ^ 

Egli è heh vero, 0 Signori, che dopo una scelta 
felice , più non si pensa al fondamento inanimato 
e passivo di una fabbriea materiale : ma se la fab- 
brica altro insomma non sià che un vasto aduna- 
mento di uomini da varie ‘pjrti raccolti, se la fiac- 
chezza e -il valore, i difetti e le 'perfezioni , i vizj 
medesimi e le virtù degli uomini debbano entrarvi 
pome elementi di costruzione: allora è forza che ne 
sia pur troppo attivo e pur troppo energico il fon- 
damento , nè potrà chi lo scelse abbandonarne per 
un solo istante il pensiero. 

. E tutto a .favor di Pietro fu fatto. Quel Dio pos- 
. sente, che segna un punto nell' immensità per farne 
il luogo dei corpi, che sceglie un punto nell’eter- J_ 
nità per formarne il giro dei tempi , in Pietro , in 
un atomo dell'JJniverso , stabilisce uii luogo al nu- ' 
mero interminabile di credenti , in Pietro , in un 
lampo di durazione , assegna un giro al lunghi pe- • 
rìodi della sua Chiesa: c come riempie il luogo, e \ 
ue dispone i fenomeni , come presiede al tempo e ' 

ne regola le successioni , del pari impegna .a Pietro 
l’ infallibil parola e di esser seco , c di indirizzarne 
r imprese , finché, si compia coi secoli il gran siste- 
.. ma di misericordia e di -grazia. 

Ai-de pertanto di nuova luce 1’ empueo , si scuo- 
. tono sul loro cardine i cidi , emana il Santo. Spirito 
dal dito creatore di Dio , .e quasi fiume impetuoso 



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» • 

. I 

,86 S. PIETRO 

di vento e di fuoco , ‘scende a gran fiamme e st 

versa in grerilbo agli apostoli congregati. Vi faccia 
pur maraviglia o il divino vigore che gl’ inebria, o 
la varietà dei linguaggi che li distingue, o la mol- 
titudine dei portenti che gli accompagna : nulla è 
plik stupendo per me della magnanima e trionfante 
eloquenza di Pietro. Ah ! chi potea figurarlo ? un 
misero pescatore senza lettere, senza autorità , senza 
pome, in una folla tumultuarla di Parti, di Cretesi, 
di Medi , d’ Arabi , di Persiani , tra i confusi accenti 
barbarici della Paufifia , del Ponto , della Mesopo- 
tamia e dell’ Egitto , alza un grido generoso di re- 
ligione, promulga la divinità di un uomo esecrato 
e crocifisso , maneggia con padronanza i profeti , 
esige una penitenza, intima un battesimo : tanto fa- 
condo nell’espressione, tanto efficace nel raziocinio, 
che compiutamente eclissati i famosi oratori d’ Atene 
e di Roma , in un spl discorso , in un sol giorno , 
in mezzo all’ inimica Gerusalemme conduce in trion- 
fo tremila proseliti a Gesù Cristo. 

Ed era poi questo un piccol saggio, una leggiera 
primizia di quanto pretendeva il ci^o da lui. Sorgi, 
gli grida una voce imperiosa dall’ alto , soi’gi , o 
Pietro , uccidi .e gusta il tuo cibo. Ohimè ! qual 
cibo! Vede nell’estasi che lo rapì, serbati alla sua 
fame e confusamente accolti in una sindone smisu- 
rata i mostri più spaventosi della terra e dell’aria: 
qua si azzulTavauo con urti orrendi i cpiadrupedi 5 
là strisciavano in deformi spire i serpenti j e d’im- 
puri volatili tutto era ingombrato' al di sopra l’im- 
menso vaso. Ed io potrei nutrirmi ... Eh! sorgi, 
gli replica quella voce,^orgi ed assapora il tuo ci- 
bo. All’ iterato comando -più non bilancia l’Apostolo, 


ORAZIONE III 187 

e certo ornai del misteró, il mìo cibo,' esclama, 
il primo mio cibo saranno dunque i quadrupedi. 

1 quadrupedi !| quegli uomini forsennati, che mai 
non avendo o studiata o compresa la superioi^tà 
di lor sorte, invidiarono la stolidezza ai* giumenti, \ 
e si fecero iri^gionevoli come loro ^ quegli uomini , 
di disordine e di piacere, che sommersi altamente 
nel fango, vollero di fango i loro Dei, per averli 
al bisogno e protettori e complici dei lor delitti; 
quegli uomini insomma che lasciato il freno ai ca- 
pricci d'un cuore inconseguente, dedicarono le case 
all’intemperanza e all’onestà, le piazze agli spetta- 
coli e ai sacrifizj, i templi alle prostituzioni e agli 
incensi. A questi quadrupedi, agli infelici idolatri 
rivolge Pietro il pensiero; e girate ad un tempo lo 
sguardo al vicino Oriente ed al remoto Occidente, ^ 

lungi dallo smarrirsi in faccia sii’ orizzonte illimitato ‘ 
che gli si scuopre d’ intorno, esulta nella fausta spe- j 
ranza di tanta messe, ingrandisce l’anima per prò- 
porzionarla al gran corpo , e misura i destinati / 
viaggi non già sull’itinerario volgare, ma sul viag- ' 
gio stesso del sole. 

Era bello infatti il portar l’Evangelio sino alla 
estremità della terra , e belli erano i passi d’ un 
intrepido Evangelista, che alle più barbare popola- 
zioni annunziasse la pace e la vita : -ma come di- 
mostrerete (c’ interroga qui la semipagana teologìa 
d’un celebre pensatore) • come dimostrerete corona- 
ta la bell’ opera da lieto fine ? qual potenza , qtial 
politica, quale industrie avrebbe mai secondati ab- 
bastanza i disegni giganteschi di Pietro ? Che in 
Antiochia, P illustre metropoli della Siria, erga egli 
la cattedra pontificale ; che vi pubblichi con tal 


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i88 S: PIETRO 

fortuna il nome Ignoto di Gesù Cristo da poter dare 
ai discepoli il glorioso titolo di Cristiani ; che da 
questo centro di riunione e di fede spinga, come 
raggi di luce , in tenebrose contrade gli Apostoli 
cooperatori^ che vegga . P uno mostrarsi alP Etiope 
non curante, P altro alP Indiano vdfbttuoso, questo 
allo Scita antropofago, quello al Tartaro demono- 
latra ^ in una parola , che dal Giordano al Gange 
si faccia intendere il chiaro suono della sua voce , 
nè clima vi sia tanto inospitale e segreto, che possa 
ascondersi alle mire sublimi delP apostolico pellegri- 
naggio: sì, tutto è gloria di Pietro, tutto ne attesta 
lo zelo infaticabile, incirconscritto : ma oh! quanto 
si attenua la gloria, quanto scema di prezzo lo zelo, 
se sia poi dovuta a tulP altro principio la felicità 
del successo! e ci dice intanto la critica più sensata 
ohe mancavano a Pietro i mezzi tutti per ottenerlo. 

Gran Dio! gli mancavano i mezzi? ma non aveva 
egli in sua mano P onnipotenza?* non seppe aprirsi 
la carcere de' farisei? non si sciolse dalle catene di 
Erode ? non rese il movimento alP inaridito del 
tempio ? non richiamò lo spirito nell’ estinta donna 
di loppe? non vide cadérsi esanime al piede il men- 
zognero Anania? e a quel Pietro, la cui sola ombra 
taumaturga spargea salute per le piazze e per le 
strade, a quell’ Apostolo inarrivabile mancavano tutti 
i mezzi? Eh! spiegatevi con chiarezza, calunniatori 
codardi ^ t;e$sate di avvolgere ornai tra sentènze ca- 
liginose gli arcani esecrabili del vostro cuore ^ diteci 
con libertà qual ignoto veleno abbiate estratto dalla 
recente analisi dei santi libri e dai profani^ poiché 
inGne un apostata sarà'sempre apostata da qualun- 
que tripode ei parli , nè P astuto raggiro degli ar- 
gomenti potrà mai cangiarne in oracoli la perGdia. 


ORAZIOIVE m. 189 

■ Che sf è dunque preteso a’ di nostri? die Pietro 
col vasto progetto d’ una generai rivoluzione abbia 
fallito il gran colpo? tio:; sou troppo incontrastabili 
i monumenti del debellato universo , e troppo 'son 
celebri i tratti estremi della spirante idolatrìa, non 
ne dubitate, o Signori^ i templi che si intitolarono 
al vero Dio , T aquile che cedoqo alla colomba , i 
simulacri che fanno luogo alla croce, sono i par* 
lanti trofei della vittoria strepitosa di Pietro. Si ' 
vuol forse , che in eseguendo il disegno siasi egli 
appagato d* una persuasiva istruzione , ed abbia o 
negletti o risparmiati i prodigi ? no *, converrebbe 
trattar d’ apocrifa dalle prime sue linee T istoria 
cristiana , e figurarsi Pietro sì poco agguerrito da 
rinunziare all’ armi che avea tra mano^ le sole cune 
della Chiesa nascente, i soli atti dei martiri primi- 
tivi ridondauo in tal guisa di maraviglie, da con- 
fondane la memoria, e da sbigottirne la fantasìa. 

Che mai dunque si vuole? Udite, o Signori, e fre- 
nate , se vi è possibile , la giustissima indignazione. 

Si vuole che lo strano effetto di sconvolgere il mon- 
do e di introdurvi una religione novella , sia di 
gran lunga superiore alla fiacca velleità di quel Pie- 
tro che gli si assegna per adeguata cagione; si vuole 
die quand'anche i miracoli avessero a gran torrenti 
inondata la terra, non sia punto credibile l’unifor- 
mità di consenso onde si arresero e popoli e regni 
ed imperi , A «difformi tra loro d’ educazione , di 
clima, di catàltere e d’interesse. Al caso, ci diconp 
questi dotti't ài nudo caso è dovuta la prosperità 
dell’evento: uoii avreste mai visto nei secoli fortu- 
nati di Roma ciò che tanto ammirate negli oscuri 
giorni di Claudio; in quei giorni si ruppe la molla' 


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igo S. PIETRO / 

già troppo tesa del vizio ^ allora il povci*^*il«iraga*‘ 
bondo , r incredulo , il libertino vennero in fastidio 
a se stessi , allora si esaltaron gli spiriti , si cercò 
l’eroismo, piacque la non intesa idea d’una celeste 
rigenerazione, tutti vollero esserne a parte, tutti si 
affrettarono ad iniziarsi , e senza miracolp e senza 
sforzo tutti diventaron cristiani. 

Grazie, o mio Dio, cbe permettendo talora agli 
empj di salir con baldanza sulla nave delle brillanti 
scoperte, gli spingete infine a naufragar senza scam- 
po in questo pelago d’ ignoranza e d’ errore ! Chi 
saprebbe idearsi povertà più deplorabile di dialetti- 
ca , d’ erudizione , di buon senso , di buona fede ? 
Se Pietro era cosa ben piccola in confronto del suo 
destino , era poi sì piccola cosa il Santo Spirito 
animatore di Pietro? Non vi fu mai corrispondenza 
più giusta tra la cagione e gli effetti , di quella che 
trovasi tra Dio che vuole e l’uomo che non resiste. 
Se le varie nazioni differivano d’ indole e di co- 
stume, era dunque incognito a Pietro il più certo 
sentiero di riunirle in un sol labbro e in un sol 
cuore ? anche l’ idiota , anche il selvaggio compren- 
dono bastantemente che la ragione e i miracoli sono 
il comune impulso , e il linguaggio universale di 
tutti gli uomini. Ma costoro che alla decadenza del 
Romano governo attribuiscono il rapido propaga- 
mento del Cristianesimo, hanno mai ben consultate 
le storie , hanno mai ben saputo qual sia lo scopo 
del rivoluzionario e del ribelle ì Io posso dirvi che 
non Mario, non Siila, cui si arresero tanti barbari 
d’Europa e d’ Affrica^ non Augusto, non Tito, non 
Trajano che tanti ne soggettarono in Asia, ebbero 
nai l’ ambito onore di sottometterli alle lor leggi ; 


ORAZIONE in. igi 

p 

« non fu perciò la corruttela pretésa di queste leggi 
che gli condusse al Vangelo : posso dirvi che ho 
ben veduta per mia sventura un’ orrida rivoluzione, 
ove gli uomini si son cangiati in demonj , ove Belial 
riscuotea gli omaggi di Gesù Cristo , ove tutto era 
delitto fuorché il delitto: una però che, come quella ~ 
di Pietro, desse ai lupi le qualità degli agnelli, una 
che nel fango schifoso dell’ empietà sapesse spirare 
un so£5o di religione e di morale, io non l’ho mai _ 
letta nei profani volumi, nè mai l’ho veduta ai 
miei giorni. 

Ma noi disputiamo, o Signori, e il nostro sole 
frattanto , poeo solleeito dei dardi imbelli che gli 
si lanciano incontro, viaggia glorioso all’Occidente. 
Per quanto deponesse egli di lume al primo immer- 
gersi nelle folte nebbie d’ Italia , e penetrasse inos- 
servato per entro alla eieca notte e all’abisso orrendo 
di Roma, sentirono la sua venuta gli scaltri serpenti, 
la sentirono i volatili sospettosi , che la perfida Babi- 
lonia nutrivasi indegnamente nel seno. Ma si atter- 
riron per questo? s’involaron forse alia luce ablmrrìta 
di Pietro? dragoni crudeli, che assottigliano il tos- 
sico al raggio che gli riscalda, sparvieri maligni 
che segnan la preda al lume che gli rischiara, gioi- 
rono anzi di vedersi vicino colui , che l’ immensità 
delle terre e dei mari avea sottratto finora alla 
rabbia dei loro denti e alla fierezza dei loro artigli. 
Dietro all’empio Simone, il mago ahbominevole di 
Samaria, il primo disertor della fede, il primo ere- 
siarca filosofo, correvano, in folla, quasi pronte ce- 
raste al sibilo ammaliato, gli eretici più protervi , 
Monandro , Basilide , Cerinto, Ebione^ e quasi avidi^ , 
uccelli al fischio del cacciatore, gli si attruppavan. 


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iga S. PIETRO 

d’ intorno i filosofi più corrotti , I Gorteni , i Cleo- 
bani , gli Entichiti , i Masmotèi. Si applaudiva il 
figlio di Satana del suo corteggio, e andate, diceva 
agli eretici , pubblicate nell’ adunanze cristiane che 
in me si riunisce la Trinità, che gli Angeli hanno 
osato di opporsi al mio cenno, che con guerra iin- 
plai^bilc io già gli scaccio a grandi schiere dal Pa- 
radiso , e che pen argento e per oro ne vendo a chi 

10 brami l’ingresso. Ma voi, soggiungeva ai filosofi, 
guardate pur come follie le speranze e i timori d’un 
avvenire^ siate Increduli con l’incredulo e idolatri 
con l’ idolatra^ seguita con facil disinvoltura or Dio- 
gene or Democrito or Epicuro, atei, cinici, egoisti 
a misura dell’ occorrenza e del vantaggio... oh! Dio! 
con djùeste lezioni infernali ottenne in Roma l’ ado- 
razioni e le statue ! lo vide il Campidoglio strascinare 

11 popolo, signoreggiare il monarca, non prescriver 
confini alla delirante alterigia, e sfidar temerario il 
formidabile Apostolo a pareggiarlo in portenti. 

Ah ! sventurato ! e perchè solleciti il fulmine che 
ti sovrasta ? perchè ti affretti con tanta smania al 
precipizio? Tu sei pur quello che in altre contrade 
mettesti a prezzo II dono di Dio , che profanasti il 
tuo Battesimo, che sconvolgesti la mente di un volgo 
credulo e grossolano, ed or ti misuri col ciclo, ne 
screditi i Messaggierl, e promuovi la tenebrosa opera 
degli abissi ? profeta bugiardo ! maestro di bestem- 
mie e di fo.le! fabbro d’iniquità, deturpato le mani 
dal sacrilegio ! figlio di maledizione , pieno di adul- 
terio gli sguardi ! è questo dunque il pentimento 
delle tue vecchie scelleratezze ? è questo il frutto 
delle preghiere con tanto ardore implorate dai santi? 
Trema, infelice, che non dorme già la tua perdita^ 


ORAZIONE III. 193 

scenderai ben presto ove ti attende una giusta mer- 
cede, e teco involte- nella condanna medesima, ver- 
ranno a lacerarti le tue menzogne, le tue negozia- 
zioni , il tuo denaro e tutti i ministri infami delle tue 
corruttele. In tal guisa ardeva Pietro di zelo, in tal 
guisa nella sua lettera a' lontani fedeli dipingea , 
leggiermente velate , le Romane avventure ; e sospi- 
rando il giorno del convenuto cimento e delP attesa 
.vendetta,, autorizzava col grande esempio la catto- 
lica intolleranza. 

, ' Al nome terribile d' intolleranza vomita damme 
il Settentrione , freme adirato l’ eretico , spuma di 
feroce rabbia il diosofo, si rimprovera altamente a 
Pietro la violata dolcezza evangelica , e si versano 
a piene mani gli dogj sulla vilipesa piacevolezza e 
sulP obliato amor dei fratelli. Or questo , o Signo- 
ri , è il colmo della più nera malvagità. Oh ! noi 
fejici, oh felice l’Italia se sorda ai rimproveri e alle 
lusinghe non avesse mai deviato dall’ intollerante 
condotta di Pietro ! Ed è pur vero che ad onta del 
sacerdozio , sempre fedele al suo modello , si piega- 
rono alle fraudolenti insinuazioni gl’ Imperj ! che 
l’ arte segi-eta dei gabinetti , la decantata politica 
dei ministri , il penetrante spirito dei monarchi , 
cento ingegni , cent’ occhi fortemente applicati alla 
pubblica sicurezza non -si seppero accorgere , che 
predicavasi da coloro 1’ umanità , la clemenza , per- 
chè volevano i primi sperimentarla in se stessi, per- 
chè congiurati all’ esterminio della religione e dui 
trono , vedevano da quella ferma intolleranza pro- 
tetti i regni , assicurata la fede , annichilate le loro 
macchine ed esposta a rischio palese la loro audace 
protervia ! , ; . . , ' 

Paneg. de' Santi Voi. II. 9 


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S. PIETRO 


*94 

Ma non eran queste l’ immediate ragioni che ani- 
mavano in Pietro T intolleranza; Qaalor si tratta di 
varietà d’opinioni, poiché non è sempre sì facile 
di scemar peso all’ una o di schiarire i duhbj del- 
l’altra, io trovo giusto pur troppo che si prenda 
scambievolmente e si accordi la libertà della scelta^ 
l’intollerante allora sarebbe uno scortese, un irra- 
gionevole, un despota capriccioso de’ sentimenti. Ma 
quando è meco la verità , quando ad un occhio 
sincero si scuopre ella con tutti i colori d’una esatta 
dimostrazione, mi sarà mai possibile di tollerar la 
menzogna? quale aritmetico non esclamò contro i 
calcoli mal dedotti? Qual geometra seppe adattarsi? 
ai detestati paralogismi? Ah! non era, o Signori, 
non era opinione, era indubitabil certezza la fede 
luminosa di Pietro : avea toccato con le sue mani 
l’eterno Verbo di vita, ne avea mille volte vedute 
l’azioni, uditi gli oracoli, sperimentato il potere, e 
frattanto senza mai hdarsi della carne e del san- 
gue, erasi persuaso del vero con la l’ivelazione stessa 
di Dio. O doveva egli dunque dimenticar tanti 
lumi, o non tollerarne il nemico: sì, confessatelo 
meco, doveva perseguitarlo, doveva opprimerlo, dirò 
meglio, doveva imitarlo: poiché non tollerava già 
quel superbo l’opposizione invitta di Pietro, e pro- 
totipo anche in sì goffa contraddizione agli eretici 
ed ai filosofi dell’età nostra, esigeva per se la som- 
missione e il silenzio, ed esercitava sugli altri l’in- 
tolleranza più furibonda. 

Venne infine la decisiva giornata; c l’ardito Si- 
mone che si era limitato finora ad imprimere un 
movimento ai simulacri, ad avvolgersi intrepido tra 
le fiamme, e a trasformarsi ora in un mostro ed 


ORAZIONE m. 195 

ora in uno spettro, giurava solennemente a Nerone 
di alzarsi fino alle stelle , e tra i festosi concenti 
delle trombe immortali, penetrare a somiglianza di 
Cristo nel conquistato regno del cielo. Dubitereste 
voi del gran fatto? incolpate dunque di mala fede 
un Agostino, un Cirillo, un Epifanio, un Amobio 
e la schiera unanime dei Greci storici e dei Latini: 
piace a me di errar piuttosto con l’ intera antichi* 
tà, che, dando orecchio alla critica nauseante di 
sospetti censori, dovermi rifacciare una volta di aver 
defraudato FA postolo del suo trionfo. Oh! come si 
afiblla ai vasti portici del teatro T impaziente pleba- 
glia! con quanta pompa vi accorre il frenetico Im- 
peratore, e con quale invidia figura a se stesso le 
vicine glorie delf incomparabile artefice! Già volava 
egli di fatto nella fiammeggiante quadriga, e vola- 
vano dietro a lui T acclamazioni , gli evviva , i fausti 
augurj al novello Giovedì Roma: quando sorpreso 
dal bollente spirito e dalla virtù poderosa d'Elia,.- 
guarda Pietro nell’alto il baldanzoso viaggiatore, e, 
se sono uomo di Dio, grida con voce sovrumana 
e terribile, se sono apostolo di Gesù Cristo, rove- 
sciati, traditore, da quel cocchio d’inferno, e voi 
tenebrose falangi . . . Non aveva finito il possente 
esorcismo, e quasi vii piombo abbandonato al suo 
peso, misurava Simone con ruinosa caduta il tratto 
ampio dell’aria già misurata col volo. 

La vostra mano, o Signore, ha percosso il nemico, 
la vostra mano ha fatto in pezzi colui che si glo- 
riava di pareggiarvi! Con una sola parola, nel 
nome solo di Cristo eccolo ridotto in polvere su 
quella pietra che pur ora sfidava a battaglia. Ah ! su 
questa pietra si spezzeranno eternamente i martelli 


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196 S. PIETRO 

che vciTanno a percuoterla*, da questa pietra esci- 
ranuo eterne scintille ad incenerire i cedri più ri- 
gogliosi del Libano. 

Congregatevi , germogli di vipere , nei vostri cir- 
coli iniqui^ riunitevi, fetide arpie, nelle vostre nere « 
caverne : si sa che svegliaste le furie dell’ indemo- 
niato Nerone: si sa che faceste in Pietro le prove 
estreme della barbarie , che lo spingeste alla carcere, 
ov’ei languì, che innalzaste la croce, ov’ei spirò . . . 
ma Pietro morendo vi dice con verità ciò che l’ an- 


tico Romano millantatore dicea con menzogna a 
quel re suo nemico: a cento a cento vengono die- 
tro a me gli invitti miei successori; vengono i vi- 
i—igilanli speculatori del gregge, i magnanimi sacerdoti, 
le squadre intere di giovinetti guerrieri santamente 

( adunati all’ ombra felice del mio patrocinio. Voi 
moltiplicherete pur troppo; ma la necessaria eresia 
p sempre in lega con la necessaria empietà, battute 
^ sempre e disperse dall’ armata Evangelica, paleseran- 
no la costanza de’ miei seguaci , j aumenteranno le 
mie corone, e ingrandiranno la gloria di quel Dio 
pietoso , cui piacque d’ eleggermi in fondamento della 
sua Chiesa. 



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»97 

PER LO STESSO AJRGOMENTO 


ASSUNTI. 


1. ly on habernus Pontìftcem , qui non possit ceni- 
pati infìrmitatibus nostris , tentatum aiUem per 
omnia. Hebr. 4- L’ esempio di S. Pietro è una 
lezione per li giusti, e per li peccatori. Pieti'o , 
che uon ostante la santità' del suo stato cade in 
una rea apostasia, è un sabbietto di timore pei 
giusti, che confidano in se stessi^ i. parte. Pie- 
tro che malgrado T enormità del suo delitto ri- 
tornò in grazia di Gesù Cristo, e vien innalzato 
al primato della Chiesa, è un subbietto di con- 
fidenza per li peccatori, che troppo diffidano di 
sestessi^ 2 . parte. — Premesse le eccellenti dispo- 
sizioni di S. Pietro, la sua fede, il suo attacca- 
mento a Gesù Cristo , 1’ umiltà , ' la risolutezza 
dell’ animo il suo coraggio, si considerano tre 
cause di sua caduta, cioè ignoranza della propria 
debolezza , disprezzo de’ suoi colleghi, e temerità 
d’esporsi c di restar nell’ occasione. Quindi esposta 
la gravezza delia sua apostasia , con cui negò 
Gesù Cristo, lo rinunciò con giuramento, lo ca- 
ricò d’ imprecazioni e d’ anatemi , si conclude il 


X 


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198 S. PIETRO 

-primo punto applicando 1’ esempio ai giusti, che 
al par di lui possono cadere^ e si esortano ad una 
orazion frequente , ad una continua vigilanza , c 
ad un timor salutare. — Si considerano in S. 
Pietro I. r efficacia di sua penitenza, che lo rav- 
vicina a Cristo^ a. la perfezione dell’ amor suo, che 
lo attacca più che mai al divin maestro^ 3 . l’emi- 
nenza della dignità, ond’ è da Cristo onorato 5 e 
si concliiude , che non v’ ha peccatore che non 
possa ritornare a Dio, e pervenire ai primi ‘gradi 
nel di lui regno: il difetto si è che pochi fanno 
gli sforzi che praticò S. Pietro, nè prendono le 
risoluzioni che egli prese. — De la Bue. 

II. Tu es Petrus , et super hanc petram cedìficabo 
Ecclesiam meam. Matth. 16. È questo l’ elogio , 
che in poche parole fece Gesù Cristo al Principe 
degli Apostoli S. Pietro. Per ragionarne a lode 
del Santo e a vantaggio nostro, può dimostrarsi, 
che la dignità di S. Pietro i. considarata in se 
stessa è nella Chiesa di Gesù e dopo Gesù la più 
sublime; 2. considerata per rapporto a noi è la 
più vantaggio^. — L’eminente grandezza della 
dignità di S. Pietro si desume i. dalla sua natura, 
2. dalla sua estensione, 3 . dalla durazion sua co- 
stante. — La dignità di S. Pietro è per noi la 
più vantaggiosa; perciocché per essa si conserva 
la Chiesa , la fede e ’l centro d’ unità. Dunque 
quale affettuosa venerazione non dovremo avere 
a questa Chiesa, onde siam figli? quale onore a 
S. Pietro, che ne fu il primo capo visibile ? — 
Bersani. 

III . Jpse est caput corporis EcclesicBj in omnibus 
primatum tenens. Coloss. i. Gesù Cristo nell’ ab- 


ASSUNTI, TESTI, ecc. 199 

. bandonare la terra investì S. Pietro della sua au- 
torità, e gli affidò l'assoluto governo della sua 
Chiesa; e non contento di distinguerlo colla prima- 
zia nell’apostolico collegio , lo favorì altresì con 
due altre , che non gli sono meno gloriose : i . pri- 
mazia di lumi e di coraggio per confessare il suo 
santo nome, e pubblicarne dovunque la divinità; 
a. primazia di virtù e di santità per esserne un 
modello perfetto a tutti coloro, che compongono 
la Chiesa ; 3 . primazia di rango e di autorità 
come centro di unità. — U mistero della filiazione 
eterna fu rivelato a S. Pietro, il quale ne fece 
una gloriosa confessione a nome di tutti gli Apo- 
stoli. Egli ebbe la debolezza di negar Gesù Cristo 
presso Caifasso; ma ciò col soccorso della grazia 
servì a confermarlo pel resto di sua vita , ed a 
fargli generosamente confessare la divinità del suo 
Maestro avanti tutte le potenze dei secolo. — Il 
Figliuol di Dio volle continuare ad essere agli 
uomini nella persona de’ suoi ministri un modello 
, sensibile, cui esprimer potessero in tutte le loro 
azioni. S. Pietro come knitator peidetto di G. C. 
fu a tutto il gregge, che gli era stato affidato, un 
modello compiuto di tutte le virtù , e specialmente 
deli’ umiltà cristiana. Quale non fu la di lui fi- 
ducia nella divina provvidenza ! quale il suo' di- 
stacco dalle ricchezze e perfin dalla Vita! quale 
lo zelo di lui instancabile per dilToadere per ogni 
dove la cognizion di Gesù Cristo ! — ■ EglL ha 
ricevuto un’ autorità maggiore di quella di Mosè 
e degli Angeli stessi : fu costituito centro della 
mùtà , e Pastore dei pastori. Si conchiude con 
• diverse prove della supi'emazia che non fu data 


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200 


S. PIETRO 

a Id, e in Id a’ suoi Successori, se non per edi- 
ficare e per istabilire il regno spirituale di Gesù 
Cristo. — Bourée. 

IV. Respondens Simon Petrus , dixit: Tu es Chri- 
stus Filius Dei vivi. Matth. 6 . Cosi S. Pietro pri- 
ma d’ogni altro confessò la divinità di Gesù Cristo, 
ed in conseguenza di tale confessioue, non meno 
che jier l’amor suo verso il Figliuol di Dio, veimc 
da lui costituito capo della sua Chiesa. SI propone 
perciò I. la fede di Pietro, 2. il di lui amore ^ 
e a quello si contrappone la nostra infedeltà, 
a questo la nostra insensibilità. — Due cose dob- 
biam imparare da Pietro, \i a confessare, com’egli, 
la fede che abblam nel cuore, 2. a riparare, 
com’egli, con una penitenza fervente alla nostra 
viltà , se mai avessimo mancato di fervore e di 
coraggio nella confession di nostra fede. La fede 
di Pietro fu una fede pratica, che si fece pubblica 
colle opere, e la nostra non è che una fede ozio- 
sa ^ quella di Pietro fu una fede generosa , per 
cui abbandonò ogni cosa, e la nostra non ci fa 
abbandonar nulla ^ quella di Pietro fu una fede 
piena di confidenza, che lo fé camminar sull’ on- 
de , e la nostra si spaventa al minimo pericolo, 
ccc. La caduta di S. Pietro , che deve farci tre- 
mare, procedette da tre cause, dalla sua presun- 
zione, dal suo orgoglio, dalla sua imprudenza; 
ma con quale penitenza si rialzò egli da vjna tale 
caduta? colla penitenza più pronta, più sincera e 
più costante. L’Imitiamo noi, quando cadiamo?^ 
— L’amor di S. Pietro fu i. umile, 2. generoso: 
umile, perchè non rispose, vi amo pià degli altri ^ 
ma solo vi amo , anzi non assolutamente , ma 


201 


ASSUNTI, TESTI, Ecc. 

VOI sapete che vi amo ^ e si attristò alla terza in- 
chiesta, temendo di non amar infatti il suo Dio, 
come credeva d' amarlo : amor generoso , cioè 
amor fervente, paziente, eroico. Noi invece, se 
facciam qualche cosa per Gesù Cristo, lo facciam 
con freddezza , ogni difficoltà ci abbatte , ugni 
ostacolo ci spaventa. Oomandiaiu quest’ amore 
fervente , paziente , eroico. — Bourdaloue. 

V. Tu. es Petrus 3 et super hanc petrain etc. Matth. i(). 
Vasta si è la materia del presente argomento , 
sicché per tutto raccòrrò in un sol punto pren- 
desi a trattare di S. Pietro i. come penitente, 
2. come primo Pontefice, 3 .^come esimio amator 
di Cristo^ cioè si espongono le lagrime di Pietro 
penitente , l’ elevazione di Pieti’O Primate della 
Chiesa universale, e l’ amor di Pietro apostolo 
e martire. — Pietro caduto si ravvede piangendo 
I. prontamente, 2. amaramente, 3 . a lungo. — 
Si esalta la dignità di Pietro , 1 . come gloria di 
Roma, a. come fondamento della vera Chiesa di 
Cristo , 3 . come lume di tutto il mondo. — Si 
encomia 1 ’ amor di Pietro pel suo maestro , per- 
chè lo amò 1. con un amore ardentissimo, 2. 
con un amore generosissimo, 3 . con un amore ri- 
spettosissimo. ■ — La Selve. 

VI. Tu es Petrus ....et porlce inferi etc. Matth. 16. 
Queste parole di Cristo a Pietro racchiudono in 
compendio tutte le grandezze , e tutti i privilegi 
di questo principe degli Apostoli. A formarne un 
compiuto elogio su questo testo si può mosti-are, 
I. che Gesù Cristo lo stabili qual pietra fonda- 
mentale della sua Cliiesa dopo la confessione dr 
fede da lui fatta : 'Tu es Petrus 3 et super hanc 

Pané^. (ip Santi Val. li. y * 


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aoa 


S.' PIETRO 

petrani eedifìcabo Ecclesiam meam} a. che Io in- 
caricò di pascere la sua greggia dopo le raddop- 
piate manifestazioni della di lui carità : Pasce oves 
ineas ; 3 . che lo trascelse per fortiOcare i suoi 
fratelli infermi e peccatori in vista della di lui 
fedeltà e penitenza. — Breteville. 

VII. Et conversus Dominus respexit Petrum. Lue. 22. 
Tre qualità dello sguardo di Cristo a prò di Pie- 
tro possono formare T argomento dell’ elogio di 
questo Apostolo , considerandolo i . come uno 
sguardo di vocazione, 2. come uno sguardo di 
compassione, 3 , come uno sguardo di- elezione. — 
li primo di questi sguardi formò di Pietro il più 
grande Apostolo , . il secondo lo costituì il più 
contrito de’ penitenti^ il terzo lo rese il più glo- 
rioso de’ martiri. — Idem. 

Vili. Domine, tu scis quia amo te. Alla triplice 
negazione corrispose, dice Agostino, una triplice 
confessione : ut trince negationi trina confessio 
responderet. Nel che, al dir di S. Bernardo, si 
riconósce una carità , che gli fece amar Gesù 
Cristo più che i beni , più che i congiunti , più 
che sestesso : plusquam sua , plusquam suos, plus- 
quam se. Si potrebbe quindi argomentar della 
carità di Pietro col mostrare, che dovendo egli 
essere i . il modello de’ penitenti , 2. 1 ’ originale 
de’ Pastori , 3 . 1 ’ esemplare de’ martiri , dovette 
avere la carità più perfetta, senza della quale egli 
è impossibile far penitenza vera , governar retta- 
mente la Chiesa, versar generosamente il sangue 
a gloria di Dio , come fece Pietro. — Idem. 

IX. Domine , tu scis quia amo te. Jo. 21. H pec- 
cato di Pietro fu gravissimo per tre circostanze^ 


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' ASSUNTI, TESTI, ecc. ao3 

poiché eravi in esso i. una grande ingratitudine, 
3 . una moltiplice infeddtà , 3. una vergognosa 
pusillanimità. Ma nella confessione di lui si riscon- 
trano tre atti , con cui egli cancella il triplice 
suo fallo^ imperocché, giusta S. Agostino, Jltndo 
purgatur, cor^itendo probatur, puniendo corona- 
tur. • — Paulus Eccìesiastes. 

X. Tu es Petrus etc. Matth. i 6 . S. Ambrogio con- 
sidera il principe degli Apostoli come fide funda- 
tusj charitate auctusy passione conjirmatus. Dal 
che si può argomentare la gloria di Pietro i. 
come stabilita dalla di lui fede, a. accresciuta dalla 
carità, 3. consumata dal suo martirio. — Idem. 

SENTENZE SCRITTURALI. 

Fuit magnus secundum nomea et maximus in 

salutem eìectorum Dei. Eccli. 4^* 

Potestas ejus potestas sempiterna^ et regnum ejus in 
generationem et generationem: Dan. i 6 . i 8 . 

Dabo ei sedere mecum in throno meo. Apoc. 3. 

JEcce ego mittam in fundamentis Sion lapidem pro- 
batum, angularem, pretiosum, in fundamento fan- 
datum. Isai. a 8 . 

Fundamenla duodecimf et in ipsis daodecim nomina 
duodecim Apostolorum Agni. Apoc. a. 

Dabo ùbi gentes heereditatem tuam^ et possessionem 
tuam terminos terras. Ps. 77 . 

Reges videbunt, et consurgent principes; et adora- 
bunt Dominum Deum tuum^ et Sanctum Israel» 
qui elegit te. Isai. 49> 

Siabiliam thronum regni ejus usque in sempltemum. 
a. Reg. 7 . 


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S. PIETRO 


ao4 ' 

Ta cs Petrus f et super hanc pctram cedificabo Ec- 
clcsiam tneam, et portee inferi non prcevalebwit 
adversus eam. Matth. i6. 

El libi dabo claves regni ccelorum. Et quodeumque 
ligaveris etc. Ibid. 

In tota anima tua lime Dominum, et Sicerdotes il- 
lius sanctifea. In omni virtute tua dilige eum^ qui 
te fecit, et ministros ejus ne derelinquas. Honora 
Deurn ex tota anima tua, et honojijica Sacerdo- 
tes. Eccli. 7. 

Quee data sunt a pastore uno , bis amplius , fili mi , 
ne requiras. Eccl. la. ii. 12. 

Ipse est caput corporis Ecclesice, in omnibus prima- 
tum tenens. Goloss, i. 

In petra exaltavit me. Ps. 26. 

Dicit illis Jesus: omnes vos scandalum patiemini in 
me in ista nocte. Mattli. 26. 

Respondens autem Petrus, ait illi: et si omnes scan- 
dalLzati fuerint in te, ego numquam scandalizabor. 
Ibld. 

u 4 it dii Petrus: etiam si oportuerit me mori tecwn , 
non te negabo. Ibid. 

Petrus habens . gladium . . . percussit Pontificis s^r- 
vum, et abscidit auriculam ejus dexteram. Jo. 18. 

Petrus dixit ad Jesum: Domine, bonum est nos hic 
esse; si vis, faciamus hic tria tabemacula, tibi 
unum, Moysi unum, et Elice unum. Matth. 17. 

Descendens Petrus de navicula ambulabat super 
aquam, ut veniret ad Jesum. Ib. i 4 * 

Videns vero ventum validum, timuit, et cum ccepis- 
set mergi, clamuvit dicens: Domine, salvum me 
fac. Ibid. 

Et continuo Jesus extendens manum, apprehendit 


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ASSUNTI, TESTI, ecc. aoS 

eitm; et aìt ilU: Modicce fidei, q tiare dubitasti? 
Ibid. 

Et Mt Petro (Jesus): Simon, dormis? non potuisti 
una hora vigilare? Marc. i 4 - 

Quem (PetrurnJ cum vidisset ancilla quadam seden- 

tem ad lumen dixit: et hic cum ilio erat. 

Lue. aa. 

uét ille. negavit eum dicens: Mulier non novi illum. 
• Ibid. Vide et vv. sequ. 

Ego autem rogavi prò te (Petre), ut non deficiat 
Jides tua, et tu aliquando conversus confinila fra- 
tres tuos. Ibid. 

Slans autem Petrus cum undecim levavit vocem suam , 
et locutus est eis. Àct. a. Vide et cap. io. 

Cum autem producturus eum ( Petrum ) esset He- 
rodes , in ipsa nocte erat Petrus dormiens inter 
duos milites etc. Vide cap. i a. Act. — cap. 3 . — 
cap. 9. . — cap. 5 . 

F^os, quem tne esse dicitis? Respondens Simon Pe- 
trus, dixit: tu es Cfiristus Filius Dei vivi, qui 
in hunc mundum venisti. Matth. 16. 

Beatus es Simon Bar-iona, quia caro et sanguis non 
re velavi t tibi, sed Pater meus, qui in coelis est. 
Ibid. 

Tu es Simon fUius Sona; tu vocaberis Cephas, quod 
interpretatur Petrus. Jo. i. 

Recede a me, quia homo peccator sum. Lue. 5 . 

Et egressus foras , flevit amare. Matth. a6. 

Petrus servabatur in carcere: oratio autem fiebat sine 
intermissione ab Ecclesia ad Deum prò eo. Act. 1 a. 
Vide et cap. ai. Jo. v. i 5 . 16. 17. 18. 19. 

Jpsi gloria in Ecclesia, Eph. 3 . 

Descendit pluvia, et venerunt /luminai et flaverunt 


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ao6 S. PIETRO 

venti, et irruerunt in domum iìlam, et non cecidit^ 
fundata enim erat supra petram. Matth. 7, 

Deus incus es tu, et conjitebor Ubi. Ps. 117. 

FIGURE DELLA SACRA SCRITTURA. 

Pecca AtlamOj e non si ravvede tosto; non piange 
il suo fallo, ma fogge e corre a nascondersi ten- 
tando di sottrarsi allo sguardo di Dio. Non cosi 
Pietro: pecca, c senza fra ppor dimora piange, e 
si converte a Dio. Quindi disse S. Massimo : //• 
le lamquam deprehensus festinat ad latebras; hic 
tamquani enimdatus prorumpit ad lacrymas (Hom. 
9. de negai. Petr. ). 

L’ onore, che il re Assuero tributò ad Amaimo suo 
famigliare, c Faraone a Giuseppe, è una lieve im- 
magine di quello , che fu da G. C. conferito a 
S. Pietro, a lui affidando le chiavi del celeste 
suo regno C Matt. 1 6. ). 

Molti santi Padri parlando della vittoria di Davide 
sa di Golia., per cui P Arca del Signore sali nel- 
la massima stima , fanno allusione della pietra , 
con cui fu colpito il gigante, con S. Pietro, che 
fu la pietra fondamentale , su cui sorse 1’ edifi- 
cio della Chiesa figurata nell’ Ebreo popolo ve- 
neralpr dell’ Arca , non che il debellatore del 
gigante d’ inferno e del di lui regno sulla terra. 

S. Pietro può paragonarsi altresi a quella pietra , 
che staccatasi dal monte urtò nella misteriosa 
statua da Nabucco veduta, e l’atterrò; poiché 
alla predicazion di Pieti’o crollò il colosso dell’ 
idolatria ; di Pieli'o ,' che è la pietra staccatasi 
da G. C. , che è figuralo nel monte eccelso. 


1 "J JOgI( 


ASSUNTI, TESTI, Ecc. aoy 

Iddio rimunerò un tempo Àbramo facendolo padre 
di molte genti per aver creduto con una fede 
ammirabile, e sperato contro tutte le difficoltà 
più ragionevoli: Quia fecisti hanc reiUj benedicen- 
tur in semine tuo omnes reges terree (Gen. aa.). 
Ma assai maggiore fu il guiderdone dato da Gé> 
su Cristo a Pietro, costituendolo principe della 
sua eredità , e capo della sua Cliiesa , perchè mag* 
giore di quella d'Àbramo fu la di lui fede e la 
di lui carità : Et super hanc pelram adijicaho 
Ecclesiam meam ( Matth. 1 6 . ). , 

SENTENZE DE’ SANTI PADRI. 

Ego potrà, ego fundanientum^ tamen tu quoque pe~ 
tra es, quia mea viitute solidaris, ut quae mea 
potestate sunt propria, sint libi mecum participa- 
Itone communia. S. Leo serm. 3. de S. Petro. 

De loto mando unus Petrus digitar, qui et univer- 
sarum gentium vocatìoni, et omnibus Apostolis, 
cunctisque Ecclesice Patribus prceponatur , . ut 
quamvis in popolo Dei multi sint ’Sacerdotes, om- 
nes tamen proprie regat Petrus, quos principaliter 
regit et Christus. Id. serm. 3. de assumpt. ad Pont. 

Commune erat omnibus Apostolis periculum de ten- 
tatione Jbrmidinis , et divince protectionis auxilio 
pariter indigebant, quoniam diaholus omnes exa- 
gitare, omnes cupiebat elidere, et tamen specialis 
a Domino Petti cura suscipitur, et prò fide Petti ' 
proprie supplicatur, tamquam aliorum status cer^ 
tior sit Juturus, si mens Principis vieta non fue- 
rit. Id. ib. 

Jn Petro ergo omnium fortitudo munitur, et divince 


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so8 S. PIETRO 

gratice ita ordinatur auxilium, ut JirmitaSf quoe 
per Christum Petro tribiùtur, per Petrum Apo- 
stolis conferatur. Id. ib. 

Jlle bcatus, qui cceteris discipulis fait prcelatus. S. Ba- 
sii. serm. de judic. Dei. 

Luminare rnajus Jiiil Petrus. Dion. Carth. serm. 7. 
de Apost. 

Pasce matres et Jilios, pasto res et plcbern. S. Epipli. 

Prius agnoSf deinde oves committit ei f Petro) , quia 
non solutn rectorem, sed Pastorem Pastorum ewn 
consti'jtit. S. Eucher. Ep. Lugd. 

Pastorum omnium tu (PetreJ unus ej pastor. S. Bcrn. 
1. 2. de cousid. c. 8. 

Ad hanc eniin Eedesiam (Romanam) propter po- 
tentiorem principalitatem necesse est omnem con- 
venire Ecclesiam, hoc est omnes, qui sunt undique 
fideles. S. Ireii. 1 . 3 . c. 3 . 

Ob id vosj prcedecessoresque vestros Apostoticosj vi- 
delicet prcesules in sunirnilate arcis constituit, otn- 
niumque Eeelesiarum curam habere prcecepit, ut 
nobi^ succurratis. S. Alban, cp. ad Fel. poni. 

Roma per saccnlotii principatum ampliar facta est 
arce Religionis, quam solio potestatis. S. Prosper. 
1. 2. .de voc. geni. 

Per sacrala Patri fidem (Roma) caput orbis ejfecta, 
latius prcBsidens religione divina, quans domina- 
tione terrena. S. Leo serm. de Ss. Pelr. et Paul. 

Navicala Petri, quee semper fluctuat, et nunquam 
mergitur. S. Ambr. 

Semper in Ecclesia Apostolica: cathedrce viguit pnn- 
cipatiu. S. Aug. ep. 162. 

Evordium ab unitale proficiscitur , et primatus Po- 
trò datar, ut Ecclesia Christi, et cathedra una 
monstretur. S. Cypr. de unii. Eccl. 


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ASSUNTI, TESTI, eoc. 309 

Solus Petrus inter Apostolos meruit Mtdire ^ amen . 
dico tibif quia tu es Petrus , et super itane peiram 
asdificabo Ecclesiam meam, dignus certe y qui cedi* 
fieandis in domo Dei popuUs lapis esset ad fun- 
damentum, columna ad sustentaculurn j clavis ad 
regnum. S. Àug. serm. u8. de Sanct. 

O beatus coeli janitor, cujus arbitrio claves astemi 
aditus Iraduntur f cujus terrestre judicium preeju- 
dicata auctoritas sit in cash, ut quee in terris 
aut ligata sint, aut solata j statuti ejusdem condi- 
tionis obtineant et in ccelo. S. Hil. comn». ia 
Mail. 6. 

Hic (RomeeJ cohculcandce philosophice opiniones j 
hic dissolvendcB erant terrence sapientiae vanitates ^ 
hic confutandi deemonum cultus, hic omnium sa- 
crilegiorum impietas destruendaj ubi diligentissima 
superstidone habebatur coUectum quidquid usquam 
Juerat vanis erro ribus institutum. Ad hanc ergo ur- 
bem, tu beatissime Petre Apostole ^ venire non 
metuiSf et consorte glorice tace Paulo Apostolo 
aliarum adhuc Ecclesiarum ordinationibus occu- 
pato , silvam istam frementium bestiarum, et tur- 
bulentissimce profunditatis oceanum constantior , 
quam cum supra mare gradererisj ingrederis. S. Leo 
sei'in. de Ss. Ap. Petr. et Paul. 

Dum (RomaJ omnibus dominaretur gentibus, om- 
nium gentium serviebat errofibus. Id. ib. 

Negavit primo Petrus et non flevit; quia adhuc non 
respexerat Dominus; negavit secando, et non fievit^ 
negavit tertio : respexit Jesus, et ille amarissime 
flevit. S. Ambr. ia c. a. Lue. 

Semel negavit ,- semper flevit. S. Aug. serm, i. ad 
. fratr. iii erem. 


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310 


- S. PIETRO 

Toties nfìgamuSf guoties peccamus ...Fiere debemus, 
fratreSf peccata quce commiùrnus. Iste /Ictus sit 
panis nosteTf quem die oc mete comedere debe- 
mus. Id. ib< 

Si non potes semper fiere peccatum^ saltem debes 
semper adisse. S. Bern. 

In hoc fonte omnibus aperto lauit Petrus quod ne- 
gaverat, dum flevit amare. S. Greg. 

Mercedem Petro dat magnami quìa super eum cedi- 
ficavit Ecclesiam. Tbeophil. in c. i6. Matth. 

Nano itUf ut Petrus f Jesum amahat. S. Jo. Chr. 
t. 3. bom, 5i. 

Petrus ferventior fide et charitate. S. Paschas. 

Multa charitas animo sum eum reddidit^ ut poUicea- 
tuTj quee sibi sunt quasi impossihilia. Theopbil. 
in c. 13 . Lue. 

Ndtil mihi nocuit quod negavU Petrus^ projùit quod 
emendavit. S. Ambr. L c. 

Fide quid piscator iste profecerU; dum in mari lu- 

> crum suum queerUf vUam invemt omnium. S. 
Ambr. I. de virg. 

Dimisil relia piscator, accepit gratiam piscator , et 
factus est dxvinus orator. S. Aug. 

Quis ncsciat prìmum Apostolorum esse beatissimum 
Petnun ? Id. tr. 56. in Jo. 

Petrus apostolorum ordine primus, in Christi amo- 
re promptissimus, scepe unus respondit prò omni- 
bus. Id., serm. 1 3. de verb. Dom. 

Petrus in mullis lods Scripturarum appari, quod 

■ personam gestet Ecclesice. Id. 1. 5. hom. 4^. 

In uno Petro fguratur unilas Pastorum. Id. serm. 
4o. de temp, . 

Fedditur negationi trince trina confhssio, ne minus 


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ASSUNTI, TESTI, Ecc. aii 

amori lincia serviate quam timori; et plus wo- 
cis elicuisse videatur mors imminens, quam vita 
prcesens. Ib. tr. ia3. in Jo. 

Petrus 3 si non peccasset^ peccantibns non ignosceret: 
ideo Petro magistro Ecclesioe permiUitur peccare, 
ut qùs culpa ad indulgentiam multorum profi- 
dot. Id. serm. 3. de S. Petr. 

Petrum fundamerUum Ecclesioe Dominus nominavit , 
et ideo fundamentum hoc Ecclesia colit , supra 
quod Ecclesiastici oedificii altitudo coiuurgit. Id. 
serm. i5. de Sanct. 

P’idetis imperii nobilissimi enùnentissimum culmen 
ad sepulchrum piscatoris Petti submisso diade- 
mate supplicare. Id. op. ad Mad. 

Si opem forre poterai umbra corporis Petti, quanto 
magis nunc plenitudo virtutis. Id. seria, ag. de 
Sanct. 

Petrus immobile fidei Jundcunentum. Id. serm. 5g. 
de verb. Dom. 

Claves regni coelorum meruit Jides Patri, quìa prior 
agnovit filium Dei. Id. serm. 6. de dir.' 

O incestimabilis potestas , et immensa ! hominem in 
terra positum tenere coelum! Ecce nunc ad nutum 
Petti divini regni claustra patescunt. Id. serm. io. 
de dir. 

Inter duodecim unus eligitur , ut capite constituto 
schismatis toUeretur occasio. S. Hier adr. Jovin. 

Si quis in arca Noe (Ecclesia) non fuerit, peribit 
regnante diluvio. Id. ep. 58. ad Damas. 

Deus unus est; Christus unus, et Ecclesia una, et 

\ cathedra una super Petrum voce Domini fondata: 
aliud altare constitui, aut Sacerdotium novum fieri 
non potest ; quisquis aUter coUegerit , spargit ; 


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212 


S. PIETRO 

adulteriwn ett, tacrilegium est. S. Cypr. 1. de 
«nit. Eccl. 

Omnes hceretici qucerunt Christwn, sed non qucerunt 
caput EeclesicB. Id. ib. 

Qui aUhedram Petti , super quam fundata est Ec- 
clesia , deserit, quomodo in Ecclesia esse confidit? 
Id. ib. 

Sustentat fides , quem unda mergebat, et quent flu- 
ctuum procella turbabat , Salvatoris dilectio con- 
firmabat. Id. ib. 

TarUarn ei gloriam dedit Deus ^ ut inversis Christian 
honoraret vestigiis; metucns , ne si in ea specie 
crucijixus essetj qua Dominus, ajffectasse Domini 
^oriam videretur. Id. expos. ia Ps. 1 13. serm. 22 . 

V ere hic est Apostoloriuny firmamentum , et sacratiu 
caelorum magister^ arcanorum interpres, nutantium 
confirmator , lapsos erlgens , poenitentice dux ar- 
detUissimus f denique magnum illud terrarum orbis 
tmraculumf Christis oSj mens ccelestis^ omni prcedi- 
catione dignissimus. S. Jo. Ghr. hotn. de vino. Pelr. 

QueunvU Petrus homo sit mortalis ,■ coelesti tamen pel- 
let potestate. Id. de summ. Trin. 1. i. 

Hic est vertex omnium Apostolonun , huic primtis 
thronusj huic summa potestas , et magnitudo inef- 
fabilis promittitury dum illi dicilur : Tibi daho 
claves regni coelorum. Id. hom. 35. in Matth. 

Jn cunctorum Apostolorum silentio Dei Filiutn reve- 
latione Patris Petrus intelligens locutus est, quod 
vox humana nondum protulerat. S. Hil. 1. 6 de Trin. 

Coeli judex Petrus. Id. in ps. 1 3 1 . 

Bono unitatis Petrus et prceferri omnibus Apostolis-, 
meruit, et claves coelorum communicandas ceterii 
solut accepit. Opt. Mil. adr. Parm, 


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LA FESTA 


SAN PAOLO 

APOSTOLO 


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ai5 

ORAZIONE 

DKL PADHE 

LUIGI BOURDALOUE 

DELLA COMPAGNIA DI GESÙ'. 


T^DCZIONE INEDITA 
DI «^lICKOa TICAmiO CEXtULK 

D. FERDINANDO ROVIDA 


Paulus servus Jesu Chritti', 
vocatus Apostolut. 

Ad Roman, i. 

C^uesto , o Cristiani , questo è tutto 1’ elogio del 
grande Apostolo, che voi onorate fra tutti, gli altri 
Santi col titolo di vostro glorioso protettore. Egli 
fu l’Apostolo per eccellenza; e per tale prerogativa 
egli fu il maestro del mondo, l’oracolo della Chiesa 
universale, uno de’ fondatori , o a dir meglio, uno 
de’ fondamenti della nostra Religione ; un nomo di 
miracoli , e la di cui persona fu de’ miracoli il più 
grande; un altro Mosè per le visioni e rivelazioni 
divine; un secondo Elia per ti trasporti e rapimenti 
di spirito ; un angiolo della terra , la di cui con- 
versazione era nel cielo; un discepolo, non già più 
di Gesù Cristo mortale , ma di Gesù Cristo glorio- 
so ; un vaso di elezione ripieno , al dir di S. Gio- 
vanni Grisostomo, di tutte le dovizie della grazia; 


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ai6 S. PAOLO 

il depositarlo delP Evangelio , P ambasciatore di Dio. 
Ma egli sopprime lutto questo, o piuttosto compren- 
de , e compendia tutto questo nel dire , cIP egli è 
servo di Gesù Cristo : Paiilus servits Jesu Christì. 
Fermiamoci dunque su questa parola , la qual espri- 
me i più nobili sentimenti del di lui cuore: e poiché 
la solennità di questo giorno c' impegna a lodarlo , 
lodiamolo secondo i di lui sentimenti. Non dicasi 
con S. Girolamo, che il nome di Paolo è un nome 
di vittoria , e che questo gran Santo cominciò a 
portarlo dopo la prima delle sue conquiste aposto- 
liche, voglio dire il proconsole Paolo guadagnato a 
Gesù Cristo , come i Scipioni di Roma prendevano 
il nome di Africani dopo aver domata P Africa. 
Si tralasci tutto ciò , che i padri della Chiesa dis- 
sero di più vantaggioso e magnifico a gloria di que- 
sto Apostolo; e dicasi soltanto, ch’egli fu il servo 
di Gesù Cristo: Paulus servus Jesu Christì. Ora, 
ciò , che rende un servitor commendevole , egli -è lo 
zelo degl’interessi del suo padrone: Vediamo dun- 
que sin, a qual grado sia giunto cotesto zelo, e pro- 
curiamo d’ eccitarlo in noi stessi. Cristiani , io predico 
S. Paolo ; ma intendo di predicarlo con lui mede- 
simo. Da lui piglierò tutte le prove; egli stesso par- 
lerà per se; egli stesso renderà testimonianza delle 
sue azioni , e della, sua vita ; e noi riceveremo con 
rispetto cotesta testimonianza , poiché sappiamo , 
ch’egli è veridico, e possiam dire di lui non meno 
che dell’ amato Discepolo : Et scimusj quia verum 
est testimoniùm ejus. Ma ho bisogno d’uno straor- 
dinario soccorso; si tratta del servo di Gesù Cristo; 
rivolgiamoci dunque a quella , che sì chiamò serva 
del Signore , quando fu dichiarata Madre di Dio. 
./ive Maria etc. 


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ORAZIONE. 217 

Non v'è alcuna virtù, la quale non abbia i suoi 
gradi di perfezione , secondo cui devesi misurare , 
e che ne’ soggetti , in cui si trova, non sia capace 
di certi aumenti, per cui si può giudicare del loro 
merito. Siccome qui si parla d’ una virtù poco co- 
nosciuta, e ancor meno praticata nel mondo, qual è 

10 zelo , dico lo zelo cristiano che tutti aver dob- 
biamo nell’ esercizio del nostro ministero , egli è 
necessario distinguerne in prima le diverse obbliga- 
zioni ^ e per averne una giusta idea riscontrarle in 
un grand’esemplare. Tal è quello di S. Paolo, che 
ce le renderà ben anche sensibili. Ora io ne trovo 
tre indicate da S. Gregorio papa nelle sue pastorali 
istruzioni. Imperciocché qualunque uomo, dice que- 
sto santo Dottore, che voglia essere un servo, e 
ministro fedele, e che aspiri alla perfezione di que- 
sta qualità, è obbligato a tre cose. Deve adempire 

11 suo ministero 5 deve onorar il suo ministero ^ e, 
quando la necessità Io esiga , deve anche sagrifi- 
carsi pel suo ministero. Tre doveri , che si sorpas- 
sano gradatamente , tanto aggiungendo il secondo 
al primo, quanto il terzo al secondo ^ poiché onorar 
il suo ministero è qualche cosa di più che adem- 
pirlo, e sagrificarsi pel suo ministero, egli è ancor 
più che onorarlo 5 ma quando tutto questo è unito 
insieme, si può dire, che lo zelo è al più alto grado 
di eccellenza , a cui possa giungere. Or egli è ciò , 
che scopro in S. Paolo , e facile mi sarà il dimo- 
strarvelo. S. Paolo è stato il servo fedele di Gesù 
Cristo: Paulus servus Jesus Christi: e come? Perchè - 
pienamente adempì il ministero dell’Apostolato^ per- 
chè onorò perfettamente il ministero dell’Apostolato; 

e perchè si è continuamente sagrificato pel ministero 
Paneg. di' Santi VoU IL la 


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2i8 


S. PAOLO 

deirApostoIato. Mi spiego. Adempì pienamente il mi- 
nistero dell'Apostolato colla predicazione dell’Evan- 
gelio ^ onorò perfettamente il ministero dell’Aposto- 
lato con la condotta, che tenne nella predicazione 
dell’ Evangelio ; c si sagrificò continuamente pel 
ministero dell’Apostolato col soffrire le persecuzio- 
ni, ed altre pene nella predicazione dell’ Evange- 
lio. Eccovi tutto il mio disegno. Non considerate, 
o Cristiani, questo discorso, come già vi dissi, per 
un semplice elogio , che vada a terminare soltanto 
nel darvi un’ alta stima di S. Paolo : no^ egli è un 
discorso di religione, una regola di costumi , un esem- 
pio , che Dio ci propone , ed a cui vuole , che ci 
applichiamo. 

Quando io dico , che S. Paolo perfettamente 
adempì tutti i doveri del suo ministero, non cre- 
diate già che questa sia una lode comune. La grazia 
medesima dell’Apostolato lo ha talmente distinto, 
ed operò in lui effetti sì singolari , che quando glo- 
riavasi d’esser Apostolo di Gesù Cristo: Paulus scrvus 
J. C. vocatus ApostoluSy aggiungeva, che in vhtù di 
questo titolo, o di questa grazia, egli era stato se- 
gregato per predicare l’Evangelio di Dio : Segrega- 
tus in Evangelium Deìj come se uno de’ principali 
caratteri della sua vocazione fosse stata la distinzione 
delia sua persona, e non avesse bastato per lui l’es- 
sere Apostolo, se non lo fosse stato d’una maniera 
affatto particolare. E veramente Iddio aveva eletto 
S. Paolo per tre grandi disegni, che occupar do- 
vevano il suo zelo apostolico, cioè per confondere 
il Giudaismo, per convertire la gentilità, e per for- 
mare nella sua nascita il Cristianesimo. Ecco ciò, 
che la providenza da lui voleva, ed a che lo aveva 


ORAZIONE. 219 

destinato. Ora S. Paolo con una piena corrispon<»_ 
denza allà grazia del suo ministero adempì queste 
tre cose con un esito , di cui egli solo era capace, 
o almeno, che a lui solo era riservato. Attenti, se 
vi piace, al mio pensiero. 

•Per un sodo stabilimento della legge cristiana bi- 
sognava, che l’Evangelio fosse pi-edicato da un Apo- 
stolo , la di cui testimonianza in favore di Gesù Cristo 
fosse assolutamente irriprensibile, esente da ogni so- 
spetto, ed «Ita non solo a convincere, ma a con- 
fondere l’incredulità de’ Giudei. Ora, questo apostolo 
per uua speciale disposizione fu S. Paolo : e mi spie- 
go. Quando gli altri Apostoli predicavano Gesù Cristo, 
e protestavano nelle Sinagoghe, che Gesù Cristo era 
il Messia mandato da Dio, e promesso dai profeti, 
per quante prove ne recassero, e per quanti mira- 
coli operassero per confermarle, non mancavano mai 
pretesti per crederli sospetti. Potevasi dire, eh’ èra- 
no stati guadagnati , e che essendo stati seguaci , 
e discepoli di quel preteso Messia, non era da stu- 
pirsi, che si dichiarassero di lui fautori: e quantunque 
mille ragioni potessero distruggere questo pretesto, 
esso però conservava una tal quale apparenza , che 
bastava ed a preoccupare l’ignoranza degli uni, ed 
a mantenere l’ostinazione degli altri. Ma quando si 
presentava S. Paolo confessando il nome di questo 
Uomo Dio , egli , che prima n’ era stato il persecu- 
tore, egli, che era conosciuto in Gerusalemme, per 
aver intrapreso d’ esaminarne la setta, egli, che per 
questo aveva iHcevuto ed anche dimandato delle com- 
missioni, e degli ordini^ e che per un cambiamen- 
to cosi subitaneo e prodigioso , pubblicava dapper- 
tutto , che quel Crocilìsso , a cui egli stesso aveva 


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220 S. PAOLO 

fatta sì crudelmente la guerra, era il Salvatore, c 
il Dio d’Israello, ch’egli era forzato a riconoscerlo, 
e che dopo ciò, ch’egli aveva veduto, ed inteso, 
uou ricusava di morire per segnare col proprio san- 
gue una sì importante verità, quando parlava così, 
che cosa oppor potevasi alla forza di tale testinio- 
uianza? Forse preoccupazione, forse interesse , forse 
rovesciamento di testa, forse indifferenza, o disprezzo 
per la legge Mosaica? Tutto l’opposto si trovava 
in S. Paolo. Un cambiamento in un uomo illumi- 
nato, qual’ egli era, e così zelante per le tradizioni 
de' suoi padri non era questa un’autentica giustiQ- 
cazione di quanto egli diceva in vantaggio, ed a 
gloria di Gesù Cristo ? 

Quindi è, che questo grand’ Apostolo non faceva 
quasi mai parole nelle Sinagoghe de’ Giudei , che 
non proponesse se stesso come un argomento, ed 
una dimostrazione sensibile dell’ Evangelio , che an- 
nunciava. Son io, diceva loro, Fratelli miei, son 
io , che mi sono segnalato nel Giudaismo- più di tutti 
quelli della mia professione e della mia età. Voi sa- 
pete in qual maniera io sia vissuto in mezzo a voi , 
e con qual eccessivo furore io perseguitava questa 
nuova Gbicsa che oggi riconosco per la vera Chiesa 
di Dio. Sì, egli è vero, io era più infedele che voi, 
e più ribelle, che voi, ai lumi della grazia^ ma per 
questo appunto Iddio pose gli occhi sopra di me, 
e Gesù Cristo ha voluto far risaltare in me la sua 
somma pazienza, afQnchè diventassi un esempio, ed 
un modello per indurvi a credere in lui. Si, egli 
stesso è quello, che mi ha parlato, e che con se- 
gui e prodigi , di cui furono testimoni que' medesimi, 
che mi accompagnavano, mi ha ridotto allo stato, 


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221 


ORAZIONE. 

in cui mi veilete^ egli, che mi ha gettato a terra 
per rialzarmi, che mi ha acciecato per illuminai'mi, 
che da bestemmiatore, quaPio era, m'ha fatto Apo- 
stolo, e che per riparazione di tutti gli oltraggi da 
me fattigli, ora vuole, che io Io serva d' ambascia- 
tore , e da ministro presso a voi. Queste parole , 
dico io^ avevano una forza tutta divina in bocca 
di S. Paolo, per renderli persuasi: e S. Luca rileva, 
che bastava, che Paolo parlasse, ed assicurasse, che 
Gesù Cristo era il Cristo, per render confusi tutti 
i nemici del nome cristiano : Conjxmdebat Judeeos 
aJJirmanSj quoniam hic est Christus: invece che gli 
alili Apostoli, bisognava, che facessero grandi sfor- 
zi, egli non doveva far altro che prodursi, la sola 
sua presenza predicava^ S. Paolo convertito era per 
tutti quelli della sua nazione , non un' attrattiva , 
ma una determinazione invincibile ad abbracciar la 
fede. E di fatti, ben meditando le circostanze di que- 
sta conversioue, non ci resta quasi altro motivo di 
credenza in Gesù Cristo più convincente, e più pe- 
netrante di questo. Quindi è, che i capi della Sina- 
goga che avevano congiurato contro il Salvatore si 
mostrarono sempre contro S. Paolo tanto infuriali, 
ed usarono tanti strattagemmi per rovinarlo, e per 
torlo di vita, e fra gli altri discepoli questo perse- 
guitarono più crudelmente: e perchè? perchè sape- 
vano, ch'egli era quello, la di cui testimonianza 
dovea fare maggior impressione su gli animi, ed era 
impossibile, che Gesù Cristo non fosse nella Giu- 
dea riconosciuto, fin a tanto che S. Paolo vi fos- 
se ascoltato. Aveva egli dunque una grazia parti- 
colare per far l'ufficio d’ Apostolo in riguardo ai 
Giudei. 



222 S. PAOLO 

Ma il di lui ministero non era a ciò ristretto. 
Iddio Io chiamava a qualche cos^ di piu grande ^ 
e quella separazione misteriosa, che comandò Io Spi' 
rito Santo di fare della di lui persona, come si legge 
nel libro degli Atti , era ancora • per una più alta 
impresa. Predicar Gesù Cristo ai Giudei, vai a dire, 
ad un Popolo già istruito da Gesù Cristo ^ledesimo , 
già prevenuto della fede del Messia, già illuminato 
dalla luce della vera religione, era propriamente Tin- 
cumbenza degli altri Apostoli, anche di quelli, che 
parevano come colonne della Chiesa , senza eccettuar 
S. Pietro^ ma spandere la grazia dell’ Evangelio so« 
pra tutte le nazioni dell’universo, predicar Gesù Cri- 
sto a genti pagane ed idolatre, portar il di lui nome 
innanzi a’ monarchi, e sovrani, persuader la di lui 
Keligione a’ filosofi, ed a’ saggi del mondo, far lo- 
ro .gustare la fede d’ un Dio uomo , ispirarne loro 
il culto e la venerazione, staccarli dalle loro false 
divinità, e quel ch’é più difficile, dalle false massime 
del secolo per sottometterli al giogo della croce, far 
adorare la sapienza di Dio in un mistero, che per 
essi aveva piuttosto 1’ apparenza d’ una follia, ah ! 
Cristiani, vi bisognava un S. Paolo, ed a questo 
perciò era predestinato. Qualunque poter generale 
abbia ricevuto S. Pietro al di sopra degli altri Apo- 
stoli, la sua missione non mirava a convertir i gentili. 
11 dirò io? Gesù Cristo medesimo non aveva voluto 
intraprenderla , poiché quantunque Salvator, e Dio 
eh' egli era, ridotto si era alle pecoi'e smarrite della 
casa d’ Israele : Non sum missus hisi ad oves , quoe 
perìcruntf domus Israel; ma, come osserva S. Ago- 
stino , ciò che Gesù Cristo non ha fatto da se, 
lo ha fatto per mezzo di S. Paolo. Quanto a se, 


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ORAZIONE. 223 

non era venato , che per gl’ Israeliti ^ ma nella per» 
sona, e pel ministero di S. Paolo era\cnuto per 
tutti gli uomini , di maniera che S. Paolo dove* ' 
va esser il supplemento dell’ adorabile missione di 
fjucst’ Uomo Dio. Ecco la grand’ opera , per cui lo 
Spirito Santo aveva ordinato , che gli si segregasse 
questo Apostolo: Segregate mihi Saidum. 

Or bene, come vi è egli riuscito? Ah! Cristiani, 
appena egli stesso osava dirlo , tanto la cosa pare- 
vagli sorprendente, appena credevalo a’ suoi occhi, 
vedendo, non i frutti^ ma i prodigj della sua pre* 
dicazione. Immaginatevi , dice qui S. Gio. Crisostomo, 

( ed è facile immaginarselo ) un conquistatore , che 
a mano armata entra in un paese, che misura i 
suoi passi con altrettante vittorie , a cui nulla resi* 
ste, e da cui tutti i popoli ricevon la legge. Eccovi 
r immagine di S. Paolo , che converte la gentilità. 
Enti-a in paesi , ove l’ idolatria era in possesso di 
regnarvi , e la mette in fuga da ogni parte. Gomin* 
ciando dall’ Asia fino all’ estremità dell’Europa , sta- 
bilisce l’ impero della fede : nella Grecia , che era 
il soggiorno delle scienze, e* per conseguenza della 
sapienza mondana^ in Atene, e nell’Areopago, ove 
si sagrifìcava ad un Dio non conosciuto^ in Efeso 
ove la suspezione aveva piantato il suo trono^ in 
Roma , ove l’ ambizione dominava sovranamente ^ 
nella corte di Nerone, che era il centro di tutti i 
vizj 5 ivi , io dico , ivi pubblica l’ Evangelio della 
umiltà , dell’ austerità, della piuità^ e questo Evan- 
gelio vi è ricevuto. Non sono barbari soltanto , nè 
soli ignoranti quelli, che persuade; ma sono ricchi , 
nobili, potenti del mondo, giudici, e proconsoli, 
uomini illuminati , cui fa rinunciare a tutti i loro 


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aa4 S. PAOLO 

lumi , proponeudo loro un Dio ciocIGsso ; sono don* 
ue vane e sensuali, che distacca dall' amor di se 
stesse per farle abbracciar la penitenza. Annuncia 
Gesù Cristo in luoghi, iu cui questo augusto e ve- 
uerabil nome non era mai stato sentilo : Non ubi 
nomiiiatus est Christus ( Rom. c. 1 5. ). Vi vede a 
nascere molte Chiese, fervorose, floride, che l’Iera- 
pion la terra di ammirazione , e dell' odore della 
loro santità. Che credete voi Cristiani ? Se la tra* 
dizione, o piuttosto se l'esperienza stessa non auto* 
rizzasse ciò , che io dico , forse si prenderebbe da 
voi , e da me per una favola ; ma il mondo intiera 
attesta aucor oggi, che questa è una verità. 11 Cri* 
stianesimo, che noi vediamo^ la vasta estensione del 
regno della Chiesa^ tante nazioni rese fedeli per la 
predicazione di questo gran Santo ^ tanti popoli, che 
La generati coll' Evangelio, e che tuttora lo rico* 
uoscouo per loro padre ^ noi medesimi, che ue sia* 
mo sortiti, e che non abbiam altra origine fuor di 
questa , tutte queste cose sono altrettanti monumeu* 
ti,' e pi'ove bastanti delle conquiste di S. Paolo sul 
geutilesimo. ^ 

Frattanto il suo ministero, per esser adempito 
intieramente, richiedeva, ch'egli lavorasse a formar 
Cristiani. Questa era la principale, ed ultima sua 
operazione , ed è ciò , eh’ egli fece in una maniera 
di lui SI propria, che senza nulla detrarre agli altri 
Apostoli , si può chiamarlo il dottor della Chiesa 
per eccellenza. Oilfatti, miei cari Uditori, senza par* 
lare dei primo Cristianesimo , eh' egli ha piantato , 
eh' egli ha inaffiato, eh’ egli ha coltivato colle sue 
fatiche , egli è , che ci ha istruiti ad essere ciò , 
che noi siamo , o che dobbiamo essere , cioè Cristiani , 


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ORAZIONE. aa5 

eolia dottrina affatto celeste , che cl ha insegnata. 
Perché pensate voi , che sia stato rapito sino al 
terzo cielo, e perchè Gesù Cristo nello stato me- 
desimo della sua immortalità volle farsi il maesti'o 
di questo Apostolo f A fin di dirci per bocca d{ 
questo Apostolo ciò , che non avevaci detto per 
bocca sua: enim accepi a Domino ^quod et tra- 

didi vobis. Eranvi cento cose , che il Figlio di Oio 
non aveva rivelate agli uomini, essendo fra loro, 
perchè non potevano portarle, ed era S. Paolo, che 
doveva renderli capaci. 

Egli è quello, che ci ha discoperti i tesori nasco- 
sti in queir incomprensibile mistero della incarna- 
zione del Verbo; egli, che ci ha spiegata feconomia 
della grazia; egli, che ci ha fatto concepire la di- 
pendenza infinita , che abbiamo da essa , insieme 
air obbligazione di lavorar con essa , per non rice- 
verla invano; egli, che ci ha- schiarito quel profon- 
do abisso della predestinazione di Oio per insegnarci 
ad adorarlo, e non a penetrarlo, a farcene un mo- 
tivo di zelo per la salute , e non di libertinaggio , 
e di disperazione ; egli , che ci ha date le sublimi 
idee della Chiesa di Gesù' Cristo, che ci ha fatto il 
piano della sua gerarchia, che ci ha intimate le sue 
leggi, che ci ha sviluppati i suoi Sagrameuti. Senza 
tutto questo noi nou potevamo esser cristiani , e 
r Evangelio appena ci accennava qualche cosa di 
tutto questo; ma questa bocca (diciamolo im' altra 
volta) per cui, come dice S. Giovanni Grisostomo; 
Gesù Cristo ha pronunciato più grandi oracoli , che 
culla sua : Os illuda per qaod Chiistus majora, qaam 
per seipsuni ìocutus est: S. Paolo ce ne ha piena- 
mente informati. Egli è, che co'diviui precetti della 
Panes- de' Santi Voi, II. i* 


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»s6 S. PACfLO 

sua morale ha santificati tutti gli stati , e ne ha 
regolali tutti i doveri ^ che ha insegnato a' vescovi 
d’ esser perfetti , a’ sacerdoti d’ esser regolari e fer- 
venti , alle vergini d’ esser modeste ed umili , alle 
vedove d’ essere ritirate e staccate dal mondo , ai 
grandi di vivere senza fasto, e senza orgoglio, ai 
ricchi di non gonfiarsi delle loro ricchezze, e di non 
farsene il loro appoggio , ai padroni di vegliar sui 
loro domestici, ai domestici di rispettar i loro pa- 
droni , ai padri ed alle madri di educar le loro 
famiglie , ai figlj di onorar i loro padri e le loro 
madri. Così di tutte le altre condizioni, che il tem- 
po non mi permette di percorrere. 

Per ciò S. Gio. Crisostomo chiamava S. Paolo il 
gran libro de'cristiani, c per ciò anche esortava tutti 
i fedeli alia lettura delle lettere divine di questo 
Apostolo. Non vi volle di più per compier la con- 
versione di S. Agostino, Voi sapete in quanta per- 
plessità questi si trovava: Dio lo tirava fortemente, 
e il mondo Io ratteneva : la grazia lo pressava, e 
non gli dava alcun riposo^ ma la passione altronde 
dava al di lei cuore i più fieri combattimenti, e l'abi- 
to faceva svanire le sue più belle risoluzioni, Che 
cosa vi volle per farlo trionfare dell’abito, per for- 
tificarlo contro la passione, per istrapparlo dal mon- 
do , e da tutti i suoi impegni ? Nient' altro fuor 
di ciò che gl' indicò quella voce, eh’ egli udì , cioè 
d' aprir , di leggere le lettere di S. Paolo : ToUe, 
hge : Prendi , e leggL Ubbidì , e tutt’ in un colpo 
si spezzarono i suoi ferri : alcune parole di coteste 
«ante lettere dissiparono tutte le nubi del di lui 
spirito , e da un impudico, eh' egli era , ne fecero 
un casto, ed un santo. Chi ci tiene dal ricavarua 


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ORAZIONE as7 

un simil efFetto ? Lo spirito di Dio j di cui sono, 
ripiene quelle eccellenti lettere , non è meno potente 
per noi , di quel che fu per Agostino. 

Ah Cristiani ! Perchè credete voi , che il Cristia- 
nesimo a' nostri giorni sia degenerato in quella cor- ' 
nuione di costumi , ed in quel disordine, in cui 
lo vediamo? Diciamlo a nostra confusione. Dopo 
tutto ciò, che ha fatto S. Paolo per l’ adempimento 
del suo ministero , perchè abbiam noi ancora il 
dolore di veder nel Cristianesimo un certo lievito 
di Giudaismo e di Paganismo? giacché io chiamo 
lievito di Giudaismo quella opposizion segreta a Ge- 
sù Cristo, che si trova nel cuore di tanti Cristiani, 
opposizione , io dico , alla croce di Gesù Cristo y 
alla umiltà di Gesù Cristo, alle massime ed agli 
esempi di Gesù Cristo. Io chiamò lievito di Paga- 
nismo quel maladetto costume, che sì forma d'agire 
soltanto per mire del mondo, senz' adottar giammai 
.le mire della fede^ di regolarsi in tutto soltanto per 
politica, per ragioni, per considerazioni e per rispetti 
umani, senza consultar giammai la Religione. Che 
cosa aggiorni nostri più comune di questo scandalo? 

E d’onde viene? Viene, Fratelli miei, da che non 
ascoltiamo S. Paolo, e non ci approfittiamo de’ sa- 
lutari documenti, che ci dà. Benché sia morto, egli 
ci predica ancora, o per meglio dire vive ancora 
ne’ suoi incomparabili scritti. Volete voi riformare il 
Cristianesimo , o volete voi piuttosto riformare .voi 
stessi ? Tolle, lege, prendete , leggete. Non avete biso- 
gno d’altro maestro, nè d’altro predicatore, nè di 
altra guida, nè d’altro direttore, che S. Paolo tal 
quale la Chiesa ve lo presenta, e tal quale v’inse- 
gna ad intenderlo. Dico di più: volete voi aver parta 


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aa8 S. PAOLO 

nel ministero di questo grand' Apostolo ? Volete voi 
padri , e madri delle vostre famiglie far famiglie 
cristiane? Servitevi della morale di S. Paolo. Procu* 
rate d’ istruirvene , e d' istruirne gli altri. In vece 
di tanti scandalosi libri, libri emp), libri maledici 
ed insolenti, attaccatevi a quello, e presto ne cono- 
scerete il merito , e ne sentirete l' efficacia. Sarà la 
vostra particolare santificazione , e la santificazione 
delle vostre case. Cbeccbè ne sia , come S. Paolo 
ha pienamente adempito il ministero del suo Apo- 
stolato con la predicazione* dell'Evangelio, così lo 
ha pure onorato perfettamente con la condotta, che 
tenue nella predicazione dell'Evangelio: sarà la se- 
conda parte. 

Cavar dell’ onore dal proprio ministero , perchè 
si esercisse degnamente , questo è una ricompensa 
del merito: affettar l'onore annesso al ministero, 
e prevalersene , questo è 'un effetto dell' ambizione 
umana : farsi^ dell’ onore a spese del proprio mini- • 
stero , egli è una peccaminosa prevaricazione : ma 
far dell’ onore al proprio ministero a costo della 
propria persona, egli è il carattere delle anime gran- 
di, ed in particolare quello di S. Paolo. Appéna 
si vide impegnato nel glorioso impiego di Apostolo 
de' gentili a predicar l’Evangelio, che se ne dichia- 
rò altamente: Vobis cnim dico gentìbus , quwndiu 
quidetn ego sum genlium Apostolus y minislerium 
meunt honorìjicabo {Rom. 8. ii.). Sì, miei Fratelli, 
disse loro , vi dichiaro , poiché piacque a Dio di 
eleggermi per ministro della sua parola , e mi ha 
stabilito vostro Apostolo , finché ne porterò il titolo , 
cd il nome lavorerò a sostenerlo onorevoLmente. 
Così parlava ai Romani , vd io non avrei bisogno 


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ORAZIONE. 22Q 

d’ altro per verìGcare la mia proposizione. Ma egli 
è necessario per nostra Istruzione di svilupparla, e 
venir al dettaglio, per imparar Tuso d'una massi* 
ma, qual’ è questa così essenziale al Cristianesimo , 
cioè di onorar i ministeri, che Dio ci affida. Eccovi 
dunque, Cristiani, in qual maniera procedette S. 
Paolo. Applicatevi a questa morale più capace di 
tutti gli elogj del mondo a farvi ammirare questo 
Apostolo. 

Prima regola. Egli considerò , che se qualche cosa 
poteva disonorare il ministero apostolico, ed esporlo 
alla ceusura degli uomini, era sopra tutto lo spirito 
d’ interesse. Spirito basso e sordido , in qualunque 
condizione si trovi ^ ma vergognoso ed infame quan- 
do entra nel commercio delle cose sante. Previde 
fin d’ allora , che ciò , che oscurerebbe nel progres- 
so de’ tempi lo splendor, e la gloria dell’Evangelio 
di Gesù Cristo, sarebbe la cupidigia di certe anime 
merceuarìe , che vi cercano vantaggi temporali , e 
che sotto speciose apparenze farebbero ti'affico sul 
dono di Dio: Existimantìum qucesUun esse pietatem 
( 1 . TIm. c. 6. ) ^ che questo solo guasterebbe la ripu- 
tazione, ed il credito, non solamente de’ predicatori 
della verità, e de’ dispensatori dei sagri misteri, ma 
la verità ed i misteri stessi*, che questo solo farebbe 
perdere ai popoli tutto il risprtto, che dovevano 
ùvere ad essi, e sarebbe un pretesto eterno per ren- 
derli odiosi, e disprezzevoli ai nemici della' Chiesa^ 
e che all’ opposto un perfetto disinteresse sarebbe 
sempre l’ornamento del loro stato, e della loro fun- 
zione^ e che non annuncierebbero con più d’onore 
Gesù Cristo , che quando comparissero più liberi , 
c netti dalle pretese della lena. Ecco il principio, 


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a3o S- PAOLO 

che stabilì : e cosa conchiuse da questo ? Ah Cri- 
stiani ! che cosa conchiuse ? Si fece una legge , ma 
una legge inviolabile, che osservò con tutto il rigore, 
di esercitar gratuitamente il ministero, di cui Dio 
l’aveva incaricato^ e con questa mira (nulla perdete 
di quel che vi dico) di rinunciar a tutti i diritti 
anche più legittimi ed acquistati, ben lontano dal- 
r esigerne dei dubbiosi , nulla chiedendo , nulla ac- 
cettando, facendo a meno d’ogni cosa, risparmian- 
do mille comodi della vita, da cui il dipendere, ed 
il ricercarli , è ciò , che fa gli uomini interessati ^ 
fondandosi anche pel necessario in Dio soltanto ,. 
e su la fede , vivendo col lavoro delle sue mani , 
facendosi servo di tutti , e per 1’ onor dell’ Aposto- 
lato non valendosi del servizio di alcuno , affinchè 
non gli si potesse mai rinfacciare, che nutrendo la 
greggia crasi arricchito delle di lei spoglie , e che 
seminando con una mano, aveva mietuto con l’al- 
tra. Imperciocché (osservate propriamente lo spii*ito 
di S. Paolo): Voi sapete. Fratelli miei (egli diceva 
ai Milesiani separandosi da loro), se io abbia mai 
desiderato il vostro argento , e se altre mani che 
quelle, che voi vedete, abbiano contribuito alla mia 
sussistenza. Voi mi siete testimoni , se io sia stato 
a carico di alcuno di voi, e se nelle mie più labo- 
riose fatiche mi sia fatto lecito , o concesso il me- 
nomo sollievo , che potess’ essere a voi oneroso 5 
essendomi sempre ricordato di quella parola del no- 
stro maestro, cioè esser più buona cosa il dare, che 
il ricevere. Un parlare sifiato faceva loro versar lagri- 
me, dice il sagro testo*, si gettavano tutti con rispetta * 
ai piedi dell’ Apostolo , ed abbracciandolo tenera- 
mente si lagnavano , che non avessero a vederlo 


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ORAZIONE. a3i 

più. Se egli fosse uscito dalia loro città ben pro- 
veduto di tutto, cioè carico dei loro beni e dei 
loro regali, Pavrebbero essi pianto così? Lo onora- 
vano , dice S. Giovanni Grisostomo , o per meglio 
dire onoravano P Evangelio in lui , perché in lui 
l’Evangelio non era punto avvilito, nè degradato con 
quella servitù dell’interesse, che avvilisce e degrada le 
cose più nobili. E non è (aggiungeva altre volte que- 
sto grande Apostolo scrivendo a quelli di Corinto) che 
io sia obbligalo di praticare cosi, poiché non sono 
io foree libero, ed impiegandomi tutto per voi , non 
siete voi forse tenuti a darmi tutto ciò , che mi 
manca ? Non ho io il medesimo diritto di altri , di 
vivere delle vostre limosine , e di ricevere questo 
tributo , e questa ricognizione della vostra fede ? 
Non è egli giusto, che chi pianta la vigna, ne mangi 
una parte de’ frutti, c che chi serve all’altare, par- 
tecipi delle offerte deli’ altare ? Quanto a me perù 
non ho voluto usar di questo potere, avendo amato 
meglio di soffrir incomodi esteriori piuttosto che * 
recar alcun, benché piccolo, ostacolo all’ Evangelio 
di Gesù Cristo. Tutte queste sono di lui parole*, 
imperciocché in ciò , seguitava a dire , consiste la 
mia gloria, e guai a me, se la perdessi mai. Questa 
sì generosa, ed assoluta rinuncia (Io ridico. Cri- 
stiani ) è quella, che rendeva si venerabile il mini- 
stero di S. Paolo. Con questa egli parlava arditamente, 
e senza timore, riprendeva, minacciava, faceva tre- 
mar il vizio, -non risparmiandolo, nè rispettandolo 
in qualunque condizione si fosse. Imperciocché cosa 
non può un uomo , che nulla pretende , ed è di- 
staccato da ogni interesse , quando porta la parola , 
e gli ordini di Dio ? S’ egli fosse stato d’ umore di 


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232 S. PAOLO 

far valere i suoi diritti, e di disputarli senza nulla 
rimettere, si sarebbe disprezzato il di lui zelo^ e se 
si fosse proposta una fortuua ed uno stabilimento, 
avrebbe egli stesso maneggiato il suo zelo , cioè lo* 
avrebbe guastato con qualche vile compiacenza^ giac- 
ché ciò che rende ogni di la parola di Dio timida, de- 
bole, schiava de' rispetti umani, non è egli l'interesse? 
ciò, che la fa sGgurare, e che fa trovar il segreto 
d' accomodai'Ia alle passioni degli uomini , non è 
l'interesse? ciò, che la tiene schiava nella ingiusti- 
zia, ed impedisce, che la verità non sia nel mondo 
ascoltata , non è l' interesse ? Ma perchè S. Paolo 
aveva trionfato dell'interesse, e la parola di Dio, 
e la verità riportavano in lui vittorie continue. 

Dico di più ^ ed è uua seconda regola. Questo 
gran Santo capì, che v'era altresì un altro segreto 
interesse tanto più pericoloso , quanto più sottile , 
e più delicato. Imperciocché Iddio gli fece veder in 
ispirito un certo genere d' Apostoli , i quali con 
un abuso il più funesto di tutti gli abusi in vece 
d'aver per fine quello di onorar la lor professione si 
servirabbero della lor professione per onorare se stes- 
si, invece di predicar Gesù Cristo , predicherebbero 
se stessi, invece di tirar le anime a Dio, le tirereb- 
bero a se stessi, in vece di far, che Dio regnasse iti 
quelle, lavorei'ebbero per regnarvi essi, e si procu- 
rerebbero iu quelle un fondo di. dominio , di giu- 
ri:>dizioue, d'impero, e d'altri vantaggi, da cui, 
come dice S. Gregorio papa*, sarebbe' gloriGcato il 
ministro , ma distrutto il ministero. Che fece dun- 
que S. Paolo ^ Ebbe tutto ciò iu orrore per elTet- 
to di quella fedeltà , che in lui fu senza esempio , 
sepai’ò l’ onor dell'Evangelio dall'onor suo, non 


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ORAZIONE. a33 

confuse Tuno con Taltro, considerò per un niente 
il suo, lo conculcò' sotto i piedi, per non avere mai 
più altro di mira che quello duir Evangelio.'^KlIome 
si era dichiarato ai fedeli, che non cercava i loro 
beni, ma le loro persone: tfon q acero quce vostra 
suittj sed vos \ cosi protestò, che non predicava 
se, ma unicamente Gesù Cristo :,iVbn isosmotipsos 
prcedicamus f sed Jeswn Christiun. E perchè è fa- 
cile il dirlo , ma è difficile il difender se stesso da 
una materia cosi soggetta alle illusioni della vani- 
tà, lo disse in tal maniera, che ne diede le prove 
più sensibili ^ imperciocché piacciavi , Cristiani , di 
osservare , come per questo , benché egli fosse na- 
turalmente eloquente , non usò mai nel ministero 
della predicazione né discorsi elevati, né alcun oi'- 
namento di scienze umane , come avrebbe potuto 
con onore ^ e perche ? per paura che 1’ Evangelio 
della croce non restasse indebolito : Ut non eva^ 
cuetur crux Christi. Tutt’ altro che lui avrebbe 
fatto valer il suo talento, e con avventurare il ve- 
ro e sodo bene della conversione de' cuori, avrebbe 
fatto pompa di ciò , che sapeva e che poteva. Ma 
ciò sarebbe stato con danno delia parola di Dio, e 
della sua grazia , del che S. Paolo era incapace. 
Perciò egli ebbe sempre un' avversione sincera agli 
applausi degli uomini, di cui gl'impieghi luminosi, 
qual’ era il suo , hanno d' ordinario la conseguenza. 
Olà , che fate voi , diceva egli a quelli di Licaonia , 
che lo idolatravano, ed erano incamminati a fargli 
onori straordinarj , che fate ? Non sapete , che noi 
siamo uomini come voi mortali, peccatori, sogget- 
ti alle medesime infermità? Se Dio ha voluto ser- 
virsi di noi per insegnarvi la strada del cielo , ed 


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i34 s. PAOLO 

autorizzare la sua parola con prodigj e miracoli , 
è egli giusto, che la gloria sia nostra? Sta egli be« 
ne ch4* per una falsa vostra benevolenza verso di 
noi ci rendiate usarpatori della gloria, che a noi 
non è dovuta? Perciò non soffrì mai che sotto om* 
bra di stima e di confidenza alcuno si attaccasse a 
lui personalmente : cosa d’altronde così obbligante, 
ed a cui anche gli uomini più spirituali appena 
guardar si possono dall’ esser sensibili: e perchè in 
Corinto s’ era formato un partito di Cristiani , che 
si dichiaravano suoi, che credevauo d’ esser debito* 
ri a lui solo di tutto ciò che erano riguardo a Dio, 
e che distaccandosi in certo modo dagli altri Apo- 
stoli dicevano : Noi siamo discepoli , o creature di 
Paolo : sum PauU , gli riprese : E che , miei 

Fratelli, diceva loro, è forse Paolo quello, che è 
stato crocifisso per voi? Avete forse ricevuto il bat- 
tesimo in nome di Paolo?- Chi è cotesto Paolo, che 
voi tanto vantale? Egli è un istromento debole ed 
inutile di quello, in cui avete creduto. Perchè dun- 
que mi considerate altramente, e perchè dividervi 
dicendo, che voi siete miei , in vece di riunirvi tut- 
ti come tutti appartenenti a Dio? Oh maraviglia, 
esclama qui S. Giovan Grìsostomo: un uomo com- 
mosso da un vero sdegno, perchè alcuni sono zelan- 
ti della di lui persona. Un uomo afflitto, perchè 
alcuni sono troppo portati per lui, onde teme che 
lo siano meno per Gesù Cristo. Ah, gran Santo, 
questo è veramente lavorare per la gloria del pro- 
prio ministero. Con ciò voi avete messo in credito 
1’ Evangelio , e per questo la grazia, che voi dis- 
pensale , niente della sua efficacia perdette mai nel- 
le vostre mani. Nelle nostre perde ogni dì, perchè 


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ORAZIONE. a35 

noi cerchiamo noi stessi, noi per nostra miseria tro- 
viamo noi stessi, e trovandoci diventiamo l'onta e 
r obbrobrio di questa grazia. Noi parliamo di lei 
magnificamente ^ ma essa niente opera per mezzo 
di noi. Il mondo ci applaudisce^ ma non si converte. 
Noi stabiliamo la nostra riputazione^ ma non istabi- 

• liamo r impei’O di Dio: e perchè? perchè poco, o 
nulla ci cale di far onore al ministero, che Dio ci 
ha commesso. 

Volete voi, Cristiani, una prova ancor più forte, 
e più convincente dello zelo che aveva S. Paolo ? 
Dimenticatevi pure di tutto quel die ho detto, e 
state attenti a quello che vengo a dirvi. Egli è, 

• che S. Paolo era egualmente zelante pel suo mini- 
stero, avvegnacchè esercito da altri piuttosto che da 
lui: terza regola. Egli è, clic il bene delle anime, 
e r avanzamento del Cristianesimo gli era egualmente 
caro , sia che lo vedesse procurato da altri , sia che 
lo procurasse egli stesso. Egli è, che poco si cu- 
rava di vedere per mezzo di chi fosse annunciato 
Gesù Cristo , purché fosse annunciato. Fino a que- 
sto segno ( oh ammirabil e divina lezione , se fosse 
ben intesa) fin a questo seyio, che predicando al- 
cuni per uno spirito di emulazione , e di gelosia 
contro lui (giacché fin d' allora, Cristiani miei, ac- 
cadevano delle contese fra i ministri dell'Evangelio, 
ed è una semplicità ,‘ ed un errore il riguardar que- 
sto scandalo come uno scandalo del nostro secolo, 
essendo tanto antico quanto è la Chiesa, ed avendo- 
lo Iddio permesso in tutti i tempi per nostra istruzio- 
ne) fin a questo segno, ripeto, da alcuni predicandosi 
Gesù Cristo per gelosia contro lui, e con la mira, 
come dice egli stesso, di attraversarlo di più oltre 


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236 S. PAOLO 

ciò , che avevano già fatto : Existimanles pressa- 
rain se suscitare vineulis meis (Filip. cap. i.), non 
tralasciava di rallegrarsene : In hoc gaudeo ^ seJ 
et gaudebo-^ ferito per una parte dalla maligni- 
tà della loro intenzione , ma rapito per 1' altra 
dal progresso , che faceva l’ Evangelio per cotesta 
malignità; poiché cosa m'importa, egli diceva, che 
sia predicalo da questi, o da quelli, che sia pub- 
blicalo da' miei amici, o da' miei nemici, che sia 
pubblicato a mia confusione, o a mia gloria , pur- 
ché sia veracemente pubblicato l Ora parlare così , 
ed essere così disposto come si parla, egli è certa- 
mente un far onore al ministero , e non a se stesso. 
Imperciocché stimar il bene solamente quando si 
fa da noi , non gustarlo se non quando ha qual- 
che rapporto a noi, non poter sopportare, che al- 
tri siano più impiegati di noi negl'interessi di Dio, 
aver dispiacere, che lo siano altrettanto, desiderar 
fors’ anche, che non lo siano affatto, e poi dimi- 
nuirne il loro buon esito, senza riflettere, che il 
buon esito é dell'Evangelio, ed amplificar il nostro , 
come se fosse frutto della nostra industria, che al- 
tro vuol dire, o Cristiani, se non usurparsi l'onore 
del proprio ministero, e rubarlo a Dio? 

Non la finirei mai, se mi estendessi su le altre 
regole , che S. Paolo si propose ed osservò. Ah ! 
miei Fratelli , dice S. Gregorio papa , quel grande 
apostolo fu ben lontano dalla cecità di coloro, i 
quali credono di non poter sostenere il loro mini- 
stero , se non col fasto mondano , con affettar la 
grandezza con la magnificenza del treno , con lo 
splendore d' una superflua sontuosità , con eterne 
dispute su la preminenza , su le prerogative , su 


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ORAZIONE. a3; 

la dignità, in una parola con tutte le cose, di cui 
Tambizione umana s'iutesta, e si occupa. No, no, 
S. Paolo non pensò così. Prese per massima ciò, 
cbe Io spirito di Dio , che è Io spirito della vera 
sapienza , gli aveva insegnato , cioè che nè il suo 
ministero, nè tutP altro sarebbero mai onorati meno, 
che con tali mezzi , e che , se dovevano esserlo , 
egli era per. una condotta irriprensibile, ed esente 
dal biasimo, per una vita, la quale non fosse sog* 
getta ad arrossirsi , che non temesse la luce del 
giorno, che fosse alla prova d’ ogni censura , per 
una riputazione in nessun modo sospetta, ed equi* 
voca , e rispettata ben anche dal libertinaggio. Mas-* 
sima , eh’ egli aveva in cuore sopra ogni altra, e 
che ispirava a’ suoi discepoli, dicendo loro iiiccssan* 
temente : Miei Fratelli , comportiamoci come mi- 
nistri del Signore ^ rendiamoci commendevoli con 
la purezza della nostra dottrina, con l’integrità dei 
nostri costumi, con la dolcezza della nostra carità, 
con le armi della nostra giustizia:^ i no.stri tratteni- 
menti siano religiosi, e le nostre azioni siano esem- 
plari, e perchè? Ah miei c^ri Discepoli! egli aggiunge- 
va, affinché la parola del nostro Dio non sia esposta 
alle bestemmie dogli uomini, ed il nostro ministero 
non sia disonorato : Ut non vituperetur ministe- 
riunì, nostrum.- Questo solo facevaio agire^ questo 
solo era in lui come il primo mobile di tutte le 
virtù, che praticava: quel fervore senza indiscrezio- 
ne, quella prudenza senza doppiezza, quella umiltà 
di cuore senza bassezza, quella grandezza d’animo 
senza orgoglio, quel disprezzo del mondo senza ar- 
roganza, quel zelo per il mondo senza attaccamen- 
to, quella tenerezza verso i peccatori unita con la 


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a38 S. PAOLO 

severità verso il peccato, quella esattezza di disciplina 
accompagnata da una saggia condiscendenza, quella 
scienza di moderarsi nelle prosperità, e di star fer- 
mo nelle avversità : ecco ciò , che faceva di san 
Paolo un uomo rispettabile , e che ricolmava d’ono- 
re il di lui ministero. 

Fermiamoci qui, Cristiani, poiché nel tempo stesso 
questo é un modello per noi ed un esempio. Noi 
pure dobbiamo , ogn’ un secondo la nostra condi- 
zione , onorar il ministero , in cui piacque a Dio 
di metterci. Abbiamo il medesimo disinteresse, che 
aveva S. Paolo. Se non avremo di mira noi mede- 
simi , ci preserveremo da mille colpe , che avvili- 
scono gl’impieghi più santi, con avvilire i ministri 
che ne sono incaricali. Saremo esatti, regolari, ret- 
ti, equi, vigilanti, e lutti ne saranno edificati. AI- 
l’ opposto se avremo delle mire interessate , tutta 
la nostra condotta ne darà segno : avremo un bel 
voler nascondere l’ interesse, il mondo lo scorgerà 
tosto , e se faeessimo anche de’ miracoli , il mondo 
non ci crederà. Attendiamo a far il bene per il 
bene medesimo, per la gloria di Dio, per il vantag- 
gio del prossimo, secondo lo spirito, ed il fine del 
nostro stato ^ perchè sovente si fa del bene per 
se stesso, si fa, perchè con ciò s’acquista una certa 
stima, perchè si guadagna un certo credito, perchè 
il mondo lo vedrà, c ne parlerà. Quindi tante umi- 
lianti debolezze, che ve'diamo in gente di una età, 
di una sperienza, d’un merito, per cui dovrebbero 
già esserne libei'i. Se ne portassero essi tutta la onta, 
e non ricadesse sul loro ministero, il mal sarebbe 
da temersi meno^ ma da cotali esempj, quali con- 
seguenze non si tirano contro le più sante professioni , 


ORAZIONE. a39 

e le più sagre dignità? So, che per questo disiate* 
resse perfetto necessario ad un vero zelo, bisogna 
molto superare se stesso ^ ma quand’ anche bisognasse 
per il proprio ministero sagrifìcarsi , non è questo 
un dovere del servo fedele? Questo fece S. Paolo, 
come vengo a dimostrarvi nella terza parte. 

Una bella idea ebbe Tertulliano, parlando del 
Salvator del mondo, allorché disse, che quest' Uo* 
modio non è stato solamente sagrificato su la croce , 
ma ha cominciato ad esser vittima dal momento , 
che si fece uomo. Un’ ostia destinata ad espirar il 
peccato, ma ostia vivente, e moriente, il di cui sa* 
grificio non è mai stato interrotto, questo vuol dir 
Gesù Cristo. Permettetemi, Cristiani, che salve le 
proporzioni dovute, io ne faccia l’applicazione al- 
1’ apostolo S. Paolo. Egli si è sagiùficato pel suo 
ministero, cioè per la salute de’ suoi fratelli, e per 
la gloria dell’ Evangelio ma non crediate , eh’ egli 
abbia aspettato per questo la sentenza di Nerone, 
« che non abbia offerto a Dio questo sagrìfìzio di 
sestesso, se non quando versò il suo sangue in Roma 
per la Confessioii della sua fede : non è di quello , 
che io intendo di parlare: non è, io dico, del suo 
beato martirio , e delia sua moi'te gloriosa. Dal 
primo istante della sua vocazione all’apostolato, si 
considerò come vittima del suo apostolato istesso , 
e lo fu diffalti , poiché trovo , che cominciò Gno 
-d’ allora due grandi sagriGcj , che durarono per tutta 
la di lui vita, l’uno di pazienza, l’altro di peni* 
lenza ^ di pazienza, per cui si diede alle persecuzioni 
degli uomini pel nome del suo Dio; di penitenza, 
per cui mosso egli stesso dallo zelo, che la carità 
gl’ ispirava di soddisfare per gli uomini , divenne 


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»4o S. PAOLO • 

suo proprio persecutore', di modo che si può dira- 
di lui per compimento del suo elogio , eh’ egli è 
st.-ito sagriflcato tosto che chiamato , e che dal mo* 
mento, che si vide Apostolo, comparve innanzi a 
Dio in qualità di ostia. Eccovi la vera idea di san 
Paolo, cd eccovi su di che dobhiam lavorare anche 
noi a formarci. 

No, Cristiani, non vi fu mai uomo mortale, che 
aU}Ia dovuto fare a Dio un sagrifizio di pazienza 
sì continua, e si eroica, come questo santo. Appe- 
na, se mi si permette di parlare così, alzò lo sten* 
dardo ‘dell’ Evangelio , che tutto 1’ universo parve 
cospirare contro di lui. Dopo d' allora non vi fa 
per lui che tradimenti su la terra, che naufragi sul 
mare, che veleni nelle città, che insidie ne’ luoghi 
appartati. Tutto ciò, che la malignità della invidia, 
e l’animosità dell’odio possono suscitare di avversi- 
tà, e di miserie, egli Io provò nella .sua persona. 
Quelli della sua nazione si fecero un punto di Re- 
ligione d’essere I suoi più crudeli nemici. I Gentili lo 
sopraccaricarono d’oltraggi. Fra i cristiani stessi, che 
aveva generati in Gesù Cristo, trovò de’falsi fratelli, 
de’ falsi apostoli. Ogni di esposto agl'insulti di se- 
dizioni popolari; ogni di trascinato da ti’ibunale in 
tribunale. Ora vergato come uno schiavo, ora lapi- 
dato come un sacrilego, o bestemmiatore. Quanti tra- 
vagli! quanti viaggi! quanti bandi! se fosse un,a\jro, 
e non egli, che ne fece il dettaglio, crederemmo, 
che vi sia della esagerazione ^ ma sappiamo, ^ice 
l’abate Ruperto, che Io Spirito Santo, di cui san 
Paolo era un organo, è un eloquente, ma non am- 
plificatore. Egli è S. Paolo istesso , che malgrado 
le resistenze della sua umiltà è stato costrettto a 


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ORAZIONE. 241 

render conto alla Chiesa di ciò, che areta sofferto: 
ne ha fatto scusa ai fedeli, gli ha pregati a perdo- 
nar in questo la sua imprudenza, sembrò perfino 
accusarsi il primo di vana gloria, «di ostentazione^ 
e con ciò, dice S. Girolamo, ha ben fatto vedere, 
che non aveva bisogno di giustificarsi. Ma final- 
mente lo riconobbe, ed obbligato dallo spirito Dio, 
che Io faceva parlare, ne chiamò il cielo per testi- 
monio dicendo , che nessun apostolo era stato si 
perseguitato , e maltrattato , come lui. Sono più 
grandi di me , diceva ai Corintj ^ ma quel Dio di 
gloria , che è l’ autor del mio destino , ha voluto , 
che io patissi più di loro , che fossi più spesso nelle 
catene , che coi'ressi , e provassi maggiori pericoli 
di morte, che mi trovassi ridotto più. comimemente 
agli estremi della fame, e della sete: e ciò perché? 
Ah Cristiani, non ve lo dissi già, e quest’uomo aj)0- 
stolico non lo confessa egli, che ciò era unicamen- 
te per gl’interessi del suo ministero? Aveva fatta 
la guerra a Gesù Cristo , e Gesù Cristo , dice S. 
Agostino , faceva la guei’ia a lui , o piuttosto dava 
a Gesù Cristo una specie di riparazione, accettando 
da lui persecuzione per persecuzione, schiavitù per 
ischiavitù, supplicio per supplkio^ imperciocché sem- 
pre si ricordava d’ esser quel Saulo, che era stato 
il flagello della Chiesa^ ed ecco perchè si credeva 
obbligato per un dover indispensabile a patir per 
il suo Dio le medesime cose, che aveva fatto patir 
al suo Dio. E^li era risponsale al suo Dio di una 
infinità di popoli , e non poteva ritirar que’ popoli 
dalla infedeltà senza costo di afflizioni, e di croci. 
Per questo le croci gli erano sì care e sì preziose, 
perchè gli guadagnavano delle anime , cd anime 
^Patì^g. de' Sunti Voi. II. n 


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a4* S. PAOLO 

predestinate, per le quali stimavasi fortunato di 
poter tutto soffrire : Ideo omnia susUneo propter 
electos. Osservate, Cristiani, questa parola: Propter 
electos f perchè quanto a se, ripiglia mirabilmente 
S. Giovanni Crisostomo, sarebbe stato desiderato, 
onorato, rispettato da tutto il mondo ^ ma per gU 
eletti doveva esser odiato , disprezzato, calunniato , 
poiché non poteva cooperar altrimenti alia loro sa- 
lute, ed è ciò che| sosteneva P ardore dei suo co- 
raggio. ^ vado a Gerusalemme, diceva, e non so 
ciò, 'che mi debba toccare, se non che in tutte le 
città, per cui passo, lo spirito di Dio non mi mo- 
stra che tribolazioni, e catene preparatemi; ma io 
nulla temo di queste cose, e la mia vita non mi 
è piò a cuore che me stesso , purché finisca la mia 
carriera , e adempia il ministero , che ho ricevuto 
da Gesù Signore : Dummodo consammem cursum 
meum, et ministerium verbi) quod accepi a Domi- 
no Jesu. 

Che risponderete qui , nomini del secolo , spiriti 
codardi, e mondani, che negP impieghi addossativi 
dalla providenza, ed anche in quelli, che vi obbli- 
gano, come S. Paolo, al servizio degli altari, cercate 
i vostri comodi, ed il vostro riposo? Venite, venite 
oggi a confrontarvi con questo Apostolo ; e" nella 
opposizione, che troverete tra voi, e lui, imparate 
quello che dovete essere , e confondetevi di quel, 
che non siete. S. Paolo si è sagrificato per il suo 
ministero, e voi vi risparmiate nel vostro. JEipco il 
' rimprovero, che dovete sofiVire innanzi a Dio. ‘Con- 
sultatevi un, po’ su questo punto> So , che l’ amor 
proprio non manca d’ imporvi, e farvi credere coi 
vuoi artifici , che si deve esser contento di voi, come 


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ORAZIOiNE. a43 

voi lo siete di voi medesimo. Ma enti'Iamo ia deta< 
glio, e ditemi: Que’maneggiamenti della vostra per- 
sona tanto studiati ed affettati , quel ritirarvi da un 
lavoro necessario, che dovete al pubblico, quell’or- 
rore, che avete dell’ assiduità, che voi considerate 
per una schiavitù, quell’abito, che vi formate, di 
divertirvi molto , e di applicar poco, invece di se- 
guir l’ordine di Dio, il qual sarebbe di divertirvi 
poco , e di applicar molto , quella libertà che vi 
date , di scaricarvi su d’ altri de’ vostri doveri per- 
sonali , e di cui dovete voi unicamente rispondere , 
quella facilità d’ emanciparvi dalie obbligazioni one- 
rose, anche le più indispensabili, che sono annesse 
al vostro stato, quella pena, che provate, di tro- 
varvi dove bisogna, che siate, e quella inclinazione 
ad essere voloutieri dove bisogna , che non siate , 
quella fuga dagli affari , che vi sono importuni ed 
incomodi, quantunque Iddio v’abbia fatti quelli, 
che siete, appunto affinchè ne siate incomodati ed 
importunati , quella prudenza carnale di non impe- 
gnarvi mai nè per la verità , nè per la giustizia, 
quel timore d’ esporvi, e di perdervi in certe occa- 
sioni, in cui Dio vuole, che vi esponiate, e vi per- 
diate, In una parola quel segreto, che avete Imparato 
dal mondo, e che praticate si bene, di non pigliare 
dalla vostra condizione che il dolce e l’onorevole, 
e lasciar il penoso e rigoroso \ non basta : quella 
indifferenza intorno a cento cose, in cui bisogne- 
rebbe , che aveste delle sante inquietudini , quella 
freddezza in vista di scandali, che dovrebbero ac- 
cendere il vostro zelo, ed al contrario quella impa- 
zienza, e quel calore sui menomi difetti, di cui la 
. vostra delicatezza si offende , quella sensibilità in 


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2^4 s. PAOLO 

offendervi di tutto, e nell' esser insofferente di tutto 
in una situazione , che vi obbliga a sopportar tut- 
to , ed a non offendervi di nulla , quelle lagnanze, 
ed esclamazioni nelle traversie , e nelle contraddi- 
zioni , che v’ arrivano , prove evidenti d’ un cuor 
non mortificato, c non circonciso^ tutto questo con- 
vien egli ad un uomo, il quale in qualunque genere 
di vita si trovi, vuol esser ad esempio di S. Paolo 
un ministro fedele^ e poiché per esser tale bisogna 
risolversi ad esser una vittima , tutto questo può 
forse accordarsi con lo stato di vittima? Se san 
Paolo avesse fatto così, sarebb'egli stato apostolo di 
Gesù Cristo? Avrebb’egli glorificato Dio a quel se- 
gno che fece? Avrebb’egli salvato un sì gran numero 
d’anime? Si sarcbb’egli fatto tutto a tutti per aver 
parte nella redenzione di tutti? Noi ci lusinghiamo, 
che non bisogna esser prodighi di noi stessi, e che 
l’ interesse medesimo de’ nostri ministeri esige, che 
ci conserviamo^ e perchè in questo siamo giudici 
del più, e del meno, abusiamo di questo pretesto 
per portar le cose ad un eccesso d’amor, e d’in- 
dulgenza verso noi stessi. Ma che diremo noi a 
Dio, quando ci opporrà l’esempio di S. Paolo? La 
di lui conservazione non era forse importante quanto 
la nostra? Siamo noi più degni d’essere risparmiati 
di lui ? Era egli men necessario a Dio che noi ? 
Ah gran Santo 1 ah che voi sarete un testimonio 
formidabile contro di noi nel giudicio di Dio ! 

Ma conchiudiamo. Una vita cosi perseguitata, ed 
oppressa da fatiche come quella, non era essa un’assai 
grande penitenza? Se a S. Paolo restavano forze, do- 
veva egli' spossarle con volontarie mortificazioni? Po- 
teva egli cospii-ar egli stesso a rovinar una sanità così 


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ORAZIONE. a/,5 

preziosa alP Evangelio, e per qnanto amasse, le cro- 
ci , non doveva egli contentarsi di quelle , che Dio 
gli mandava, poiché quelle bastavano già per farlo 
vivere in uno stato continuo di morte l Così , Cristia- 
ni, ragiona lo spirito del mondo, e così noi ci ac- 
cechiamo ancora tuttodì. Non soffrir altro che ciò , 
che non potiamo schivare, e non esercitar mai con- 
tro di noi alcun atto di quella severità, che PEvan- 
gelio ci raccomanda, sott’ ombra che la provvidenza 
ci manda abbastanza di patimenti, e di croci: ceco 
la nostra massima. Ma S. Paolo non pensava così: 
no, non era per lui abbastanza l'essere perseguila-, 
to, se non perseguitava se stesso, non eragli abba- 
stanza Tesser odiato, se non odiava se stesso. Tessere 
mortificato, se non mortiGcava se stesso. Egli voleva 
partecipare alla gloria del Sacerdozio di Gesù Cristo, 
ed essere tutT insieme I sacerdote e vittima del suo 
olocausto. Che fa egli pertanto ! A qnesto eroico 
sagri&cio di pazienza ne aggiunge un altro di pe- 
nitenza , castigando ogni dì il suo corpo, riducen- 
dolo in servitù, facendolo portar continuamente la 
mortificazione di Gesù Cristo , adempiendo nella 
sua carne ciò , che mancava ai patimenti di Gesù ; 
e perchè ì Ah Cristiani ! io finisco ^ ma nel finir 
tremo, e per me, che parlo, e per voi, che mi 
ascoltate. 

S. Paolo castiga il suo corpo , perchè teme , che 
essendo Apostolo, e predicando agli altri, non di-, 
venga un riprovato, e supplisce nella sua èarne ciò, 
che nrancava ai patimenti di Gesù Cristo, non so- 
lamente per se, ma per tutto il corpo della Chiesa , 
prò carpare ejuSf.quod estiEcclesia (Col. c. i.), 
cioè pel suo ministero, clic lo impegna a procurar 


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246 S. PAOLO 

presso a Dio la salvezza di tutti gli uomiai. Pensieri 
terribili , e che dovrebbero essere un argomento 
eterno delle nostre considerazioni. Imperciocché, che 
cosa significa questo ? dovremmo dire a noi stessi. 
S. Paolo ha fatto del suo corpo una vittima di pe- 
nitenza per paura d’ essere riprovato : quell’ uomo 
confermato in gi'azia ^ quell’ uomo , a cui la coscienza 
nulla rimproverava^ quell’uomo rapito sino al terzo 
cielo ^ quell’ uomo si perfettamente attaccato a Dio 
credeva essergli necessario, per non cader nella dis- 
grazia della riprovazione, trattar duramente il suo 
, corpo ; ed io, che sono un peccatore soggetto ad 
ogni sorta di passioni, perdonerò al mio, lo farò 
vivere nelle delizie, gli accorderò tutto, e ben lungi 
dal ridurlo in servitù , mi farò suo schiavo , non 
penserò che a nutrirlo bene, a vestirlo mollemente, 
a dargli tutti i suoi comodi? E con ciò viverò senza 
timor alcuno della mia salvezza, senza rimorso e 
senza scrupolo? £ con ciò mi darò ad intendere, 
che posso amar Dio, e che lo ami diffatto? £ con 
ciò crederò di poter esser ammesso nel numero de* 
figli, e degli eletti di Dio? No, no, mio Dio: que- 
sto è un errore, ed un error tanto pernicioso quanto 
ingiusto, in cui ho vissuto fin al presente, ma di 
cui oggi mi disinganno. Quando mille altre ragioni 
non me ne facessero conoscere la falsità , non mi 
bisognerebbe , che l’ esempio di S. Paolo 5 poiché 
finalmente , o Cristiani , San Paolo non era uno 
spirito debole , che anzi egli era informato al par 
di noi de’ giudici di Dio, sapeva al par di noi qual 
è il temperamento dell’ uomo : dunque non posso 
confidare più di lui, se non praticherò, com’egli 
fece, la penitenza. 


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ORAZIONE. a4; 

Non basta. S. Paolo ha castigato il suo corpo , e 
lo ha sagrificato, non solamente per se, ma per la 
Qilesa, e per i fedeli, perchè il suo ministero por^ 
tava di procurar co' suoi patimenti la salute de' suoi 
Fratelli. Egli è dunque giusto , che nel mio impiego, 
nella mia carica , nella mia professione sagrifichi 
le mie forze, la mia sanità, la mia vita, per quelli, 
che Dio ha voluto commettere alla mia cura, e de' 
quali mi dimanderà conto. Oh se noi fossimo con- 
vinti, come S. Paolo, di qnesta verità importante, 
qnal cambiamento si vedrebbe in tutte le condizioni 
del mondo! Con qnal assiduità se ne adempirebbero 
i doveri! Con qnal coraggio se ne sosterrebbero le 
pene! Qual ordine regnerebbe su la terra, e come 
sarebbe gloriGcato Dio in tutti gli stati ! Perciò , 
grande Apostolo, che dalla Chiesa ci siete proposto 
per modello , fateci parte di qnell' ardente zelo, di 
qnel costante zelo , di qnell' infaticabile zelo , che 
vi ha sostenuto , che vi ha infiammato , che vi ha 
consumato. La gloria, di cui godete , ben lungi di 
estinguerlo , non fece altro che purificarlo , ed ac- 
cenderlo più che mai. Esercitatelo ancora sopra di 
noi^ e 1' effetto del vostro zelo sia di risvegliar il 
nostro, e d' insegnarci a faticar come voi, per esser 
come voi , ricompensati nella beata eternità , dove 
ci conduca ecc. 


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ló aia&'-^A *liw*p :i«| iv,'oÌ . 

alt» , oli® SjÌÌJa'Ì; i’ifii ■''!' I;p I - , V ilt.iit.'ì 

-il? idilli .olile 11 Xiliid Rii it *'st» ./l>KUÌ.^s i»il t# • 



SOPRA' 


LA CONVERSIONE 

DI SAN PAOLO 

APOSTOLO 


Patie^. de' Scinti Voi. H. 


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ORAZIONE I. 


a5i; 


D 1 


ANT(?N MARIA SALVI NI 

A.CCADEMICO DELLA CRUSCA 


f^elice veramente, e per ogni parte festosa e chia-. 
ra mi si fa inaanzi questa notte solenne , divotis^ 
simi Ascoltanti, nella quale vien rallegrata la mia 
memoria dalla mai sempre gloriosa ricordanza di 
quei buoni fratelli, primi autori e padri di questo 
diroto luogo e venerabile , il qujde essi , perchè in 
virtù crescesse ed in gloria, sotto la protezione di Pao- 
lo convertito, bene e saviamente fondarono, e con 
sante leggi costituirono. Nè posso io in alcun modo 
fare , che ammirando un cosi nobile concetto , non 
mi rallegri insieme con asso voi , fratelli dilettis* 
simi , della nostra felicissima sorte , che della loro 
prudente elezione che un si amorevol protettore ci 
diedero , godiamo al presente. Non aspettate qui , 
Uditori , die io entrato di buona voglia nelP ampio 
teatro dell’ immense lodi di Paolo , e in quelle & 
mio talento inoltrandomi, intenda a descrivervi pie^ 
namente il glorioso insieme e faticoso corso della 


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252 S. PAOLO 

sua vita , die le sue magnauime e virtuose gesta , 
che d’ogni intorno risuonauo, volendo io, non che 
spiegare , .semplicemente ridire , prima si stanche- 
rebbe ogni lingua , eh’ ei si potesse da chicchessia , 
col di.scorso la minima parte di esse mandare a fi- 
ne : nelle quali e.sso , imitando i cieli purissimi , 
nelle loro varie operazioni a un medesimo modo 
costanti, non mai lasso, non mai stanco, n<m mai 
debole, ma sempre infaticabile, invitto e iuvincibii» 
si dimostrò in virtù di colui che l’avvalorava e lo 
reggeva,^ potendo il tutto. Ma solo adesso a sè mi 
cliiama e m’invita (spettacolo veramente degnissimo 
della vostra divota attenzione) la sua non solamente 
ammirabile e grande, ma divina e prodigiosa con» 
versione. Perciocché in essa , cambiandolo tutto e 
rinnovandolo, vestillo Iddio delle più nobili prero- 
gative, che , in lui postàa fiorirono. Nel passaggio 
avventuroso che egli fece alla grazia consiste il me- 
glio di -suo valore, poiché alloca Iddio lo elesse 
per istromento di scelta e d’onore, per vaso orna- 
tissimo. e sacrosanto, colmo di venerazione e di 
pregio. . . , . . . .! 

In. questo, dico, maraviglioso successo 1’ ounipo>- 
tente braccio del grandissimo Iddio , dalle profonde 
miserie in cui giaceva , a viva forza c a tutto po- 
tere trattolo. e sollevatolo, e in altissimo^ e chiaris- 
simo grado ripostolo , fecelo ' addivenire il maggior 
lume di santa Chiesa, .gran maestro in divinità, 
tromba dell’ Evangelio , e un . suo acerbo nemico 
( I^ciatemi dir così , perciocché il pessimo talvolta 
è occasione dell’ ottimo , e . nelle mutazioni più la 
virtù si scorge e fiorisce) un suo acerbo nemico in 
santo, ed in gran santo riformando, sull’abbattuta 


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ORAZIONE I. ' a53 

empietà , piantò trofei del peccato , innalzò vessilli 
di gloria ^ ed egli , che quale • impetuoso torrente , 
carico e gonGo di minacce e di furore, spimns mi- 
nanun, et caedis, a danno e guasto, e a ruina uni* 
versale della ancor tenera religione, precipitosamente 
correva ; da una maggior forza , che in un subito 
dal cielo gli soprastò , fermato e rattenuto , ristette. 
Nè vi crediate , Ascoltanti , che perchè io mi trat- 
tenga a descrivervi Paolo , perseguitatore della Chiesa 
( cioè gastigo de' cristiani , sferza degl’ innocenti , 
condottiero dell’ empietà , nemico di Dio ) , io vada 
in qualche parte oscurando il lume di sua precla- 
rissima santità', perciocché quelle medesime colpe 
che egli, tratto dall’ignoranza, e per errore di opi- 
nione, commesse, deposta e cancellata la lor primiera 
bruttezza, e trasformate in chiarissima e risplenden- 
tissima luce di scienza e di virtù, maravigliosamente 
lo illuminano. Anzi da questa medesima luce inon- 
date e ricoperte , come la tenebrosa notte all’ arri- 
var del sole svanisce , più nou appariscono. E che 
sia il vero , mirate , vi prego , come la notte della 
ignoranza e del peccato, in cui cgli.smarrito vivea, 
fu seguita da un lieto e lucidissimo dì , del qual 
dì tale fu l’ alba , tale il principio. Quel Dio che 
dalla cima dei monti più eccelsi , assiso in trono 
di formidabile maestà tonava , fulminava , ed il 
tutto abbatteva,, coll’ orrore di sua velata presenza, 
e tra il fuoco e la caligine involto , e di nuvole 
cinto e di terrore armato, faceva le sommità de’ cieli 
al suo avvenimento inchinarsi e scuotersi, e crollare 
la terra tutta ^ quel Dio delle vendette e degli eser- 
citi , che sotto diverse figure si ' nascondeva , per 
non uccidere collo guardo chiunque incontro se gli 


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2$4 S. PAOLO 

facesse , tutto adesso , se dir mi fia lecito , mutato 
da quel ch^ egli era , tutto inteso alla salute di chi 
egli aveva destinato per sè, richiama, o maravigliai 
richiama chi Io tradisce, incontra chi Io perseguita , 
accoglie chi lo dispregia, e dice: Saule , Saule, quid 
ine persequeris? E non son queste parole d’ un cuore , 
per dir così, appassionato, che tale appunto ci si dimor 
stra il cuor d^Iddio, bramoso dell'altrui salvezza? il 
quale teneramente amando (un suo nemico., tomo a 
dirlo, ma che grande amico gli doveva essere) pro- 
rompe, o forza 0 grandezza o eccesso d'^incomparabilb 
amore ! prorompe in parole suavissime, proprie di pa- 
dre amoroso verso un suo caro figliuolo, cui, benché 
tradito, richiama c gli fa cuore, in vece di gasti- 
garlo, lo si guadagna coi benefizi; a se pure sgri- 
dar lo vuole , infra lo sdegno e in mezzo alle minacce, 
io non so come, vi lampeggia l’amore. Non gli rin- 
faccia severo i male usati favori, ma, come amico 
a torto offeso, si duole dell'amara corrispondenza. 
Ora non è l' ultimo di sua grandezza, non è il tutto 
della divinissima vita di Paolo , la stima impareg- 
giabile che di lui formò Iddio nel bel principio e 
fino dagli anni eterni , di sè , degno ricetto giudi- 
candolo ed eleggendolo-, acciocché in faccia ai re- 
gi e alle nazioni portasse attorno luminoso il suo 
nome? Non lo fan chiaro dunque, non lo fan gran- 
de questi argomenti di sapienza infinita , questi 
tratti di amore immenso , questi sforzi d' onnipo- 
tenza, la quale volle dalle tenebre portarlo alla lu- 
ce , dalla morte risvegliarlo alla vita ? E chi aveva 
a Dio in guisa di superbo gigante apertamente la 
guerra intimata. Iddio lui, con mirabile provviden- 
za, abbattè, sconfisse e vinse. £ con quali ai'mi lo 


ORAZIONE I. a55 

vinse ì non coi gastighi , ma colle grazie ^ non coi 
fulmini , ma co' favori ^ non in battaglia , ma con 
insidie. Dolci invero ed amorosissime insidie , dalle 
quali Paolo all' improvviso colto ed assalito, la dolce 
violenza delle medesime e l' impeto incontrastabile , 
sostener non potendo , addietro cadde perduto , e 
la perdita gli fu vittoria e la caduta gli fu trionfo. 
Non prima al cielo fa sollevato, che per terra git- 
tato egli non fosse, nè mai vide meglio che qnando 
accecato egli restò, dal subito divino splendore at- 
torniato ed ingombrato. Allora le sne pupille, spo- 
gliate di qnel vedere fievole e corto che a' miseri 
mortali è concedalo, dalle cose caduche e fragili 
ritiratesi , alle immortali ed eterne si rivoltarono , 
e , diiuse al mondo , al cielo si aprirono , le quali 
poscia, consigliandolo a ciò Iddio, per mano del 
buono Anania salde ed intere tornarono , deposte 
insieme colle macchie dell' animo quelle sordide squa- 
me che la vista gli contendevano, acciocché puro 
e mondo in tutto apparisse agli occhi del Creatore. 
Allora spiegò quell' iutemo lume dell' anima , e co- 
minciò a gustare un saggio di quelle sovraccelesti 
bellezze, che poi egli comprese, alloraquando fino 
all' altissimo e purissimo cielo rapito a rimirare 
La gloria di colui ^ che tutto muove y 
vide. E che mai egli vide? Vide cose tutte ammi- 
rande , sublimi , grandi , ineffabili ; penetrò ne’ più 
chiusi arcani della divinitù^ se in corpo, ovvero in 
ispirilo , egli medesimo non sa ridirci , al quali ar- 
cani non può aggiungere occhio veruno, benché 
acutissimo , e i quali orecchia veruna non può com- 
prendere, ed ogni umano, benché purgato inten- 
dimento, a tanta cognizione, a tanta luce, è debile 


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256 S. PAOLO 

ed imperfetto, ed è angusto ogni cuore, ogni seno, 
air immenso .fiume di quelle infinite ' dolcezze. In- 
somma vide tante, e tali le maraviglie, che temerità 
grande e stoltezza sarebbe la mia il .volerle in mi- 
nimo conto adombrare, quando T ingegno icU Paolo 
resta stordito, la dottrina confusa, lo spirito abbat- 
tuto e muta r eloquenza. La quale /eloquenza , ani- 
mata dalla sua ardentissima carità, e che non fece? 
Che non. operò !| Egli, fu, che, con linguaggio sovru- 
mano c divino trattenne L' impeto, di un popolo 
colà in Gerosolimai che a guisa di< sconvolto e tor- 
bido oceano ori'ibilmente conti'a lui> si portava. Egli 
fu quegli che nel pubblico consigliò d’una città si- 
gnora di tutta la, Grecia ripigliò' i con - grave e se- 
vera orazione arditamente ’d' ignoranza quei savi , 
e con grande spirito e, con, gran cuòre {preso dal 
titolo superstizioso d' uno incognito Iddio , subito 
ed efficace argomento ) annunziò loro saviamente 
quello che essi, non <coàosoendo j pazzamente adora- 
vano. Per tacere delle /sue divinissime- Pistole , piene 
di zelo, di.dottrisa, di verità, che chi ad esse con 
animo divoto castam^te s’accosta. Uè- ritrae gio- 
condità di spirito. e fortei^za mcompàrabile. Ma pure, 
se egli a Dio.- noti si fosse) prontamente rivolto , nè 
alle sue voci con animo, risolato rispósto ' avesse : 
Domine f quid me où Jhcere? niente, avrebbe potuto 
egli scrivere e dire', di qùel.che scrisse e disse, sic- 
come nè anche cotante persecuzioni 'acerbe. e cru- 
delissime sostenere ^ cotanti < viaggi intraprendere 
duri e ;malagev(Ji , e sì diversi^ non battiture, non 
pietre, non.carccri ,.'nou' osigli, 'non icalunnic, nou 
disagi, non travagli solTevire ini ogni tempo in 
ogni lupgO',:,$e .r animo sud. in priiUa "non si fosse 


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ORAZIONE I. 257 

arvalorato ed abile rendalo a superare ogni colpo av- 
verso, ogni oltraggio nemico, ogni funesto incontro. 
E quando mai ( fratelli , se vogliamo ben conside- 
vsure ) s ' infuse nel cuor di Paolo una fortezza cosi 
inalterabile , una costanza così ferma , una altezza 
d' animo così grande, se non quando egli gittato a 
terra, come novello Anteo, più vigoroso risorse, e 
lasciando dietro le spalle i brutti precipizi dell’igno- 
ranza, intraprese l'onorata carriera delia virtù. Al- 
lora che egli con generoso disprezzo abbandonò il 
diletto crudele eh’ ei si prendeva nel perseguitare i 
cristiani , c che gli alteri e superbi spirili raffrenan- 
do , e al giogo di moderata ragione sottomettendo, 
concepì sensi umili insieme e grandi , e nelle mani 
iK, Dio ubbidiente si pose : in una parola , quando 
tutta e’ si convertì , allora fece quelchè egli fece , 
nè io so , nè posso ridirvi ^ fatto amabile appresso 
Iddio , il quale con eccelsa maniera a sè tirandolo , 
di sè degno lo giudicò. Cotanto può il prontamente 
ubbidire, e alle divine ispirazioni incontanente rispon- 
dere. Tali e tanti furono gli effetti della conversione- 
di Paolo, e le maraviglie infinite che per mezzo di 
quella operò , che uomo più che mortale , anzi un 
Iddio sotto umana forma gli uomini visitante, e di 
vittime e di corone, dai popoli stupefatti della pro- 
vincia di Licaonia , fu degnissimo riputato. Abbia- 
mo adunque nell’ ammirabilissima conversione del 
nostro eroe il principio e la sede di sua iucompa- 
rabil grandezza. Quivi la nobilissima origine ritro- 
viamo, da cui discende ogni più chiara virtù. Quivi 
finalmente la radice viva è riposta , donde germo- 
gliano i frutti abbondantissimi delle sue gloriose 
operazioni. Talché viemmi in pensiero di dire, che 


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a58 S. PAOLO 

i mal trascorsi aaai della sua rita primiera, in certo 
modo bene spesi si furono, se perciò a’escere egli, 
ed in pregio sdire ed in gloria, ed un tal grsui 
santo riuscir ne dovea. E siccome dopo il torbido 
e nuvoloso tempo , gravido di fulmini e di tempe- 
ste, più bello e più grato in nu tratto ci si fa ve- 
dere il sereno , e la mina e lo strepito del cielo e 
del mare, se in un subito vien racchetato, non poco 
di grazia aggiugne al tranquillo che ne conseguita, 
così la vita passata di Paolo fa comparire più mae- 
stoso e più bdlo il subito splendore di sua santità 
che in nn tratto in lui s' accese , e tutta espressa 
e compendiata in questo suo cangiamento sì nobile 
ci si dimostra. Laonde qu^ta gran conversione di 
Paolo ella è, come nn segno, posta a tutti i mor- 
tali, acciocché al suo lume camminino per P oscuro 
e faticoso calle di questa vita , ed è una scorta af- 
fida trice e un pegno di sicura speranza , se quanto 
possibil fìa a noi colla grazia del Signore , seguite- 
remo l’onorate vestigia di così gran protettore, com- 
prendendo questo profondamente , che il rivolgerci 
prestamente verso la voce del comune Signore, che 
continuamente c’ispira e ci batte al cuore e ci chia- 
ma, coutieue la maggior parte, anzi il tutto di no- 
stra eterna salute. 


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ORAZIONE IL 




DEL P^ORE 

BARNABA DA CAPRILE 

CAPPUCCINO. 


Grafia Dei lunt id , quod sum. 

I. Cor. XV. 

Vox Domini in virttUe, vox Do- 
mini in magnijicentia , vox 
Domini con/ringenfis cedtvs. 
PSALM. XXVIII. 


.À.ETegaachè U sempre massimo ed ottimo Dio no- 
stro quanto è incomprensibile in sua ragione, ed 
essenza, sia glorioso altrettanto ed ammirabile in 
tutte l’ opere sue ^ egli è non pertanto, umanissimi 
Ascoltatori , egli è sentimento comune tra quanti 
v' ha precettori in sacra dottrina , che tra le indnìte , 
e moltiplici operazioni di lui non ve n’ha forse al- 
cuna, in cui rifulga vie maggiormente, e pompeggi 
la sua divina virtù, ed onnipotraza sovrana, quanto 
nella conversione d’un peccatore. Folgoreggiò, è ve- 
ra), a caratteri d’onnipotenza l’imperio, la sovranità, 


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a6o S. PAOLO 

ed il potere d' un Dio, Creatore,- allorcliè nel prin- 
cipio de’ tempi trasse dai cieco fondo del nulla la 
bella maccliina stupendissima di questo grande uni- 
verso, richiedendosi un potere infinito per vincere 
l’infinita distanza, che passa tra l’essere, ed il non 
essere; potere, come insegna il Dottore angelico, 
proprio solo di Dio , ed incomunicabile a vcrun 
altro fuori di lui. Ma è vero altresì, che il proda- 
cimento di tante , e sì varie , e tutte grandiose , e 
magnifiche opere dulia mano di Dio , quante son 
quelle, che in questo per ogni sua parte raaraviglioso 
mondo divise, e sparte s’ammirano, nuli’ altro costò 
al supremo artefice, fuorché una sola voce, ed un 
solo atto unicissimo di sua volontà. Altra voce però 
ed altro braccio, ed una virtù d’altro robusto fa- 
rattere rendesi necessaria. Uditori, per traiTe dalle 
tenebre dell’errore alla luce della verità, dalla colpa 
all’essere della grazia l’uomo prevaricante. Con- 
ciossiachè nella creazione del mondo non incontrò 
il supremo Autore di tutti gli esseri verun ostacolo, 
o resistenza; laddove per vincere, ed espugnare sen- 
za nulla .offendere la signoria dell’arbitrio, o recare 
il menomo oltraggio alla libertà dell’uomo, quella 
che spesso incontra nell’uomo validissima resistenza, 
nulla meno ricercasi dalia parte di Dio , che uno 
sforzo di onnipotenza, ed un trionfo della grazia 
vittoriosa di Gesù Cristo : onde a ragione canta la 
Chiesa: Deus, qui potentiam Ummparcendo maxime 
et miserando manifestas. Or di questi trionfi bel- 
lissimi della grazia, comunque a dovizia vadan forni- 
te le sacre non meno , che 1’ ecclesiastiche storie , 
parali però, e non a torto , o Signori, che la gra*» 
zia , ed onnipotenza d’ ùn Dio non mai sfoggiasse 


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ORAZIONE II. a6i 

con maggior pompa le sue bellezze , i suoi pregi , 
i suoi tesori , le vittorie , ed i trionfi suoi , quanto 
nella prodigiosa conversione strepitosissima, che qua 
oggi celebriamo delP incomparabile ed iuclito tute* 
lare di questo tempio, del gran maestro, ed apo- 
stolo delle genti S. Paolo. Quella voce, che poco 
lungi dalia città di Damasco scoppiò a guisa di 
tuono orribile sopra Paolo ancor furibondo ^ voce 
che lo gittò a terra per sollevarlo al cielo , che lo 
accecò nel corpo per illuminarlo nell'anima, che lo 
spogliò interamente dell’uomo vecchio per rivestirlo 
del nuovo , che d’ un vaso d’ ignominia , e di confu- 
sione ne fabbricò un vaso di eiezione, e di gloria, 
ah! fu pur essa, direbbe qui con estro profetico il 
verseggiatore dei salmi, fu assai meglio, che quella 
pronunziala da Dio nella creazione del mondo, una 
voce di misericordia, una voce di virtù, una voce 
di magnificenza : V ox Domini in viriate , vox Do- 
mini in magnificentia , vox Domini confringentis 
cedros. Imperciocché se vorremo por mente agli osta- 
coli, che opponevansi ad una tal conversione, o ai 
mezzi che s’adoperarono per effettuarla, ovveramen- 
te al successo, clie indi ne derivò, vedremo a luce 
di pien meriggio, che in questa conversione di Pao- 
lo la grazia onnipotente d’ un Dio fu, ed apparve 
singolarmente gi'atuita, singolarmente efficace, sin- 
golarmente copiosa. Fu singolarmente gratuita rap- 
porto agli ostacoli opponentisi ad una tal conversione: 
ox Domini coiifringentis cedros. Fu singolarmente 
efficace rapporto ai mezzi da lei usati per effettuarla : 
F^ox Domini in viriate. Fu singolarmente copiosa 
rapporto al successo, che ne produsse, amplissimo 
ed universale: Vox Domini in magnificentia { onde 


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262 S. PAOLO 

lo stesso Paolo ebbe poi ad attribuire ad una delle 
più belle opere della grazia di Dio l’ incoazione, il 
progresso, ed il compimento della santificazione susf, 
della sua conversione : Gratia Dei sum id , qued 
swn. 

Eziandio che tutti i beni 0 di mente, o di corpo, 
o di fortuna , che nell' ordine naturale quaggiù a 
noi mortali derivano, a ragione possan chiamarsi 
altrettante grazie, o favori del Signore Dio, da cui 
come da fontale principio ogni cosa ottima , ed ogni 
dono perfetto discende^ niente però di meno il vo> 
cabolo dì grazia , giusta il linguaggio delle scuole , 
ed in teologico senso propriamente conviensi a quei 
doni sovrannaturali ed' eccelsi, a quelle superne 
illustrazioni, ed impulsi, che all'uomo mercè i meriti 
di Gesù Cristo in ordine all' eterna beata vita si 
conferiscono^ tra perchè questi doni alla natura uma- 
na non sono in conto alcuno dovuti , come anche 
nè per via di giustizia, nè per titolo di convenienza 
unqua non possono colle sole forze del suo libero 
arbitrio meritarsi dall'uomo, come parecchie volte, 
ed in tempi diversi contra il monaco Pelagio, ed i 
suoi ingannati segnaci determinò in più concilj, ed 
iu varie congregazioni la cattolica verace Chiesa. 
Ora quantunque gratuita debba dirsi ogni gra- 
zia attuale, ed ogni illuminazione del Santo Spi- 
rito , la quale con arcano non inteso magistero 
il cuor dell' uomo toccando al di sopra di tutte le 
umane terrene cose Io solleva , ed innalza \ allora 
però questa grazia sarà senza meno vie maggiormente 
gratuita, quando a coloro concedasi, che lunge dal 
poter vantare alcun merito per ottenerla , ham- 
no anzi seco positivo personale demerito per non 


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ORAZIONE U. a63 

riceverla , 'attesi gli ostacoli, cd impedimenti, che aUa 
preveniente ed eccitante divina grazia volontaria- 
mente interpongono. Che se ciò più o meno inter- 
viene nella giustificazione d' ogni uomo peccatore 
ed adulto ^ certa cosa è , che nella conversione di 
Saulo fu, ed apparve pincchè in altri la grazia sin- 
golarmente gratuita , sol tanto che per brieve ora 
ponderare si vogliano i grandi ostacoli opponentisi 
ad una tal conversione: f'^ox Domìni conjringentis 
cedroy. 

Ma quali mai erano, o grande Iddio, quegli osta- 
coli, che per parte di Paolo ripugnavano cotanto 
alle vostre misericordie ? Un intelletto, che ingan- 
Dossi , ed una volontà contumace. Per parte deir in- 
telletto era in lui derivata col sangue , ed accre- 
sciuta cogli anni ima certa presunzione, ed alterezza 
di spirito , che inducevalo a credere , ed a sostener 
per verace la già morta, se non per anche mortifera 
antica legge Mosaica : per parte della volontà erasi 
radicato in lui un forte impegno, ed un astio cru- 
dele nel perseguitar come vana , superstiziosa ed inu- 
tile la nuova legge Evangelica. 

Ed in quanto all’error dell’ intelletto, quali pruo- 
ve , ed argomenti in apparenza applausibili , non 
avea 1’ ancor giovane Paolo , onde impegnarsi a fa- 
voreggiare la religione , in cui nacque ? Addottri- 
nato egli sin da fimciuUo non solo nella storia dei 
Greci, e nella mitologia de' Gentili, ma molto più 
nelle scienze e più veraci, e più sode dell’Ebraismo 
da Gamalielo , uomo e per profondità di dottrina , 
e per integrità di costumi , e per zelo di religione 
«nomatissimo in tutto Isdraelle*, fece egli ben presto 
« per la vivacità del suo spirito , e per la sodezza 


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a64 S. PAOLO 

del suo giudizio, fece in questa scuola, ed accade- 
mia tai rapidi maravigliosi progressi, che sorpassò 
in coguizioue i suoi coetanei , i coudiscepoli suoi. 
Con diurna, e notturna mano volgeva egli, e rivol- 
geva, c da capo a fondo versava i libri tutti e le- 
gali , e storici , e sapienziali , e profetici del divin 
testamento: ed in que’ libri oh! quali e quante s’af- 
facciano alia fervida di lui fantasia grandiose idee, 
che nell’ errore , ed ignoranza natia più sodamente 
il raffermano. In quelle carte, in quei libri vede egli 
una religione antica al par del mondo nella sua 
origine , santa immacolata ne’ precetti suoi , miste- 
riosa, e veneranda ne’ Sacramenti : vede un Sacer- 
dozio, i cui incensi salirono tante Gate in odore di 
soavità al cospetto dell’Altissimo, su’ cui altari sce- 
sero tante volte le Gamme a consumare le vittime, 
il cui tempio riempiuto sovente dalla maestà del 
Signore gareggiava nella bellezza, e nella gloria quasi 
non dissi col paradiso: vede i divini annali, le ge- 
nealogie, ed i fasti della Sinagoga, ed in essi scuo- 
pre un buon numero di patriarchi, nelle cui religiose 
tende albergarono in qualità di ospiti gli Angioli ^ 
di profeti , che da fatidico celeste raggio allumati 
predissex’o le più lontane vicende dell’ avvenire ^ di 
capitani, sotto le cui vittoriose bandiere militarono 
gli elementi , c le stelle ; di regi , sul cui inclito 
scettro la pietà e la clemenza, la giustizia e la pa- 
ce con bell’ intreccio Gorirono. Imbevuto egli per- 
tanto Gn dalle fasce in una religione sostenuta dal 
peso di tanti prodigj , dal consenso di tanti secoli , 
dalla copia di tante beneGccnze dal del versate so- 
pra coloro , che la professarono ^ quanti , voi lo mi 
dite, saggi Ascoltanti, quanti stimoli, ed argomenti 


ORAZIONE IL 265 

non erano le sì fatte cose per un’ anima naturalmente 
grande come quella di Saulo per confermarsi alta- 
mente nella religione de’ suoi padri? Quanti pretesti 
apparentemente laudevoli per incnidelire a tutta 
possa contro la sorgente in allora Evangelica legge^ 
legge , che le osservanze annullava , i sagriGzj , le 
cerimonie, ed i riti della tanto da lui riverita legge 
Mosaica ? Così appunto fu , miei Signori. Essendo 
Sanlo quanto sottile, ed acre d’ingegno, altrettanto 
focoso di sangue, altei’O di genio, risoluto di cuore; 
quinci ne fu , che da questa erronea persuasion d’ in- 
telletto nacque subito in lui un forte, impegno di 
volontà, ed un feroce astio crudele, che lo muove, 
lo agita, ed insuperabilmente io spinge ad annientare, 
se possibil fosse , nel mondo la memoria , non che 
i seguaci d’ un uomo da lui riputato come il mag- 
gior nemico della sua religione. 

Ma e qui donde mai potrò io le tinte desumere, 
ed i colori, onde agli occhi vostri vivamente dipin- 
gere il disertameuto , e le stragi sanguinosissime , 
che alla novella cristiana Chiesa di dì in di vie più 
sempre apportava questo fierissimo dichiarato nemico 
del Redentore? Siami qui permesso. Uditori, di va- 
lermi della fantasia d’un Profeta. Questi ci descrive 
ne’ Salmi inferocito truculento cinghiale , il qual , 
forata la siepe, ed entrato in una culta vigna, tutte 
a se richiama l’ire, e le forze, ed arricciando per 
rabbia il setoloso dorso, livide sanguigne bave dal- 
l’orrido grifo, i e dalle fauci spumando, qua spoglia 
le feconde viti dei dolci loro purpurei grappoli , là 
scompiglia, disordina, svelle, ed atterra le frulli- 
fere piante, e i verdi allori; entra poscia in un 
campo ondeggiante di bionda messe , e le mature 
t’unig. de'Smti Voi. 11. la 


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266 S. PAOLO 

dorate spighe coll' immoado piede, e col dente cal- 
pesta , rode , ed estermina ^ passa quindi al vicino 
erboso prato, ove afferra col morso, strazia ed uc* 
cide , o per lo meno insanguina le semplici peco- 
relle , e i bianchi agnelli ; e battendo colle robuste 
zampe la polvere, ed il terreno, e col fiero grugno 
altamente stridendo mesce , volve , e solleva col vi- 
goroso fiato in minuti nembi le arene, e mette già 
in timore , ed in fuga della vigna i custodi , che 
pallidi , sbigottiti , ed inermi o non sanno ancora , 
o non possono contrapporsi alle furie, e fiaccare 
l’ orgoglio di quella implacabile belva feroce : Ex- 
terminavit eam aper de sjlva, et singularis Jèrus 
depastus est eam ( Ps. *79. i 4 ')' 

Vigna, eletta vigna dai sudori piantata, ed inaf- 
fiata col sangue dell’ uomo-Dio era pur di que’ tempi 
la nascente cristiana Chiesa: vigna, che cominciava 
a gittare qua e là bei germogli , ed a spandere , e 
dilatare qual terebinto i suoi rami. All’ ombra di 
questa vigna la picciola avventurosa greggia di Gesù 
Cristo pasceva l’ erbe odorose , e i dolci frutti gu- 
stava, ed attingeva Tacque salubri d’una non più 
legale , ed estrinseca , ma tutta nuova , ed interna 
spirituale giustizia. Paolo T emulatore zelante delle 
patrie leggi, ed il più gran difensore, che, fosse al- 
lora , delle tradizioni giudaiche , ben se ne avvede. 
Vede sotto gli occhi suoi crescere ogni ^ più , di- 
latarsi, e fiorire la vigna del Cristianesimo pel gran 
numero degli Ebrei, che lo abbracciano^ ed in ciò 
veggendo ambe le labbra per furor si morde, ed 
indegno si reputa di trarre sua discendenza dalla' 
chiara stirpe d’ Abramo , indegno di portare il no- 
me, ed il carattere di Fariseo, qualor non giunga 


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ORAZIONE II. 267 

a capo di svellere dalle radici , ed aflbgar nella 
culla questa da lui creduta sacrilega perniciosissima 
setta. Nè puntò indugia, o Signori. Non aspetta già 
d' essere deputato a un tal uopo dal pontefice , o 
da' sacerdoti , o da’ satrapi , ed anziani del popolo : 
egli è il desso, che baldo ed impaziente sen corre a 
chiedere la commissione. Veduto l’ avreste in allora, 
qual lupo rapace , o come orsa arrabbiala , che dal 
vedovo covile vegga rapiti i parti suoi, entrare ar* 
mata mano nelle cas^ de’ discepoli dei Signore, trar* 
ne a forza e uomini e donne, caricarli di catene, 
metterli in prigione , sollecitarne i processi , procu* 
rar la lor morte, o per lo meno farli battere aspra* 
mente con verghe, onde obbligarU, per quamto può, 
a bestemmiare il nome, a rinegare la fede del Sai* 
valore. Che più ? Egli è il desso, ch’ebbe già il 
cuore, anzi la compiacenza di star presente, ed ac* 
consentire alla morte del santo diacono Stefano : 
egli, che custodi le vestimenta, ed aizzò le forze a 
coloro , che lo lapidavano , per ucciderlo , direbbe 
Agostino, colle mani di tutti, fino allo stolto ar- 
gomentarsi di aver con ciò religione ,ed ossequio 
prestato a Dio. Tauto può un falso zelo , quando 
ad una cieca , ed insana persiiasion d’ intelletto uni* 
scasi la ferocia del cuore , ed una volontà contu- 
mace. Alla violenza d’un tanto persecutore impauriti 
i novelli credenti prendon la fuga , escono di Pa- 
lestina , si dispergono in altre provincie. La Feni- 
cia, Cipro, Antiochia, il Ponto, la Galazia, Ja 
Cappadocia, l’Asia, la Bittinia, la Siria s’empiono 
in breve di questi timidi cristia^ , che dall’ apostolo 
Pietro in una sua epistola fedeli appunto della disper- 
sione s’appellano: ExtetTiunavit eam apev de sylvUj 
et singularis fenis depastus est eam. 


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a68 S. PAOLO 

Ma forse che una tal fuga al coperto li mette , 
ed in sicuro dal furore di Paolo ? Eh ! che il san- 
gue di Stefano, anzi che ammorzare in lui del cri- 
stiano sangue la sete, vie maggiormente P accrebbe. 
Eccolo però caldo ed estuante di sdegno presentar- 
si nel pubblico Sinedrio, dove tutta sta ragunata 
r autorità , ed il potere giudaico : eccolo chiedere 
arditamente la facoltà di recarsi in Damasco, onde 
metter in ferri quanti colà si trovassero fedeli, uo- 
mini e donne : eccolo già . munito delle commisso- 
riali lettere , ed accompagnato da una squadriglia 
di' gente armata , tutto pieno del funesto piacere , 
che già si prende della prossima strage de’ Cristiani , 
col petto gonfio di veleno, cogli occhi vibranti fiam- 
me , eccolo infuriare , correre , approssimarsi alle 
porte di quella metropoli ; ed eccolo . . . 

Dio terribile ed immortale! Ma non è egli que- 
sti quel Paolo , che nell’ eterna immutabil serie de’ 
giudizj vostri eleggeste voi, e predestinaste per uno 
de’ primi e più raggianti luminari della vostra san- 
tissima novella Chiesa, per lo più intrepido ban- 
ditore, ed interprete fedele del vostro sacrosanto 
Evangelio, per una delle più ferme colonne fonda- 
mentali della monarchia visibile di Gesù Cristo ì 
Come dunque infierisce ora cotanto contro il re- 
gno deU’uomo Dio? Sarà mai questa la volta, che' 
l’umana perfidia giunga a sconvolgere, ed a guastar 
l’ ordine de’ vostri infalObili decreti ? Ahi troppo er- 
rato, che io sono, e dell’ impeneti'abile’ economia' 
della grazia ignaro affatto , ed inesperto ! Dalla più 
alta parte dei cieli con serena ed imperturbata 
fronte osservava i pensamenti ridevoli, ed i crudeli 
attentati di questo barbaro persecutore il sommo 


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ORAZIONE n. 269 

Dio. Ma che ? Con provvido sapientissimo consiglio 
piacque a lui di permettere, che l'intelletto di Paolo 
s' annebbiasse tra folte tenebre , lasciò , che s' inda* 
rasse nella perCdia la di lui volontà , acciocché a 
fronte di tanti ostacoli , che demeritavano la gra- 
eia , si desse in lui a divedere la grazia vie mag* 
gìormente gratuita , ed egli conoscesse a pruova , 
ed insegnasse poi anche al mondo lutto, che non 
ha l'uomo ragione alcuna di gloriarsi in se stesso, 
ma solo in Dio. Chi di fatto non attribuirà ad un 
puro tratto gratuito ed amoroso della divina mise* 
ricordia la conversione d'un tal uomo in tali cir- 
costanze 7 Quali disposizioni si discovrivano in lui 
per ottenere tal grazia? quali congruenze? Usò egli 
per avventura dal canto suo qualche attenzione , 
qualche studio, qualche fatica, o porse a Dio una 
sola preghiera, o per lo meno videsi mai spuntare 
in lui alcuna velleità , un desiderio , un pensiero ? 
Niente, nientissimo di tutto ciò. Come dunque non 
riconosceremo in lui una elezione totalmente gra- 
tuita? in lui dico, che lungi dall’ aver alcun merito 
per essere eletto, bestemmiava attualmente il nome 
di Gesù Cristo^ in lui, che attualmente anelava al- 
l' esterminio della cristiana Chiesa , che nata da pochi 
giorni tuttavia in culla vagiva? Ma allora appunto, 
che Saulo nel bollore trovavasi delle sue collere, 
nel colmo delle sue furie, nell'attualità del peccare, 
in media ùifanùa , direbbe il Crisostomo ^ appunto 
allora fu , che la dolcissima divina misericordia lo 
attese al varco , lo «olpì , lo atterrò , lo sconGsse , 
lo vinse , lo convertì. Quando appunto n' era più 
indegno, più immeritevole, allora fu, che dall'alto 
nello spirito di lui infusa venne la grazia , ed una 


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s. PAOLO 

tal grazia per cui , come osserva l’ elocpientìssimo 
padre greco Giovaonl Crisostomo , non solamente 
cessa d’ essere lupo per divenire agnello , ma tutto 
ad un tratto diventa pastore, pastore tale che nulla 
temendo i disagi, le fatiche, i pericoli, va, corre, 
anzi vola e per monti, e per dirupi, e per piani in 
traccia delle già disperse ed intimorite pecorelle di 
Cristo per ucciderle , e malmenarle non già , ma 
per farne al collo suo cara ed amorosa catena. 

O metamorfosi veramente ammirabile, che mise 
a festa ed in tripudio il paradiso , che colmò di 
sicurezza e di giubilo i poc’ anzi impauriti dlsce* 
poli del Signore , che riempiè di stizza e dispetto 
1’ Ebraismo , di dolore e confusione l’ inferno ! O 
la grand’ opera , che è mai codesta della mano , o 
piuttosto del cuore, anzi della gratuita misericordia 
di Dio, che ben sa, e può, quando vuole, cavar dal 
fango le stelle, tramutare i tronchi, e le pietre in 
figliuoli di Abramo, e trac balsamo, ed oglio di 
compunzione, di santità, di giustizia dalle selci piu 
dime ! Chi però mi sa dire quale stato sia il modo 
di un cambiamento strano , d’ una trasformazione 
subitanea cotanto ed improvvisa? Quali mal furono 
le inusitate armi poderosissime , che mise in opera 
1’ onnipotenza , onde riportare di Saulo un trionfo 
SI illustre ? Oh qui sì , che farebbemi di mestieri 
la profonda dottrina, la celestiale facondia, l’estro, 
il fuoco , lo spirito dello stesso Paolo , onde por 
su in pieno giorno , e teatro la virtù , 1’ efficacia , 
il valore della grazia potèntisfima di Gesù Cristo , 
la quale, se fin ad ora fu, ed apparve singolarmente 
gratuita rapporto agli ostacoli opponentisi ad una 
tal conversione: Vox Domini corifringentis cedrosf 


ORAZIONE II. 271 

la vedremo or ora singolarmente efficace ne' mezzi 
da lei usati per efTettnarla: Vox Domini in virtute. 

Le conversioni di quanti furono, o sono , o sien 
per essere dal principio de' tempi sino alla consu» 
m azione dei secoli peccatori nel mondo, comunque 
sieno pur esse alU'ettanti bellissimi lavori, ed opere 
maravigliose della grazia ed onnipotenza d’ un Dio ^ 
non fìa però, che in tutti, ed in ciascheduno operi 
ad un grado, ed egualmente la grazia. Sa ben essa 
giusta le circostanze diverse, éd il bisogno diversi* 
ficare, come le piace, i suoi doni. Quando attacca 
i peccatori in segreto, quando li combatte con pom* 
pa. Ora a Dio li tragge, ed inchina con tale alletta* 
mento dolcissimo , che come l' agna siegue volonterosa 
quel verdeggiante ramo, che in atto di accarezzarla 
le dimostra il pastore^ così eglino senza conoscere, 
dirò cosi, d' esser mossi, corrono dietro alla soave 
dilettevole fragranza de’ suoi preziosi odoriferi un- 
guenti \ ed ora v' impiega mezzi così possenti , ed 
agisce ne' cuori umani con tal imperio, ed energia, 
che invincibilmente ne ottiene il loro assentimento, 
ed impegna senza usar viplenza la loro libertà. Le 
prime grazie possono rassomigliarsi alle placide acque 
di Siloe , che dall' ombra coperte di verdi salici , e 
di fronzuti abeti fra erba ed erba , tra masso e 
masso discorrono quietamente in silenzio : l' altre 
equiparare si possono col Salmista a certi straripa- ' 
voli torrenti, che per lo disfacimento delle nevi, cui 
austro percuote , dal ciglione d’ alta scoscesa balza 
in fondo a cupa valle precipitevolmente cadendo , 
intronan l’ orecchio , e stordiscono col lor fragore 
il capo al ruvido montanaro , che là si porta col 
suo vincastro ad abbeverare il gregge. Or non fu 


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2^2 S. PAOLO 

già , die della dolcezza delle prime grazie si valse 
Dio nella conversione di Saulo. Non comparve a 
lui . come ad Elia tra le agitazioni gradevoli d’ un 
dolce zefiro : In sibilo nume tennis { 3 . Reg. 19. i a. ) • 
ma v’impiegò la commozione, il vento, ed il turbine, 
ed attaccollo con tutta la forza delle sue grazie : 
f^ox Domini in virtute. Ma qual forza , qual grazia 
fu mai codesta , Uditori ? 

Luce, chiarissima luce, che in vividi copiosi lumi 
giù dal cielo scorrendo tutta scuopre , ed indora 
de’ suoi fulgori la via che mette capo a Damasco^ 
voce inaudita, sonora voce, che in varie oscillazioni 
dalla più alta scoppiando region dell’ aria vien giù 
a rimbombar quasi tuono sopra la terra; questi cre- 
derà taluno essere stati i due mezzi eflBcacissimi , 
che mise in opera 1’ onnipotenza per abbagliare la 
vista, assorbire i sensi, ferir l’orecchio, ammansar 
la fierezza , ammollire il tumido petto di Saulo per- 
secutore. Eppure a mio divisamento non è già que- 
sto il più, ed il meglio, che nella storia di questo 
dì, come in ampio luminoso teatro, ci rappresenta 
la fede. Altre armi più elette, ed altre macchine 
più poderose s’ adoprarono nel grand’ uopo , o Si- 
gnori. La comparsa sì, la magnifica inusitata comparsa 
dell’uomo Dio, che dal sommo dei cieli scende oggi 
in sua propria persona , ed apparisce a Saulo con 
tutto lo sfoggio della sua maestà ; nè di ciò pago 
e contento affrontasi, dirò così, corpo a corpo in 
singoiar tenzone con esso lui per abbatterlo , per 
convincerlo , per conquistarlo ; oh questo si è quel 
grand’ atto , in cui la virtù trionfale della divina 
grazia assai meglio , che raggio di sole in vetro j 
chiaramente risplende. 


ORAZIONE II. 273 

Piacciavi però di secoudarmi coll' attenzione vo- 
stra , che scorgerete assai chiaro quanto io vi porgo , 
Uditori. Quel grande Dio, che in questa macchina 
mondiale con sempre saggia ed ordinatissima eco- 
nomia dall'imo al sommo le cose tutte regge, e 
governa , qualor trattasi o di promulgare a' popoli 
le sue leggi, o di trarre dal fondo dei lor disordini 
l'anime traviate, o d’operare fuori di se alcun’ al- 
tra rosa qualunque siasi, insegnano i padri, ed i 
maestri in divinità, che non ha d’ordinario in co- 
stume eseguire da se immediatamente le accennate, 
od altre somiglievoli provvidenze^ ma sibbene o per 
ministero d’ angioli , che sono i suoi messaggi , le 
sue milizie, 0 per via de' profeti , che sono i suoi 
ministri, i.suoi servi. Non così nel caso nostro, o 
Signori. Quando trattasi di cambiar Sanlo di per- 
secutore in apostolo , rotte quelle leggi , che pur 
secondo il corso ordinario di provvidenza ferme si 
vogliono ed inalterabili, non si serve già Iddio del 
ministero degli angioli, e de’ profeti, ma senza stac- 
carsi dal fianco dell’ eterno suo Genitore vien egli 
stesso in un modo mirabile, ed accorre colla gloriosa 
sua impassibile corporale presenza il Verbo di Dio. 
Per una spaccatura di cielo io veggo già, o parmi 
di vedere pur ora scendere in ver la terra un nem- 
bo di fulgida immensa luce, che quasi oscura coi 
suoi chiarori la faccia al gran pianeta del giorno: 
ed in mezzo a questa luce veggo pur anche dlscen- 
<lere, ed appresentarsi a Saulo col proprio verissimo 
ammanto della sua umanità glorificata I’ unigenito 
Figliuol di Dio r Dio- egli stesso egual al padre , fir 
gura della sua sostanza, e splendore della sua glo^ 
ria. Sogno io forse, 0 pur con poetiche fanla'ie 
Paneg. dt'Sand Voi. II. i.a» 


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aj/4 S. PAOLO 

adombro il vero? Certamente che no. Siami testi- 
monio lo stesso Paolo, il qual ebbe poi a contestare 
in Verità di aver veduto cogli occhi suoi Gesù Cri-' 
sto, testimonio il suo condiscepolo Barnaba, il qual 
conducendo agli apostoli il novel convertito narrò 
loro , com' ei nella via di Damasco avea veduto il 
Signore. Ad una tal vista impertanto, ad una tale 
comparsa chi è tra voi, che non resti dolcemente 
commosso, o miei Dilettissimi? Chi è, che non com- 
prenda appieno in questa conversione la parzialità, 
la premura, lo sforzo dell' onnipotenza d'un Dio? 
Che potea far di più il divino Unigenito per sal- 
varlo? qual mezzo potea porre in opera o più ener- 
gico , o più pomposo ? Che il Verbo eterno dopo 
di avere in varie forme, ed in molti modi parlato 
a’ padri antichi per bocca de' suoi profeti , sia poi 
egli dal ciel disceso ad ammaestrarci in persona , ed 
a salvare cogli esempli suoi, colle sue parole la pe- 
corella perduta dell’ uman genere, ah! si trattava, 
voi ben lo vedete, della salvezza appunto di tutto 
il genere umano. Ma che dopo aver corso a passi 
di gigante il suo arringo, terminata la sua missione, 
consumata la grand'opra, per cui fu mandato, in- 
terrompa , dirò così , il suo eterno riposo , che ri- 
torni in terra con tutto lo sfarzo di Redentore, che 
faccia per un uomo solo, per solo Saulo lo che 
fece per tutti, oh! questo si è un ti’atto di straor- 
dinaria particolarissima provvidenza, che come ha 
in se dell'ammirabile, del portentoso, così a fior 
di pruove dimostraci qual fosse nella santificazione 
di Saulo il forte impegno della divina grazia , ed 
i mezzi efficacissimi da lei usati per effettuarla ; 
Kox Domini in vinate. 


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ORAZIONE n. a^S 

Qui però non finisce il maraviglioso, ed il bello 
della gran scena, o Signori. Non contento il Figlio 
di Dio di comparire a Santo in persona, sen viene 
a singoiar certame con questo suo possente avver- 
sario; colla forza del braccio suo Io gitta rovescio- 
ne a terra-, nè dalla gran lotta desiste, sino a che 
abbattuto noi regga ed umiliato ai suoi piedi. Ed 
oh ! quanto fu vigoroso un tale combattimento , 
sciama qui il pio ed eruditissimo Allapide , quanto 
possente una tal vocazione , quanto elBcace la gra- 
zia : Quam valida Jìdt haec Christi cum Paulo con- 
tentio, quam potbns vocatio j efficax grada. Vedia- 
molo, se pur vi piace. Uditori. Saulo, Saulo (cosi 
a lui parla il Redentore glorioso in lingua ebraica) 
perchè mai perseguiti la 'mia Chiesa, il mistico corpo 
mio, i miei discepoli, che a me son cari egualmente, 
che la mia vita? Dal tuono di questa voce atterri- 
to, ed accecato negli occhi da quella luce vivissima, 
che lo circonda , cade a terra l’ implacabil nemico 
del nome cristiano. Non però nella caduta si per- 
de, non si avvilisce nel suo accecamento; ma parte 
ancora serbando di quell’ antico coraggio , che di 
nulla temea , arditamente domanda chi fosse que- 
gli, di cui udiva la voce. Io son Gesù , ripigliò 
in tuono autorevole il divin Nazareno ; io il vero 
verissimo Dio de’ tuoi padri , il desiderato da tutte 
le genti , l’ aspettato da tutti i secoli , il promesso 
Re , ed il Salvator d’ Israello non meno , che del 
mondo tutto. Io , io son il desso , per la cui ve- 
nuta si sparsero tanti voti , il cui arrivo fu pre- 
corso da tante figure , la cui sorte vaticinarono 
con tanti segni i profeti. Per me , ed in me s’ è 
compiuta la legge , disciolta la Sinagoga , abolite 


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2^6 S. PAOLO 

le vittime , cancellato il chirografo del peccato , ■ 
conchiuso il grande accordo , ed avverata la re- 
denzione del mondo. Ma tu sordo alle esortazioni, 
ai consigli, alle preghiere di Stefano: ma tu infles- 
sibile alle virtù , alle dottrine , ai miracoli de’ miei 
apostoli: ma tu duro ostinato al rimordimenti non 
meno della sinderesi, che ai movimenti, ed impulsi 
della mia grazia, non vuoi riconoscermi qual io mi 
sono , eh ? Ripugna pure a tuo talento , sdegnati , 
infuria , insuperbisci ^ non potrai già questa volta 
ricalcitrare centra lo sprone. Tacque*, ed allora fu, 
o miei Dilettissimi , che l’ umanato Verbo Cristo 
Gesù trasse fuor dai tesori dell’ onnipotenza , e vi- 
brò nel cuore di Saulo già prostrato una di quel- 
l’armi invincibili, una di quelle specialissime grazie 
trionfatrici , che unqua mai non ributtasi da verun 
cuore quantunque duro ed alpestre , perchè a ciò 
appunto da Dio si dona tal grazia , perchè tolgasi 
dall’ uman cuore la durezza. Tal fu di Saulo. Da 
quest’arme ferito, da questa grazia illustrato, quel 
Saulo pria si feroce ed altiero si dà per vinto, 
s’arrende al suo divino amantissimo conquistatore, 
tal che stenebrata la mente da quelle caligini di 
pregiudizi , ed errori, che la ingombravano, purifi- 
cato il cuore da quel falso zelo , che inflammavalo 
di livore , e di rabbia contro i Cristiani , umile , 
fervoroso, contrito prorompe in quelle non mai ab- 
bastanza lodate parole, che formano in compendio 
il carattere di sua conversione, ed il massiccio con- 
tengono di tutta la santità: Signore, cosa volete ch’io 
faccia l Eccomi nelle vostre mani , mio Salvatore , 
mio Dio, fate di me quanto vi aggrada, poiché nul- 
r altro desidero, che d’ esser vostro. Nel proferimento 


ORAZIONE U. 277 

tuonò a sinistra il cielo , ed in liete festevoli voci 
ecchcggiando la terra , parve che 1’ aure , i monti , 
e le campagne gridassero : V ox Domini in viriate. 
O la gloriosa memoranda sconfitta! O il bel trion- 
fo , e la illustre vittoria ! Sconfitta , trionfo , vitto- 
ria, in coi la virtù della divina'grazia singolarmente 
risplende: Ut autem, chiude pur bene, ed epiloga 
questo punto il sempre grande Agostino , ut autem 
de coelo voenretur, et tam magna , et efficacissima 
vocatione converteretur^ gratin Dei eroi sola ( D. Au- 
gust. de grat. et lib. arb. cap. i6.)> Quella grazia, 
io dico , che non solo apparve gratuita rapporto agli 
ostacoli opponentisi ad una tal conversione : U ox 
Domini conjringentis cedivsf nè sol dimostrossi eflB- 
cace ne’ mezzi da lei usati per aflettuarla: Uox Do^ 
mini in vietate; ma dimostrossi in oltre, ed appai’ve 
singolarmente copiosa rapporto al successo, che ne 
produsse, successo amplissimo ed universale, come 
mi rimane a dimostrare: Uox Domini in mognifi- 
centia. 

Non io, se ferrea voce, e lingue cento avessi, po- 
trei esprimere a sufficienza quanto strabocchevole 
fosse , e ridondante la grazia in que’ felici avven- 
turosi momenti a Saulo impartita. Dirò solo in una 
parola, che il nostro Saulo nelle prime mosse fin 
anche di sua novella carriera , fu un gran santo , 
un gran dottore, un gran martire, un grande apo- 
stolo^ mercecchè, come insegna fondatamente l’an- 
gelico , in questa sua conversione , la qual fu dello 
intutto miracolosa privilegiata singolarissima , tutte 
a lui furono unitamente alia grazia comunicate nella 
lor perfezione , ed in un grado eminente ed eroico 
le più sublimi ed egregie virtù. Si , riveritissimi 


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278 S. PAOLO 

miei, allora ()i, che tutti iu seno a lui versati fu« 
rono i tesori della divina sapienza, tutti rivelati gli 
arcani dell' eterno consiglio , tutti conferiti i doni 
dell’ increato amore ^ allora che l' umanato Dio a 
lui Impressé la sua viva immagine , Infuse la sua 
virtù, imprestò il suo spirito ad Insegnare, ad eru- 
dire , ad illuminare il mondo : allora fu , in corto 
dire, che la grand'anima di lui restò di tanta luce, 
di tanto ardore, di tanta grazia ripiena, di quanta 
ne andarono nel di famoso della Pentecoste colmi 
a dovizia, ed esuberanti gli apostoli. O profusioni, o 
splendidezze, o magniBcenze d’un Dio, il quale sin 
da quel punto compiacquesi d'ingi'andire cotanto il 
nostro novello apostolo ! V ox Domini in magnifi- 
centia. 

La grazia dunque, che negli altri Santi ha la sua 
infanzia, ed a guisa della evangelica semente dimora 
lungo tempo nascosa nelle viscere della terra , indi 
a poco a poco sorge, s'innalza, si estende; veggo, 
che in lui è una pianta di già cresciuta , la veggo 
in lui già divenuta un grande arbore, simile a quello 
veduto da Nabucco ne' misteriosi suoi sogni : arbore 
di robusto tronco, che giunge colla sua cima a pog- 
giare per fino al cielo, ed estende l’ombi'a onorata 
de' rami suoi a ricoprire la terra: Magna arbor, et 
fortis y proceritas ejus contingens coelunty aspectus 
illius crai usque ad terminos uìiiversae terrae (Da- 
niel. 4- )• 

Di qual robustezza in fatti non fu dalla grazia « 
investito il nostro Saulo nell'istante primiero di sua 
conversione? Vede pur egli in mezzo alla misteriosa^ 
cecità della sua fronte, vede come delineati in carta 
geografica i patimenti, le fatiche, i disagi, che dovrà 


ORAZIONE II. 279 

sostenere nell' annunziar il Vangelo^ le convulsioni, 
le pressure , i dolori , che soffrirà nel partorire a 
Gesù Cristo tanti figliuoli ^ le ostilità , le contrad- 
dizioni, i pericoli che incontrerà nel disputare co- 
gli Ebrei , co’ gentili , co’ politici , co’ tiranni. Non 
però si torce il grand’ uomo , non si rannuvola in 
viso , non si ritira ^ ma a tutto di buon grado si 
espone con quelle auree parole, parole degne da ' 
ii^cidcrsi con minio in cedro : Domine^ quid me vis 
Jacere? Eccomi, o Signore, qual creta rude ed in- 
forme ifelle vostre mani, datemi pur quella forma, 
che più vi piace. Si scatenino pure coutro di me 
le creature, si scateni l’inferno, io nulla temo. La 
tribolazione ^ 1’ angustia , la fame , la nudità , la 
persecuzione , il coltello non potrà mai separarmi 
dal vostro amore : ma adempierò il mio ministero 
in molta pazienza ; ma ogni cosa potrò in quella 
grazia , che mi conforta \ nè i venti , e i turbini 
delle più fiere tempeste potranno smuovere un punto 
la mia fortezza : Moffia arbor, et Jbrtis. 

Ma donde in voi, o gran Santo, tanta robustezza, 
tanto coraggio ? Ah ! non altronde per certo , Si- 
gnori miei , che dalla sua elevazione in Dio , dal 
conoscimento de’divini mister], dal suo grande amore 
ed attaccamento a Gesù Cristo : Proceritas ejus con- 
tingens coelum. Chi è pieno del cielo poco, o nulla 
paventa le cose triste ed avverse di questa terra. 

Chi è pieno di Dio niente teme le creature. Che 
potea dunque temere quaggiù in terra un uomo , 
la di cui conversazione è sempre ne’ cieli ? un uomo, 
la di cui vita, era in Gesù Cristo per modo, che 
riputava lucro il morire per lui, per sempre ed in- 
teramente vivere in lui ? un uomo , che potè dire 


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28 o S. paolo 

di se stesso: Vivo io, non più io, ma vive in me 
Gesù Cristo? un uomo alla perGne, che bramava, 
ed ardentemente il bramava , d’ essere da’ legami 
del corpo frale disciolto per trovarsi con Cristo? 

Oh! si, che da questa intima unione con Dio 
da questo amor suo verso Gesù Cristo derivò anche 
in lui, qual dalla stella il raggio,© come il rio 
dalla fonte, un amore, ed uno zelo ardentissimo di 
promulgare per ogni lido, «1 in tutti i climi ancor 
più selvaggi della terra la grazia, il regno, la gloria 
deir Uomo-Dio; Aspectus illius erat usque ad ternn~ 
nos terrae. Zelo amplissimo universale perenne, che 
non restringerà le sue vampe tra i confini d’un 
solo regno, di una provincia sola; ma riconoscen- 
dosi debitore al prepuzio, non che alla circoncisione, 
scorrerà la Palestina, la Siria, la Grecia, passerà 
nell’Illirico, s’inoltrerà nell’ Italia, penetrerà nelle 
Spagne, fondando chiese, ordinando vescovi, con- 
fermando fedeli , convertendo gentili , illuminando 
tutti : nè contento il grande apostolo di giovar colla 
viva voce a’ soli popoli viventi, penserà ad instrulre 
tutte eziandio le generazioni venture colle divine 
non mai abbastanza ammirate sue lettere. Egli è 
un vaso di elezione da Dio trascelto Gno dall’eter- 
nità per portare il nome suo ai popoli, ed ai re 
della terra. Non andrà dunque guari , che lo vedrete 
recarsi in Atene, ed ivi confondere la sapienza del- 
l’Areopago; portarsi a Roma, ed ivi piantare la 
croce in Campidoglio: penetrar nella corte stessa 
di Nerone, ed ivi predicare le verità del Vangelo; 
nè saravvi alcun angolo in tutta la terra , dove o 
la voce non giunga, o la dottrina di Paolo: ^as 
dectionis est mihi iste, ut portet nomen meum coram 


ORAZIONE II. a 8 r 

gentiiuSj et regibus: aspectus ilUus erat usque ad ter- 
minos ten'oe (Act. 9 . i5.). 

Grandi sono , io ben m’ avveggo , sorprendenti , 
maravigliose , incomparabili le per noi alla rinfusa 
narrate cose, Uditori^ ma pur tutte queste, ed al- 
tre moltissime, che qui m’è forza d’intralasciare, 
furono conseguenze, ed effetti di quella grazia pri- 
ma, che Saulo nella prima sua vocazione in larga 
copia sorti. Io ben so , che a questa grazia diede 
poi egli colla cooperazione sua accrescimenti conti- 
nui^ cosicché in lui non fu giammai vacua ed ino- 
perosa la grazia, ma questi medesimi accrescimenti 
ebbero la precipua originaria lor forza da quel col- 
mo di lumi e di virtù, di prerogative e di grazie, 
che a ribocco inondarono la mente, ed il cuore di 
Saulo nel punto di sua conversione colà in sulla 
via di Damasco, come a un di pi'esso que’ circoli 
inegnalmente eguali, che dal colpo di un sasso in 
una qualche lacuna l’ un dopo l’ altro successiva- 
mente si formano, e sino alle rive ampiamente si 
estendono, riconoscono la loro esistenza, l’ingran- 
dimento loro da quella pietra , che in mezzo alle 
acque da principio piombò. Le quali cose essendo 
così , non pare a voi aver io tutta la ragione di 
affermare , che la divina grazia fu in questa con- 
versione singolarmente copiosa j ridondante, magni- 
fica: F'ox Domini in magnificentia? Certamente che 
il nostro impareggiabile apostolo, di cui oggi con 
divoto festeggiamento si onorano le preziose memo- 
rie , ebbe anch’ egli a riconoscere dalla grazia di 
Dio tutto il grande, il pomposo, l’eroico della sua 
santità: Gratin Dei sum id, quod sunt; ond’io cre- 
derò di non essermi male apposto. Signori miei, se 


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282 S. PAOLO 

nel tesserne il panegirico intrapresi , siccome ho pro- 
curato di fare, a dimostrarvi, che la grazia nella 
conversione di Saulo fu, ed apparve singolarmente 
gratuita rapporto agli ostacoli opponentisi ad una 
tal conversione: Kox Domini confringentis cedrasi 
singolarmente efficace rapporto ai mezzi da lei usati 
per effettuarla : Vox Domini in virtute ; singolar- 
mente copiosa rapporto al successo, che ne produsse^ 
successo amplissimo ed imiversale: V ox Dormili in 
magnijlcentia. 

Nobilissime sacre Vergini , che non contente di 
ricopiare in voi le virtudi, e le dottrine di Paolo, 
che sono appunto quelle frutta, e que’ fiori di pa* 
radiso, mercè di cui e dentro, e fuori del chiostro 
sì buon odore rendete di voi stesse in Gesù Cristo, 
serbate in oltre il pio costume di festeggiare con 
pubblica anniversaria solenne pompa i bei trionfi, 
e le glorie dell’ammiranda sua conversione in que- 
sto al di lui nome sagrato^ tempio , deh ! Voi , che 
per questi titoli siete oltre modo accettevoli al grande 
apostolo, pregatelo incessantemente ad impetrarci 
dal gran padre delle misericordie tal possente lume 
di grazia, che vinca ormai la li’oppo dannevole ri- 
trosaggine nostra , e felicemente ci scorga a quel 
sempiterno incommutabile bene, che forma la coro- 
na, ed il premio del celebrato eroe, ed è l’obbietto 
pur anche della nostra fede, non meno che della 
speranza nostra. Diceva. 


283 

PER LO STESSO ARGOME.NTO 


ASSUNTI. 


I. remens oc stupens dìxit: Domine y quid me vis 
facere ? Act. 9. In questo Apostolo risplendono 
i combattimenti e le vittorie della misericordia 
di Dio , per esaltare la quale si rimarcano tre 
cose: I. le deplorabili qualità del vinto, 2. le 
armi , onde si serve a vincerlo la divina miseri- 
cordia, 3 . il successo della vittoria. — S. Paolo 
avanti la sua conversione era un bestemmiatore, 
un persecutore de' Cristiani , ed un furibondo 
trasportato dall'odio implacabile contro il Cristia- 
nesimo, e da un falso zelo pel Giudaismo. — A 
vincere Saulo G. C. impegna tutto àestesso: totus 
in Paulo consumptus (Chrysost.), adoperando tre 
sorta di armi: i. si serve dei lumi del suo volto, 
a lui apparendo con uno splendor immortale , e 
con tutta quella bellezza , che forma 1' amor dei 
beati ^ 2. delle sue parole, e della stessa sua voce, 
per rimproverargli la sua condotta^ 3 . aggiunge la 
forza del suo braccio , operando de' prodigj per 
abbatterlo ed acciecai’lu. — Quel bestemmiatore 


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S. PAOLO 


diviene l’ adoratore più devoto e ’l più zelanté 
encomiator di Gesù Cristo ^ quel persecutore si 
converte nel più fervido predicator del vangelo , 
e nel più tenero padi’e de’ fedeli ^ quel lupo fu- 
ribondo si cangia in un agnello mansuetissimo 
intento ad un continuo sagrificio — Conci. Dio 
non domanda , che la nostra conversione : che 
dobbiam fare per convertirci ? — Texier. 

II. Fìdelis sermo j et orniti acceptioné dignus, qiiod 
Christus Jesus venit in hunc munduin peccatores 
sahos facete, quorum primus ego sum. i. Tim. i. 
Il buon pastore scende di nuovo dal cielo iii 
traccia della smarrita pecorella , o piuttosto di 
un rapace lupo per cangiarlo in agnello. Avviene 
ad un dipresso al nascer della Chiesa quel che 
avvenuto è al nascimento di Gesù Cristo di lei 
sposo. Allora un Erode vuol trucidare spietata- 
mente il nuovo re ; adesso^ Saulo vuol soffocare 
nella sua culla la Chiesa bambina: allora un an- 
gelo annunzia ai pastori il promesso Messia^ adesso 
Paolo ne’ primi istanti di sua conversione predica 
pubblicamente il venuto Salvatore : allora una 
stella lo annunzia ai Magi ^ adesso Paolo è un 
astro, che a lui attrae la gentilità tutta. — Saulo 
è il primo persecutor della Chiesa ^ e la divina 
grazia divinamente ne trionfa il furore, ispirando 
ad un tal uomo gonGo della farisaica sua scienza 
un’ umiltà , una docilità , una semplicità da fan- 
ciullo. — S. Paolo fu un angelo pur la sua ver- 
ginità , per la sua scienza , per la sua carità — 
S. Paolo fu uu astro per la sua elevazione al 
cielo^, e pel suo distacco totale dalla terra , per 
Cui 1’ Apostolo divenne delle genti. — Bourée. 


ASSUNTI , TESTI , ecc. a85 

III. Signa Apostolatus mei facto, sunt super vos in 
signìs j et prodigiis, et virlutibus. a. Cor. io. Una 
missione che vien da Dio seco porta malscmpre 
qualche cosa di grande , che attcsti la veracità 
del messo. Paolo mandato da Dio è nn prodigio 
ammirabile i. nella sua vocazione alla Chiesa , 
a. nella scienza , che attinse dall’ alto , 3. nella 
predicazione per tutto il mondo , suggellata in Ro- 
ma col suo sangue. — Senaut. 

IV. Positus swn ego prcedicator j et apostolus , et 
magister gentium. i . Tim. i . Egli è bensì comune 
a tutti gli Apostoli l’essere i padri ed i predica- 
tori della Chiesa, ma questo titolo sopra tutti si 
attribuisce S. Paolo ^ perciocché fu il predicatore 
di tutte le Chiese , e 1’ esemplare di tutti i pre- 
dicatori. Della triplice gloria , onde splendette 
G. C.j di Re cioè, di Sacerdote e di predicatore, 
volle pure che participassero gli uomini , per gui- 
sa però che tra essi talun ne trascelse, il quale 
propor si potesse come esemplare e modello. E 
Paolo fu quel desso , perchè i . istruisse gli uo- 
mini , 2 . convertisse e gentili e Giudei , 3. for- 
masse i predicatori. — Paulus Ecclesiastes. 

V. Gratin Dei sum id quod su/n. i . Cor. 1 5. Ter- 
tulliano appoggiato ai varii titoli d’ onore e di 
gloria , ehe nelle Scritture si attribuiscono a S. 
Paolo , Io appella Apostolum Christi , Docto^ 
rem naliomtm , et vas electionis { 1. 4- 

c. 4-)- A di lui elogio pertanto si può dimostra- 
re, ch’egli I. fu Apostolo di Cristo, e tra gli 
Apostoli il più zelante ; 2 . dottor delle genti , e 
tra i dottori il più umile \ 3. vaso di elezione , 
e tra gli eletti il più somigliante a Cristo. — 
La Selve. 


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a8tì S. PAOLO 

VI. Cadens in terram audivit vocem dicentem sibi : 
Saule 3 Saule 3 quid me persequeris? .... Conva- 
lescebat 3 et confundebat Judceos, Act.‘ 9. Paolo 
convertito è il miracolo della divina grazia : come 
prima udì una voce che lo sgridò, cadde in ter- 
ra percosso ^ c poi illuminato da Anania e risa- 
nato cominciò subito a disputarla contro i Giudei. 
Questa è la vera idea della grazia : Saulo chia- 
mato , audivit vocem; Saulo percosso , cadens in 
terram ; Saulo sanato , convalescebat. — Saulo 
chiamato c’insegna, che la misericordia sola eleg- 
ge : Saulo percosso ci mostra , che T arbiti'io solo 
non opera: Saulo sanato ci persuade, che la gra- 
zia sola predetermina. — La misericordia sola 
elegge , e tutti dobbiamo sperare : P arbitrio solo 
non opera , e tutti dobbiam far bene : la grazia 
sola predetermina, e tutti abbiamo la libertà. — 
Berti. 

VII. Omnia facio propter Evangelium. i. Cor. 9. Tut- 

to ciò che fa S. Paolo, lo fa pel Vangelo^ tutto 
ciò che S. Paolo sofl're , lo soffre pel Vangelo : 
I. Paolo predicator del Vangelo , 2. Paolo vittima 
del Vangelo — Paolo impiega nella predicazion 
del Vangelo tutta la vivacità e la penetrazione 
del suo spirito, non che tutto l’ardore e tutto il 
disinteresse del suo cuore. — Paolo in vista della 
sua vocazione all’apostolato si è sagrificato a tutti 
gli stenti del suo ministero : e Dio rese questi 
stenti utili alla conversion del mondo nell’eser- 
cizio del di lui ministero. — storici. 


ASSUNTI, TESTI, ecc. 


287 


SENTENZE SCRITTURALI. 

Ecce constitui te hodie super genteSf et saper regna, 
ut eveJlas, et destruas, et dìsperdas, et dissipes , 
et cedifìces , et plantes. Jer. 1. , 

Blasphemus fui, et perseculor. i. Tim. 1. 

sum Jesus , quem tu persequeris : durum est 
tibi centra stìmulum calcitrare. Act. 9. 

OS clectionis mihi est iste , ut portet nomen meum 
coram gentibus , et regibus , et filiis Israel. Ibid. 

Et pertransiit de gente in gentem , et de regno ad 
populum alterum. Ps. 104. 

Optabam ego ipse anathema esse a Christo prò fra- 
tribus meis. Rom. 9. 

Testis est mihi Deus , quomodo cupiam omnes vos 
in visceribus Jesu Christi. Phii. 1. 

jibundantius illis omnibus labormi. i. Cor. i 5 . 

Ita ut ab Jerusalem per circuitum usque ad Illyri’ 
cum repleverim Evangelium Christi. Rom. i 5 . 

Mihi omnium Sanctorum minimo data est gratia 
hoec , in gentibus euangelizare investigabiles divitias 
Christi , et illuminare omnes. Epb. 3 . 

Confundebat Judceos, qui erant Damasci, affirmans, 
quoniam hic est Christus. Act. 9. 

Ego enim sum minimus Apostolorum, qui non sum 
dìgnus vocari Apostolus. 1. Cor. i 5 . 

Christus Jesus venit in hunc mundum peccato res 
salvos facere , quorum primus ego sum, i. Tim. i. 

Quasi vas auri solidum , ornatum omni lapide pre- 
tioso. Eccli. 5 o. IO. 

Quos prcescivit, et prcedestinavit conformes fieri Un- 
maginis Filii sui. Rom. 8. 

% 


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288 S. PAOLO 

Christo conJLrus sum cruci, a. Cor. ii. 

Mihi absit glo riari y nisi in croce Domini nostri 
Jesu Christi. Gal. 6- 

Placco mihi in infirmitatibus meisy in cunctumeUisg 
in necessitatibus y . in persecutionibus y in angustiis 
prò Christo. a. Cor. la. 

Ideo misericordiam consecutus sum ad infornmtionem 
eorumy qui ereditari sunt in vitam eetemam. Tim. 
Act. 9. 

Ego ostendam illi y quanta oporteat eum prò nomine 
meo pati. Ibid. 

Saulus adhuc spirans minarum et caedis in Discipu* 
los. n>id. 

Subito circurnfulsit eum lux de coeloy et cadens in 
terram audivit vocem dicentem sibiy Saule y Saule y 
quid me persequeris'? Ibid. 

Tremens ac stupens dixit y Domine y quid me vis 
Jacere ? Ibid. 

Quamdiu quidem ego sum gentìum ApostoUts y mi- 
nisterium meum honoiificabo. Rom. 1 1 . 

Non judicavi me scire aliquid inter vos , nisi Je- 
sumy et hunc crucifixum. i. Cor. a. 

Non'erubesco Evangeìium y virtus enim Dei est ornai 
credenti. Rom. i. • 

Quis nos separabit a charitate Chrìsti? tribulaùo y 
an angustia? eto. Ib. c. 8. 

Castigo corpus meumy et in servitutem redigo , ne 
cum aliis preedicaverim y ipse reprobus ^iciar. 
1. Cor. 9. 

Semper mortificationem Jesu in corpore nostro cir- 
cumferentes; ut et vita Jesu rrumifesletur in cor- 
poribus nostris. 2. Cor. 4 * 

Omnibus omnia facUiS t Ut omnes salvos facerem. 
I. Cor. 9. 


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ASSUNTI, TESTI, ecc. 289 

Grafia Dei sum vi quod swnj et grada ejus in me 
vacua non fiat, Ib. c. i 5 . 

Omnia susdneo propter electos. 2. Tim. a. 

Omnia facio propter Evangelium. . i . Cor. 9. 

JVuUam requiem habuit caro nostra ^ sed omnem 
tribuUuioném passi sumus. a. Cor. y. 

Multa mihi gìoriado y rqjletus sum consolatione } 
superabundo gaudio in omni tribulatione nostra. 
Ibid. 

Ego autem libentissime ùnpefidam y et superimpendar 
ipse prò animabus vestris. Ib. c. 12. 

Signa jdpostolatus mei Jacta sunt super vos in si- 
gnis y et prodigiis y et virtutibus. Ibid. 

Ego sum minimus Apostolorumy qui non sum dignus 
vocali Apofitolus y quoniam persecutus sum Ecclc- 
siam Dei. i. Cor. i 5 . 

Omnia arbitratus sum ut sterco ruy ut Christum lucri- 
faciam. Phil. 3 . 

Tamquam purgamenla hujus mundi Jacti sumus 
omnium peripsema usque adirne. 1. Cor. 4 * 

Omnia possum in co y qui me confortat. PUil. 4 * 

Paulus vùictus Jesu Christi. Ib. 3. 

Adimpleo ea y qiue desunt passionum Chrisdy in 
carne mea prò corpore ejus. Col. i. 

JVemo mihi molestus sity ego enim stigmata Domini 
nostri Jesu Christi in corpore ineo porto. Gal. G. 

Vivo ego, jam non ego, vivit vero in me Christus. 

Ib. a. 

Evangelium nostmm non fuit ad vos in sermone 
tantum , sai in virtute , et in Spirita Sancto. i. 
The6s. I. 

Pradicado mea non in persuasibilibus humance sa- 
picntux verbisy sul in ostensione virtutis ac Spiritus, 

ruiàe^. de* SanU \'al. li. .3 


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2f)o S. PAOLO 

ut fides vostra non sit in sapientia honùnum^ sed 
in virtute Dei. i. Cor. a, 

Bonum ccrtamen certavij cursum oonsummavi , fidem 
servavi. 2. Tira. 4 * 

Sffcctaculum facti sumus mando ^ et Angelis^ et ho- 
minibus. i. Cor. 4 - 

Scio hominem , sive in corpore , siVc extra corpus 
nescio , Deus scit , quoniam raptus est in Para' 
disum , et audivit arcana verba , quce non licet 
liomini loqui. 2. Cor. 12. 

FIGURE DELLA SACRA SCRITTURA. 

Fu assai ardua la tentazione che diede Iddio ad 
Àbramo, e ben proporzionata alla fede e santità 
di quel Padre de’ credenti, quando gli ordinò di 
sagrificargli Isacco ^ ma prima lo aveva già fatto ' 
certo di posterità innumei’abile : Patrem multarum 
gentium constitui te (Gen. 17.). Non così adoperò 
con Paolo: che anzi tutta senz’ altre premesse o 
conforti gli schierò d’ innanzi la serie dei viaggi, 
degli stenti, delle persecuzioni, dei pericoli, che gli 
sovrastavano: ostendam illij quanta oporteat 

eum prò nomine meo pati (Act. 9.). Quindi si ar- 
gomenti , quale santità sublimissima gli scorgesse 
Iddio in cuore, se lo cimentò ad una prova si 
gagliarda sul bel principio del suo convertirsi. 
Neeuiia impedito dall’ invidia degli emuli nella rie- 
difìcazion di Gerusalemme e del tempio, ordinò, 

’ che una parte de’suoi fosse intenta al lavoro, stesse 
' l’altra pronta su l’armi per la difesa: Una mona 
faciebat opus, et altera tenebat gladium (2. Esdr. 4 -)‘ 

. È questa un'immagine di S. Paolo, il quale nel 


ASSUNTI, TESTI, ecc. agi 

punto stesso che atterra l’idolatria, innalza sulla 
di lei rovina la Croce, a mari usque ad mare, 
et a flamine usque ad terminos orbis terrarum 
(Ps. 71.)- 

Ad Antioco persecutore de’ Giudei , il quale nel suo 
furore minacciava di ridurre Gerusalemme un ci- 
mitero de’ suoi, può paragonarsi Saulo persecutore 
de’ Cristiani , il quale diretto a Damasco auelava 
a fare strage di essi , qualunque ne fosse l’ età od il 
sesso. Ma in questi due sono da ammirarsi i giu- 
dicj di Dio, che il primo punisce col più teiribi- 
Ic supplizio , il secondo converte col più ammi- 
rabile prodigio di grazia e di misericordia. 

Mosè fu il Paolo dell’ antico testamento , come Pao- 
lo fu il Mosè del novello. Quale egregio confronto 
può farsi fra loro! Ma segnatamente lo zelo per 
la salvezza de’ suoi fu in amendue assai fervente; 
perocché se Mosè si offrì a Dio in sagrificio pei 
suoi fratelli: Dimitte eis hanc noxam, aul, si non 
facis , dele me de libro vitee (Exod. 3 a.); S. Paolo 
protestò di voler per essi soggiacere ad essere 
per&no scomunicato : Optabam ego ipse anathema 
esse a Christo prò fratribus meis ( Rom. 9. ). 

SENTENZE DE’ SANTI PADRI. 

Qiue lingua laudibus Paoli invenielur tequalis, cum 
omnia, quae sant in hominibus, bona, una ani- 
ma possideat, et ea cuncta piene atque cumulate, 
quee non- solum hominum sunt , sed, quod am- 
plius est, jdngelorum? S. Jo, Chr. hom. i. de 
laud. Paul. 

Paulus novissimus in ordine, primus in meritis est; 


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S. PAOLO 

quia extremus licei y plus omnibus lahoravit. S. 
Hier. ep. i3. 

Dcemones expidit, peccatorum nexus resolvit, tjran~ 
nos compescuity philosophorum linguas ohturavity 
orbem Deo adduxit. S. Jo. Chr. orat. Kal. hab. 

Paulus magister orbis, doctor gentium in fide et 
verilate. Id. hom. 17 . iu Gen. 

Non solum hunc magistrum dedit gentibus, sed etiain 
Angelis. S. Ambr, in c. 3. Eph. 

Quotiescumque Paulum Apostolum lego, videor mihi 
non verba audire, sed tonitrua. S. Hier. Apolog. 
ad. Pam. 

Bibliothecam divinitatis (Paulum vocat ). Hier. I. c. 

Ipse (Paulus J mare sapientias purissimum et pro- 
fundissimum. S. Jo. Chr. hom. 4* de laud. Paul. 

Pauli famem , nuditatem, naufragia , deserti habita- 
tiones, timores, pericola, insidias, carceres, ver.- 
bera , vigilias , et alia , quce perpessus est , rie 
ferenda quidem arbitrar. Id. 1. 3. de provid. 

Emissa est de coelo sagitta ; cecidit, prostratus est..., 
ad salutem fulminatus. S. Aug. de rerb. Apost. 
serm. 1 7 5. 

Christus potentiam medicince suce spiritualis ostendit 
in Saulo, ut omnes deinceps noscant, eum sanare 
posse omnes infirmitates conjugientium ad se. Id. 

Hcec piane perfectae conversionis forma, quid me 
vis facere? O verbum breve, sed plenum, sed vU 
vum , sed efiìcax! S. Bern. serm. de conv. Paul. 

F^ocalus est Paulus nullis prceceilentibus rneritis, Jed 
multis obstantibus demeritis. S. Aug.- 1. de gi-at. 
et lib. ai'b. 

Apostolus Paulus ex persecutore Christianorum an- 
tiunciator factus est Christi. Id. serm. io. de Ss. 


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ASSUNTI, TESTI, ecc. agS 

Ex persecutore prcedicator^ ex lupo ovis ^ ex hoste 
miles. Id. ib. 

Sustinuit Paulus multo plura maXay quam fecerat. Id. 
ia ps. 36. seria, a. 

Quod fecìt Saulus f patitur Paulus; quod fecit per- 
seaUor, patitur prcedicator; quod fecit lupus f pati- 
tur agnus. Id. seria, i. de Saact 

Diun Paulus qucerit minuere numerum Chrùtianorumj 
etiam ipse accessit ad numerum Confessorum. Id, 
serra, io. de Saact 

A qao paliebatur Christus ^ patitur prò Christo ^ fit 
Paulus ex Sauloy qui spargebat colligity qiU oppu- 
gnahat defendit. Id. bora. 4* So. 

Paulus vas electionisf doctor gerUium, tuba Christì. 
Id. èp. 89- ad Hil. 

eccitate Paulus percutitWy et intus illuminatur. Id. 
)b. 

Pauli vocatio Ecclesice Jlrmitudo est. S. Aiabr. I. de 
Isaac c. 4> 

Cum uas electionis effecius est Paulus y largissime in 
curri Sorteti Spiritus munus effusum est. S. Jo. Chr. 
bora. 1. de laud. S. Paul. 

Si Pauli zelum inspìciasy tanto illum invenies cel- 
siorem y quanto Elias ceteris prophetis eminebat. 
Id. bora. 55. in Àct 

SusUnuit naufragium y ut naufragium totius orbis 
auferret; noctem et diem in profondo maris fuit, 
ut a pro/undo erroris extraheret. Id. ib. 

J esus totus in Paulo consumptus. Id. serra. 4* i“ ep. 
ad Philipp. 

Paulus charìuue succensus totus factus est charìtas. 
Id. boni. 3. de laud. PauL 

Prostravit Christus persecutorem, ut faceret Ecclesice 
doctorem. Jd. ib. 


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S. PAOLO 


39Ì 

Os {liuti , per quoti Christus rnajora ^ quarti per se 
l'psuin loculus est. Idem. 

Epistolce Pauli ubera sunt omnium Ecclesiarum. 
S. Aug. 

Paulus, quem Paradisi compotem fecit Christus ante 
marlyrium. TertuH. 

Conversus Paulus conversionis minister factus est 
universo mundo. S. Bern. serm. i. de conv. S. 
Paul. 

Magni/ice in hoc una conversione et misericordias 
magnitudo f et efficacia grcOias commendatur. Id. 
ibidem. 

Paulus vas electionis, tuba Evangeliif rugitus leonis 
nostri , Jlumen eloquentice christiance. S. Hler. ep. 
61 . ad Pamm. 

iVbn resistentemj invitumque compellitj sed ex invito 
volentem fedt , et quibuslibet modis infideUtatem 
resistentis inclinata ut cor audientis, obediendi in 
se delectatione generata j ibi surgatj ubi premeba- 
tur, ibi discalj uhi ignorahaty ibi fidat, ubidiffì- 
debaty inde veliti unde noleboL S. Prosper. 1. 
contra Coll. c. 6 . 

Cor ejus totius orbis Jùil ^ adeo latum ^ ut in se 
susceperit et integras urbes, et populosj et geritesi 
cor enim raeum, inquit, dilatatum est. Cor coelis 
ipsis sublimiusj orbe latiusj radiis solaribus exhi- 

. larantiuSf igne Jerventius, adamante solidiusi cor^ 
inquam, quod novam vitam, non hanc nostram 
vixit : Vivo ego , jam non ego etc. . S. Jo. Chr. 
in ep. Rom. hom. 3a. 

Cor Christi erat cor Pauli y tabula SpiritUs Sanctiy 
atque charitatis volumen. Id. Ib, 

In labore versatus est y ut laborantes reficeret et 


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ASSUNTI, TESTI, ecc. 



recrearct; plagas sustinuit, vi iisj quibus diabolus 
vulnera intuUratj mederetur; in carcere commo' 
ratus est etc. Id. hom. a5. ia a. ad Cor. 


Ut ubi caput suum superstitio erexerat ^ illic caput 
quiesceret salutis, et ubi gentium principes habi- . 
tabantf illic Ecclesice principes morarentur. S. Aug. 

I. c. 


Si voluerimus et nos vel modicum excitare^ ignem- 
que illum in nobis accendere , cemulari poterimus 
hunc Sanctum; ncque énim ^ si impossibile hoc 
esset f clamasset dicens : Imitatores mei estote j 
sicut et ego Christi. S. Jo. Chr. hom. 3 a. in ep. 
ad Rom. 



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PER 


LA FESTA 

DI SANT’ ANDREA 

APOSTOLO 


Ptinfg. He* Santi V oL IL 


iS* 


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399 

ORAZIONE 


DEL 

PADRE GEMINIANO 

DA S. MANSUETO 
AGOSTINIANO SCALZO. 


Fuit magnus tecundum nonun tmm. 

Eco.1. 4^. T. I. 


C^uegli, che solo sa namerare la moltitudine delie 
st^e, e ciascheduna di esse distintamente nomina 1 
col proprio nome : quel Dio , che pur col nome gli 
Angioli suoi diversifica j e dà po' esso a intendere 
quanto ciascun di loro diversamente vaglia nell’ope- 
rare: notano i sacri interpreti che parecchi ancor 
degli uomini nel popolo antico di Giacob , tra i 
quali specialmente i dodici patriai'chi fratelli, e pa* 
rocchi altresì nd nuovo popolo di Gesù Cristo’, tra 
i quali specialmente i primi dodici Apostoli , si com- 
piacque a tal modo contraddistinguere col nome 
loro, che in ognun d’essi quasi sembri un presa- 
gio , una mostra , uno specchio de’ meriti loro e 


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3 oo S. ANDREA 

de' fatti. E inverD , se i nomi dati da Adamo a 
qualsivoglia compreso nella universalità de' viventi , 
corrispondevano per l'appunto alla varia loro con- 
dizione e natura , di cui erane Adamo sapientissimo 
conoscitore: Omne^ quod vocavit Adam animce vi^ 
ventìs i ipsum est nomen ejus (Gen. a. y. 19. A 
Lap. hic.)^ perchè altrettanto con più ragione stasera 
non potrò io dir degli Apostoli , cui dati furono i 
nomi dall’incarnata medesima Sapienza divina? e 
se di novello non dati, sicuramente almeno appro- 
vati : giacché la stessa mutazione di alcuni argomen- 
ta e conclude l'approvazione degli altri, coll'usuale 
suo prpferii'li e ripeterli equivalentemente dal Reden- 
tor confermati: Omne, molto più dunque vuol dirsi 
di ciascun degli apostoli, omne quod vocavit Jesus y 
ipsum est nomen ejus. Ma infra tutti con ispecialità 
singolare ciò si avvera del magno eroe, che in 
questo giorno onoriamo 5 il cui nome, che uomo 
significa non solamente coraggioso e forte, ma in 
segnalata guisa fortissimo, Andreas, Jbrtissimus , 
( Nominum interpretalio in fine BIb. — Du Saussay 
de gloria S. Andrea; ap. lib. i. pari. 1. cap. 1.) , 
non può meglio recarci innanzi la memorabile sua 
particolare virtù, per la quale si segnalò infra tutti. 
Or sia pure il nome delia persona quella ristretta 
e scarsa vena di encomj, cui i maestri insegnarono 
non dover l’oratore, fuorché in caso insolito e rade 
volte, ricorrere 5 oggi, comunque siasi, oggi è la 
volta , che da tal vena per alcun patto non mi 
staccherò: Secundum nomen tuum, sic et laus tua 
(Ps, 47 * V. II.); né altra lode avrà da me il gran 
Santo , eccetto quell’ unica nel nome suo medesimo 
contenuta. A lui perciò rivolgendo l’ elogio nelle 


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ORAZIONE. 3oi 

divine Scrittore fatto a Giosuè: Fortis in hello Je- 
sus NavCy qui Juit magnus secundum nomen suum 
'(Eccli. 4^. T. i.)^ meco vi chiamo, Ascoltanti, ad 
osservarlo discepolo e apostolo e martire di Gesù 
Cristo. Troverete che fu egli fortissimo nel suo di* 
scepolato , e la sua fortezza lo sublimò sopra tutti i ■ 
discepoli : che fortissimo fu nel suo apostolato , e 
la sua fortezza Io singolarizzò tra tutti gli apostoli : 
ch’ei fu fortissimo nel suo martirio, e la fortezza 
sua da tutt’ i martiri lo distinse , e in mezzo a tutti 
eternamente lo sopresalta e magniGca : Andreas y 
fortissimus ; Juit magnus secundum nomen suum. 

Il seguire Gesù , e porsi suo discepolo , non era 
da principio impresa sì facile, che ùn coraggioso e 
forte animo non richiedesse. Stava Gesù senza seguito 
allora, e tuttavia sotto sembianze d’uomo trivialis* 
simo tenevasi ascosa la sua divinità ^ nè esempi di 
altri fino a quell’ ora apparivano , che successiva- 
mente invogliassero a seguitarlo^ nè i suoi miracoli 
venuti erano ^cora in tale comparsa, che autorità 
e credito e fama conciliassero alle sue dottrine , e 
alle sue promesse. Sciamava bensì già da un anno 
oramai la voce del Verbo, e in Gesù additava il 
sospirato da’ secoli Agnello di Dio ; ma tutlavolta 
ne’ Galilei contorni andava egli da solo l’ Agnel di- 
vino aggirandosi. Quella pertanto fortezza d’animo, 
che nel discepolo Andrea vengo ora a dirvi , Udi- 
tori, essersi particolarmente mostrata, in ciascheduno 
altresì de’ primitivi discepoli di Gesù Cristo fu più 
0 meno indispensabilmente comune. Scioccliezza anzi 
e incauta furia , non mai verace virtù , la giudicò 
in essi il coronato apostata Giuliano, biasimandoli 
d’ irragionevol condotta nel consegnarsi ad uomo nè 


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3o2 S. ANDREA 

abbastanza cognito , nè provato : ma Io spergiuro 
pensava da quel cieco eh' egli era ^ non riflettendo 
alle previe istruzioni del precursore, dall'un di essi 
all' altro comunicate ^ non al soave impulso della 
eccitante grazia divina, intimamente loro da Gesù 
stesso mandata al cuore ^ non per fine al folgore , 
dice il massimo S. Girolamo , al fulgor ineflabile 
dell’ occulta deità traspirantegli in viso , e senza 
più potentissimo a tutti attraerli e impegnarli : eflicaci 
ragioni , che luogo non davano a’ furiosi trasporti 
d’una credulità imprudente, soltanto aperto lascian- 
dolo al virtuoso impiego d’ una vera fortezza. 

Ma chi fu intrattanto quel primo primo di tutti, 
che s’ appigliò 'all' impresa mentrechè più difficile , 
perchè non ancora da verun altro sperimentata ? 
Andrea, Signori miei, il fortissimo Andrea. Egli fu 
il primo , che nella scuola di Gesù Cristo solinga 
e vota si presentò^ e non da altri guidatovi, guida 
si fece egli medesimo a tutti: Primitiarum fuit prìn~ 
ctpiwn (Hesychius Presb. Hier. Encom. in S. Th. 
Ap. ap. Saussay part a. lib. 8. §. 3.).. Egli fu, che 
non pure a' vicini susseguenti discepoli , ma a quanti 
anche succederebbono nelle future età lontanissimi 
allievi' di Gesù Cristo , mostrò col suo coraggio e 
insieme appianò il sentiero , per cui seguitarlo : perciò 
chiamato da' Padri colonna prinuera della novella 
Chiesa di Dio, e antecedente pietra fondamentale 
del disegnato immortai edificio: Prima Ecclesice co- 
iumna : Ecclesice fimdamentiim et gloria: ante Petrum 
potrà ( Hesych. ut supr. Nicetse Paphlagouis Orat. 
a. in laud. S. Andrese Bihliot. PP. tom. a^. ). Oh 
le dolcissime giulive accoglienze, che avrà dunque 
fatte l'amoroso Gesù a quel primogenito della sua 


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ORAZIONE. 3o5 

fede, tosto che il vide appressai^lisi ! nella cui fron- 
te, e meglio ancora nel cuore , scorgeva già egli col 
divin occhio infallibile le molte prore di franco ani-* 
mo , e molto più spiritose, che in lui sarehbono da 
ìndi avanti spontate. 

È bensì verisimile , Ascoltatori , che particolar- 
mente da Andrea le prime orme dovendosi impri- 
mere, e la recentissima via segnare per tener dietro 
a Gesù, sarà egli stato pertanto da Gesù stesso con 
particolarità di parole più espressive, e di promesse, 
e maniere più obbliganti invitato. Ma deh che pro- 
messe, e che inviti dich' io ? poiché ci avvisa il Van- 
gelo che la prontezza di Andrea non diede tempo 
al Redentore nè di promettergli , nè d' invitarlo. A 
ciascun altro de' suoi discepoli poche voci d' invito 
bastarono, perchè subito lo seguisse^ di ciascun d'essi 
avverandosi il profetico vaticinio: In auditu auris 
obedivit nuhi (Psal. 17 . v. 45. Lorin. hic. ma per 
Andrea voce anche menoma , che Io chiamasse , 
non fu necessaria. Non pago questi d' essere il primo 
di tutti a seguitare Gesù, volle in oltre distinguersi, 
ed esser egli tra tutti il solo, che lo seguitasse non 
invitato: e se stiamo all'estrinseca verbal chiamata, 
non. fu veramente cercato Andrea dal Redentore, ma 
fu Andrea piuttosto, che al Redentore correndo die- 
tro spontaneo, egli medesimo lo cercò.: Ultroneis 
pedibits accediti vocans antequam vocaretur. (Nìcet. 
Paphlag. Orat. 2 . ut supr. — et Hesychius Encom. 
in S. Thom. ut supr. ). Di là del Giordano teneva 
discorso il precursore a' numerosi alunni della sua 
scuola^. e il Nazareno quivi adocchiando, che tra- 
passava: ecco, lor dice, ecco l'atteso agnel di 'Dio: 
nè altro fa d’uopo, perchè ' Andrea , seco traendosi 

O 


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3o4 S. ANDREA 

un sozio qualslfosse di quella scuola, ìmmedlataTuente 
alla volta del Nazaa'cno solleciti il passò, gli s’ ac- 
compagni, lo fermi, e già maestro lo chiami: Rabbi , 
Rabbi (Joan. i, v. 38 . Non quod pristinum Docto- 
rem sperneret , sed ipsi maximè obtemperaret. S. 
Jo. Chrysost. hom. h8. al 17. in Joan. num. 3 . ). 
Circostanze tutte animose da un erudito e dlvolis- 
slmo vescovo ponderate ne’ santi Vangeli : Sponte 
suay uno condiscipuìo corniti ^ quem traxit secum , 
velociter ad Christum accessit, transeuntem secutus est, 
sistit progredientem interpellavit tacentem (S. Andr. 
du Saussay Episc. Tullensis de gloria S. Andrcae 
pari. 1. cap. 6.). Oh esempio, la cui rimembranza 
sarà sempre di secolo in secolo nell’ universo Cri- 
stianesimo snpremamente apprezzata ! 

Non vi stupite però se Andrea , accompagnato 
ch’ebbe all’albergo insino a sera il nuovo suo maestro, 
e colà nella fede istruito per tutta quindi la nottc^ 
beata notte, dice Agostino, e illuminazione sua nelle 
sue delizie \ non vi stupite , Uditori , se il giorno 
appresso ei prende congedo, e da Gesù dipartendo- 
si , alla sua Betsaida , città patema , diviato ripassa. 
Non incostanza fu questa, non pentimento di lui, 
ma sopraggiunta gran prova della sua fortezza, re- 
candosi egli a operare ornai da apostolo, mentre 
era discepolo di poche ore novizzo. Ammaestrato 
falco a predare sente appena di averne dal suo Si- 
gnore licenza, che voi lo vedete dal pugno alzar- 
glisi , e le ricurve branche distendere , e le sonore 
penne , come applaudendosi della datagli libertà , 
festoso battere e allargare a gran volo : anzi già 
noi vedete^ poicliè sì alto poggia, e trasvolando l’aria 
fende sì rapido , che prestamente , quasi lanciato 


ORAZIONE. 3o5 

strale v’esce di vista e dileguasi. Ma mentre state 
sopra pensiero se indugierà di molto a tornare, o 
se pur tomi mai più, eccovi ricomparire il prode 
uccel cacciatore, mostrando per via nel valoroso 
pesante artiglio la colta preda ^ e al braccio rendersi 
del falconiere custode a presentargli il fatto acqui* 
sto. Non altrimenti , Uditori , avvenne di Andrea. 
Presa ch’egli ebbe dal Redentore partenza, tantosto 
alla patria come di volo s’invia^ e in quella città, 
che poi pertinace agli avvisi e prodigi dell’Uomo 
Dio , meritò d’ essere oggetto de’ suoi più tremendi 
rimproveri, vee libi Bethsaìda (Matlb. ii. v. ai.), 
in quella da coraggioso annunzia e spiega che il 
vero Messia pur una volta è trovato: Invenimus 
Messiam (Joan. i. v. 4*- iwenit hic primum. Jo. 
I. V. 4^. in quo notatur quod multos vocavit An- 
dreas ad Jesum. Hugo Card. bic). Staragli a cuore 
principalmente Pietro il fratello, e per^ torce e gira 
da ogni lato *10 cerca di lui ; finché ravvisatolo , 
l’incalza, il raggiugne, gli predica, lo convince^ e 
senza indugio frapporre, tripudiante, al Messia me* 
desimo lo mena seco e presenta, et adduxit ewn 
ad Jesum (Joan. i. v. 4^0* deponendogli innanzi 
nel presto suo ritorno quella conquista, di cui più 
cara non gli avrebbe poscia veruno de’ suoi futuri 
apostoli giammai presentata. Prior Petrum ad Evan- 
gelium allexit, parole ascritte a san Giovanni Gri* 
sostomo, et tamquam venatus est (S. Jo. Chrjsost. 
Laudat. in S. Andr. post med. ap. Surlum 3o. No* 
vembr.). Oh coraggio, oh fervore d’apostolico zelo, 
che non rifinano i padri di ammirare in un novel- 
lo c appena appena iniziato discepolo! Ecce Andre- 
as y San Pier Damiani, inter ipsa novi tyrocinii sui 


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3o6 S. ANDREA 

rudimenta fructificat; et veritatis jam prcedicalor ejji~ 
citur, cujus adkuc vix erat auditor (S. Peti*. Damian. 
serm. i. de S. Andr. Ap. sub iiiitium). Unite ora 
insieme, Ascoltanti, questi tre pregi di Andrea uni- 
camente proprj di lui, discepolo tra tutti il primo, 
discepolo il solo non invitato, discepolo a prima 
giunta conquistatore^ e inferite da essi se ragione- 
volmente a principio potei asserire ch’egli fu grande 
giusta il suo nome: Andreas , fortissimus ^ fuit ma- 
gnus secitndum nomea suum. 

E se talmente operò il sant’uomo quand’egli non 
ei'a se non che fresco discepolo, quanto più forti e 
magnanime saranno state le sue imprese, eletto poi 
ch’egli fu, e stabilito da Gesù Cristo nel ministero 
di apostolo? Due sono gli atti, in cui per sua prò* 
prietà la fortezza si esercita ^ l’ uno è d’ assalire , 
l’ altro di sopportare : ma questo secondo prepondera 
al primo , dice il dottore Angelico , virtù essendo 
più esimia il solTerir con invitta costanza d’ animo 
mali penosi e diflicili mentre già sono presenti, che 
non l’ andare intrepido ad aOrontarli mentre non 
toccano ancora, nè ancora sono in effetto sensibil- 
mente venuti: Perferre est magis actus Jbrtitudinis ^ 
guani aggredì dijffìciliaj quia est dijficilius prcesen- 
tia mala non fugere y quam insurgere in maUty quas 
nondum afficiunt (D. Th. 3. dist. 33. quacst. 2 . art. 
3. 6. Item. 2 . 2 . quxst. 123. art. i. etc.). Nel qual 
atto precipuo di virtuosa fortezza, acciocché meglio 
Andrea tra i suoi colleghi apostoli potesse distin- 
guersi, osservate meco, o Signori, come Iddio per 
tempo gravosa croce e sensibile tennegli preparata^ 
tanto che dalla croce l’ apostolato suo distintamente 
incominciar si* dovesse, siccome poi nella croce per 
siugolar maniera doveasi compiere e consumate. 


ORAZIONE. 3o7 

Fu interna croce la prima, e croce in fatti dif- 
ficoltosa e molesta : nè io qui , Ascoltanti , mi fer- 
merei a chiarirvela, se indicata ne’ Vangeli medesimi, 
non la vedessi in oltre considerata da santi e dotti 
scrittori, e in gran conto da essi avuta. O fosse 
Andrea maggior di Pietro quanto all’ età , siccome 
pensa sant’ Epifanio, ovvero anche noi fosse; indu- 
bitabilmente almeno maggior di Pietro egli era nel- 
l’anzianità della fede: eccitator e duce di Pietro ad 
abbracciarla quinci di seguito a lui : e per usare 
l’ espressa frase apostolica , padre egli era , padre 
di Pietro nell’Evangelio. Chi non avrebbe dunque 
creduto di Andrea, che tali sue doti di maggioranza 
dovessero pur col primato fra tutti gli apostoli in 
lui coronarsi { Le congruenze e ragioni di aspettar- 
sene l’onorevole dignità campeggiavano in lui cosi 
nitide, ch’egli stesso, m’immagino, benché mode- 
stissimo, non doveva stimarsene verisimilmente lon- 
tano. Nè grado era di poco rilievo la presidenza 
nei collegio apostolico : trattavasi d’ essere ministro 
sommo e vicario del Redentore medesimo : che tutti 
fossero a lui in ogni clima del mondo ubbidienti i 
fedeli , come a loro pastor supremo é pontefice ; e 
tutti pure a lui soggetti gli apostoli , come a loro 
principe e capo: e che posto in ampissima prima- 
ria potestà di legare e di sciogliere, fossero a lui 
affidate le chiavi del regno de’ cieli. Figuratevi per- 
ciò, Ascoltanti, qual degli apostoli non valutasse 
in estremo prelazione si vantaggiosa, e non potendo 
col fatto, non v’aspirasse almeno col desiderio. Ma 
dell imperscrutabile profondità de’ giudizj di Dio ! 
Judicia Domini vera, justi/icata in semetìpsa (Psal. 
i8. V. io). Pe’ vostri arcani disegni, retti sempre e 


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3o8 S. ANDREA 

irreprensibili j piacque a voi, mio Dio, che il mag> 
giore fratello al minore servisse : e sebben questi 
nella recente . vostra divina legge sia stato di prima 
addottrinato da Andrea , e da lui introdotto al- 
l’umanato vostro Unigenito, voi minorando il mag- 
giore, voi non pertanto glielo avete anteposto. 

Stupirei molto meno, o Signori, che in quest’ ar- 
duo evento sia giunta tant’ oltre nel nostro eroe la 
tollerante fortezza , di non lasciargli giammai for- 
mare minima voce di lamentanza, nè trasparire In- 
dizio alcuno d’ attristamento e disgusto : stupirei 
molto meno , io dico , se questa croce sorpreso Io 
avesse in un tempo di sua soda e perfetta virtù , 
quando la grazia divina venne in lui e nel resto 
de’ congregati compagni dal santo spirito conferma- 
la. Ma tempo era quello di debolezza e d’infermità 
negli apostoli^ non impedita in essi da Dio che tutto 
giorno al pubblico s’ appalesasse , affinchè 1’ opera 
della redenzione del mondo, non dal vigor de’ mezzi 
e ajuli umani , ma sol dalla destra incontrastabile 
dell’eccelso potesse dirsi eseguita. E per l’appunto 
fa sapere il Vangelo, che la preeedente imperfezion 
degli apostoli soprattutto svelavasi a ogni poco ne’lor 
progetti c discorsi d’ ingrandimento , di vanità , di 
glorie , di maggioranze ^ chi domandando onori e 
premj per lo pochissimo , che abbandonò ^ chi a 
Gesù raccomandazioni e prieghi mandando innanzi, 
per sedergllsi a fianco nel regno suo ^ dispute fre- 
quentissime di superiorità e di merito intromettendo 
or questi or quelli o in congresso o per via^ e insino 
all’ultimo, pur nella stessa cena eucaristica, passate 
essendo le conferenze loro a contesa e Ictigio, chi 
tra essi maggiore riputar si dovesse. Che in tempo 


ORAZIONE. 3o9 

dun^e sì fatto, e eoa attorno incentivi e solletichi 
d' emulazione continui , iadifferente Andrea nella 
sua depressione apertissima, tutto egli chiuda in se 
generosamente il rammarico , tutto e sempre dissi* 
muli P inevitabile spiacimento , nè s' addolori mai , 
nè si turbi , nè parli-, questo è veramente , questo 
è da stupire. Ut magis stupeas ^ il santo vescovo 
Pier Damiani, non moleste tulit Andreas, quod in 
fide primus , fiactus est ordinis dignitate secundus 
(S. Petr. Dam. serm. i. de Andr. ap. prope finem). 
Un solo ambiguo presentimento fra gli Apostoli 
dianzi insorto, che Pietro in breve sarebbe lor pre- 
ferito , bastò a porli in turbolenza grandissima , e 
indurli a farne al Redentore interrogazioni scaltre 
e gelose : Andrea per lo contrario vede di certo 
che Pietro a lui e a tutti in realtà s'antipone^ che 
accessorio di lui nell’ aderire e dar credenza al Mes- 
sìa, contuttociò dal Messìa gli si fa soprastare^ tutto 
egli vede ^ e soffre , e tace. Ut magis stupeas non 
moleste tulit, quod Petrus, qui ejus ducatu posterior 
credidit , prìoratus tamen inter omnes Apostolos 
fura suscepit (S. Petr. Damlan. ut supera.). Così dis- 
pose il divino maestro, che dell’assiduo insegnamen- 
to suo d'umiltà e modestia: Qui major est in vobis, 
fiat sicut minor, ( Lue. aa. v. a 6 . Lue. 9 . v. 4^- 
Matth. a3. v. 1 1 . et 5. v. 3. et 1 1 . v. ag. etc. ) , 
a esempio e stimolo , non che degli Apostoli , di 
tutta insieme la posterità de’ fedeli , manifesta in 
Andrea rilucesse la pratica: c mentre Pietro a cia- 
scun altro prevaleva nel grado delia sua onorifica 
dignità , Andrea pur anche a ciascun altro prevalesse 
nel merito dell’ ammirabile sua esemplare fortezza. 
Hanc nempe, conchiude in encomio del nostro Santo 


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3ro S. ANDREA 

sofTercnlissimo il Padre citato, hanc nempe mortai- 
cationis regalarti oculum ocuUs nostris supernus Ma- 
gister apposuit; hanc nobis verce humilitalis normam 
exhibuit ( S. Petr. Dam. ut supr. ). E noa dovrò 
dire, Ascoltatori, che la fortezza di Andrea fin da 
principi del suo Apostolato fu trascendente , fu 
singolare ? 

Ma dalla croce , che il suo Apostolato accompa- 
gnò ne’ principi , convien a quella per diretto av- 
viarci, che dopo lunghi progressi gli diè compimento: 
croce di estremo atroce supplizio , per cui la for- 
tezza dell’ inclito eroe potè meglio che mai singo- 
larissima dimostrarsi. Entrano di mezzo tra l’ una 
e r altra croce anni ben venticinque , o ventinove 
fors" anche, di suo apostolico ministero: e chi potreb- 
be in tanta durata le navigazioni sue contare, le sue 
pellegrinazioni, i travagli, i disastri, le sofferenze in- 
finite? La Macedonia, la Morea, l’Epiro, la Tracia, 
l’Iberia, la Tessaglia, l’Acaja, e altre ancora spar- 
samente si narrano della Turchìa e della Grecia 
non poche provincie, dal santo apostolo infatigabilc 
di mano in mano evangelizzando trascorse : e chi 
però , in tanta di mondo immensa larghezza , chi 
potrebbe dar ordine al racconto degl’ idoli da lui 
diroccati, de’ templi abbattuti, delle pagane are di- 
strutte e consunte, che il pensiero opprimono colla 
copiosità smoderata; chi mai ridurre a un qualche 
numero i suoi trionfi, e i ricchi acquisti dovunque 
fatti al Vangelo, i quali chiama la Chiesa innume- 
rabili : Doelrina et miraculis innumerabiles homines 
ad Christuni corvertit ( Brev. Rom. in die S. Andr. 
lect. 4-)- Qui) uaiei Signori, non mi farò a cercare, 
tra le tante di Andrea insigni opre e fatiche , come 


ORAZIONE. 3ii 

a confronto degli altri Apostoli in lui risaltasse la 
singolarità di fortezsa^ perocché a far tanto nè mi 
assistono le divine , nè chiaro bastevole mi sommi* 
nistrano T ecclesiastiche storie. Ma lode a Dio che 
se nell'antica oscurità de' secoli ravviluppate periro- 
no l' esatte e giuste memorie dell' apostolica sua 
progressiva carriera, quelle almeno inviolate sussi- 
stono , che ne descrivono il fermine, onde possiamo 
conghietturarla : e n' abbiam obbligo al diligente 
clero d'Acaja, che testimonio di vista compilò e ne 
scrisse ragguaglio ingenuo e minutissimo, approvato 
ragguaglio da' sommi Pontefici , celebrato da' santi 
Padri , ricevuto ed usato da tutta la Chiesa , e del 
quale pertanto giovami credere venerator sensato e 
divoto chiunque ora m' ascolti. Senza più stare , 
passo dunque alla croce , che finimento diede ai 
progressi dei suo Apostolato ^ ma che di esso fu 
anche, primàchè finimento, mirabilissimo continuato 
esercizio. 

O maraviglia, già esclama il santo padre Bernar- 
do , degna d' essere decantata per tutta quanta la 
terra ! Oh nuovo spettacolo , ta cui si scorge manif»- 
stissima l'onnipotente mano di Dio! Universae terree 
celebrandum novitatìs miraculum: magniflcum opus 
divìnce virlutis (S. Bernard, serm. in vigil. S. Audr. 
num. 3.). E dove mai trovossi un simile Apostolo, 
che nel patibolo d'orrenda croce sospeso, dalla sua 
croce medesima , fra i suoi più gravi dolori e 6eri 
spasimi, non per ore no, ma per giorni, bravamen- 
te, gagliardamente, perseveratamente, quasi da agia- 
to pulpito o palco , il crociOsso Gesù predicasse : 
Crucifixi crucijucus prceco (Nicet. Paphlagon. Orat. 
a. in laud. S. Andr. ut supr. ) l Poiché per altre 


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3ia S. ANDREA 

straniere piaggic moltissime ebbe i suoi passi lunga- 
mente ravvolti, andato per fine il santo Apostolo 
a riuscire in Acaja , e quivi di giorno in giorno 
dando egli al paganesimo percosse tali e sconfitte, 
che giunse a dirgli In rimprovero P adirato procon- 
sole non essere ornai un tempio avanzato in quell' in- 
tera provincia, per caglon sua non posto In rovina o 
discredito: Nulla remansit in Achaja civitas, in qua 
tempia Deorum derelicta non sint et deserta (Passio 
S. Andrei, sen Epistola Presbit. et Diac. Achais 
apud Surlum 3o. Novembr. ): finalmente inasprito 
r Idolatra tiranno che nulla giovassero flagelli e car- 
ceri per far desistere quell' uomo indomito dal suo 
ardire alla gentilità funestissimo, gli dà sentenza di 
morte, e Io fa mettere in croce. Ma deh stolto, se 
giudica di così arrestare l’Apostolato di lui ! Forte 
su l'ultimo più che mai l'evangelico declamatore, 
ad crucem ascendit intrepidus, de qua^ tamquam de 
spirituali cathedra, loquebalur populo (S. Laurentius 
Justinlan. serm. in festo S. Andr. ap. prope med.). 
Per due giorni continui stette afEsso alla croce , e 
due giorni continui predicò senza posa, con istupore 
comune dell’ affollato popolo, che l’ udiva : ed oh 
forza del suo zelo apostolico ! Oh mirnbilem., sciama 
pur egli maravigliato alla stranissima novità il mio 
santo arcivescovo Tommaso di Villanova, oh mira' 
bilem concionatorem! Oh qualis pulpilus ejus! Quem 
verba de envee prolata non emoUirent (S. T. Villan. 
Conc. in Dom. 4« post. Peni. uum. 5.). Venti e più 
mila persone, che ostinate sempre gli fecero resisten- 
za, egli in fine dalla croce espugnò^ convinte tutte 
talmente dalla fortezza sua soprainmirabile, ut nullus 
remanerct, qui non crederet Salvatori Dco (Passio 


ORAZIONE. 3i3 

S. Andr. ut sup.). E pare a voi, o Signori, che al 
nostro Santo non si convenga l’ encomio’ di chi 
esempio il chiamò* della vera fortezza : V eroe forti- 
tudinìs exemplum { Nicet Paphlag. ut supr. ) ? Pare 
a voi che nel suo apostolato non gli sia dovuto 
singolarmente l’ applauso d’ essere stato grande se- 
condo il suo nome: Andreas , fortissimus , fuil ma- 
^ìls secundum nomea siium? 

Di un Santo parlando, che sempre operò da ro- 
bustissimo promulgator del Vangelo insino all’ultimo 
de’ suoi tormenti, potrebbe forse sembrare che abbia 
io inordinatamente mischiato apostolato e martirio: 
ma nejla sua croce. Ascoltanti, presa ho finora di 
mira la sola fortezza, che appartiene ad Apostolo^ 
e di quella per ordine piglio ora a parlarvi , che 
corrisponde alla condizione di martire. Tre gradi si 
vogliono col dottor mellifluo nella fortezza di un 
martire riguardare^ primo è il soffrire con pazienza, 
secondo il soffrir con piacere , terzo il soffrire con 
desiderio. In questo terzo e sommo grado come c 
quanto siasi Andrea fra tutt’ i martiri della Chiesa 
particolarizzato e distinto, ì sacerdoti vel dicano e 
i diaconi dell’Acaja, il cui sincero autorevole scritto 
sopraccennato non farò quasi altro da quinci innan- 
zi se non che in epilogo recitai'vi. 

Rappresentatevi colà in Patrasso , capitale città , 
rappresentatevi il caro Santo , che sol per gli anni 
1 già Bacco e languido, ma più per lo scomodo delle 

, cupe prigioni , e più ancora per l’ impeto dell! tre 

* soliti flagellatori ben sette volte a lui con crudeltà 

insolita rimutati , pur va i passi reggendo e affret- 
tando tutto quel meglio che può, consapevole ch’ei 
s’incammina a morire. Oh Dio che allegrezza, che 
Paneg. de' Santi VoL IL i4 

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3i4 s. ANDREA 

gioja, che aria di paradiso in quel volto, onde stor- 
disce c trasecola la stretta calca di popolo, che gli 
va dietro ! No certamente non tanto giubbila chi 
d’improvviso vien tolto a vicinissima e dura morte, 
quant’ egli s’ allegra , consolasi , esulta , perchè a 
morte durissima da vicino s’avanza. Non modo pa- 
tienterj sed et Ubenter, vei'um et ardenter ad poenas^ 
sicut ad delicias properabat (S. Bernard, serm. i6. 
de divers. ut supr.). Ma quando da lungi gli fu in 
prospetto la destinata croce già pi'onta, deh allora 
che nuovi eccessi di godimento! Che liete voci egli 
mise, non d’ uom rifinito qual era, ma prosperoso 
e gagliardo ! Exclamavit voce magna: Salve pruxz 
amator tuus semper fui, et desideravi amplecti te 
( Passio S. Andr. ut sup. ). E egli uomo , che così 
parla , o non è uomo ? dimanda attonito il dottor 
S. Bernardo : voci son queste nè udite al mondo 
giammai , nè confacevoli a umana natura: Homo 
est, qui loquitur hcec, an non est homo? Unda 
ersio in hotnine nova hcec Icetitia hactenus inaudita 
( S. Bernardus serm. a. de S. Andr. num. 5. ) ? Il 
suo quindi abbraeciare la croce stessa, il baciarla, 
il vezzeggiai'la per cento guise amorose, interponen- 
dovi la tenerissima i*eplica di croce bramata, di 
buona croce : O bona crux , non potè star senza 
pubblica commozione pietosa di quelle genti quan- 
tunque aspre e feroci , che tutto miravano cd 
ascoltavano sbalordite. Ah dunque, ripiglia Bernar- 
do , niente dunque di umana fiacchezza in questo 
martire ebbe mai adito di palesarsi^ ma tutto ciò, 
che sia debilità naturale, tutto fii in lui preoccupato 
e coperto dalla sua fortezza: Unde in tanta fragili- 
tate tanta constantia? Numquid non supra naturarti 


ORAZIONE. 3i5 

transilierat qui dicebat: Ohonacrux? (S. Bernard, 
seroi. a. ut supr., et serm. i6. de divers. ri. 6.). 

Intanto, non a.spettando il buon Santo che altri 
faccia, da se medesimo si cava egli 'le' vesti, c in 
gioviale atto alFabilissimo a' manigoldi le sporge. Dalla 
virtù di lui sopraffatti inorridivano forse anche i 
Carnefici di cosi tormentarlo^ ma il comando impe> 
gnandoli del proconsole Egea , olti'e allo stenderlo 
su la croce, Io stirano a. forza di corde ^ pensata* 
mente a’ chiodi sostituite, acciocché piu prolisso sia 
il martirio: Cruci eum affìgi prcecepit, mandans ut 
quasi in equuleo tenderetar j ne clavis affixus cito 
dejiceret (Passio S. Àndr.). Buono però per Andrea 
fu il pensamento altresì di dargli strazio più sten* 
tato : la brama insaziabile di penare glielo rendeva 
piacevole , e in tutto a genio di lui , che poco pri- 
ma ebbe cuore d^nsinuar egli stésso al minacciante 
Egea, che d’ogni pena maggiore, e d'ogni scempio 
immaginabile dalla sua- fierezza , non gli facesse ri- 
sparmio r Quìdquid libi videlur in suppliciis majuSf 
exeogila (Passio ut supr.). Spasima dunque il santo 
martire su la croce, spasima e predica, siccome udi- 
ste , e per lo spazio di due intere giornate ,’ se tre 
non furono , sa sostenere insieme dolori indicibili , 
e zelo e voce e‘ fatica 'indicibile^ né mai nell’aiiima 
e nell’asiieUó di lui l’ilarità, ÌI coraggio, la conien^ 
fezza* vleii mehò. Eh iri tutti quanti gli ecclesiastici 
annali dispéràlé, dice con SL Bèrnardo il versatisi 
simó Dionigi di‘-Rik'el, disperate di leggere fbétezza 
pari : 'Dó nùlto s’ahclorum scriptum est, quod cum tahi 
excessivo gaudio 'ad mòftem prqfectus sit, ut beatut 
iste Andreas (B'. Dionysius Carth. serm. 5. dé land. 
S. hviàteasY ' Inaudito a scecidis gaudio tripudiabat. 


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3i6 S. ANDREA 

(S. Bernard, serra, in Vig. S. Andr. n. 3.). Può dirsi 
di più in coraraendazione di un santo martire ? 

Di Andrea si, Uditori, si che può dirsi di più. 
Inusitato martirio sopraccresce Iddio alla sua for- 
tezza^ ed è che cospirasi a frastornare il suo mar- 
tirio. Sparsa che fu la notizia della prigionia di 
lui. Incominciarono fin d’ allora le rivolture nel po- 
polo. Concorse alle carceri gente incredibile da ogni 
parte della vasta provincia^ e minacciavano tutti di 
fracassarne le porte , se al prigioniero non davasi 
libertà. Ma per allora il Santo , dalle ferrate pre- 
gando c supplicando, consegui di sedarli. Altre gri- 
da del popolo si risvegliarono quindi ancor più 
minacciose, quandoché alla croce fu egli condotto; 
e di già in aperto accusavasi Egea comunemente 
d'inumanità, d' ingiustizia. Pure il gran Santo, effi- 
cacissimo nelle sue richieste, seppe fare in tal modo 
suppliche al popolo, che nuovamente l’acquietò : An- 
dreas vem rogabat populum, ut non impedirei pas- 
sio/iem ejus; gaudens enirn et exultans ibat (Passio 
S. Andre® ut supr.). Ma quando il videro levato 
in croce, tutte allora sfrenatamente gridarono le 
turbe affollatissime, e gridò anche con tutte il fra- 
tello di Egea medesimo , pretendendo che fosse il 
santo martire dalla croce deposto. Più che le ore 
inoltrano, più si riscalda il tumulto: c ornai il santo 
diffi<la di poterlo placare. Gjrrono i popoli final- 
mente alla casa di Egea, e schiamazzando gl’ inti- 
mano o che Andrea non muoja , lO che morrà di 
prima il crudele, che lo condannò: Omnes pariter 
clamantes dicebant: f^irum sanctum debere deponi j 
quia jota seconda die in croce positus p veritatem 
prcedicare non cessai ( Passio ut supr. )• Tremò il 


ORAZIONE. 3i.7 

proconsole al baldanzoso protesto: la moltitudine 
lo sgomenta, che gli vien contro sì risentita: pro- 
mette senz'altro la liberazione di Andrea^ e va di 
fatto egli stesso col popolo a liberarlo in persona. 
Oh martirio inestimabilmente afBittivo, Signori mici, 
che per Andrea fu questo! Passò in un subito la 
portentosa sua tranquillità, mentre dall'alto della 
sua croce scoprì il proconsole , che s' accostava ^ 
passò la sua allegrezza: ed ove dianzi serena era 
la fronte , s' annuvolò io un subitò ed ove erano 
gli occhi contenti e vivaci, gonfi e rossi divennero 
e lagrimosi. Egea , egli dice , sentimi Egea : se tu 
vieni pentito a domandarmi battesimo, tu vieni in 
tempo : m^ se tu pensi di opporti all’ imminente 
corona del mio martirio, t'inganni, o misero^ non 
otterrai. M'esaudirà il mio Dio^ e se miracoli fa 
egli al solito per sottrarre alla morte i servi suoi, 
niutei'à mano or’ ora, e miracoli saprà fare quanti 
abbisognino, affinché io non sia alla morte sottratto: 
Curre prò te^ o misera dum adhuc potes: ego pe- 
nitus de ista cruce deponi non poterò { Passio ut 
supr.). Qual martire è questo. Uditori, che si affan- 
na per lo pericolo di uscir d’affanno^ e dallo stesso 
patibolo chiede a Dio' miracoli per patire ! Udiste 
mai fortezza simile a questa? 

Premuroso l' incredulo Egea più d' ammansare il 
popolo, che non di attendere alle parole del mar- 
tire, fa cenno a' carnefici, e si accingono a disle- 
garlo. Ma che? In un momento s’ indolentiscon le 
braccia de' pallidi giustizieri, s'indurano, si stupidi- 
scono in modo, che all'opra sono impotenti. Pren- 
dono altri a far la vece de’ primi; e presentandosi 
per isgruppare le corde, ecco che anch’ essi , quasi 




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3i8 


S. ANDREA 

aridi tronclu ferrigni, sentonsi nelle braccia affatto 
immobili , nè si possono maneggiare. Non perciò 
restano tuttavia moltissimi di sottentrar al cimento 5 
ma ogni braccio, che provisi, miracolosamente per- 
de in un tratto il moto, e intirizzito diventa e in- 
sensibile : Subinde olii et alii ingerenles se^ ut solve- 
rcnt eurn ^ stupebant brachia eoriun (Ibid.). Vedendo 
il Santo prodursi in lungo l’affare, forzò di nuovo 
la voce, e dall’ansante petto raccolta quanta ne aves- 
se di lena: ah Gesù, disse, mio crocifìsso maestro, 
date voi fine alla gara; c fate ch’io venga dalla 
mia croce a veder voi, che non accettaste di scen- 
dere dalla vostra: Tunc voce magna dixit: Ne per- 
mutasi Domine Jesu, me solvi: tempuf est ut v&niam, 
desiderans te videre (Ibid.), A quesfo suo dire calò 
dal cielo, in veduta di tutto il popolo, uno splen- 
dor sopraggrande: gli si diffonde all’ intorno , e il 
tien mezz’ora talmente ingombrato e nascoso , che 
verun degli astanti nò croce vede, nè lui : finché 
in si fatto universale sbalordimento, al diradarsi e 
alzarsi della gran luce abbagliatrice , compai'e in 
vista d’ognuno la morta spoglia del santo martire: 
immerso e rinchiuso entro la luce medesima solle- 
vandosi intanto il beatissimo spirito a immortalmente 
godere nella città eterna e incorrutibii casa de’ forti: 
uibscedente lumine emisit spiritunij simul cum ipso 
limine pergens ad Dominum ( Passio S. Andr. ut 
supr.). 

Gloriosissimo Santo, dalla superna luce, che ven- 
ne a prendervi e trasportarvi all’empireo, mi volgo 
a quella , che oggi vi onora su questo altare : e dopo 
avervi per prima cosa pregato d’impetrare da Dìo 
agli Uditori miei e a me un vero amore alla croce, 


ORAZIONE. 3i9 

le nostre vi espongo uniformi premure. Quelle con- 
trade medesime, che da’ vestigi e sudor vostri apo- ^ 
stolici furono- santiBcate, ora si mirano di battezzato 
sangue vermiglie. L’empie truppe ottomane piemono 
di bel nuovo col piè superbo que’ posti, onde di 
poco sono esse state dal cristiano valor guerriero 
scacciate. Orgogliosi oggidì per lo felice successo 
que’ perfidi miscredenti, fors’ anche in questo giorno 
alle vostre glorie dedicato, le indegne loro vittorie 
vanno solennizzando in quella stessa Costantinopoli, 
oltre due secoli privilegiata col prezioso deposito 
delle vostre reliquie. E fin a quando si esalterà il 
nemico nostro sopra di noi^ fin a qnando si glorie- 
ranno i perversi? Deb voi, genei-osissimo eroe, che 
colla vostra singolare fortezza da ogni altro disce- 
polo del Salvatore’, da ogni altro apostolo dell’Evan- 
gelio, da ogni altro martire della fede vi distingueste^ 
a’ cristiani eserciti fate parte della fortezza vostra 
invincibile, e n’abbia per essa obbrobrio e danno 
il borioso infido avversario. Riconosceremo da voi 
lo sperato vantaggio de’ prosperi nostri vicini risto- 
ri ^ e a cagion pure di essi non cesseremo mai 
d’acclamare: Oh quanto Andrea fu grande a pro- 
poi-zion del suo nome : Andreas f Jbrtissimus j fuit 
magnus secundum nomcn suum. 


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320 

PER LO STESSO ARGOMEÌSTO 


ASSUNTI. 


I. kJi quis vult post me venire, abneget semetìpsiim, 
et tollat crucein suam, et sequatur me. Lue. 9. 
Andrea primo diseepolo, e primo apostolo di Ge- 
sù Cristo. I . Primo discepolo di Gesù Cristo , 
perchè fu il primo a conoscerlo ^ 2. primo Apo- 
stolo di Gesù Cristo , perchè fu il primo a farlo 
conoscere. — Vocazion generale dei discepoli e 
degli Apostoli di Gesù Cristo: nascita, condizione 
e qualità personali di Andrea. Egli si pone dap- 
prima sotto la guida del Battista^ ma dalla scuola 
di Giovanni passa in seguito a quella di Gesù 
Cristo con tre circostanze: senza esservi determi- 
nato da alcun miracolo, senz' esservi attirato da 
alcun esempio, senz’ esservi indotto da alcun luna- 
no interesse, nè da alcuna vista di ricompensa^ 
non miracolo: gli bastò la testimonianza del Bat- 
tista e la divina ispirazione, onde fu tocco ^ non 
esempio : Gesù Cristo allora era sconosciuto , 
nessuno crasi ancor posto alla di lui sequela ^ non 
umano interesse : che vide egli infatti nell’ abita- 
zione di Gesù Cristo dove lo seguì, se non sem- 
plicità , povertà ?. Quindi che aspettar si dovea 


ASSUNTI, TESTI, ecc. 3ai 

nella vita presente da un maestro privo di tut- 
to ? — Fu il primo che fece conoscere Gesù Cristo 
I. agli Apostoli, a. ai popoli idolatri^ agli Apo- 
stoli: uscito appena dal colloquio con Cristo va 
in traccia di Pietro suo fratello per annunziargli 
d' aver trovato il Messia , lo conduce in persona 
e Io presenta al divin Redentore: quindi si diffon- 
de la conoscenza di Gesù Cristo , ed ecco il ca- 
rattere del vero zelò. Lo fa conoscere ai popoli 
barbari , cui porta la luce e converte alla fede : 
Sarmati, Greci, Sciti, Traci*, nazioni, presso cui 
il nome di Gesù Cristo non era mai stato pro- 
nunziato , e a cui Andrea lo annunziò ^ nazioni 
fra loro divise , e che Andrea riunisce sotto il 
pacifico giogo della Religione. Gostanza di An- 
drea innanzi al proconsole Egea : è condannato 
alla croce , di lui sentimenti in vista della croce 
e sulla stessa, effetti salutari del di lui martirio. 
Morale sul cattivo uso che noi facciamo delle 
croci della vita , e sul modo con che dobbiam 
• accettarle. — De la Bue. 

II. Oiristo confixus sum cruci. Gal. 3. S. Andrea ] 
è chiamato dalla Chiesa Apostolo e Predicatore : 
Andreas Apostolus Ecclesias prcedicator et rector. 

Si prende perciò a provare che sulla croce egli 
mostrasi Dottore e Predicatore per tre considera- 
zioni : la prima prendesi dal modo , con cui egli 
predica^ la seconda dalla profonda e misteriosa 
dottrina , eh' ei ci predica^ la terza dalla somma 
efficacia della di lui predicazione sui costumi dei 
suoi uditori. — Andrea i. predica colle parole 
e cogli esempj dalla croce , e qui trattasi della 
efficacia delle azioni per persuadere ^ a. parla 
J’aneg. de' Santi Voi. II. i4 * 


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322 S. ANDREA 

con chiarezza e forza per istruire e per convincere 
l’intelletto^ 3. parla con tutta l’unzione per mo- 
vere gli aflctti. — Quale ne ò la dottrina ! Egli 
predica la divinità di Gesù crocifisso : insegna 
che la croce è la porzione dei predestinati, e la 
sorgente della norsti'a felicità*, mostrando essere 
dessa un bene onesto ed utile , un bene dilette- 
vole. — La di lui predicazione converte due mila 
persone. • — Conci. Qualfe profitto dobbiamo ri- 
trarne? — Tcxicr. 

III. Amhulans Jesus juxUi mare GalU(V(v, vidit duos 
- fratres, Simonctìi, qui vocatnr Peli iis , et Andre- 
ainfratrem ejus, et ait illis; venite post me. Matt. 4- 
Il dire ai due fratelli, seguitemi, era un chiamar- 
. li alla croce; Ameudue perciò morirono sopra la 
croce, ma con questa difierenza: Pietro la temette, 
ed Andrea 1’ amò. S. Andrea ha amalo la croce, 
perchè ivi trovò il compimento del suo aposto- 
lato, e la consumazione del suo sacerdozio^ cioè 

1 . la croce fu il pergamo, dov’egli manifestò tut- 
to lo zelo di un fervente predicatore^ 2 . fu l’altare, 
nel quale come Sacerdote ha esercitato in tutta 
la perfezione il suo ministero. — Gli Apostoli fu- 
rono mandati per pi'edicare Gesù Cristo crocifis- 
so, e S. Andrea non ha mal meglio soddisfatto 
a questa funzione, che quando egli stesso fu posto 
in croce, perchè in essa ha predicato Gesù Cri- 
sto e la sua legge i. con maggior autorità e grazia, 

2 . con più d’efficacia e di persuasione, 3. con 
più di successo c di fruito. — Poter presentare a 
Dio il sagrificio del corpo di Gesù Cristo , ed ave- 
re per questo nel. Cristianesimo un carattere par- 
ticolare , .è quello in che consiste 1’ essenza del 


ASSUNTI, TESTI, ecc. 323 

sacerdozio della legge di grazia. Ma unire al sa- 
grificio del corpo adorabile di Gesù Cristo il sa- 
griCcto di sestesso , e sagri ficarc sestesso a Dio 
nel tempo , che gli si offerisce il divin Agnello sa- 
grificato per la salute del mondo , sì è ciò che 
dà 1’ ultima perfezione al .sacerdozio della nuova 
legge ^ ed è quello appunto che fece S. Andrea 
sopra la croce. — Bourdaloue. 

IV. Christo confixus swn cruci. Gal. a. La croce 
per Gesù Cristo fu una cattedra, un altare, un 
trono \ una cattedra , in cui dettò i più sublimi 
precetti di morale ; un altai'e , su cui offerse il 
sagrificio di redenzione \ un trono , in cui debellò 
il peccato , l’ inferno e la morte. Tale fu pure 
per S. Andrea: i. fu la cattedra, da cui ammae- 
strò il popolo^ 2 . Taltare, su cui si offei'se in sa- 
grificio a Dio^ 3. il ti’ono, in cui fu sommamente 
esaltato e glorificato. — La Selve. 

V. Mihi absit gloriarij nisi in croce. Gal. 6. Con- 
siderando i varii moti del cuore di Andrea in 
vista della croce si scorge , eh’ egli vi fu tratto 
I. da un moto di desiderio, a. da un moto di 
gaudio , 3. da un moto d’ amore. — Idem. 

SENTENZE SCRITTURALI. 

Ambulans Jesus juxta mare GaliUece , vidit duos 
fratres j Simonem, qui vocatur Petrus j et Andre- 
am fratrem ejus mittentes rete in mare , et ait illis; 
venite post me^ et facidm vos fieri piscatores ho- 
minum. At illi continuo ^ relictis retibus , secati 
sunt eum. Matth. 4- 

Andreas invenit primum fratrem suum , et dixit illi: 
invenimus Messiam. Ihid.- 


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3a4 S. ANDREA 

Duodecim aulem nomina Apostolorum sunt. Primus 
Simon, qui dicitur Petrus , et Andreas frater ejus, 
Ib. 10. 

Dixerunt ei: Magister, ubi habitus? Dicit eis, ve- 
nite, et videtcj venerunt, et viderunt, et apud eum 
manserunt die ilio. Jo. i. 

Erat autem Andreas frater Simonis Petri unus ex 
ditobus, qui audierant a Joanne, et secati erant 
eum. Ibid. 

Si quis vult post me venire, abneget semetipsum , et 
tollat crucem suam, et sequatur me. Matth. i6. 

Milli absit gloriar!, nisi in cruce D. N. J. C.,per 
qiiern mihi mundus crucifixus est, et ego mundo. 
Gal. 6. 

Christo confixus sum cruci. Ib. 2 . 

Imitatores ntei estote, sicut ego Christi. i. Cor. 4- 

Qui Christi sunt, caniem suam crucifixerunt eum 
vitiis , et concupiscenliis. Gal. 5. 

Inspice, et fac secundum exemplar , quod tibi in 
monte monstratum est. Exod. 25. 

Christus passus est prò nobis , vobis relinquens exem- 
plum, ut sequamini vestigia ejus. i. Petr. 2 . 

Obsecro vos ,fratres , ut exhibeatis corpora vestra ho- 
stiam viventem, sanctam, Deo placentem. Rom. 12 . 

. Multi ambulant, quos saepe dicebam vobis, etnunc 
flens dico , inimicos crucis Christi, quorum finis 
interitus, et gloria in confusione ipsonun. Phil. 3. 


Ergo evacualum est scandalum crucis. Gal. 5. 




ASSUNTI, TESTI, ecc. 


3a5 


FIGURA DELLA SACRA SCRITTURA. 

Attesta il Vangelo, che appena S. Andrea conobbe 
il Messia, e ne ritrasse le prime cognizioni della 
verità, per impulso della carità, di cui diede un 
pratico esempio , corse tosto a comunicare al fra- 
te! suo Pietro, che dovea essere il primo Pastore , 
tale prezioso tesoro. Un esempio di simile carità 
nell'antica legge riscontrasi nella persona di Mosè, 
il quale al fratei suo Aronne, eh' esser dovea il 
sommo Pontefice, fece palese tutti i comandamen- 
ti avuti dal Signore: Narravitque Moyses Aaron 
fratri suo omnia verba Domini , quibus miserai 
emUf et signa^ quee mandaverat ^ veneruntque si- 
mul ( Exod. 4- )• 

SENTENZE DE' SANTI PADRI. 

Focatus a ChristO) ad unius jussionis eloquium, ma~ 
ri relieto , et retibus y secutus est Dominiim. O ma- 
gna sanati viri fides! O obedientia omni venera- 
tione colenda! S. Laur. Just, in fest. S. Andr. 

Ecce Andreas inter ipsa novi tjrocinii rudimenta 
fructificat y et veritatis jam prcedicator efficitur, 
cujus adhuc vix eroi auditor. S. Peti’. Dam. .serra. 
1 . de S. Andr. 

Novus discipulus Jactus y non est propria salute con- 
tentus y condiscipulos queeritf ad lucrandos alias 
fratemus se amor extendit. Thesaurum reperit , 
gaudet aliis prodere; furtum reputaty illum sine 
consorlibus pos^dere. Id. Ib. 

.Xon moleste tulit Andreas y quod in fide primusyfa- 
ctus est ordinis ^ignìtate secundus. Id. ib. 


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3?.6 S. ANDREA 

^ccc primos discipulos suos de man Dominus vocat} 
quoniam inultos per eos de hujiismodi /luctuosa 
amaritudine ad fidem vacare disposiUt: uty quia 
de mari a Domino vocanlur , ipsi quoque pericli- 
lantium animas de mundi hujus naufragio libe- 
rare discant. S. Eus. Emiss. serm. de S. Andr. 

Vitcp. suce cursum /eliciter consummavit ^ non in molli 
strato 3 neque in corporis deliciis , sed coram maxi- 
ma populorum numerositatc constitutus in stipite. 
S. Laur. Just. loc. supracit. 

Cruccrn a longe prospiciens, earn cwn gaudio salu- 
tavit, suspendium tamquam epulas optavit. S. Ho- 
nor. serm. de S. Andr. 

Omnem doctrinam suam crucis disciplina roborat. 
S. Hier. 

Petro ctsi cedit ordine , proemio tamen non cedit et 
labore. S. Petr. Chrys. de S. Andr. 

Peifectum Christi crucifixi simulacrum. Id. ib. 

Discipulus inter omnes omnino primus. S. Gaudent. 
serra, de S. Andr. 

Andreas cum apud Jesum multa didicissety non ab- 
scondit thesaurum y sed ad fratrem festinavity ac- 
cepta bona quamprimum communicaturus. S. Jo. 
dir. bora. i8. in Jo. 

Primitiarum fuit principium y qui antequam vocare- 
tury alias vocat ad Dominum. Hesychius presbyt. 
orat. de S. Andr. 

Sacra illa tuba Andreas primus Apostolorum JbetuSy 
prima Ecclesice columnay ante Petrum petray Jun- 
damentum fundamentiy vocans antequam vocare- 
tur y adducens antequam adduceretur. Id. ib. 

Sacramentum salutis suce Christi servus agno scity lì- 
gno redemptus ad vitaniy Ugno piwectus ad C9- 
ronam. Id. ib. ' 


ASSUJNTI, TESTI, ecc. 



Vide quantas erat amor sancii hujus , qui sic mor- 
temi rnortem auteni crucis ^ UH dulcissimam ejjfecit. 
S. Bern. serra. 2 . de S. Andr. 

iVort modo patienter, sed et libenter, verwn ci ar~ 
denter ad tormenta sicut ad ornamenta y ad pce- 
nas sicut ad delicias i&at. Id. ib. 

Ut non solum prò eo (ChristoJ, sed cum eo mori 
videfelur. Id. ib. 

Crucijix'us Crucijixum prcedicabat. Id. ib. 

Charitas , quee Jcivehat in corde, scintillas ernittebat 
ex ore. Id. ib. 

Quid sibi vult hoc, aut nude tam nova hvùlia? 
Certe et crux prctiosa est, et amari potest. lei. 
serra, i. de cod. 

Beatus Andreas merito nalus hodie creditur , quando 
non ad prcesentem vitam materno est e£usus ex 
utero, seti conceptu fidci, nuirtjrrii pai tu, ctxlc- 
stem nascitur generatus ad gloriam. S. Petr. Chr. 
serra. 1 33. 

Sequitur rite moriendo Dominutn cestuans et anhe- 
lans, hoc loto virtutis grada dominicis incubuit 
hcerere vestigiis. Id. serra. 1 13. 

Si crucem amares, vitam crucifixam ageres. S. Jo. 
Chr. serra, de cruce. 

Non sufficit crux sua sine tua. Id. ib. 

Si nemo te crucifigit, ipse te crucifige. Id. ib. 


FINE DEL VOLL'ME XIV. DRLl.K RACCOLTA. 
E II. DELLE FESTE DEI SA.NTI. 



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328 


INDICE 









f 

<• * 


DEL PATRIARCA S. GIUSEPPE. 


. )W >ri^ y, , ii i'x 
j\^V — i 9» 


OnAZIONE 


. Di 


Ti 

99 


i Giambaltista Gina- 
veri pag. 

II. Deir Abate Giuseppe Luigi 

Conte Pellegrini 

III. Di Anton Maria Salvini 

IV. DeW Ab, Francesco F ettari 


„ 36 
» 56 
« 65 




PER LA FESTA 


-« 

. ...V 





DEL TRANSITO DI S. GIUSEPPE 


Orazione Del Padre da Lojano 

pag. 8c) 

Assunti, testi, ecc. 

T > 1 IO 

PER LA FESTA 


DI S. PIETRO PRINCIPE DEGLI APOSTOLI 

Orazione I. Di Antonio Cesari (inedita) 

» i3i 

n IL Del Prete Paolo BenoftUa 

» i53 

« III. Di .^Uinidao Canovai 

» i83 

Assunti, testi, ecc. 

” «97 


PER LA FESTA 

DI S. PAOLO APOSTOLO 

O»Aai0WK Del Padre Luigi Bourdaloue (Tra - 
duz. inedita di Mons. Vie. 

Gen. D. Ferdinando Rovida) » atS 

SOPRA LA CONVERSIONE 


Df ‘S. PAOLO APOSTOLO 


Obaziose 1 . Di Anton Maria Salvini 

« n. Del Padre Bemaba da Ca- 

prile 

AtSUBTl, TESTI, ECC. 


n %5i 


>> a6g 
n a83 


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33o 


PKR LA FESTA 


DI S. ANDREA APOSTOLO 


Orazio:«e Del Padre Geminiano da S.' Man- 


sueto 

AaSUMTI , TESTI , ECC. 


pag- »99 
» 3ao 


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